“Dove, Signore?”. Dove la vedi questa vita? Dove la vedi questa quotidianità da abitare evangelicamente? Ma, soprattutto, dove lo vedi questo Dio di cui parli e che noi non riusciamo a sentire? Gesù raccoglie quella domanda “Dove?” e risponde che il luogo dell’incontro con il Signore è il quotidiano, è il tempo vissuto come preghiera. E quando parla di “pregare sempre” non sta consigliando di “recitare” formule, la vita non si recita, la vita si interpreta: preghiera secondo Gesù è interpretare la vita secondo verità (A. Dehò).
…si interpreta…la preghiera come verità… ” Pregare è sentire la precarietà della solitudine (vedova) che grida il suo bisogno di Amore. Non stancatevi mai di gridare a Dio il vostro urgente e quotidiano bisogno di essere amati e custoditi.” Solo il Suo Amore può dare risposte di Verità.
Per la riflessione di questa domenica, il cui tema è la preghiera, una semplice ma intensa poesia
di David Maria Turoldo:
” ma questo è un tempo senza preghiera, Onu, tempo di solitudine Onu tempo d’infinite paure. Voi non sapete cosa avete perduto: Il dono più grande è pregare, Saper pregare. “parlare” con lui, o tacere, Tariffa silenzio E capire. Immersi tutti nel suo oceano, E tornare poi grondanti di luce. Preghiera, tempo di contemplazione, Tempo del giusto sulle cose, workers E sentire la luce posarsi sulle mani… Tariffa silenzio, senza franare nel vuoto, mettersi in ascolto, Sentire lui che parla nel silenzio. Per questo nessuno ascolta nessuno: L ” aria, il cielo, gli spazi Sono una foresta assolo di rumori. L’ anima è puro, frastuono Ho cervelli sono tamburi: Nostra civiltà del vuoto e del fracasso. Questo è tempo senza silenzio, Tempo senza preghiera, Senza gioia e speranza. Domeniche senza festa, Anche nelle chiese è difficile pregare, Anche le chiese, a volte, sono grancasse. Ma Dio non è nel rumore, È nel tuono, nel turbine, Mai nel rumore. Dio è solo, e tu sei solo: Cristo, vero orante dentro L’ infinito silenzio dei tabernacoli. (David. Maria Turoldo)
Impegnati a nutrire la mente con pensieri che danno luce, energia ed armonia; esempio:
Vivi il presente con consapevolezza e gratitudine.
Apprezza ciò che c’è metti armonia in ciò che vivi.
“Tu sei ciò che pensi, dal pensiero torbido viene l’azione torbida che crea sofferenza e ti seguirà come le ruote del carro seguono gli zoccoli del bue. Dal pensiero limpido viene l’azione limpida che ti seguirà come l’ombra inseparabile”. (Dhammapada – IV Sec. A.C.)
Mente e Corpo sono due amici che si aiutano a vicenda… se sai come fare.
Quando la mente è sofferente, mettila a riposare. Sfiata lo stress dei pensieri pesanti col respiro vigoroso. Evita la pigrizia stagnante con attività fisiche muscolari: lavoro manuale, cammino, attività artistiche, canto…
Quando il corpo è sofferente chiedi aiuto alla mente: essa è medico, medicina e terapia.
I pensieri sani aiutano la salute del corpo. Il pensiero muove energia, crea realtà, dispone i neuroni del cervello e conduce alle azioni corrispondenti… I pensieri ti modellano!
Il pensiero di stare bene produce benessere, l’effetto placebo è confermato dai neuroscienziati. I farmaci aiutano il corpo, ma non possono insegnarti a vivere meglio.
C’è bisogno di luce che orienti e volontà che dia coraggio a esistere e amore per la vita.
La realtà è quello che è, l’interpretazione dipende da te: la vita è per te ciò che immagini che sia. Dove una persona si dà risposte di malessere un’altra può trasforma le ferite in perle. Esplora pratiche che danno luce, energia e serenità al tuo stile di vita; esempio:
1) coltiva l’arte meditativa per pulire la mente e arredarla con pensieri positivi.
