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Accettazione e morte dolce

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IL DOLORE DELL'UOMO E IL SILENZIO DI DIO

Desidero rinnovare questo articolo scritto con una problematica tanto discussa dalla politica e dalla religione. L’occasione mi viene data da un post di Fra Benito pubblicato su FB:


".. oggi ricordo Eluana .. e il suo papà Peppino .. e tutti coloro che della loro situazione drammaticamente sofferente hanno vissuto, e vivono, rumori inutili anziché silenzi indispensabili .. il loro è stato un grido sfinito come quello di Giobbe .. e noi siamo per loro solo dei "medici del nulla" .. perché l'urlo di reazione di chi sta male è sempre un grido di lotta e di resistenza a ciò che avviene coscientemente o incoscientemente alla propria vita ferità .. e al grido del dolore innocente che vuole spegnere la vita non ci sono risposte uguali e precise, neanche quelle che ci sembrano di Dio .. il quale pone 'il suo primo sguardo sempre sulla sofferenza delle persone, e non sul loro presunto peccato' .." (Fra Benito)

Il percorso di accettazione

 

 

Vivo in questi giorni una condizione di infermità che unita a quella del mio sposo mi ha portato a fare alcune riflessioni che desidero condividere con tutti voi cari amici del web.

Chi si scopre malato intraprende un cammino difficile e impervio per prendere atto della propria situazione e conviverci. La speranza a volte porta a cercare strade faticose e a volte impreviste, tortuose e poco sicure, ma chi può sapere a cosa porta la nostra corporeità? A volte, quando ti senti più sicuro, giungi a conoscere una diagnosi che conduce a niente di buono.

Scrivo quest’articolo sulla spinta, che con molta sensatezza si prefigge lo scopo di chiarire quanto realmente può succedere e si può pensare, in qualsiasi contesto, da giovani o anziani, da abbienti o indigenti ci si trovi a vivere (guardiamo il nostro amico Cassano… che Dio ce lo ridia presto guarito!). Ricevere una diagnosi sfavorevole impone all’individuo una strada che può deviare o interrompersi in alcune tappe. Chi si ammala si vede quasi all’improvviso scaraventato al di là di una sorta di confine del quale non conosceva neppure l’esistenza, ossia il confine tra chi è sano e chi non lo è.

UN ALTRO MONDO Questo confine è fatto soprattutto di una dolorosa incomunicabilità fra le persone che si trovano ai due lati. Chi sta vicino ad una persona affetta da una patologia seria non è in grado di capire fino in fondo ciò che succede nel proprio familiare, amico, compagno di vita e spesso non riesce neppure ad attivare un atteggiamento di sereno ascolto, che possa permettere a chi si ammala di esprimere le proprie emozioni e paure o, se preferisce, parlare di cose leggere per distrarre l’attenzione. Chi fa l’esperienza di una malattia seria entra concretamente e irrimediabilmente in contatto con la propria fragilità e con la prospettiva della morte. A quel punto la vita diventa da quel momento in poi un percorso a tappe, fatte di speranze, visite specialistiche, esami, indagini strumentali, disillusioni, paure, nuove speranze, terapie, effetti collaterali delle terapie. E poi di nuovo esami, controlli, valutazioni, altre terapie.

UNA DIFFICILE ACCETTAZIONE Se la malattia è cronica ma non mortale, la persona colpita ha bisogno di trovare un equilibrio che preveda l’accogliere la malattia stessa e inglobarla nella propria quotidianità. Per questo essere portatori di una malattia cronica significa sostanzialmente rivoluzionare la propria vita perché essa sia il più possibile protetta dagli effetti della malattia stessa. Nel caso delle malattie mortali o potenzialmente tali, comunque delle malattie progressive, si deve fare i conti con la finitezza della vita umana, con la paura della morte e soprattutto di come e quando essa possa avvenire. Si possono passare momenti di angoscia intensa, assolutamente non comunicabili, talvolta minimizzati dai propri cari che cercano di non affrontare, loro per primi, l’angoscia legata alla sofferenza a cui devono assistere.

