Edda Cattani

Da Cattolica una testimone

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Parla la Mamma di Laly

 

Buongiorno amici ,

 dal link  sulla metafonia , che mi ha fatto trovare in bacheca il mio Gio', ho estrapolato una parte che, pur scritta dalla  mamma   e sorella Edda Cattani , sento profondamente rispondente alla realtà  personale …

A soli 50 giorni dal trapasso di LALY , io , madre di un unico figlio , costretta a chiedere la separazione dal padre solo 28 ore prima dell' incidente che l' ha portato a VIVERE LASSU', il 21 settembre 2001 , mi trovavo appunto a Cattolica , in occasione dell' allora XV Convegno del Movimento della Speranza.

E' grazie a queste che gli scettici definiscono come " sette spiritiche " , che , con FEDE , tanta innegabile pazienza e tenacia sono riuscita a risalire dal baratro della disperazione e a trasformare la mia esistenza , da inumana sopravvivenza in dignitosa accettazione del distacco .

Nella sua amorevole misericordia , quel DIO che inizialmente , non riuscivo a pregare , perché arrivata al " SIA FATTA LA TUA VOLONTA' " , mi sembrava di essere blasfema , quel Dio , ripeto , ha accettato che rivolgessi le mie invocazioni di aiuto e le mie più ferventi preghiere , alla SUA GRANDE MADRE , la MADRE di tutte le madri .

Da subito ho ricevuto prove inconfutabili della sopravvivenza dell' anima e della continuità della VERA VITA dopo la vita terrena.

Il devastante dolore del distacco , acuito  anche dalla mia infelice situazione coniugale , mi aveva portata persino ad accarezzare  malsani propositi  di suicidio. Di fronte alla bara sigillata del mio LALY mi sono però caparbiamente ,riproposta che ,  se fosse esistito anche un solo modo per venire nuovamente in contatto con la mia CREATURA ,lo avrei  cercato ! . Il mio cuore afflitto di madre ,  la mia FEDE  ,  mi facevano vedere “ segni “ di ALESSANDRO , anche dove la razionalità umana avrebbe catalogato il tutto come farnetica suggestione  .

 Ho iniziato i miei primi passi , attraverso la scrittura ispirata , spontaneamente accantonata dal 7 dicembre 2002 ( perché , in qualche modo pensavo di avere influenza su quello che scrivevo ). Sono poi passata alla metafonia , operata , dapprima con un semplice registratore da tavolo a nastro magnetico . Faticosamente mi sono aggiornata nell’ uso dei mezzi telematici e , dal mese di Giugno 2003 , opero registrazioni direttamente dal PC .ed utilizzando un programma di filtraggio delle voci.

Forgiata dal dolore , sento oggi di essere cresciuta spiritualmente  , di  essere gran lunga migliorata  come metafonista , fotografa  e mamma DJ celeste .

Vivo della musica , dei colori , della poesia del mio LALY e dei tanti suoi AMICI di LUCE .

Spenderò ogni mio altro giorno di vita a Lodare e glorificare  quel DIO a cui sono arrivata , solo attraverso il mio sconfinata amore di madre ,  a ringraziare COLUI che  mi concede di testimoniare , quotidianamente il suo IMMENSO AMORE DI PADRE , con i  MIRACOLI D' AMORE CELESTE che arrivano ad accarezzare la mia anima e , spero , non solo la mia .

 

Grazie amica mia… e come te …tante… Questa è la verita!

Edda CattaniDa Cattolica una testimone
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A proposito di “Sette” e Spiritismo!

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A proposito di “Sette” e Spiritismo!

 

E ci risiamo…!!! Superati gli anni bui delle diatribe con la “vecchia”gerarchia ecclesiale che, visto l’affacciarsi di questi “sconosciuti” che, cercavano di affrancarsi da lutti insostenibili, in nome della speranza, temeva un’ondata incontrollabile di “spiritismo” visto il successo del grande Movimento nato a Cattolica nel 1986… siamo punto e a capo! Ma in nome di cosa? C’è un ignoto giornalista, di cui non vale la pena di fare il nome, che ferma per strada un genitore che ha perso in un  colpo moglie e figlioletta e gli dice: “Spiegami come fai a registrare, visto che ti dà tanto conforto…!” E questi: “… ma no, non amo questa ingerenza… sono cose spirituali… delicatissime…” “…ma guarda che siamo andati anche a Cattolica e ci hanno fatto riprendere il convegno!”.

Già… a Cattolica era arrivata una telefonata: “Vorremmo pubblicizzare il vostro Convegno, siamo rappresentanti della CEI, visto il bene che state facendo e il consenso di tante persone…” Ed io: “ Beh, noi non abbiamo nulla da nascondere… visto che anche la Chiesa consente e conferma questo tipo di fenomenologia…!”