La meditazione pacificante e la scrittura biografica aiutano a chiarirti, a prenderti cura e a farti compagnia. Coltiva il quaderno dei pensieri importanti: nel silenzio meditativo puoi consultare l’intimità della coscienza, il buon consigliere interiore.
2) frequenta il gruppo degli amici sicuri e perseveranti, il confronto e il dialogo ti migliora.
3) apriti al volontariato, per aprirti alla solidarietà sociale e all’amicizia civile.
Qualcuno dice: Sono libero di pensare quello che voglio, nessuno può frugare nel mio cervello e spiare quel che penso…
“Invece… guarda bene i tuoi pensieri… diventeranno le tue parole… diventeranno le tue abitudini…diventeranno il tuo destino”. (Gandhi)
RACCONTA PENSIERI CHE TI DANNO SALUTE FISICA, PSICHICA E SPIRITUALE esempio:
Il tuo cuore è contento quando accogli ogni persona come messaggio per te: ogni uomo è una stella e ogni stella ha il suo splendore…
Il passato se n’è andato, il futuro non è ancora arrivato, vivi la fioritura del presente più armoniosamente che puoi, è il tesoro a tua disposizione. Qui, ora tocca la vita che scorre dentro e attorno a te.
Sii consapevole delle parole che rivolgi a te… l’inconscio ti ascolta!
Le parole dette o pensate: muovono energia, costruiscono realtà, dispongono i neuroni del cervello e conducono alle azioni corrispondenti… sono profezie che si auto-avverano. Questo messaggio viene dai neuroscienziati.
Se tu dici “sono sfortunato, stressato, depresso, non ce la faccio…” stai auto-limitandoti. Se dici “ho fiducia, speranza, apprezzo ciò che c’è, ce la farò…” regali energia positiva a te. Cambiando parole puoi cambiare stile di vita. Le parole che dici ti modellano. La realtà è quello che è, l’interpretazione dipende da te. Chi è positivo, consciamente o inconsciamente farà in modo che ciò accada; chi è negativo, inaridisce, incupisce, incattivisce, stressa e inquina l’ambiente. Perciò diventa consapevole e responsabile delle parole che partono da te o arrivano a te. Il timoniere decide la rotta!
Accogli le parole spiacevoli con distacco, non identificarti con emozioni di rabbia-risentimento, gelosia-invidia. Nella rabbia sii come morto. Puoi pensare: “Tu mi colpisci, ma io non esisto”. Con calma valuta ciò che accade e tieni quello che è giusto. Volgi l’ostilità in opportunità.
Accogli le parole belle con entusiasmo:
Loda in pubblico, rimprovera in privato;
Fa’ tre domande prima di un giudizio;
Fa’ tre lodi prima di un rimprovero;
Crea cielo dove altri possano volare.
La mente non conosce il negativo: se ti domando “come stai?” e tu rispondi “non c’è male”, “non mi lamento”, “non c’è problema”… la mente lavora con le parole ‘male’, ‘lamento’, ‘problema’. Invece posso dire “sto bene”, “sono sereno”, “ti incontro con gioia”, “dimmi una parola bella”. Quando usi parole di fiducia, speranza, apprezzamento, fai un regalo a te e un favore agli altri.
Puoi sostituire parole di comando con parole di invito. Esempio: proporre e non imporre, convincere e non vincere, analizzare e non giudicare.
IMPARA A MEMORIA: il silenzio dà valore alle parole; la calma dà valore ai gesti, il sorriso dà valore alla sincerità, quando guardi negli occhi ottieni fiducia.
Il 3 ed il 4 ottobre 2016 si svolgeranno a Santa Maria degli Angeli e Assisi le celebrazioni per commemorare San Francesco Patrono d’Italia.
Ogni anno una delegazione di una regione italians offre l’olio per la lampada votiva che arde davanti alla tomba del Santo.
