Edda Cattani

Mondo musulmano

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Ricevo dal Dott. Aldo Preda (RA) – Senatore nella XIII legislatura:

Lettera aperta al mondo musulmano

 

Abdennour Bidar

Abdennour Bidar è filosofo, specializzato in evoluzione contemporanea dell’Islam e delle teorie di secolarizzazione e post-secolarizzazione

 

Caro mondo musulmano, sono uno tra i tuoi figli allontanati, che ti guarda dal di fuori e da lontano, da questa Francia dove tanti dei tuoi figli vivono oggi. Ti guardo con occhi severi, occhi di un filosofo cresciuto con il taçawwuf (sufismo) e il pensiero occidentale. Ti guardo pertanto dalla mia posizione di barzakh, di istmo tra i due mari d’Oriente e d’Occidente.

E che cosa vedo? Che cosa vedo meglio che altri, siccome ti guardo da lontano con il distacco della distanza? Ti vedo in una condizione di miseria e di sofferenza che mi rende tremendamente triste, ma che rende ancora più duro il mio giudizio di filosofo! Questo poiché vedo che stai mettendo al mondo un mostro che preferisce essere chiamato Stato islamico e al quale qualcuno preferisce dare il nome di demonio: DAESH. La cosa peggiore è che ti vedo perdere il tuo tempo e il tuo onore, rifiutando di riconoscere che questo l’hai fatto nascere tu, è frutto dei tuoi vagabondaggi, delle tue contraddizioni, della tua interminabile scissione tra passato e presente, della tua duratura incapacità a trovare un posto nella civiltà umana.

Che cosa dici davanti a questo mostro? Qual è il tuo discorso? Tu urli “Non sono io!”, “Non è l’Islam”. Rifiuti che i crimini commessi da questo mostro siano commessi sotto tuo nome (hashtag #NotInMyName). Sei indignato davanti ad una tale mostruosità, insorgi quando il mostro usurpa la tua identità, e hai sicuramente ragione di farlo. È indispensabile che davanti al mondo proclami, ad alta voce che l’islam denuncia le barbarie. Ma è assolutamente insufficiente! Poiché tu ti rifugi nel riflesso dell’autodifesa senza assumerti anche, e soprattutto, la responsabilità dell’autocritica. Ti accontenti d’indignarti, quando invece questo momento storico sarebbe stata un’occasione incredibile per rimetterti in discussione! E come sempre, tu accusi invece di prenderti la tua responsabilità: “Smettetela, voi occidentali e tutti voi nemici dell’Islam, di associarci a questo mostro! Il terrorismo non è l’islam, il vero islam, l’islam buono che non vuole la guerra, ma la pace!”.

Sento questo grido di rivolta che sale dentro di te e ti capisco, oh mio caro mondo musulmano. Si, hai ragione, come ciascuna delle grandi idee sacre del mondo, l’Islam durante la sua storia ha creato della Bellezza, della Giustizia, del Senso, del Bene, e ha potentemente illuminato l’essere umano nel cammino del mistero dell’esistenza… Combatto qua in Occidente, in ognuno dei miei libri, affinché tale saggezza dell’islam et di tutte le religioni non sia dimenticata e neanche disprezzata! Ma dalla mia posizione distante, vedo anche qualcos’altro, qualcosa che tu non riesci a vedere o che non vuoi vedere… E questo suscita in me una domanda, LA grande domanda: perché questo mostro ti ha rubato il volto? Perché questo mostro ignobile ha scelto il tuo viso e non un altro? Perché ha preso la maschera dell’islam e non un’altra? La verità è che dietro quest’immagine del mostro si nasconde un immenso problema che tu non sembri pronto a guardare in faccia. Tuttavia è necessario, è necessario che tu abbia il coraggio.

Questo problema è quello delle radici del male. Da dove provengono i crimini di questo cosi detto “Stato islamico”? Te lo dirò, amico mio. E questo non ti farà piacere, ma è mio dovere di filosofo. Le radici di questo male che oggi ti ruba il volto risiedono in te, il mostro è uscito dal tuo ventre, il cancro è nel tuo corpo. E cosi tanti nuovi mostri, peggiori di questi, usciranno ancora dal tuo ventre malato, fintanto che tu ti rifiuterai di guardare in faccia questa verità e che impiegherai del tempo a ammettere e ad attaccare finalmente questa radice del male!

Anche gli intellettuali occidentali, quando dico loro questo, lo vedono con difficoltà: la maggior parte ha talmente dimenticato che cos’è la potenza della religione, nel bene e nel male sulla vita e sulla morte, che mi dicono ” no, il problema del mondo musulmano non è l’islam, non è la religione ma la politica, la storia, l’economia, etc.”. Vivono in società cosi secolarizzate che non si ricordano per niente che la religione può essere il cuore del reattore di una civilizzazione umana! E che nel domani il futuro dell’umanità passerà, non soltanto attraverso la risoluzione della crisi finanziaria e economica, ma in maniera più essenziale anche attraverso la risoluzione della crisi spirituale che attraversa tutta la nostra umanità, senza precedenti! Sapremo unirci tutti, a livello planetare, per affrontare questa sfida fondamentale? La natura spirituale dell’uomo ha paura del vuoto, e se non trova nulla di nuovo per riempirlo lo farà domani con delle religioni sempre più inadatte al presente e si metteranno quindi a produrre dei mostri, come fa l’islam attualmente.

Vedo in te, o mondo musulmano, grandi energie pronte a liberarsi per contribuire a questo sforzo mondiale che consiste nel trovare una via spirituale per il XXI secolo! In effetti, malgrado la gravità della malattia e l’entità delle ombre d’oscurantismo che vogliono ricoprirti interamente, vedo in te una molteplicità straordinaria di donne e di uomini pronti a riformare l’islam, a ricreare il suo genio al di là delle se forme storiche e a partecipare ugualmente al completo rinnovamento del rapporto che l’umanità mantiene fino ad adesso con i suoi dei! Nei miei libri mi sono rivolto à tutti coloro, musulmani e non musulmani, che sperano tutti insieme nella rivoluzione spirituale! Per dare fiducia, con le mie parole da filoso, a quello che intravede la loro speranza.

Nella Oumma (comunità di musulmani) ci sono delle donne e degli uomini civilizzati che sostengono l’idea di un futuro spirituale per l’essere umano. Ma questi uomini non sono ancora abbastanza numerosi e la loro parola non è ancora cosi potente. Onoro la lucidità e il coraggio di tutti loro, i quali hanno capito perfettamente che la nascita dei mostri terroristici dal nome di Al Qaida, Al Nostra, AQMI o dello “Stato islamico” è il risultato della condizione generale della profonda malattia del mondo musulmano. Hanno capito bene che risiedono là, su di un immenso corpo malato, i sintomi più gravi e più visibili delle seguenti malattie croniche: incapacità di istituire delle democrazie durature nelle quali la libertà di coscienza sui dogmi della religione, è riconosciuta come un diritto morale e politico; prigione morale e sociale di una religione dogmatica, idiomatica et ogni tanto totalitaria; fatiche croniche nel migliorare la condizione delle donne riguardo a uguaglianza, responsabilità e libertà; incapacità di distinguere a sufficienza il potere politico dal suo controllo da parte dell’autorità religiosa; incapacità d’istituire un rispetto, una tolleranza e un vero riconoscimento del pluralismo religioso e delle minorità religiose.

Sarebbe pertanto tutto ciò un errore dell’Occidente? Quanto tempo prezioso, quanti anni cruciali perderai ancora, o mio caro mondo musulmano, à causa di questa accusa stupida alla quale tu stesso non credi più e dietro alla quale ti nascondi per continuare a mentire a te stesso? Se ti critico in modo cosi severo non è perché sono un filosofo “occidentale”, ma perché sono uno tra i tuoi figli consapevoli di tutto ciò che hai perduto, della grandezza sbiadita da cosi tanto tempo che è diventata un mito!