Ed ecco la trasmissione che fa scalpore negli ambienti delle Associazioni, dei disperati che pensavano di essere in pace con sé stessi e con la “Chiesa”…perché non siamo tutti forse “chiesa”?…popolo di Dio? …comunità dei credenti? E così abbiamo fatto “bingo”! Al dolore… allo scherno… alla beffa… alla diversità…… si è aggiunta l'emarginazione. Ora siamo addirittura considerati "spiritisti" dal momento che veniamo accomunati allo spiritismo del far ballare i tavolini, della medianità dei vecchi cultori dell’”incorporazione” della “materalizzazione”, dell’”evocazione”… di cui a Cattolica non si parla proprio. E così il giornalista acquista il suo patentino (…non so da chi poi) e il povero genitore viene chiamato “satanista” per il quale sarà necessario un esorcismo! Siamo così passati dal danno al vilipendio in una emittente che tanti di noi seguono nella diretta del Rosario quotidiano! L'uomo del Golgota, ancora una volta, è stato colpito nella sua debolezza, nel suo silenzio, nella sua immagine reale di "umanizzazione quale segno dei tempi".

Già eravamo stati indicati a dito per l'immagine sofferente che ci caratterizza e che difficilmente riusciamo a mascherare. Avevano parlato di noi definendoci "mamme piagnone", "fanatici, illusi, isterici".

Oggi, noi madri e padri, noi spose, fratelli e figli di coloro che hanno raggiunto una dimensione definita "aldilà", certamente più tollerante del nostro "aldiqua", siamo quelli da cui ci si deve guardare e che potrebbero creare turbe nel corretto adeguamento del pensare comunitario cristiano cattolico.

Noi, siamo quelli che come i carbonari si riuniscono nei capannoni, negli hotel… ma quando mai? …siamo quelli delle “sette”, quelli che, nella bailamme delle organizzazioni congressuali, stanno davanti alle porte dei sensitivi, con il biglietto del supermercato, per attendere il loro turno nel ricevere il messaggio del "presunto caro estinto".

 

… la psicologa Maria Rita Parsi…

La realtà ha una sua parte di verità: indipendentemente dal mezzo di cui ci si serve, siamo alla ricerca di qualsiasi indizio che, in qualche modo, dia certezza che il nostro caro esiste ancora, ci segue ed è partecipe della nostra vita.

Ma come mai siamo ricorsi a strade, tuttora sconosciute, nella speranza di trovare quel segno, quell'energia vitale che ci aiuti a sopravvivere?

Ci si è chiesti, almeno, a quale fonte avremmo potuto rivolgerci dal momento che coloro che dovrebbero sostenerci ci hanno dichiarato "Tuo figlio non era tuo!" "A questo era destinato!" "Dio ha voluto così!"?

Ma a quale immagine di Dio si riferiscono costoro? Forse Dio può volere il male? Dio può, beffardamente, togliermi d'un colpo quanto di più caro avevo nella vita, il mio scopo, la propaggine di me, il liet-motiv della mia stessa esistenza? E di quale vita, poi, stiamo a parlare quando non si ha più un fine da perseguire?

Sinceramente, di un Dio giustiziere e simile alla Parca della mitologia che taglia i fili, preferisco farne a meno. Anzi, se così fosse, restituirei a questo Dio anche quello che resta della mia vita stessa. Se la tenga pure, non saprei che farmene!

Eppure qualcuno (ci creda chi vuole crederci), servendosi di mezzi scientificamente non spiegabili, non so come, non so per quale permesso, un giorno mi ha raggiunto, è venuto a me, forse durante un congresso (uno di quelli dei biglietti) e mi ha mandato chiari segni di una presenza riconducibili ad una creatura a me infinitamente cara.

Era “metafonia”? O vogliamo chiamarla in altro modo…”transcomunicazione strumentale” “medianità” “carisma”’? Si è trattato di una serie di indizi di cui i soliti "scettici" possono trovare ogni sorta di giustificazioni per distruggere ogni illusione… se di illusione si trattasse!

Sì, non a tutti è dato di accorgersene; anzi non se ne vuole prestare orecchio. E' difficile e impervio il cammino di chi si mette in condizioni di ascolto. E' un cammino molto serio fatto di ricerca, di studio, di grande coinvolgimento e soprattutto di fede; perché il fenomeno esiste e ci è dato come grazia; perché di "dono di Dio" parlano i nostri Cari e tutta la storia dell’umanità racconta di contatti con altre realtà in cui l'uomo è stato chiamato a dare risposta di sé e della sua esistenza.

Ricordiamo le voci di Giovanna D'Arco, mandata al rogo per le sue affermazioni; le visioni dei mistici; le lacrimazioni della Madonna che si vorrebbero esaminare con il DNA.