 

La morte dolce

 

  Impossibilitata a recarmi quotidianamente dal mio sposo reso ormai un Cristo, senza più fattezze umane, consunto dalla sofferenza e allo stremo delle forze, mi sono chiesta quanto abbia contribuito l’assisterlo ogni giorno per questi lunghi anni nel ritrovarmi in questo mio stato e se sia giusto che una famiglia precipiti in un abisso così profondo per chi soffre e per chi assiste.

Ricordo che tempo fa, nello stato di Washington fu indetto un referendum per legittimare l’eutanasia, ma nonostante fossero molti i convinti sostenitori della legittimazione del “suicidio assistito” la maggioranza dei cittadini (il 55%) ha detto no a tale forma di intervento sull’esistenza umana. Ebbene anch’io mi sono chiesta se sia giusto o meno, in democrazia, e secondo coscienza, chiamare gli elettori a pronunciarsi sulla vita o sulla morte, sulla salute o sulla sofferenza, sull’accettazione della propria con dizione esistenziale o sulla «buona mor­te», al fine di non dover sostenere una lotta per sopravvivere.

Ho letto varie opinioni, di medici, di studiosi, di gente comune, laici e cattoli­ci, ne ho ricavato la convinzione che la maggioranza degli italiani è contraria ad un referendum che decida della vita de­gli altri. E poi, una volta che l'eutanasia fosse approvata e ammessa dalla legge, chi ci garantirebbe dagli abusi?

Infatti potrebbe diventare un facile mez­zo per liberarsi di persone anziane «sco­mode», di handicappati e malati cronici, di giovani drogati o affetti da AIDS che si sentono soli e abbandonati.

Sarebbe giusto tutto questo?

È terribile pensare che una legge possa disporre della vita di mio marito ancora cosciente, di una persona qualsiasi sia pure al limite della vita e che una maggioranza possa legittimare che vi sia un medico o un familiare, il quale sia disponibile ad assecondare una vio­lenza, una offesa fatta alla volontà della «non sofferenza».

Una cosa è cercare il consenso nel cu­rare il dolore, nel lenire le sofferenze, un'altra cosa è dare un senso diverso al­l'esistenza, magari qualificandosi maggior­mente come «atto d'amore».

Si è giunti addirittura a consegnare «una bustina» al paziente che lo chiede se colpito da una malattia inguaribile, af­finché possa bere qualche cosa che lo fac­cia morire in pochi minuti.

Questo accade in Olanda, dove a po­chi chilometri da Amsterdam c'è un ospe­dale moderno, che consente di praticare l'eutanasia senza distinzione di età, per­ché la «morte dolce» trovi spazio e liberi il mondo da gente ormai inutile.

Il medico che assiste gli ammalati a Casa Madre Teresa quando ho chiesto se sia giusto vederli soffrire così, intubati, alimentati artificialmente, totalmente paralizzati, ciechi, muti … mi ha risposto che mai e poi mai un’etica professionale permetterebbe loro di abbandonarli fino all’ultimo respiro.

“Questa è la vita” mi disse Mentore quando entrammo come “ospiti” ed è così!

 

Quanto vale la vita?

Se «soffrire non è un modo degno di vivere», vuol dire che la vita è qualitati­vamente valida soltanto nelle migliori condizioni di salute e di benessere, altrimenti è inutile assistere, sacrificarsi, es­sere generosi verso gli altri: è una perdi­ta di tempo, una spesa eccessiva senza risultati tangibili.

Stiamo attenti che, se si fa strada una simile convinzione, è facile ampliare lo spazio per affrettare il trapasso di tanti infelici, ai quali in questo modo si nega il diritto di lottare per prolun­gare l'esistenza e per avere vicino qual­cuno che mostra affetto nei momenti peg­giori.

Non mi sembra che, dal punto di vista morale e religioso, vi sia una giustifica­zione accettabile a procurare la morte a chi la chiede o a chi crede di poter finire di penare affrettando il trapasso.

Con l'eutanasia ci troveremmo a dover sostenere meno spese e minori difficoltà assistenziali, ma avremmo tanti problemi affettivi e psicologici da risolvere, che au­menterebbero le difficoltà per coloro che devono prendere decisioni vitali per gli altri.

Non è più conveniente dare impulso al­lo studio, alla ricerca, alla migliore con­vivenza ambientale piuttosto che fabbri­care strumenti di morte?