In particolare dal XVIII secolo, è giunto il momento di confessartelo insomma, sei stato incapace di rispondere alla sfida dell’Occidente. O ti sei rifugiato nel passato in modo infantile e mortificato, con l’intollerante e cupa regressione del wahhabismo la quale continua a fare dei danni praticamente ovunque all’interno dei tuoi confini, un wahhabismo che tu diffondi a partire dai tuoi luoghi santi dell’Arabia Saudita come un cancro che partirebbe anch’esso dal tuo cuore. Oppure hai seguito il peggio di questo Occidente, producendo com’esso dei nazionalismi e un modernismo che è caricatura della modernità, voglio parlare di questa frenesia di consumo o meglio ancora di questo sviluppo tecnologico incoerente insieme ai loro arcaismi religiosi, che rende le tue ricchissime “élites” del Golfo soltanto delle vittime consenzienti della malattia oramai mondiale che è il culto del dio argento.

Che cos’hai di ammirevole oggi, amico mio? Che cosa rimane in te che sia degno di suscitare il rispetto e l’ammirazione degli altri popoli e civiltà della Terra? Dove sono le tue persone sagge? Hai ancora una saggezza da proporre al mondo? Dove sono i tuoi grandi uomini, chi sono i tuoi Mandela, i tuoi Gandhi, chi sono i tuoi Aung San Suu Kyi? Dove sono i tuoi grandi pensatori, i tuoi intellettuali i cui libri dovrebbero essere letti nel mondo intero come al tempo in cui i matematici e i filosofi arabi e persiani facevano riferimento dall’India alla Spagna? In realtà sei diventato cosi debole, cosi impotente dietro la certezza che risiede sempre in te… Non sai più chi sei né dove vuoi andare e ciò ti rende tanto infelice quanto aggressivo… Ti ostini a non ascoltare coloro che ti invitano a cambiare liberandoti finalmente dalla dominazione, che hai regalato alla religione, della vita intera. Hai scelto di considerare che Mohammed fosse profeta e re. Hai scelto di definire l’islam una religione politica, sociale, morale che deve regnare come un tiranno tanto sullo Stato quanto sulla vita civile, tanto per strada e in casa quanto all’interno di ciascuna coscienza. Hai scelto di credere e d’imporre che l’Islam significa sottomissione quando invece il Corano stesso proclama che “non c’è costrizione nella religione” (La ikraha fi Dîn). Tu hai fatto del suo Richiamo alla libertà l’impero della costrizione! Come può una civiltà tradire il suo testo sacro, fino a questo punto? Penso che sia il momento, nella civilizzazione dell’islam, di istituire questa libertà spirituale, la più sublime e difficile di tutte, al posto di tutte le leggi inventate da generazioni di teologici!

Oggi nella Oumma si sentono numerose voci che tu non vuoi sentire, che insorgono contro questo scandalo, che denunciano questo tabou di una religione autoritaria e indiscutibile di cui si servono i capi per diffondere la loro dominazione all’infinito… Al tal punto che troppi credenti hanno talmente interiorizzato una cultura della sottomissione alla tradizione e ai “maestri della religione” (imams, muftis, shouyoukhs, etc.), che non capiscono neanche che si parla loro di libertà spirituale et non ammettono che si osi parlare loro di scelte personali a proposito dei “pilastri” dell’islam. Tutto ciò costituisce per loro una “linea rossa”, qualcosa di troppo sacro perché possano dare alla loro coscienza il permesso di rimetterlo in discussione! E ce ne sono tante di queste famiglie, di queste società musulmane nelle quali tale confusione tra spiritualità e servitù è radicata nelle loro menti dalla più giovane età e nelle quali l’educazione spirituale è talmente misera che tutto quello che riguarda la religione, in un modo o nell’altro, rimane pertanto qualcosa su cui non si discute!

Adesso questo non è sicuramente imposto dal terrorismo di qualche pazzo, da qualche gruppo di fanatici inviati dallo Stato islamico. No, questo problema è infinitamente più profondo e infinitamente più vasto! Ma chi lo vedrà e chi lo pronuncerà? Chi vuole ascoltarlo? C’è silenzio a questo proposito nel mondo musulmano e nei media occidentali si sente solo più parlare di questi specialisti del terrorismo che aumentano giorno dopo giorno la miopia generale! Bisogna fare in modo che tu, amico mio, non ti illuda credendo e facendo credere che quando si finirà con il terrorismo islamico, l’islam avrà risolto i suoi problemi! Poiché tutto quello che ho evocato, una religione tirannica, dogmatica, letteraria, formalista, maschilista, conservatrice, regressista, è troppo spesso, non sempre, ma troppo spesso, l’islam ordinario, l’islam quotidiano che soffre e fa soffrire troppe coscienze, l’islam della tradizione e del passato, l’islam deformato da tutti coloro i quali lo utilizzano politicamente, l’islam che riesce ancora a mettere a tacere le Primavere arabe e la voce di tutti i giovani che chiedono qualcos’altro. Allora quando farai la tua vera rivoluzione? Questa rivoluzione che nelle società e nelle coscienze farà definitivamente rimare religione con libertà, questa rivoluzione senza ritorno che si accorgerà che la religione è diventato un fatto sociale tra altri ovunque nel mondo, e che i suoi esorbitanti diritti non hanno più alcuna legittimità!

Sicuramente nel tuo immenso territorio ci sono degli isolotti di libertà spirituale: delle famiglie che trasmettono un islam di tolleranza, di scelta personale, di approfondimento spirituale; dei contesti sociali nei quali la gabbia della prigione religiosa si è aperta o semi-aperta; dei luoghi in cui l’islam da ancora il meglio di sé che corrisponde ad una cultura della condivisione, dell’onore, della ricerca di sapere e una spiritualità alla ricerca di questo luogo sacro dove s’incontrano l’essere umano e la realtà ultima chiamata Allah. In Terra islamica e ovunque nelle comunità musulmane del mondo ci sono delle coscienze forti e libere, ma esse sono condannate a vivere la loro libertà senza certezza, senza riconoscenza di un diritto veritiero, lasciate a loro rischio e pericolo di fronte al controllo comunitario o addirittura talvolta di fronte alla polizia religiosa. Fino ad ora non è mai stato riconosciuto il diritto di dire “Io scelgo il mio islam”, “Ho il mio proprio rapporto con l’islam” da parte dell’ “islam officiale” di coloro che hanno una dignità. Questi ultimi invece si ostinano a imporre che “la dottrina dell’islam è unica” e che “l’obbedienza ai pilastri dell’islam è la sola soluzione”.

Questo rifiuto del diritto alla libertà religiosa è una delle fonti del dolore di cui tu soffri, o mio caro amico mondo musulmano, uno dei ventri oscuri dove crescono i mostri che fai infuriare da qualche anno davanti ai volti spaventati del mondo intero. Poiché questa religione del fare impone una violenza insostenibile interamente a tutte le tue società. Questa rinchiude sempre troppe delle tue figlie e tutti i tuoi figli in una gabbia di un Bene e di un Male, di un lecito (halâl) e di un illecito (harâm) che nessuno sceglie ma che tutti subiscono. Imprigiona le volontà, condiziona gli spiriti, impedisce o ostacola qualsiasi scelta di vita personale. In troppi dei tuoi paesi tu associ ancora religione e violenza, contro le donne, contro i “cattivi credenti”, contro le minoranze cristiane o altre, contro i pensatori e gli spiriti liberi, contro i ribelli, in modo tale da arrivare a confondere questa religione e questa violenza , tra i più squilibrati e i più fragili dei tuoi figli, nella mostruosità del jihad!