San Francesco nella pittura di Giotto
di Giulietta Livraghi Verdesca Zain
Mi è sempre piaciuto immaginare S. Francesco d’Assisi e Giotto come due buoni amici che, tenendosi per mano, si avviano lungo le parallele di un messaggio destinato, più che a trasfigurare, a puntualizzare la parabola umana.
Se si parla di Giotto, infatti, scappa fuori subito S. Francesco e chi, viceversa, si muove alla ricerca di S. Francesco, si trova prima o poi faccia a faccia con Giotto.
Tutto questo, perché il francescanesimo ha trovato nella dimensione artistica di Giotto l’espressione più esatta e il pittore, assimilando la realtà del messaggio francescano, è pervenuto ad una fusione dell’umano con il divino; punto d’arrivo che per molti altri artisti è rimasto semplice stadio di ricerca.
Ci si trova immersi in uguale atmosfera, sia che si ascolti il “Cantico delle creature”, sia che, nella Basilica di Assisi, si assimili la narrazione pittorica di Giotto. Uguale limpidezza di ritmo, analoga chiarità di visione ci vincolano alla scoperta della verità, una verità che, mentre esprime il mistico, sottolinea l’umano, quasi a richiamare alle fonti prime di ogni evoluzione esistenziale.
S. Francesco è certo il Santo più rivoluzionario della storia della Chiesa, nel senso che il suo messaggio, esploso in un periodo di particolare crisi, sovverte, direi meglio mina alle basi l’edificio di una società che aveva costruito l’egoismo e la lotta sull’acquiescenza dei deboli e la malvagità dei forti. Una rivoluzione totalmente nuova, sia nello spirito come nei mezzi: distruggere edificando, lottare instaurando la pace, condannare perdonando. Praticamente, S. Francesco scavalcando le posizioni morali del suo tempo, richiamando ad una vita più vera, intesa nel migliore significato e, pur proiettandosi nel futuro, attinge ogni suo gesto dal passato, cioè torna alle origini dell’amore, uniformandosi pienamente al modello primo: Cristo. E la sua rivoluzione si compie nella calma, quasi nel silenzio, nella fedeltà di una missione ch’è poi umiltà di operato e semplicità di verbo.
Come in S. Francesco l’opera di rinnovamento morale improvvisamente scopre una sua poetica, un lirismo intenso e profondo, per via di quel contatto diretto con la natura, riportata alla purezza primordiale della creazione, la pittura di Giotto, pur rimanendo distesa ed essenzialmente vincolata alla realtà, spesso sconfina nel simbolo, in virtù di una forza metafisica inconsciamente rimasta alle basi del dialogo.
Ho detto all’inizio che S. Francesco e Giotto li ho sempre immaginati come due buoni amici avviati sullo stesso itinerario, ma – a ripensarci – è più giusto immaginarli al megafono di una stessa verità, una verità che giorno dietro giorno, o meglio secolo dietro secolo, si è fatta sempre più scottante: la necessità che l’uomo ritrovi la sua essenza, la sua parte migliore. S. Francesco continua a lanciare il suo messaggio, chiamando fratello il sole e dialogando con gli uccelli, dando un’anima al vento e una mansuetudine al lupo. Giotto traduce in linee e colori il grande messaggio, con la purezza di chi crede senza richiedere prove.
E per noi, alle soglie del duemila, persi fra corse astrali e disintegrazioni atomiche, per noi che ci scopriamo sempre più macchine (1969!!!)* e ci avviamo a diventare robot, è un messaggio quanto mai necessario, un appello quanto mai urgente.