In una società scettica e materialista si vuole fare di ogni erba un fascio, per togliere spazio alla speranza, alla fiduciosa attesa di tanta gente semplice, disposta a credere… Pensiamo al calvario di Bernadette davanti ai giudici ecclesiastici, ai pastorelli di Fatima, ai veggenti di Medgiugorie e alla Madonnina di Civitavecchia.

Anche a noi,  gente comune, è arrivata la parola di Dio. Me l'ha portata mio Figlio mancato al mio sguardo, ma non al mio affetto. Egli è venuto a dirmi che Dio mi ama e che mi attende in una realtà dove non esistono emarginazioni, dove ci si aiuta e si amano i nostri simili.

Quello stesso Dio, che avrei potuto bestemmiare, mi ha per primo indicata una strada già da Lui intrapresa. Questo Dio, nel suo esempio di grande povertà è un uomo crocefisso, ma è anche un Padre amorevole che ci fa capire che il male esiste in natura, ma non è da Lui voluto, anzi può essere strumento di resurrezione e di vita.

Diciamolo, dunque, chi sono gli adepti del "Movimento della Speranza" indicata come "setta": povere creature provate dall'abbandono di tutta la società che riacquistano una dignità e divengono fiaccole ardenti nella vita quotidiana. Nelle vicende di un mondo che si misura in base all' efficienza del potere e del denaro essi portano la luce della certezza e della speranza, irradiano la carità… cristiana e comprendono il dolore dei fratelli, specialmente dei sofferenti e degli emarginati.

 

… le Mamme metafoniste…

I cosiddetti "adepti" del nostro gruppo veneto hanno vissuto il primo Natale a fianco dei terremotati del centro Italia, e, attraverso i volontari, hanno inviato tonnellate di viveri e di indumenti, hanno portato libri e quaderni ai bambini deprivati delle loro scuole, senza nemmeno qualificarsi, in nome di quella solidarietà… che non ama confondersi con i "centri" che fanno notizia.

Così, mentre venivano stilate queste belle "indicazioni" sulle persone a cui avrebbero "distorto la psiche" e che potrebbero proporre "qualche gesto clamoroso ed offensivo della religiosità…", tutti noi stavamo lavorando per un progetto di amore, gettando nel cuore dei fratelli tribolati le faville della nostra purezza di sentimenti e di comportamenti.

Il messaggio evangelico è per noi fede militante che si dona, che incoraggia, che consola e conforta come Dio stesso.  La notte dell’incredulità che ha accompagnato la nostra rinascita è stata preceduta, a volte, da un piccolo indizio, da un segno, da un breve messaggio che dall'oltre ha irradiato il cammino della nostra disperazione, ma questo ha fatto sì che nella tenebra dell'egoismo e della stoltezza bruciasse il fuoco della fede che crede nella Comunione dei Santi.

Sì cari amici, fratelli, padri e madri, terremotati nel cuore e nelle coscienze, negli affetti e nelle cose, vi vogliamo bene e puntando i piedi ben saldi per terra, andiamo avanti. "Non si turbi il cuor nostro!" I nostri Figli, angeli di Luce, veri militi della schiera celeste ci indicano quali siano i sentieri da percorrere e se un gruppuscolo di disinformati, come la classe al potere del primo cristianesimo, ci crede sovvertitori, accomunandoci a satanisti ed imbroglioni, noi continueremo a prodigarci per cantare il nostro inno alla vita, quella vera, che non ha confini.

Soprattutto, dimostriamo con le opere e con la nostra condotta morale irreprensibile, quanto sia grande la nostra fede. Resistiamo ad ogni impulso di replicare all’ignoranza, alla presunzione, alla diffamazione, all'ingiustizia e guardiamo alla croce della salvezza ascoltando le parole del Risorto: "Abbiate fede, io ho vinto il mondo!".

                                                                                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Buon Compleanno Lene!

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                                             Ricevuto come un dono

   Grazie Lene per aver dato al tuo Papà il "dono" di farti conoscere come "amore"

Oggi 31 ottobre 2012 sono due anni che voli con tutti i nostri Angeli Ragazzi di Luce

IL TUO PAPA' TI PARLA COSI'

 

Mario papà di Lene

Buon giorno amore, oggi è la tua festa… sei nata stanotte… auguri.. un abbraccio grande il tuo papà