Pertanto, ti prego, non ti stupire, non fare più finta di stupirti che dei demoni come il cosi detto Stato islamico ti abbiano rubato il volto! Poiché i mostri e i demoni rubano solo i volti già deformi a causa di troppe smorfie! E se vuoi sapere come fare per non mettere più al mondo tali mostri, te lo dirò. È allo stesso tempo semplice e molto difficile. Devi iniziare dal riformare tutta l’educazione che fornisci ai tuoi bambini, è necessario che tu riformi ciascuna delle tue scuola, ciascuno dei tuoi luoghi di sapere e di potere. È necessario che le riformi per dirigerle secondo dei principi universali (anche se non sei il solo a non rispettarli o a persistere nella loro ignoranza): la libertà di coscienza, la democrazia, la tolleranza e il diritto di cittadinanza per ogni diversità nella visione del mondo e nelle credenze, l’uguaglianza dei sessi e l’emancipazione delle donne sotto tutela maschile, la riflessione e la cultura critica del religioso nelle università, la letteratura, i media. Non puoi più tornare indietro, non puoi più fare di meno di tutto ciò! Non puoi più fare meno della rivoluzione spirituale la più completa! È il solo modo per te per non mettere più al mondo tali mostri e se non lo fai sarai ben presto distrutto dalla potenza della distruzione. Quando avrai correttamente portato a termine questo compito colossale, invece che rifugiarti ancora nella malafede e nell’accecamento volontario, allora più nessun mostro spregevole potrà venire a rubarti il volto.

Caro mondo musulmano… Sono solo un filosofo e come sempre alcuni diranno che il filosofo è un eretico. Pertanto io cerco soltanto di far risplendere di nuovo la luce, è il nome che mi hai dato ad ordinarmelo, Abdennour, «Serviteur de la Lumière».

Non sarei mai stato cosi severo in questa lettera se non credessi in te. Come si dice in francese: “Chi ama profondamente, castiga bene”. Al contrario, tutti coloro i quali non sono abbastanza severi con te attualmente, che ti scusano sempre, che ti voglio considerare sempre una vittima, o che non vedono la tua responsabilità in quello che ti accade, tutti loro in realtà non ti fanno del bene! Credo in te, credo nel tuo contributo nel fare del nostro pianeta un universo più umano e allo stesso tempo più spirituale! Salâm, che la pace sia in te.

 

Huffingtonpost 10.02.2015

 

Edda CattaniMondo musulmano
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Il “perdono”: riflessioni

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Nella cronaca, di qualche anno fa due casi tanto diversi

di “richiesta di perdono”

Un Papa che chiede perdono:

“Mai più abusi”

 CITTA’ DEL VATICANO – Come il pastore, che “ha bisogno del bastone” per proteggere il suo gregge, e del “vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili”, anche la Chiesa “deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti”. Lo ha detto papa Benedetto XVI alla messa per la conclusione dell’Anno sacerdotale. “Proprio l’uso del bastone – ha aggiunto – può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale”.
Un chiaro riferimento ai sacerdoti colpevoli di abusi in passato coperti da alcune componenti della gerarchia cattolica. E proprio parlando dei casi di pedofilia, nel corso della celebrazione il Papa aveva chiesto “perdono a Dio e alle persone coinvolte” e promesso “di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”.

  

Caso Onofri, Alessi: «Chiedo perdono, ma non ho ucciso io Tommy»

«CHIEDO PERDONO» – Alessi ribadisce la sua «innocenza» in un’intervista alla Gazzetta di Parma. Da fine marzo, l’uomo è rinchiuso nel carcere di Prato (è da solo in cella, legge e lavora a un nuovo memoriale): chiede perdono alla mamma di Tommy, Paola Pellinghelli, «per tutto il male che le abbiamo fatto e che io le ho fatto». La risposta della donna è un «no»: «Non me la sento di perdonare, e forse non lo farò mai. Voglio solo che sconti la sua pena. Vorrei che lui e gli altri pagassero fino in fondo e dicessero la verità».

 

Un motivo per trarre alcune riflessioni:

 

 

Il perdono cristiano

 
[NADIA BONALDO]
Ci sono sempre parole che feriscono, suscettibilità che si urtano. Chiedere e accogliere il perdono è un processo umano e un percorso divino. Comincia con un atto di coraggio e, trasformando le relazioni umane, possiede la capacità di rivelare il volto originale di Dio.

Chiedere perdono come anche perdonare non sono azioni spontanee, naturali. Sono valori entrati a far parte della cultura cristiana e che il cristiano è chiamato a vivere con la forza che scaturisce dalla vita nuova ricevuta con il Battesimo.

 “Ma lei ha perdonato coloro che hanno ucciso, il figlio… il marito?…”
“ E lei ha chiesto perdono alla famiglia?”.
Quante volte, a seconda dei casi, abbiamo sentito porre dai giornalisti questi tipi di domande  a coloro che sono ancora straziati da un dolore o che hanno appena commesso un reato!
E quante volte abbiamo disapprovato la mancanza di tatto in momenti così delicati avvertendo, anche inconsciamente, che il perdono da chiedere o da ricevere non è automatico ma un processo lento, progressivo, che coinvolge tutta la sfera della persona. Ci risulta faticoso chiedere perdono perché la nostra società incoraggia a salvare la faccia, a giustificarci in ogni caso, a dare prova di spirito di potenza, a non incontrare la propria debolezza. Ammettere di aver sbagliato, infatti, presuppone una grande attenzione alla propria interiorità e ai propri valori, tanto morali quanto spirituali.

Per un perdono senza equivoci

Perdonare non significa pronunciare la parola magica del perdono  e magari aspettarsi un effetto istantaneo, anch’esso magico. Può essere facile pronunciare la parola perdono, ma ha poco valore se non c’è il cuore, se non è coinvolta tutta la persona. L’atto della volontà è necessario (come diceva sant’Agostino)  ma non è sufficiente. Sono indispensabili risorse come l’intelligenza, il cuore, la sensibilità, il buonsenso, altrimenti risulta un perdono artificioso. Ciò richiede una generosità tale che ci si deve rimettere a un’istanza superiore , a un Altro, a Dio per poterlo realizzare.
Il perdono dipende quindi da un’azione umana e da un’azione divina in cui ciascuna vi apporta il proprio contributo, ed entrambe sono indispensabili.

Perdonare non significa dimenticare il torto subito. Spesso sentiamo dire: «Va bene, dimentichiamo, voltiamo pagina, perdoniamoci… ». In questo caso non si avrebbe niente da perdonare. Esercitare il perdono esige invece una buona memoria e una coscienza lucida dell’offesa. Anzi, alcuni suggeriscono di ricordare, anche dettagliatamente, il torto ricevuto per poterci liberare delle ferite che esso può aver provocato. In effetti, se si giunge a perdonare un’offesa ciò significa che il suo ricordo non ci causa più sofferenza ma sarà un ricordo come un altro che contribuirà ad acquistare maggiore saggezza. “Il perdono non è dimenticare le colpe del passato, ma un dilatarsi del cuore in uno scambio di vita” (Giovanni Vannucci).

Perdonare non significa negare o sminuire l’offesa subita dicendo: «Non è grave! Ho le spalle larghe, ci vuol ben altro per lasciarmi abbattere! ». Quando si riceve un duro colpo, specie da persone a noi care, una delle reazioni più frequenti consiste nel difendersi dal tumulto di emozioni che emergono in noi, negando che ci sia stata l’offesa. Ma questa reazione non si chiama perdono bensì rimozione e non c’entra nulla con il perdono cristiano.

Perdonare non significa abdicare ai propri diritti. Nel vangelo Gesù dice:
“Sapete che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due” (Mt 5,38-41).

Charles Duquoc, commentando questo brano, afferma che Gesù non è un ingenuo, non comanda la passività, non chiede di rinunciare alla lotta contro il male. Egli vuole mostrare che l’equivalenza nel male, fosse anche nel nome della giustizia, non trasforma la società umana. Ci vuole un atteggiamento che non si misuri su quanto è già stato fatto: occorre un gesto innovativo, un gesto creatore.
Il perdono rappresenta questa innovazione.
Il credente imita Dio creatore quando, tralasciando l’imperativo della giustizia legale, apre un’altra relazione con colui al quale egli perdona. Così il perdono, trasformando le relazioni umane, possiede la capacità di rivelare il volto originale di Dio. Il perdono comincia con un atto di coraggio.
Perdonare e accogliere il perdono sono gesti creatori che manifestano gli effetti della vita nuova che lasciamo emergere in noi.