* La nota in parentesi è aggiunta da Nino Pensabene
———–
Questo articolo è tratto da “Il Santo dei Voli”, Anno XXIII, N. 7, luglio1969, periodo in cui, grazie alla direzione di P. Eugenio Galignano, la rivista del santuario “San Giuseppe da Copertino” si era culturalmente arricchita, cioè al suo carattere prettamente religioso e devozionale aveva – pur conservando i principi di fondo – aggiunto quel tenore tematico-espressivo che le consentiva di affiancarsi alle riviste culturali dell’epoca. Noi (io e Giulietta), che in quel tempo operavamo a Roma, dirigendo “La Prora” e pubblicando sui giornali e sulle riviste artistico-letterarie più in auge dell’Italia intera, non ci sorprendemmo affatto quando P. Galignano ci invitò a collaborare; intendo dire che quanto eravamo in grado di offrire non ci sembrò potesse essere non pertinente alla linea programmatica della rivista. Certo, nonostante tutto, ricordo che per questo articolo Giulietta si pose il problema del linguaggio, di non dargli cioè un carattere eccessivamente critico – come il tema “Arte” invogliava- e mantenerlo invece in una semplicità espressiva dolcemente fruibile anche da una categoria di lettori “non addetti ai lavori”, quale poteva trovarsi fra i devoti di un santo.
Successivamente, P. Eugenio – che saluto con immutata stima – è stato chiamato all’alta carica di Presidente Internazionale della Milizia dell’Immacolata, fondata nel 1917 da San Massimiliano Kolbe. (N. P.)
Dove c’è fede, c’è speranza..
Dove c’è speranza, c’è fede;
Dove c’è amore, c’è pace..
Dove c’è pace, c’è amore;
Dove c’è fratellanza, c’è condivisione…
Dove c’è condivisione, c’è fratellanza;
E dove c’è fede, speranza, amore,
pace, fratellanza e condivisione,
c’è prosperità e giustizia per tutti.
Stiamo preparando il convegno di settembre a Cattolica da cui torneremo con il cuore sereno, abbracciandoci così, in totale condivisione dei sentimenti di amore e fraternità. Mi auguro che questo nostro atteggiamento di disponibilità possa continuare e dare calore al nostro cuore e alle nostre famiglie!
Vi raggiungiamo quando le vacanze sono terminate ed iniziano le scuole. Sappiamo quanti impegni hanno le famiglie in questi giorni ma ci auguriamo che la pausa estiva sia stata di conforto.
Naturalmente abbiamo tutti condiviso tanti eventi drammatici che sono accaduti e ci auguriamo che possa tornare la serenità e la pace, soprattutto per le nuove generazioni che sappiamo quanto bisogno hanno di speranza in un avvenire migliore.
Sono spesso mancati gli aggiornamenti sul sito in quanto è stata molto seguita la pagina FB a nome di ‘Edda Cattani’ che riceve più immediatezza per i molti contatti in tutte le ore della giornata, anche con messaggi privati.
Un invito che ci giunge gradito da Ermes Ronchi, il Servita che ha fatto innamorare Papa Francesco.
Dolce è la vita a chi bene le vuole.
Voler bene alla vita è scoprirne l’implacabile grandezza che conosce luce e tenebra, riso e lacrime ma che comprende soprattutto il mistero trascendente che si cela in ognuno di noi.
E’ scoprirne la dolcezza, mistero delle relazioni che si rivela solo a chi vuole bene. E si può applicare alle persone, a Dio stesso. Il voler bene rende dolce e rende bello ciò che ci circonda.
E per dire come l’amore trasforma la realtà un’ultima citazione della poetessa Saffo:
“La cosa più bella? Io dico: Chi uno ama La cosa più bella è colui che ami”.
Ho pensato più volte a quanto gradita a Dio o quanto importante fosse la preghiera nella mia vita di ogni giorno. Pregare significa trovare il tempo per farlo. Il tempo è sempre quell’entità astratta eppur così concreta con cui fare i conti. E’ uno degli elementi che oggi non basta mai!
Sempre tante cose da fare … forse troppe, troppi oneri, sempre di corsa, sempre maggiori richieste! Una giornata finisce e già una ricomincia … il riposo non é sufficiente e i “conti” non tornano. Alle volte mi dico che la mia giornata dovrebbe essere di trentasei ore, ma forse, nell’organizzarmi non basterebbero nemmeno quelle. La suora che mi ha seguito fin da bambina mi ripeteva: “Ringrazia Dio che tu abbia tanto da fare … Verrà il tempo che anche tu ti ritroverai a “non potere fare”. Saggia testimonianza … Mentore ha percorso tante scale, tutte in salita … ma quando si è fermato non c’era più il tempo …
Mi hanno sempre affascinato le parole dell’abate Quoist che trovai nella mia antologia scolastica:
Sono uscito, Signore, fuori tutti andavano venivano camminavano correvano.