Sto guardando il mondo da una finestra e mi appari tu, sotto forma di angioletto di legno, tra le tante figure il viso di un angioletto furbetto, domani è il giorno in cui hai deciso di venire da queste parti, ricordi, erano le undici e quarantacinque quando hai tirato fuori la testina sul mondo.. poi ti ci sono voluti quasi dieci minuti per decidere se restare o tornare da dove eri venuta, e mentre stavi per tornare dalle tue stelle, tutte belle, improvvisamente hai sentito il rantolio di un orso al lato della sala operatoria ed hai deciso di restare.
Sei rimasta qui con me per un sacco di anni… ora sei tornata su nella tua città di stelle e fiabe, e resterai sempre una bambina per me.. e mi dispiace non sapere come saresti diventata se tu fossi rimasta ancora un po’.. ma che vuoi la vita scivola così dalle nostre mani e quasi non ci accorgiamo di esistere.. e poi ci restano in mano un mucchio di detriti… i soldi da trovare, preoccupazioni da pensare, la macchina non parte, sarà la batteria, ti chiamo più tardi, sono impegnato, aspetta che sto parlando.. e poi in mezzo a tutto quel caos di parole, su parole e parole e parole… improvvisamente tu non ci sei più.. così sei volata via.. e neanche me ne sono accorto, e mi dicono che avrei dovuto già guarire dalla mancanza di te.. ma che vuoi farci, sai che ho la testa dura… Allora stasera come al solito ho pensato di farti il regalo di compleanno in anticipo, ti ho registrato una canzone proprio come quando eri ancora viva.. e ti registrai la canzone di Cat Stevens.. e tu la mettessi addirittura nel tuo diario, per portarti il CD con te ovunque fossi andata… Il CD è rimasto nella tomba con te, allora ho pensato di scriverti una nuova canzone, solo per te per il tuo compleanno che durerà tre giorni questa volta, da adesso al primo di novembre.. perché ora che sei un angioletto ti puoi anche permettere di avere un compleanno di tre giorni.. il tuo papà per sempre.

Cieli blu sopra di me, datemi una ragione per alzarmi dal letto,
Cielo blu che risplendi sul mio viso dammi un'altra ragione per giocare di nuovo

non ho soldi, gli armadi sono vuoti, non ho mucci di sigarette da fumare e non ho niente da mettermi, è morta l'altra notte senza una parola, adesso l'unica canzone rimasta è quella di quell'uccellino mattiniero che canta…

Cieli blu sopra di me, datemi una ragione per alzarmi dal letto,
Cielo blu che risplendi sul mio viso dammi un'altra ragione per giocare di nuovo

non ho auto da guidare lungo la notte per venire da te, non ho anima da vendermi, e non mi interessa di nulla intorno a me, non ho amori da tenere stretti in questa vita.. allora cielo blu dammi un'altra ragione per far parte di questo gioco.

Cieli blu sopra di me, datemi una ragione per alzarmi dal letto,
Cielo blu che risplendi sul mio viso dammi un'altra ragione per giocare di nuovo

 

Niente e nessuno potrà rendermi libero se non la mia stessa anima, inutile vagare a vuoto nell'universo se resto legato alla materia. Quella materia che mi tiene incollato a questa terra tanto quanto la forza di gravità. Libertà, qualcuno ha scritto: un'altra parola per descrivere il nulla, ma quel nulla ci bastava" Ecco, è quel nulla che mi manca.. quel nulla che i nostri cuori sentivano.. come un canto antico, come una melodia che riassestava le vibrazioni della terra al fine di rimodellare i nostri spiriti. Ed eccomi, di nuovo ad aggirarmi ai bordi del villaggio come un lupo in cerca di una preda… mi fermo ad osservare…. oggi piove, il mio corpo camminerà nei boschi silenti, solo l'eco della pioggia che cade tra le foglie….. e quante lacrime hanno visto quei boschi, pianti senza respiro che mi laceravano il cuore nella mancanza di te, pianti che mi facevano sete.. mi deturpavano perfino la gola.. ora mi si chiede di tralasciare per un attimo la mia anima e cercare più materialità intorno a me.. ma il danno è fatto, non c'è più ritorno, solo una direzione è valida ora, andare avanti, costi quel che costi, muoversi in una direzione illusoria, del resto come possiamo davvero pensare che stiamo andando avanti? Non c'è vera relazione tra me e la realtà ora come ora, ci sei tu a tenere quel filo di seta attaccato a questo mondo, per il resto è semplice e pura follia, talmente pura che sfocia in normalità.. così mi manchi, in questo modo mi manca il tuo sorriso, mi manchi perché non c'è più relazione tra me ed il mondo stesso.. lui, il mondo, corre nella direzione sbagliata e crede che correndo più veloce arriverà fino alla fine dell'universo, io oramai cammino lentamente su per i sentieri che mi porteranno fino a te.. con affetto il tuo papà (pigna)

 

 

 

  

 

Oggi sei volata via

 31 OTTOBRE 2012

è un anno che sei andata via, ed ancora sento il tuo profumo sui miei vestiti..