Dai Padri della Chiesa
“L’animo sia ben disposto, umile, pieno di misericordia, facile a perdonare. Chi sa di avere offeso, chieda perdono. E’ indubbiamente assai meritevole perdonare le colpe al fratello, come il Signore perdona le nostre. E’ solo questione di volontà. Qualcuno può dire: “Ho mal di stomaco: non posso digiunare”, oppure: “vorrei dare qualcosa ai poveri, ma non posso, ho appena il sufficiente per me”. Ma chi oserà dire:”Non concedo il perdono a chi me lo chiede perché la salute non me lo permette, o mi manca la mano con cui stringere la sua?” . Perdona e sarai perdonato. Non si richiede uno sforzo fisico: L’anima non ha bisogno di fatica muscolare per compiere quanto le viene richiesto. Essendo scritto: Non lasciate tramontare il sole, senza che abbiate prima perdonato (Ef 4,26) ditemi, fratelli carissimi, se può chiamarsi cristiano colui che non vuol finirla con i rancori, che non avrebbe mai dovuto alimentare” (Agostino, Sermone 210,12).

Edda CattaniIl “perdono”: riflessioni
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Silenzi

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Silenzi

 

 

Il prodigio del silenzio

è giungere a parlare tacendo,

a essere espressivi senza usare le parole,

ad avere una vita

silenziosamente eloquente.

Il silenzio

è un modo diverso di comunicare

e, più in profondità,

un modo diverso di essere… e di vivere.

 

 

Silenzio significa anche “ascoltare”. Certo, sappiamo bene come sia difficile ascoltare se ascoltare indica l’atto di aprirsi e accogliere la sofferenza dell’altro: “La maggior parte degli orecchi si chiude alle parole che cercano di dire una sofferen­za” . Si innalzano barriere per evitare che la sofferen­za passi da chi la vive e la esprime a chi la ascolta. Ep­pure, senza questa cultura dell’ascolto del sofferente noi condanniamo l’altro alla solitudine e all’isolamento mortale e precludiamo anche a noi la possibilità di: una consolazione e di una comunicazione nella nostra sofferenza.

Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre dalla parola dell’altro là dove la parola conduce. Se poi, invece della parola, c’è il silenzio dell’altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio. Nel luogo indicato da quel silenzio è dato reperire, per chi ha uno sguardo forte e osa guardare in faccia il dolore, la verità av­vertita dal nostro cuore e sepolta dalle nostre parole. Questa verità, che si annuncia nel volto di pietra del depresso, tace per non confondersi con tutte le altre parole’.

La domanda che qui si deve porre è: sappiamo dare tempo, attenzione ed energie all’ascolto di chi soffre? E sappiamo ascoltare la sofferenza profonda che è in noi, premessa indispensabile per porci sempre più at­tentamente in ascolto della sofferenza dell’altro? Ascol­tare significa dare la parola, dare tempo e spazio all’al­tro, accoglierlo anche in ciò che egli rifiuta di sé, dargli diritto di essere chi lui è e di sentire ciò che sente e fornirgli la possibilità di esprimerlo.

Ascoltare è atto che umanizza l’uomo e che suscita l’umanità dell’al­tro. Ascoltare è far nascere, dare soggettività, permet­tere all’uomo di realizzare il proprio nome e il proprio volto. Ovvero la propria umanità.

Edda CattaniSilenzi
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Ti parlo da una vita

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TI PARLO DA UNA VITA

 

Da GRAZIA MAGAZINE interviste

STEFANIA ROSSOTTI: «DA QUANDO NON CI SEI PIÙ»

VERA MONTANARI

 

 

Due amiche che non smettono di parlarsi, neanche dopo la morte. Nove mamme che hanno perso un figlio e non si rassegnano al silenzio. È il tema doloroso, eppure attraversato dalla speranza, del libro del nostro inviato Stefania Rossotti . Un viaggio al confine della vita. Ne parla con un’intervistatrice speciale…

Come si fa a intervistare l’intervistatrice per eccellenza? Stefania Rossotti è famosa, da noi in redazione, ma anche presso le nostre lettrici, per essere la giornalista capace di far commuovere e piangere anche il più refrattario e cinico degli intervistati.

O di far dire cose profonde, sensibili, intelligenti anche al più superficiale. Intervistarla è un’impresa anche per me, che sono il suo direttore. Ma mi ci sottopongo volentieri, perché il suo libro Ti parlo da una vita. Donne che non hanno creduto al silenzio di chi non c’è più mi ha colpito nel profondo.

Ci vuole coraggio ad avvicinarsi al limite che separa i vivi dai morti per cercare di rispondere a quelle domande che tutti ci siamo fatti: esiste qualcosa dopo? E com’è, come funziona, ha dei punti di contatto con noi? Per di più, Stefania sostiene che tutto è nato da un’inchiesta che le ho commissionato io.

Sul serio il progetto di questo libro è nato da un’inchiesta di «Grazia»?
«Sì, è partito tutto da lì. Tu mi hai chiesto un’intervista con Gemma Cometti (pubblicata su Grazia n.16/2011), che aveva perso suo figlio in un incidente e “comunicava” con lui. Qualcuno ha letto il pezzo che raccontava l’esperienza e mi ha chiesto di trovare altre storie per farne un libro. La prima risposta è stata no. Poi ho cominciato a pensare che forse questo contatto con il dolore degli altri avrebbe potuto aiutarmi a raccontare un mio dolore: la morte di una mia amica. Anzi della mia amica».

Ed è stato così? 
«Sì. Ho deciso di scrivere, ma a una condizione: avere il coraggio di raccontare anche il mio lutto. Ho utilizzato la mia storia come un filo per cucire le altre. Dalla morte di Claudia non ero riuscita a dire niente, nemmeno a piangere. Ero nel gelo. Poi si è sciolto tutto».

Quindi hai scoperto che con i morti si può davvero comunicare?
«Secondo me, sì. Ma resta un “secondo me”».

Non ti sto chiedendo una verità scientifica, dimmi cosa ne pensi tu.
«La verità? Io lo davo già per scontato. In qualche modo, lo sapevo. Con mio padre ho sempre parlato: non che lui mi rispondesse, ma io continuavo a parlargli. E mi sono sempre sentita molto protetta dai morti».

Quindi loro sono qui con noi? E l’aldilà esiste, ne hai, dopo tutti questi incontri, una certezza assoluta?
«Non è assoluta, è la mia certezza, molto relativa. Le persone che ho intervistato sono a vari stadi del dolore e del lutto: vicinissimi o lontani nel tempo. Ma tutte hanno trovato pace nei segni di questo contatto con i loro cari. Che avvenga attraverso un registratore, una medium o dei fogli scritti come sotto dettatura».

Trovano pace nei segni e nella fede.
«Vero, anche se la Chiesa continua, nonostante tutte le prove, a essere contraria a queste pratiche».

Immagino ci sia molta cautela perché è tanto facile approfittare del dolore e del bisogno delle persone.
«Infatti, a conquistarmi, nel mio primo incontro con Gemma, è stata proprio la durezza della mia interlocutrice: non voleva tirarmi dentro. Non voleva affatto convincermi. E invece ci è riuscita. Sai qual è l’elemento più toccante? Tutte le mamme che hanno perso un figlio erano spinte nella loro ricerca da un disperato bisogno, da una necessità quasi fisica. Una mi ha detto: “Non mi interessa rincontrare mio figlio in spirito. Voglio sapere che stringerò di nuovo il suo corpo”».

Come mai hai intervistato solo donne?
«Perché sono più disponibili, più disperate, più credenti e più ostinate. Come quella che si è consumata letteralmente le gambe affondandoci, giorno dopo giorno, i gomiti, con la testa fra le mani, in attesa della voce di suo figlio…».