Quei bambini, quegli adulti, quegli an­ziani che, in tante parti del mondo sotto­sviluppato o industrializzato, muoiono ogni giorno senza cibo, medicine, cure, assistenza non rappresentano già una for­ma di eutanasia indirettamente voluta da coloro che stanno meglio e hanno per sé la maggior parte dei beni materiali e de­gli affetti?

Perché, dunque, voler legittimare «un genocidio» che avviene quotidianamente senza che neppure ce ne accorgiamo?

Perché non reagire e sentirsi in colpa, cercando di dare un senso migliore alla vita, specialmente di tanti, piccoli e gran­di, che non possono beneficiare di alcu­na felicità?

Vorrei che le mie modeste considera­zioni fossero condivise da qualcuno di buona volontà, che cominciasse a rea­gire efficacemente per dare al nostro sistema democratico un carattere meno liberticida e più coscienzioso verso problematiche che devono puntare alla libertà, ma con un senso di grande responsabilità.

E da ultimo, con coscienza religiosa vorrei come il piccolo fratel Carlo abbandonarmi al Padre perché faccia di noi quanto di meglio crede … lui sa ciò che è bene … perché è solo AMORE!

 

 La preghiera dell’abbandono

Padre mio,
Io mi abbandono a te:
fa’ di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore,
perché ti amo.

Ed è per me un’esigenza d’amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

  

 



 

 

 

 

 

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Edda CattaniAccettazione e morte dolce

8 comments

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  • Peter Versac - 22 novembre 2011 reply

    Dedicata a chi assiste i morenti
     
    Ferito, mi rialzo.
    Colpito, non mi abbandono.
    Posso deviare la freccia
    che mi cerca ma non arriva al cuore.
    Compagni vengono da lontano
    ascoltano le mie parole
    mi tendono la mano
    alzano da terra il sole.
    E’ un brivido, è un volo.
    Non sono solo.
     
                             Roberto Roversi

  • EMANUELA - 22 novembre 2011 reply

    bellissima la preghiera dell'abbandono e altrettanto toccante quella che ha postato il nostro caro amico .Non avevo letto questo prima del riordo di tuo Padre e della Madonnina e forse la preghierina alla madonnina poteva essere postata qui , ma a me e' venuto in mente una cosa che avevo letto e che spero  renda abbastanza  il senso delle sofferenze e l'acettazione delle stesse,anche se io ancora sono una povera terrena errante e quando sento che una ffamiglia passa da un dolore all'altro sono sconcertata , e non ne sono immune nemmeno io , ma credo che tutto abbia un disegno al VOLERE DI DIO !! Con tutto cio' non posso che essere rattristata per tutte le sofferenze alle quali  sei sottoposta , in piu' lontano da tuo marito che vive di te !!! Io non so piu' che dire che Dio ti aiuti e che ti ammiro tanto tanto per la tua Fede e per ogni cosa che fai , e che ti voglio tanto tanto bene , preghero' per te e tuo marito per quanto vale la mia preghiera , ma il Signore ascolta ogni sua anima nn mi lascera' proprio inascoltata!
    Siamo davanti  a un quadro artistico , un profano di pittura osserva il lavoro ed esclama. "pare un beL quadro ! ma se costui volesse andare piu' in fondo ,non essendo competente in materia potrebbe domandarsi : Perche' il pittore ha dipinto il tale personaggio con questo colore? ..perche' ha messo un'ombra in quell'angolo? …Perche' ha  messo in mano al guerriero un arma e non un'altra….- E cosi' tante domande .
    Il profano non sa spiegarsi tanti perche' riguardanti il quadro e percio' non ha diritto di criticare il lavoro ;l'artista invece ,conoscendo l'effetto dei colori e delle ombre , il genere dei personaggi, e cosi' via …puo' dare spiegazione dei vari PERCHE'' e lasciare soddisfati i visitatori.
    Il mondo e' un quadro meraviglioso e complesso ; Dio che l'ha fatto dal nulla, lo conosce  sino agli intimi nascondigli ;lascia liberi gli uomini ,i quali si agitano come meglio gli piace ; ma e' sempre Lui che li conduce dove vuole.In questo quadro del mondo noi vediamo tante tenebre ,tante ombre  e ci domandiamo MA PERCHE' LA TAL COSA? PERCHE' QUESTO EVENTO ? PERCHE QUESTA INGIUSTIZIA '?PERCHE' IL SIGNORE SI COMPORTA COSI'? Dobbiamo confessareche noi siamo profani in proposito ,La condotta di Dio .Sommo Artista ,e' incensurabile e degna di venerazione ,perche' i minimi particolari a Lui  sono ben noti e sono sempre frutto di amore e di giustizia.