io so che tu ora sei un angioletto e voli lbera da un universo all'altro come una farfallina vola da un fiorellino all'altro, dolcemente e lievemente, non fai rumore sbattendo le tue alucce di panna e zucchero a velo; ieri il tuo papà lo sapeva che avrebbe sentito la tua mancanza oggi più che mai, allora è andato nel bosco ed ha raccolto fiori nuovi e vecchie pigne cadute dall'albero più vecchio, con le mani poi ha lavorato cera bianca e nove spilli ha usato per inchiodare tutte le cattiverie del mondo, le ha inchiodate all'albero vecchio e bruciato i volti dei cattivi uomini neri, che stanno facendo tanto male alla tua mammina, un po fusa ultimamente ma sempre pronta a sorridere come facevi tu per dimenticare le brutture della vita.. ti ricordi, eravamo a Brighton quando quella str…a di Idy, la figlia di Charlie ti fece arrabbiare e stavi per piangere, ti ricordi cosa ti disse il tuo papà?

occhi per piangere devi avere sol per chi ami davvero, gli altri devono solo vederti ridere ed essere felice, perchè è solo così che li puoi distruggere, con tutta l'allegria che hai, dopo di che passeggiammo sulla spiaggia dai sassi bianchi bianchi e volammo sulla giostra colorata.. che buoni i sapori che c'erano quel giorno in quella piccola città inglese di mare così lontana dalla nostra terra. dopo quel giorno hai pianto solo un'altra volta, per colpa di Barbara.. ma solo qualche minuto poi hai smesso e mi hai preso la mano e mi hai detto:"pigna andiamo a giocare".. eri e sei tutto ciò che la vita può donare… ora è un anno che sei volata via, chissà come vivi, dove dormi, ogni tanto penso chissà cosa mangerà, spero che tu possa cucinare tutte le ricette che ti ho insegnato, il tuo diario di cucina è qui con me.. se vuoi dagli un'occhio.. e se non ti ricordi come si fa chiamami.. lo sai che per te io sono sempre all'erta

dolce piccola pulcetta.. saltavi come una pulce ridendo e mangiando leccornie rubate dal frigor..

così oggi ho acceso tre candele nere e le ho lasciate bruciare insieme ad incenso di pino nella fontana dove ci sono i pesciolini rossi, perchè la notte è fredda e nera… buia e lunga, allora ho pregato che la notte bruci in fretta nei prossimi mesi a venire, e sole risplenda nei nostri cuori tristi.. perchè da quando sei volata via, gioia è difficile e allegria si è persa, solo le ombre dei tuoi ricordi toccano le ombre dei miei occhi vacui e pieni di lacrime per un angelo che ha amato la vita con tanta forza ed energia che ha deciso di scappare via un po' prima di me… mi batti sempre… ricordi scendevamo giù per la discesa col vecchio monopattino e Bella ci seguiva.. stavi per aver paura della velocità poi iniziasti a ridere che anche Bella ne fu coinvolta…

ora i fiori nuovi sono accanto alla tua foto, quella dove fai la farfalllina e pigne vecchie nella coppa di rame, la casa profuma di resina e fiori di campo e l'incenso bruciando nel giardino ha fatto arrivare anche gli uccellini, tra un po' andrò sulla tua barca ed insieme ascolteremo il vento come abbiamo sempre fatto, perchè hai imparato e ora sai che il vento è nostro amico, porta via il brutto tempo e fa arrivare la pioggia nei giorni di secca, muove le barche e fa cantare gli alberi, e così nel bosco dove la vecchia quercia ha visto milioni di anni scorrerle sui rami, i cattivi uomini nutriranno con la loro anima nera le foglie dei noccioli per creare cose buone da cattivi umori e rabbie sopite…

perchè tu mi hai insegnato cosa vuol dire amare ed io ne sto facendo tesoro, anche se la tristezza come una sindone a volte avvolge il mio cuore che quasi smette di battere.. i miei occhi ti vedono ovunque, nei fiori di campo che tanto ti piacciono nelle pigne verdi e quelle secche che ancora portano la resina dell'autunno passato e nell'acqua di quel mare dalla quale tutti noi veniamo.. tu la vita la amavi sul serio ecco perchè ancora mi dai la forza ogni giorno di scrivere di te e dei fiori nuovi e delle pigne vecchie.. il tuo amore scalda il mio cuore nei giorni freddi ed i tuoi occhi mi guardano dall'alto, scommetto che non immaginavi che un uomo orso e stregone come il tuo pigna potesse piangere così tanto quando sei andata via.. se no sono sicuro che avresti aspettato ancora.. ma il tempo cambia, ed i giorni scorrono e oggi luce nuova verrà perchè i cattivi sono morti ieri sera e la terra si è nutrita del miele che il tuo papà ha versato per farla felice.. miele e cristalli d'argento per colori nuovi e storie nuove da raccontarti… sempre ti racconterò le mie storie da orsone cicciottone… perchè tu sei il mio piccolo dolce e tenero fiore di campo da proteggere dal vento forte…

TVB con tutto il mio cuore il tuo papà per sempre…

Pigna

 

 

dai Commenti:

" io sono basito.. tutti questi bellissimi commenti mi si sono velati gli occhi di lacrime… Lene devi essere contentissima da lassù a vedere quanta gente ti vuole bene… io sono solo un piccolo blasfemo che arranca sulla strada della vita ma tu sei diventata un angelo stupendo.. ti abbraccio tanto tanto il tuo papà"

 

 

 

 

Dagli scritti del Papà di Lene è nato un libro sponsorizzato dalla nostra Associazione.