E quella voce poi è arrivata. C’è speranza nel tuo libro. E qualche volta si ride anche. Come nell’episodio della donna che ogni sera dice buonanotte al figlio perso e decine di voci, dal registratore, rispondono: “Buonanotte, buonanotte…”. I mariti invece non partecipano, ma lasciano fare con l’aria di dire: sta male, è pazza di dolore…
«Una donna mi ha raccontato: “Tutti dicono di me: sta bene nella sua dolce follia”. Ma nessuna è pazza. Sono donne normali. Tranquille. Perfettamente integrate. Donne-mamme che mi hanno accolto con l’arrosto nel forno. Vite normali: piene. E dolorosissime».

Una delle intervistate dice: “È un’illusione? Pazienza, voglio tenermela per tutta la vita”.
«Sì, è così: è la loro strategia di sopravvivenza. Che ha qualcosa di mistico. Niente a che spartire con il paranormale».

Queste madri, però, non dicono: perché è morto mio figlio? Ma, dov’è? 
«E infatti, tutte vanno a cercarlo, finché non lo trovano. Nessuna molla mai».

Uno dei morti dice: “Sono vivo, vivo, vivo”.
«È vero, parlano di una vita che continua: le cose succedono ancora, le persone evolvono, addirittura crescono. Come se esistesse una vita parallela alla nostra».

E tu, alla fine sei riuscita a parlare con la tua amica Claudia?
«Non so, da che lei è morta sono circondata di farfalle. E una volta ho sentito il suo profumo, che peraltro non mi piaceva affatto, e subito dopo, nel mettermi il cappotto, qualcuno mi ha aiutato a infilare la manica. Ma dietro di me non c’era nessuno».

Non hai paura che adesso arrivino le critiche? Di essere trattata da credulona, ingenua, donnetta?
«Io ho raccontato delle storie. È il mio mestiere, lo faccio tutte le settimane. E quello che scrivo non so se è la “verità”; ma è quello che capisco e sento delle persone che incontro».

 

Edda CattaniTi parlo da una vita
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Messaggi dall’India

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MESSAGGI DALL’INDIA

 

 

Alla nostra Associazione di Padova abbiamo ospitato PADRE GABRIELE GASTALDELLO un sacerdote di Vicenza, laureato in filosofia all’Università di Padova e dottorato di ricerca all’Università di Benares (India) sull’umanesimo induista. Questa figura di apostolo e missionario che ha conosciuto Madre Teresa di Calcutta, ha saputo trasmetterci lo spirito dell’India, una cultura complessa ma di stile alquanto semplice. Il Padre, animatore della ‘Scuola del Villaggio’ che ha un sito www.scuoladelvillaggio.it  ci invia sovente comunicazione e contenuto dei suoi incontri. Ecco qualche pillola di saggezza.

 

Sulla piazza del mondo le culture si incontrano. Noi condividiamo la sapienza di altri popoli e diventiamo sempre più “fratelli universali”. Tutti siamo riscaldati dallo stesso sole, respiriamo la stessa aria, usiamo la stessa acqua e posiamo i piedi sulla stessa terra. Non abbiamo un altro pianeta perché questo non è di nostro gradimento! È bello collaborare per un mondo più umano!

Il neurologo Moreno Toldo che da quattro anni serve un centro di aiuto sanitario a Benares in India condividerà le sue esperienze con le nostre esperienze di dialogo con l’Oriente.

La perla della antica cultura vedica abita in questo messaggio: Il bene che fai è l’affitto che paghi per il posto che occupi sulla terra. Continuamente tu adoperi il sole, l’aria, l’acqua e la terra. Sii consapevole di questi elementi cosmici di cui è fatto il mondo e di cui sei fatto anche tu: considera quanto sole hai sintetizzato, quanta aria hai respirato, quanta acqua hai adoperato, quanti pasti hai mangiato…. Nella rugiada delle piccole cose la mente si illumina e il cuore si appassiona. Perché la rosa fiorisce e non si chiede il perché? I fiori dei campi fioriscono gratuitamente, gli uccelli del cielo cantano gratuitamente. Celebra anche tu la gratuità! Celebra l’alba e il tramonto. Celebra il silenzio e la parola. Celebra il lavoro e il riposo. Celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro. Gratuità è la via più bella per apprezzare la vita!

In India i devoti fanno il bagno sacro sul Gange per iniziare il giorno con energia. Da quel gesto significativo (rito) abbiamo ricavato una proposta bella per tutti noi: alla finestra del mattino allunga le braccia in alto, in-spira con abbondanza. Poi allarga le braccia ed e-spira anche l’aria residua chinandoti in avanti. In-spira calma, e-spira sorriso…. Chiama la compagnia di parole significative che proteggono e potenziano la mente (mantra). Offri l’inno della gratuità che abbiamo scritto per te.

Porta messaggi di dialogo con l’Oriente e … “svegliati antico Oriente dentro di me”. (Tagore).

 gratuità

   Ogni mattina al tocco della luce hai un giorno nuovo davanti a te. Non hai diritto di essere vivo: la vita è gratuita. Ogni mattina puoi dire: “Anche oggi adopero il sole, l’aria, l’acqua, la terra”. Pensa quanto sole hai sintetizzato, quanta aria hai respirato, quanta acqua hai usato, quanti pasti hai mangiato fino a questo punto…..

 

  Il grande grembo del mondo rende possibile la tua piccola vita. Il grande tempio del mondo fa da casa al piccolo tempio della tua vita. Ogni mattina puoi dire: “Anche oggi adopero gli occhi che vedono, gli orecchi che odono, il cuore che batte, i polmoni che respirano, la mente che pensa…..”.

 

  Tu sei tutti quelli che hai incontrato lungo il cammino della vita che ti hanno lasciato qualche cosa che ti ha aiutato a vivere. Considera le mille mani che ti hanno fatto arrivare fino a questo punto.

 

  Il bene che fai agli altri è l’affitto per il posto che occupi sulla terra.

  Tu puoi fare esperienza di Dio nella gratuità di ogni giorno e di ogni respiro. Tu vieni dalla grande vita, tu abiti nella grande vita e alla grande vita ritornerai.

  Abituati a bene-dire = dire-bene cioè apprezzare: è uno stile di vita da portarsi appresso sempre.

·         ·        Benedetto Dio per la vasta terra che ci dai in usufrutto.

·         ·        Benedetto Dio per il potere che dai alla terra di produrre pane.

·         ·        Benedetto Dio per il nutrimento che ci dai in ogni tempo.

 

  Gratuità è l’atteggiamento migliore per apprezzare la vita che è un dono da donare: l’amore dono fa fiorire la vita.

 

  Alla finestra del mattino dici: “Ti offro le azioni della giornata, fa che siano belle!”.

  Alla finestra della sera volgi le palme al cielo e dici: “Ti adoro mio Dio, ti ringrazio del giorno che finisce, del bene compiuto, dei volti incontrati, delle parole belle ascoltate e donate, della salute, del lavoro, del cibo, del riposo…..”.

 

  Su tutto ciò che la coscienza ti rimprovera chiama queste parole: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito fermo, non cacciarmi lontano dal tuo volto, non mi togliere il tuo spirito di santità” (Salmo 50).

 

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 Dio grande e misericordioso, visita la nostra casa (fermati a guardare i volti e a recitare i nomi di chi prega con te), allontana le insidie del male, manda i tuoi angeli a custodirci nella pace, la tua benedizione sia sempre con noi.

 

Dio ci benedica e ci protegga.

Dio faccia splendere il suo volto su di noi.

Dio ci doni serenità e pace per mezzo dello Spirito Santo.

 

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Mandala (dal sanscrito maṇḍala (मण्डल), letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la); tradotto anche come «cerchio-circonferenza» o «ciclo», entrambi i significati derivanti dal termine tibetano (dkyil khor) è un termine simbolico associato alla cultura veda ed in particolar modo alla raccolta di inni o libri chiamata Rig Veda. La parola è utilizzata, anche, per indicare un diagramma circolare costituito, di base, dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo, il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo che nell’Hinduismo. 