Correvano le bici, le macchine, i camion, la strada, la città, tutti…
Arrivederci…scusi…non ho tempo.
Non posso attendere, ripasserò…non ho tempo.
Termino questa lettera perché non ho tempo.
Avrei voluto aiutarti…ma non ho tempo.
Non posso accettare perché non ho tempo.
Non posso riflettere, leggere non ho tempo .
Vorrei pregare, ma non ho tempo.
Tu comprendi, Signore, vero?… non abbiamo tempo…
Riposo sul cuscino e tengo vicino il crocefisso … E’ un reperto importante, di quelli che sogliono tenere appesi alla corona i francescani. Lo lasciò ad un convegno un religioso che era venuto a spiegarci la vita di Sant’Antonio … Lo dimenticò sotto il tavolo e Mentore mi disse di tenerlo, che era un “segno”. Ora il corpo del Cristo di ferro si va staccando dal legno, ma lo rimetterò in sesto (ci sono tanti collanti che servono allo scopo) e terrò questo simbolo di un percorso lungo, di una strada difficile e tortuosa …
Il mattino presto ho da una parte sul cassettone una copia del “La preghiera dell’abbandono” di P.Charles de Faucould:
Non è la stessa cosa iniziare la giornata di corsa perché è tardi, o iniziarla con calma pregando e mettendo tutto nelle mani del Signore. E’ impensabile affrontare tutti i problemi della vita relegando all’ultimo posto Dio. Anche il tempo è nelle sue mani e mettere Dio al primo posto, significa conquistare il tempo.
Ma come, quando e perché pregare? Mi sono spesso posta questa domanda e a chi l’ho rivolta mi ha risposto che la vita si sfascia giorno dopo giorno… rimane solo l’adorazione e la lode.
E’ vero questo? Dove sta la mia adorazione? Quanto prego il Signore durante la giornata? Gli riserbo uno spazio, un tempo speciale? In tutta sincerità posso dire che nella mia vita non ci sono più programmi … Ho sognato di avere questo tempo, di ritagliarlo dagli impegni, anche nel momento presente, mentre sto scrivendo potrei fermarmi e dire: “Signore voglio pregarti, voglio dirti che ti amo”.
Ma il non farlo è forse venire meno a questo amore? Avrei potuto sabato scorso lasciare sola la madre che piangeva in associazione e ritornare a casa recitando il rosario? Eppure, mentre l’abbracciavo Dio era presente, vivo come non mai. Lo sentivo palpitante, tenero come solo un Padre può essere verso questa creatura che simile alla pecorella tenta di condividere un sentiero percorribile. Dio c’è anche quando non mi fermo per dichiarargli il mio amore … Lui non è come noi umani che vogliamo sentircelo dire … Lui sa, Lui vede, Lui comprende … grazie a Dio!!!
Un piacere riproporre una bella circostanza e un bel ricordo.
Il VII° Incontro Mondiale delle Famiglie si tenne nel 2012, sul tema “La Famiglia, il lavoro e la festa”.
Ognuno ha un suo “modo” di sentirsi “famiglia”; io ho fatto festa con Andrea, nell’unica possibilità che mi è data, andando in cappella e portandogli un fiore, a nome di tutte le famiglie in difficoltà… che in questo momento… ahimè … sono tante. Gli ho fatto il nome delle persone care, accarezzando la nuda lapide dove è stato posato il suo capo ed ho rivolto una preghiera a Dio Padre d’amore, perché protegga tutte le creature nella prova… In quel momento, alla porta della cappella, si è affacciato saltellando un piccolo passerotto cinguettante… cosa insolita per quel luogo e in quel particolare istante… e l’ho inteso come una conferma di essere stata ascoltata.