Alcuni articoli in esso contenuti sono inseriti nelle CATEGORIE di questo Sito Le perle di Lene

 

Un miracolo d'amore: la storia di Mario Farinato

Una sera, aprendo la mail di Italia Parallela, ci siamo imbattuti in una lettera che ci ha commossi tutti. E' la storia di un padre, Mario, un fotografo professionista, che da pochi mesi ha perso la sua figlia minore, a causa di un collasso cardiorespiratorio. Ha voluto condividere con noi la sua esperienza, raccontandoci una storia che assomiglia tanto ad una favola.

Mario è autistico, soffre della sindrome di Asperger, e a causa di questa sua particolarità, in passato ha avuto molti problemi nell'intregrarsi con gli altri. Nato in una famiglia fortemente attaccata alle tradizioni del Sud Italia, fin da piccolo ha un dono: quello di poter vedere piccoli frammenti del futuro e comunicare con quelli che per lui sono molto più di semplici "amici immaginari".

I genitori non vedono di buon occhio questa sua particolarità e lo sottopongono ad un esorcismo, un esperienza traumatica che lui stesso fatica a ricordare con precisione. Da allora niente più visioni o premonizioni…. Finchè un giorno, anni dopo, accade qualcosa che lo rimette in gioco.

La notte di Halloween nasce la sua secondogenita Lene, una bimba di appena 900 grammi che quasi pare morta: non respira, non piange… Ma all'improvviso inizia a gridare. 

La madre Lucia ha un trauma post-partum a causa del quale vuole tenersi lontana dalla bambina: è convinta di aver dato alla luce un mostro. 

E' così che Mario inizia a prendersi cura in tutto e per tutto della bambina, allattandola artificialmente e aiutandola ad avere il suo primo contatto con il mondo esterno.

Lene è una bambina speciale: tutti le vogliono bene, tutti adorano questa creatura intelligente, curiosa e dolcissima. Una donnina. Riesce a capire chi le sta intorno con una semplicità disarmante.

Purtroppo un giorno a Mario viene diagnosticata una tremenda malattia: un tumore alla mascella causato da una mutazione genetica. La sua alterazione pare sia un fenomeno comune ai cosidetti bambini indaco, e Mario, facendo il cosiddetto uno più uno, si rende conto che tutti i doni avuti anni fa non erano solamente frutto di casualità o elevata sensibilità. Scopre inoltre che questa alterazione genetica è stata trasmessa anche a Lene ed alla primogenita Denise. 

 

Mario ricorda ancora l'ultima telefonata con la piccola Lene. "Le chiedo di passarmi la mamma, lei viveva con la mamma durante i periodi di scuola e con me i week-end ed il resto dell'anno, Lene si arrabbia e mi dice: Perché vuoi parlare con la mamma, hai tutto il tempo che vuoi per parlare con lei adesso stai ancora un po’ con me… immagino, nella mia ingenuità che sia uno sfogo per problemi con le amichette o per problemi a scuola, ma non c'è nulla di tutto questo, allora pazientemente le dico, Lene, non fare la stupidina passami la mamma, lei si arrabbia quasi e mi passa al telefono Lucia, la mamma, parliamo un paio di minuti e poi ritorno a parlare con Lene, ora Lene è più calma, ma mi parla in maniera strana, e la sento molto triste, quasi come se non potesse più rivedermi, come se quella fosse l'ultima telefonata … la stessa notte alle 5,55 Lene entra in collasso cardiorespiratorio i suoi polmoncini si riempiono di liquido e muore annegata…."

Possiamo immaginare il profondo dolore di un padre alla perdita di una figlia di appena 11 anni. Leggendo la sua mail mi cadono le lacrime sulla tastiera. Non si può rimanere impassibili di fronte ad un simile avvenimento. Mi metto nei panni di Mario, mi tremano le gambe. Durante il suo racconto ho vissuto gli sguardi di Lene, ho sentito la sua risata, mi ha contagiata.

Un giorno, mentre Mario si trova in fila dal dottore, la sua macchina fotografica del 1940 (che aveva con sé) scatta casualmente una foto. E quando quella foto viene sviluppata i suoi occhi si riempiono di stupore.  In translucido appare il volto di Lene!

Questa è solo la prima di una serie (casualissima) di foto in cui appare la sua bimba.  Sono foto che hanno un che di  sconvolgente. In ognuna di esse, più o o meno nitidamente, appare il volto di Lene. 

In seguito, Mario viene contattato da Alessandra Bertone, esperta di metafonia, ed assieme a lei riesce addirittura a stabilire un contatto verbale con la piccola, la quale, durante una seduta di metafonia, chiama distintamente il padre "Pii" e "Pigna", i due soprannomi che lei gli aveva dato.