 

Edda CattaniMessaggi dall’India
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Il Canto del “dono”

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Il Canto del “dono”

(un  “grazie” francescano)

Ringraziare desidero il divino
Labirinto delle cause e degli effetti
Per la diversità delle creature
Che compongono questo universo singolare,
Per la ragione, che non cesserà di sognare
Un qualche disegno del labirinto,
Per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
Per l’amore, che ci fa vedere gli altri
Come li vede la divinità,
Per il saldo diamante e l’acqua libera,
Per l’algebra, palazzo di cristalli esatti,
Per le mistiche monete di Angelus Silesius,
Per Schopenhauer,
Che forse decifrò l’universo,
Per lo splendore del fuoco
Che nessun umano può guardare senza uno stupore antico

Per il mogano, il cedro e il sandalo,
Per il pane e il sale,
Per il mistero della rosa
Che dona il suo colore e non lo vede,
Per certe vigilie e giorni del 1955,
Per i duri mandriani che nella pianura
Aizzano le bestie e l’alba,
Per il mattino a Montevideo,
Per l’arte dell’amicizia,
Per l’ultimo giorno di Socrate,
Per le parole che in un crepuscolo furono dette
Da una croce all’altra,
Per quel sogno dell’Islam che abbracciò
Mille notti e una,
Per quell’altro sogno dell’inferno,
Della torre di fuoco che purifica,
E delle sfere gloriose,
Per Swedenborg,
Che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
Per i fiumi segreti e immemorabili
Che convergono in me,
Per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
Per la spada e l’arpa dei sassoni,
Per il mare, che è un deserto risplendente
E un simbolo di cose che non sappiamo,
Per la musica verbale d’Inghilterra,
Per la musica verbale della Germania,
Per l’oro, che riluce nei versi,
Per l’epico inverno,
Per il nome di un libro che non ho letto: “Gesta Dei per Francos”,

Per Verlaine, innocente come gli uccelli,
Per il prisma di cristallo e il peso del bronzo,
Per le strisce della tigre,
Per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan,
Per il mattino nel Texas,
Per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
E il cui nome, com’egli avrebbe preferito, ignoriamo,
Per Seneca e Lucano, di Cordova,
Che prima dello spagnolo scrissero

Tutta la letteratura spagnola,
Per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
Per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
Per l’odore medicinale degli eucalipti,
Per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
Per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
Per l’abitudine,
Che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
Per il mattino, che ci dà l’illusione di un principio,

 

Per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
Per il coraggio e la felicità degli altri,
Per la patria, sentita nei gelsomini
O in una vecchia spada,
Per Whitman e Francesco d’Assisi che già scrissero questa poesia,
Per il fatto che questa poesia è inesauribile
E si confonde con la somma delle creature
E non arriverà mai all’ultimo verso
E cambia secondo gli uomini,
Per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
Perché moriva così lentamente,
Per i minuti che precedono il sonno,
Per il sonno e la morte,
Quei due tesori segreti,
Per gli intimi doni che non elenco,
Per la musica, misteriosa forma del tempo.

Jorge Luis BorgesAltra poesia dei doni, da L’altro, lo stesso (1964)

Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore ed accademico argentino. È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), da quella tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal taoismo. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.

 

Edda CattaniIl Canto del “dono”
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Mentre il tempo passa

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Mentre il tempo passa …

Sono tornata da più di un mese da Cattolica e non ho ancora rimosso tanti volti, quadri familiari, messaggi, promesse, sensazioni… Chiedo perdono a tutti coloro a cui non sono stata abbastanza vicino, ma in  quei giorni, in quell’ambiente, non è tanto la fatica fisica di dover coordinare ospiti e relatori, no, no… questo è nelle mani di Dio… è piuttosto riuscire a contenere la sofferenza che ti senti precipitare addosso. E’ un rivivere la vita di ognuno, è toccare con mano la parte più delicata dell’emozione e sapere che non puoi fare gran che, ma che ti trovi, non per volontà tua, legata da un comune filo d’argento che ti trattiene e ti dà luce indicandoti la via da seguire.

Meravigliosa la realtà di Cattolica pervasa di soprannaturale. Ho pensato alle “guerriere”, madri dei primi tempi, come Laura, sempre indomita e radiosa, le “apostole” come Franca che è tornata a confortare e a recare aiuto e le “fedelissime” che da quando è nato il Movimento della Speranza occupano il loro posto. Quanti nomi si dovrebbero fare, primo fra tutti Mario che non ha potuto essere presente per problemi di salute, a cui facciamo i nostri migliori auguri. Eppure sono passati più di cinque lustri e giovani mamme sono subentrate a quelle di una volta. Noi, della vecchia guardia facciamo parte delle foto un po’ ingiallite e quando ci sentiamo, anche al telefono, ci si racconta storie tutte uguali fatte di nuove sofferenze, di notizie a volte belle di nuovi nati. Ma abbiamo anche saputo trasmettere, nel tempo e segnare bei percorsi di speranza e di autentica collaborazione cristiana: pensiamo alle iniziative di Carla Castagnini, all’associazione Butterfly con le grandi opere di Claudio Maneri, alla  “Lega del Filo d’Oro” da sempre di Dino Marabini… ma quanti, quanti … nelle loro piccole e grandi associazioni hanno saputo formare autentici cenacoli e in nome dei Loro Cari hanno unito la Speranza alla condivisione delle opere di misericordia e d’amore.

Il tempo è passato e i nostri “Ragazzi” della prima cordata, quelli di cui sono stati scritti i primi libri e raccontate le prime storie, hanno tenuto fede alla promessa di presenza e d’aiuto, ma anche alle premonizioni fatte. Ricordo, a questo proposito, qualcosa che è accaduto, fra le tante, alla nostra famiglia. Era il giorno in cui ad Andrea, ufficiale dell’esercito italiano, veniva dedicata una sala riunioni che lui stesso aveva costruito ed abbellito con soffitto a cassettoni in legno, con la squadra dei suoi allievi. Vennero scattate numerose fotografie soprattutto nel momento in cui fu appeso il suo ritratto con la targa sottostante. Noi, papà e mamma eravamo davanti ad esso. Con sorpresa, quando guardammo le foto, davanti al suo volto comparve un’ immagine di un grande vecchio dal volto stanco e ad un tempo sacro, da incutere rispetto. “Chi poteva essere?” ci chiedemmo. Non era nessuno che rappresentasse la nostra famiglia, non portava gli occhiali eppure aveva una qualche somiglianza con  mio marito… che so io… un nonno… un vate… una guida…. Poi tutto fu riposto e non ci pensammo più.

Proprio in occasione di Cattolica, vedendo alcune mamme di anni fa e ripensando a tanti amici che se ne sono andati, sono tornata a rivedere le vecchie foto e mi è tornata fra le mani quella della caserma con l’inaugurazione della sala. Un battito del cuore mi ha pervaso mentre riconoscevo il volto del papà di Andrea com’era divenuto, povero sposo mio, colpito da un male che gli ha tolto il bene più prezioso, quello della sua splendida intelligenza, e lo ha portato ad una senilità devastante che lo ha logorato giorno dopo giorno. Ora il suo Golgota è concluso e lo penso sereno vicino ad Andrea. Per questo ho pensato a quella premonizione e a come lo vedeva fin d’allora il mio diletto Figlio che preannunciava cosa sarebbe avvenuto del suo adorato papà.

Il tempo è passato veloce… quanto ne è passato! Andrea aveva detto nei suoi primi messaggi: “Lo vedi Mamma come il tempo passa?” ed era un anniversario di compleanno. Ora i compleanni non si contano più e le candeline rimangono per festeggiare i piccoli bimbi. Allora si andava per congressi e poi se ne organizzava, qui ad Abano uno all’anno; tanto abbiamo studiato assieme e tanto abbiamo imparato. Giù nel suo studio, vi sono bobine con kilometri di registrazioni che mi faceva ascoltare al ritorno dal lavoro. Nella sua grande umiltà e riservatezza, non ha messo in mostra quell’immensa quantità di esperienza vissuta che, con pazienza certosina, ha maturato negli anni. Lui con Andrea aveva un colloquio privato particolarissimo, fatto di appuntamenti e di riscontri tangibili e si dicevano cose che anch’io non ho potuto condividere. Nel muto silenzio di entrambi sono celate tante verità che io potrò conoscere solo un giorno quando tutti saremo uniti in paradiso.