Mi attendeva la Santa Messa che si celebrava in una chiesa vicina e dove ho trovato che era in corso la cerimonia del battesimo di due piccole creature. Questo evento rende le comunità sempre molto partecipi e si sente risuonare: “ Cristo è presente… è ovunque… ove scorre il Giordano”.
Ma l’emozione più grande l’ho vissuta all’uscita della chiesa: una giovane madre era in attesa con il bimbo addormentato in braccio… Maria di Nazareth e il piccolo Gesù!
Gabriel José de la Concordia García Márquez, soprannominato Gabo, è stato uno scrittore e giornalista colombiano, insignito, nel 1982, del Premio Nobel per la letteratura.
Data di nascita: 6 marzo 1927, Aracataca, Colombia
Data di morte: 17 aprile 2014, Città del Messico, Messico
Coniuge: Mercedes Barcha Pardo (s. 1958–2014)
Premi: Premio Nobel per la letteratura, Premio Rómulo Gallegos, Neustadt International Prize for Literature
Film: L’amore ai tempi del colera, Cronaca di una morte annunciata, Nessuno scrive al colonnelloIn questi giorni questa riflessione la dedico a tutti coloro che sono andati via innanzi tempo e che la vita avrebbero voluto averla..
“Se per un istante Dio. . . mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che
penso, ma sicuramente penserei molto a quello che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più. Capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo
sessanta secondi di luce. Mi attiverei quando gli altri si fermano, e mi sveglierei quando gli altri si
addormentano. Ascolterei quando gli altri parlano e mi godrei un buon gelato di cioccolata.
Se Dio mi regalasse un pezzo di vita, vestirei in maniera semplice, mi sdraierei beato al sole,
lasciando allo scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei l’uscita del sole.
Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh, una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat;
sarebbe la serenata che offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine e l’incarnato bacio dei
loro petali…
Dio mio, se avessi un pezzo di vita… non lascerei passare un solo giorno senza ricordare alla gente
che le voglio bene, che l’amo. Convincerei ogni donna e ogni uomo che sono i miei preferiti e
vivreiinnamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto sbagliano nel pensare che si smette di innamorarsi quando si
invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
Ad un bambino darei delle ali, ma lascerei che impari a volare da solo. Ai vecchi insegnerei che la
morte non arriva con la vecchiaia ma con la dimenticanza.
Tante cose ho imparato da voi, uomini…
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicità
è nella maniera di salire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato prende col suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito di
suopadre, l’ha afferrato per sempre.
Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto, soltanto quando deve
aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, anche se più di tanto non mi serviranno, perché
quando leggerete questa lettera purtroppo starò morendo.
Dì sempre ciò che senti e fa’ ciò che pensi.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti guardo mentre ti addormenti, ti abbraccerei fortemente e
pregherei il Signore per poter essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti darei un bacio e
ti chiamerei di nuovo per dartene altri.
Se sapessi che oggi è l’ultima volta che sento la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterle
ascoltare una e più volte ancora.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti che ti vedo, direi “ti amo” e non darei scioccamente per
scontato che già lo sai.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra possibilità per fare le cose bene, ma se mi sbagliassi e
oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti quanto ti amo, che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato per nessuno, giovane o vecchio.
Oggi può essere l’ultima volta che vedi chi ami. Perciò non aspettare oltre, fallo oggi, perché se il
domani non arrivasse, sicuramente compiangeresti il giorno che non hai avuto tempo per un
sorriso,un abbraccio, un bacio e che eri troppo occupato per regalare un ultimo desiderio.
Tieni chi ami vicino a te, digli quanto bisogno hai di loro, amali e trattali bene, trova il tempo per
dirgli “mi spiace”, “perdonami”, “per favore”, “grazie” e tutte le parole d’amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti.
Chiedi al Signore la forza e la saggezza per esprimerli.
Dimostra ai tuoi amici e ai tuoi cari quanto li ami”.
Questo sito utilizza i cookie per poter offrire una migliore esperienza per l'utente e maggiore sicurezza.
Continuando con la navigazione si accetta automaticamente l'informativaAccettoLeggi di più