Non posso non credere alle parole genuine di questo padre. Ho visto le foto, che lui mi ha inviato via mail, e le trovo assolutamente autentiche. Non me la sento di pubblicarle sul sito, perché mi sembrerebbe di gettare in pasto agli squali qualcosa di troppo privato e profondo. Tuttavia se qualcuno fosse interessato a vedere qualcosa ce lo dica e lo metteremo in contatto direttamente con Mario.

Non sono solita scrivere articoli inserendo così tanti interventi personali, ma questa commovente storia non mi ha dato alternative. Credo che questo sia un miracolo d'amore, il più grande di tutti. L'amore, quello vero, che non muore mai. 

 Monica Taddia 

 

 

Edda CattaniBuon Compleanno Lene!
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Newsletter n.13

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Newsletter n.13 del 28 Dicembre 2012 

“Ecco noi ci siamo trasformati per essere sempre più piccoli ed entrare dentro di voi silenziosi. La tua pace mamma è la pace di chi con te riconosce il canto dell'amore Divino.” (S. Natale da V.S.)

Con gli auguri dei miei Cari, vi raggiungo ancora una volta, in punta di piedi per non turbare la serenità di questi giorni di letizia e d’amore. Il Santo Bambino è giunto anche nelle vostre case ed avrà sicuramente portato quell’aria di innocenza, di pace e d’ amorevolezza che Lui solo può dare. Ci eravamo salutati con Cattolica 2012 imminente ed ora ci salutiamo con la chiusura dell’anno di associazione “Padova 2012: Scienza e Fede”.

Sono state esperienze forti e gratificanti. Cattolica è implosa come unico convegno in Italia a quel livello: per anzianità, programma e (permettetemelo, non per me ma per Paola Giovetti) conduzione. Ha portato ad una svolta con la presenza delle metafoniste di FB e di figure di notevole spessore che mai si erano presentati ai nostri Convegni. Sono seguite valutazioni da parte di giornalisti poco scrupolosi che ne hanno fatto un business tutto a nostro vantaggio. Poi tutto è tornato alla normalità ed anche “Padova 2012” nel suo piccolo ha ripreso le medesime tematiche raggiungendo coloro che, nel Veneto, non potevano permettersi lunghe distanze.

     

Ed ora mi permetto di trascrivere ciò che ha rappresentato il nostro cammino in quest’annata così piena di avvenimenti, ma di grande ricchezza spirituale. E’ un aneddoto che ho letto durante il nostro ultimo evento:

Wanted:l’assassino della “fedeltà”

 Da tempo le cose in paese non andavano bene. Nessuno si fidava più di nessuno. Nemmeno dei fratelli, delle sorelle, degli amici e persino dei genitori. Ognuno sospettava degli altri. Nessuno si arrischiava più a fare progetti di una certa durata. Si viveva alla giornata, senza entusiasmo. Non nascevano più bambini e da fuori nessuno si arrischiava più a prendere il domicilio in paese. Si fecero lunghi dibattiti in consiglio comunale per scoprire le cause della morte della fedeltà. Un giorno comparve, sui muri delle case, una dichiarazione firmata dal sindaco: si era scoperto il colpevole della morte della “fedeltà”. Il sindaco diceva di averne un identikit preciso. Se la gente voleva vederlo venisse pure nella sala del consiglio. I cittadini accorsero in massa, per curiosità. Furono fatti sfilare ad uno ad uno davanti a una piccola edicola coperta da un drappo. Mano mano passavano, il drappo veniva alzato. Dietro il drappo c'era un semplice specchio dove ciascuno poteva vedere il proprio volto. Era il volto del colpevole.

Le mie relazioni hanno sempre trattato argomenti affini al messaggio che ne perviene ed anche il mio augurio aderisce a questo monito. La Fedeltà di Dio sostiene tutte le altre forme di carità fraterna. In un’epoca in cui non vi sono più certezze, non quella di una casa, di un posto di lavoro, della stabilità della famiglia, dei rapporti stabili e duraturi … e la fedeltà delusa finisce per dare adito a nuove infedeltà… Dio solo resta a dare garanzia alla vita umana. Siamo fedeli nella crescita personale, nel servizio al prossimo, nella testimonianza benefica! Tutto quanto riceviamo deve diventare strumento per giungere a vedere “…il cielo aperto” e la giustizia del Padre sorgente e sostegno di ogni fedeltà.