A Cattolica ho visto tanti papà con le mamme ed è stato detto che i papà soffrono in silenzio e di loro non si parla abbastanza. Forse questo è vero; infatti sono sempre le madri quelle che hanno il coraggio di farsi avanti e di chiedere… gli uomini sono timidi e silenziosi, ma si macerano nel dolore e, a volte, finiscono per cedere.

Cari Papà, vi abbraccio tutti, come vi ho sentito vicini a Cattolica, Voi siete tutti come il, Papà del mio Andrea, i pilastri della famiglia; sorreggete le madri, fate loro da spalla…. Sapeste come siamo sole senza di voi…. Non ce la faremmo. E’ quello che ci chiedono i nostri figli: “Fate tutto insieme, vogliatevi bene!”

Riempiamo i nostri silenzi con la partecipazione al dolore di tanti genitori che i figli, fisicamente li hanno ancora, ma che, in questi giorni non vivono bene. Di chi sono figli quelli che combinano disastri per le strade, negli stadi, nelle piazze, nelle manifestazioni?

Penso a mio figlio che apparteneva alle forze dell’ordine e amava la giustizia e i valori di patria e di rispetto della persona: sono più in pace io o le madri che non sanno dove sono i loro figlioli?
La mancanza di un sano equilibrio affettivo porta ad una serie di conseguenze negative che possono dar luogo al disordine fisico e morale, all’aggressività, al marasma, alla morte. Pensiamo ai bambini depressi negli orfanatrofi, a quelli che passano da un genitore all’altro, a quelli violentati, abbandonati, costretti all’accattonaggio.

Intanto il tempo passa mentre per le strade altri ragazzi si aggiungono a quelli di una volta che tirano a calci un barattolo vuoto, mentre le  stagioni archiviano i calendari, mentre fiori e farfalle colorano il mondo. L’ho visto in questi giorni, di visite ai cimiteri: fiori e fioretti, pupazzi e candeline, gingilli e campanelle… poi il silenzio e ognuno è tornato a casa, chi a piangere il proprio dolore, chi a tenere stretto a sé un’immagine che non può morire.

 


 

Edda CattaniMentre il tempo passa
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Continuano le stragi

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Continuano le stragi di innocenti

migranti

 

Ma siamo ancora umani?
Ieri si è parlato tanto dell’arrivo del presidente americano ma si sono ignorati i tanti morti annegati al largo della Libia.

Mi dispiace mamma,
perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma,
perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo,
cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:
una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film…
una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,
perchè non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese
per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia,
perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia,
perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.

 

Edda CattaniContinuano le stragi
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Le pagine di Edda Merola

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Dedicato ad Edda Merola amica mia!

Edda Merola

 

Edda Merola è una nostra carissima amica di oltre 90 anni. Vive a Roma, in casa da sola e non sente la solitudine. E’ donna di grande Fede, persona intelligente, culturalmente preparata, autonoma, gentile e di grande sensibilità. Ci siamo conosciute attraverso l’Aurora: mi ha cercato telefonicamente e, pur non conoscendola di persona, debbo dire che mi è stata molto vicina in momenti di grande difficoltà per la mia Famiglia. Ho scoperto la sua capacità di scrittrice a cui si aggiunge una notevole vena poetica. Dalla prima lettera inviatami è passato tempo, ma ora si aggiungono queste due riflessioni che inserisco, dedicandole questa pagina:

 

 

Madre Mia, Maria

 

Ho sempre sognato di vedere il Tuo Volto,

il Tuo sorriso, i Tuoi occhi color del Cielo,

il Tuo sguardo posarsi su di me.

 

Ho sempre sognato di udire la Tua voce

Dolcissima sussurrarmi parole di Amore materno.

Ho sognato.

Ma so che sei presente nella mia vita, da sempre,

e che da sempre cammini accanto a me,

guidi i miei passi e mi sorreggi.

Da sempre fra noi v’è un colloquio mai interrotto.

Io ti parlo con le parole che conosco

E che non sanno dirti tutto l’amore

Che nutro per Te.

 

Tu leggi nel mio cuore e sai anche quello

Che sono incapace di dirti.

E mi rispondi, illumini i miei pensieri,

mi conforti e doni pace al mio cuore.

 

GRAZIE, Madre mia amatissima!

GRAZIE, Madre di Dio e Madre mia!

 

ALBA

E’ l’inizio di ogni nuovo giorno

La manifestazione di Dio

nelle sembianze umane

di CRISTO sulla Terra,

per l’umanità è l’alba:

inizio del nostro nuovo giorno,

inizio della nostra resurrezione,

della nostra salvezza.

 

Lo annunciano e testimoniano

Gli autori dei quattro Vangeli:

LUCA – MARCO – MATTEO – GIOVANNI

 

E forse non è un “caso” che le iniziali dei simboli

Ad essi attribuiti formino la parola

ALBA

 

LUCA : il suo simbolo è Angelo

MARCO: il suo simbolo è Leone

MATTEO: il suo simbolo è Bue

GIOVANNI: il suo simbolo è Aquila

A te che soffri per la dipartita della creatura amata

 

Quando, giunta la nostra ora, torniamo a Casa, “quella” Casa ove tutti siamo attesi, lì si fa festa.
Ma chi rimane quaggiù soffre e fa fatica ad accettare il distacco dalla creatura amata, anche se il “distacco” è solo apparente.
I nostri cari che ci hanno preceduti nell’altra dimensione e che impro-priamente definiamo “morti” sono vivi più che mai, finalmente liberi da ogni in-fermità e condizionamento.
Per volere del Padre essi continueranno ad esserci accanto e vi reste¬ranno; sta a noi tenere vivo il loro ricordo nella nostra memoria. Ci saranno accanto e ci parleranno anche se, a motivo dei limiti dovuti alla nostra fisicità, non ci sarà possibile vedere le loro sembianze, udire la voce a noi cara. Ma se – come avviene sulla terra tra persone che vivono in simbiosi – ci metteremo sulla giusta lunghezza d’onda, potremo percepire nello spirito la loro presenza e continuare un colloquio mai interrotto.
Allora ci sorprenderemo nel constatare che tra noi e “loro” non vi sono barriere di sorta, che nulla è cambiato, che – sostanzialmente – tutto è come sempre perché coloro che per volontà del Padre furono genitori nella carne, per Sua volontà continueranno a vegliare sulle creature che Egli affidò al loro amore; perché ai figli affiderà il compito di essere custodi dei loro genitori; perché il coniuge continuerà ad essere spiritualmente legato alla persona amata con la quale ha percorso un tratto del cammino terreno; perché un fratello, un amico saranno sempre tali al di là di ogni apparente lontananza.
E capiremo che le creature alle quali sulla terra siamo stati legati da vincoli di sangue di affetto di amicizia di affinità spirituale, le ritrove¬remo nell’altra dimensione e insieme continueremo il cammino al servizio del Padre verso Cieli infiniti.
Perché questa è la Legge d’Amore del Padre-Amore.
Edda Merola

PADRE NOSTRO


Eterno Increato Autore di Vita Eterna

Onnipotente Creatore di tutte le cose esistenti

negli infiniti Cieli visibili e invisibili

Padre nostro, Padre di ogni creatura

Noi ti ringraziamo per la vita che ci hai donato

e per la fede che la illumina e la sostiene.

Invitandoci a chiamarti Padre, Tu ci chiedi

Di prendere consapevolezza di essere Tuoi figli

E fratelli tra di noi.

 

Rendici capaci di capire quanto grande

È la nostra dignità figli tuoi.

Tu ci hai fatto dono gli uni agli altri

Affinché ci fosse meno faticoso

Questo nostro cammino terreno.

Aiutaci a non deluderti.

Rendici capaci di amarti e di amarci

Gli uni gli altri senza misura come Tu ami noi.

 

Fa che sappiamo essere attenti alle necessità

Dei fratelli che metti sul nostro cammino.