    Edda Cattani - 22 novembre 2011 reply

    Cara dolcissima Mamma di Gabry, sempre troppo puntuale, profonda e “fedele” nei tuoi commenti. Il tuo ragazzo può essere veramente orgoglioso della sua mamma: non c’è commento su FB ed ora qui, sulle mie pagine che non sia approfondito da un tuo riscontro. Questo è il “pane spezzato”, la comunione, il bene distribuito. Namasté cara Emanuela, con tanta Luce!

  • lina - 22 novembre 2011 reply

    Non arrendersi mai..questo è il mio pensiero, da qualsiasi parte io sia, solo a Dio la libertà di decidere quando l'ora è giunta. Un pensiero di Amore e Luce al tuo sposo. Namastè Edda

    Edda Cattani - 22 novembre 2011 reply

    Cara Lina, trovi il tempo di giungere fin qui e ascoltare queste riflessioni. Sì, tutto e solo per Suo amore, come fai tu per tutti noi. Grazie!

  • rossana testa - 23 novembre 2011 reply

    cara Edda, ho intuito il tuo stato familiare e di salute dalla tua assenza ai nostri incontri mensili. Quella che stai vivendo è un'altra grande prova che IL Creatore vuol farti affrontare.Io non so dire se " la dolce morte " sia una soluzione, me lo sono chiesta tante volte e se d'impeto mi verrebbe da dire sì…so che mai e poi mai potrei arrogarmi il diritto di sostituirmi a Dio, perchè solo Lui sa il motivo che sottende alcuni forti eventi a cui siamo sottoposti e sicuramente un motivo ci sarà, seppur pagato a caro prezzo.Ricordo che anche mia mamma, grande sostenitrice della vita ad oltranza, pur sottoponendosi a mille privazioni e a mille sacrifici, fino a star male  fisicamente per mesi, dopo la partenza di mio padre, ricordo, dicevo , che lo ha alimentato per bocca ,con mio grande disappunto, fino al giorno della sua dipartita, come a voler fare un estremo atto di ribellione all'ineluttabile .Bisogna seguire solo ciò che ci dice la nostra coscienza , un abbraccio cara Edda, a presto. 

  • EMANUELA - 23 novembre 2011 reply

    Namaste' Edda , mi danno infinita gioia le tue parole ma io sono La semplice mamma di Gabriele ! Luce ai nostri figli  tutti !!

  • Peter Versac - 10 dicembre 2011 reply

    Non crediamo nella morte. La vita, in tutte le sue forme ed espressioni, continua a tessere tele d’amore utilizzando la rossa punta di passione dei nostri cuori. L’estremo stare dei nostri cari in questa dimensione di sosta può essere seguito da una delicatezza di pensieri che può raggiungere quel loro stare in attesa – lì avvolti da una Luce d’Amore – del passaggio a nuova consapevolezza.
    E’ la comunione dei santi, l’interconnessione delle dimensioni, la goccia d’olio balsamico che cade nell’acqua, l’acqua che accoglie una diversa essenza.
    Convogliare allora tutti insieme, le nostre energie di bene su di loro, per chi è carne della nostra carne o semplice incontro di strada.
    Chiediamo per loro tutto l’amore che avremmo chiesto per noi, porgiamo loro tutto il dolce succo che la Vita avrebbe riversato su noi. Offriamoli senza riserve, con il cuore che va a mille.
    Questo è l’Amore che salva. Salva i nostri giorni perduti dietro ipotesi umanamente comprensibili ma limitate. Salva chi sta per capire, dall’ultimo pensiero malevolo: quello d’essere irrimediabilmente lontano, se non addirittura abbandonato. Raccoglieremo, innanzitutto, la commozione di tutti quei loro affetti impalpabili che già li accompagnano verso i prati celesti della Casa del Padre.

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