Rendici capaci di soccorrere e donare

Gioia e speranza a chi è nel buio,

a chi si sente rifiutato, a chi è nella tristezza

e nella solitudine, a chi non sa più sperare ed amare.

 

Padre di Cristo Gesù tua Parola fatta carne

Aiutaci a saperci nutrire dei Suoi insegnamenti

E rendici capaci di condividerli con i nostri fratelli.

 

Padre-Amore

Donaci la capacità di capire quanto grande

È il tuo Amore per ogni tua creatura e rendici

testimoni gioiosi e credibili del Tuo Amore.

 

Padre di Misericordia infinita

Perdona i nostri continui smarrimenti,

rendici gioiosi testimoni della Tua misericordia

e capaci di perdonare e dimenticare

i torti ricevuti, come Tu ci hai comandato.

 

Dio Via Verità Vita

Guida i nostri passi sulla Via della rettitudine,

rendici difensori della Verità, capaci di apprezzare

il dono della Vita e metterla al Tuo servizio

per il bene dei fratelli.

 

Dio della Gioia e della Speranza

Rendici narratori credibili e testimoni

Di gioia e di speranza.

 

Dio Autore del Creato

Rendici capaci di rispettare ed amare tutto ciò

che ci circonda perché tutto e Tuo dono d’Amore

gratuito alle tue creature.

 

Dio della Bellezza e dell’Armonia

Noi ti ringraziamo per i colori

Con cui sai allietare i nostri giorni,

che sarebbero grigi e tristi senza

la certezza della Tua presenza in noi.

 

Oceano di Pace

Dona ai nostri cuori la Tua Pace.

 

Padre, Sorgente di Vita Eterna

Da Te veniamo, a Te siamo diretti.

Guida i nostri passi, custodiscici, benedicici.

 

Edda Merola

 

Roma, S.Pasqua 2010

 

 

 


LA PACE

L’ho vista la PACE

sul volto della Santa Vergine

in adorazione del Divin Figlio

nella mangiatoia

e ai piedi della Croce

della nostra Redenzione.

 

L’ho udita nel canto degli Angeli

alla grotta di Betlemme

e in quello sommesso di una madre

china sulla culla

della propria creatura.

 

La vedo nella immensità

 e nello splendore del Creato

 

La vedo ogni mattina e ogni sera

al sorgere e al tramontare del sole

e ogni notte

al brillare delle stelle

 

La odo nel canto

di ringraziamento e di lode

delle creature

al Creatore dell’Infinito

 

La odo nella melodia della musica sacra

e nel cinguettio degli uccelli

 

La vedo nel sorriso

e negli occhi innocenti dei bambini

 

L’ho vista su volto sereno dei morenti.

 

l’ho vista china sull’Umanità dolente

e udita sussurrare

parole sconosciute

di conforto e di AMORE.

 

La vedo nell’AMORE gratuito

di chi si spende per il bene dei fratelli

e nello sguardo riconoscente

della creatura che si sente amata.

 

La respiro lontana dai rumori del mondo

nella preghiera

e nell’affetto riposante

di un cuore Amico.

 

La conosco, la PACE:

è dono

del DIO della PACE

ad ogni Sua creatura,

fedele compagna di viaggio

di ogni uomo di ogni tempo

nel suo faticoso

peregrinare terreno.

 

La PACE: tutto dona, nulla vuole in cambio.

 

GRAZIE, fedele preziosa AMICA dei miei giorni

GRAZIE a nome di tutti i figli di DIO!

 

Edda Merola

 

Roma, Santo Natale 2009

Edda CattaniLe pagine di Edda Merola
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Newsletter n.34

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Newsletter n.34 del 23 Dicembre 2017

La notte di Natale illumini la vita delle persone sole.

 

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E’ l’appello di Papa Bergoglio: che cos’è il Natale se togliamo Gesù? Il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può che essere “un testimone e un araldo di gioia”. Incontriamo i poveri, i bambini ammalati, i sofferenti e le persone sole.

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“Quando pregherete a casa, davanti al presepe con i vostri familiari, lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota. Non togliere Gesù dal Natale! Gesù è il centro del Natale, Gesù è il vero Natale! “.

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Il Papa in piazza San Pietro fra striscioni e canti di auguri per il suo compleanno. L’appello per le 6 suore rapite in Nigeria

 

Poi la  nostra attesa del Natale…

Nell’attesa, un dono … da condividere perché è un invito alla speranza. (da P.Gabriele G.)

Puoi trovare luce, energia e armonia in questi messaggi:

  1. Apprezza il presente con consapevolezza e gratitudine.
  2. Apprezza la comunità che ha cura di te, potresti essere solo.
  3. Apprezza le relazioni umane che ti sostengono, potresti essere anonimo.
  4.  Apprezza i volti, le forme,i colori che vedi, potresti non vederli.
  5. Apprezza i suoni, le parole, le melodie che senti, potresti non sentirli.
  6.  Apprezza ciò che stai vivendo: illuminazioni, sorprese, incontri graditi, momenti di serenità   sparsi lungo il cammino del giorno e contempla:

 Lo stesso ruscello di vita
che notte e giorno scorre nelle mie vene,
procede in ritmica armonia
coi palpiti maestosi della vita del mondo.
Mi alzai nella notte pensando:
anche nel sonno il respiro procede,
il cuore pulsa, il sangue circola,
insieme al ritmo delle stelle.
Con consapevolezza e gratitudine
mi affido al grembo protettivo della vita
in cui respiro, mi muovo ed esisto.

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Sono giunti i vostri auguri sempre tanto graditi e con essi tanti progetti che continuo a condividere quotidianamente su Facebook, diventato la nostra vetrina di comunicazione immediata.

 

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E arriviamo all’Epifania come “manifestazione” di uomini veri, uomini come Giuseppe che ha condotto per mano Maria:

“…uomini innamorarti dell’uomo, uomini che non accusano, che non scaricano mai le responsabilità addosso a un colpevole. Uomini capaci di prendersi cura della vita anche quando la vita sorprende e non rispetta le attese. Uomini che si compromettono fino in fondo.” (A. Dehò)

Dopo un periodo di pausa si sono aggiunti tanti nuovi amici che danno risposta alla nostra ansia di sapere e di ricercare e anche persone di fede diversa.

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Anche in questo blog vi è un invito a scrivere e a commentare… anche perché avrete notato un rinnovamento nei contenuti e nell’immagine.

Continuate anche a seguire gli incontri mensili della nostra associazione che propone, come ha fatto nel recente convegno, tante tematiche di spessore che hanno riscosso molto interesse.

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Siete voi, a voler dare ancora la fiducia nel riparare gli strappi, a scegliere cosa leggere e a dire cosa fare.

A voi la possibilità è di rispondere e farlo direttamente, o sotto gli articoli dopo esservi registrati (ma se ricevete queste news dovreste esserlo) o scrivendo al sito:info@acsss.it per richiamare l’attenzione su quanto è di vostro gradimento.

Chiudo… saluto e vi aspetto tutti… con questa nota ‘unica’ che ci fa sentire le cose che contano in questa aria di festa…

“Il presepe che noi facciamo e che è un’immagine del nostro mondo porta il riflesso delle guerre, della fame, delle sofferenze, della solitudine, del lavoro umano. Ma tutto questo è fatto per mettervi al centro Gesù, perché il figlio di Dio non può essere collocato da parte, lontano da noi, ma sta dentro ogni piega della nostra esistenza. ” Carlo Maria Martini

Natale è l’occasione per ricollegarti col tuo bambino interiore. Ti possono aiutare le parole di S.Agostino (Confessioni 1,6): “Adoro Dio per il mio Natale, per la mia infanzia che non ricordo, ma che immagino da quello che fanno gli altri bambini…”

” I bambini si aprono al mondo con innocenza e meraviglia.
Ritrova in te questi valori.”

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Buon Natale e Buon Anno allora Cari Amici a Voi tutti e ai Vostri Cari per un sereno 2018 !!!  

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Edda CattaniNewsletter n.34
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