Con Fra Benito capiamo meglio il senso del proseguimento di quel versetto di Giovanni: '.. ma le tenebre non l'hanno accolta ..' .. c'è una profezia di bene nel Natale, ma anche una profezia di male, un male che vuole inghiottire quella Luce .. quasi a dirci che non c'è cristianesimo senza croce .. è vero .. ma io aggiungo che non c'è croce senza resurrezione .. anche se davanti a un Cielo che annuncia pace la terra invece si riveste di sangue .. il vangelo dice che le tenebre non l'hanno accolta quella luce, ma non che l'hanno vinta .. ecco perché il senso della fede è nella bellezza della vita e nell'audacia del quotidiano .. non dentro atti di eroismo .. ma vivendo ogni giorno, giustizia, bontà, tenerezza, amore, servizio .. il male si può vincere solo con il bene .. il buio si vince con la luce, anche piccola, piccola .. che si apre varchi senza sporcarsi con l'oscurità .. Auguri, amici!

Buon Anno allora! Buon Anno alle Famiglie che vivono il disagio, per chi ha perso un lavoro, per chi ha perso un figlio, un famigliare, un amico, una persona cara, una mamma, per chi ha perso la fede, per chi ha perso la speranza, per chi ha perso il sorriso, la voglia di vivere, la voglia di aiutare, per chi ha perso l’allegria di un piccolo gesto, per chi non guarda mai il cielo, per chi, non guarda mai l’orizzonte, per chi… non sente amore, per chi non sa né dare amore né riceverlo, per chi non sa pregare, per chi non ha il coraggio di chiedere, per chi non ha il valore di offrire, per chi non sa ascoltare, per chi non sa aiutare e per chi non vuole essere aiutato… Sono parole vostre, vostri sentimenti che traboccano dai vostri scritti che ricevo quotidianamente e ripropongo sulle bacheche di FB.

 Ed ora riprendendo le fila dei nostri intercorsi … e delle nostre iniziative … possiamo dire di avere concluso l’anno con una moltitudine di consensi. Fare “comunione” è sentirsi uniti nello spezzare il pane, è condividere i pensieri e le vicende che attraversano la nostra vita, è aiutare tutti coloro che incontriamo nel nostro cammino.

 

 

Questo sito, nato e cresciuto con questi intenti, viene ora seguito da decine, quando non centinaia di navigatori ogni giorno a cui si aggiungono le amicizie su FB che hanno raggiunto il migliaio e con le quali quotidianamente ci si scambiano esperienze, note, meditazioni e… preghiere comunitarie. E’ la bacheca di Rosa G. che ogni sera raccoglie in orazione un numero di anime assetate di conforto che passano dal momento esperienziale delle metafoniste a quello dell’unità partecipativa con il Signore.

 

 Di tutto nostro, dopo il Convegno di Dicembre, continueranno gli incontri dell’anno sociale ai “Tre Pini” per l’incontro di fine mese con la Messa per i nostri Cari e siamo in attesa dell’individuazione di una nuova sede che sostituirà quella di Via Rinaldi in ristrutturazione.

Poi una serie di Convegni, uno a Febbraio, al Centro culturale l’albero il 25 gennaio e il 1° Marzo a Roma il “Convivio” dove troverò cari amici e potrò riabbracciare il Prof. Filippo Liverziani mio maestro di spiritualità e di formazione. Ricordo poi Bellaria, dove ancora una volta assisteremo a conferenze di ogni materia che ci interessa e che saranno arricchite dallo splendido coordinamento del Dr.Nicola Cutolo.

Ma il nostro interesse più stretto sarà la preparazione di Cattolica 2013, una tappa doverosa e storica… ricca sempre di nuovi incentivi che portano “conforto ad anime assetate di giustizia” (sono le parole di Simona Leardini). Con Gennaio ci si prepara già all’evento che richiede oculata individuazione di ogni particolare interessante. Aiutateci ad aiutarvi!

Confermo che siamo vicini sempre agli amici del “Centro Culturale l’albero” di Fossoli e a Carla Castagnini che dopo la catastrofe del sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, ha ripreso le iniziative. Con lei, con questi amici ci vedremo come ho detto per il convegno del 25 gennaio ed eccone la presentazione:

 
Un grande Convegno: chi può lo tenga presente!
http://youtu.be/IkM2_fl3V6o

 

 

 

Domenica prossima si celebra la Sacra Famiglia. Facciamo nostro l’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II°

Fate spazio nel cuore  

Vivete nella Fede, trasmettetela ai figli,
 testimoniatela nella vita.
Amate la Chiesa, vivete in essa e per essa.
Fate spazio nel cuore a tutti gli uomini,
perdonatevi a vicenda,
costruite ambienti di pace ovunque siete.
Ai non credenti dico: cercate Dio,
Egli sta cercando voi.
E ai sofferenti dico: abbiate fiducia,
Cristo che vi ha preceduto
vi darà la forza di far fronte al dolore.
Ai giovani: spendete bene la vita,
è un tesoro unico.
A tutti: la Grazia di Dio vi accompagni ogni giorno.
E salutatemi i vostri bambini, appena di svegliano.
Come vorrei che questo mio ‘buongiorno’
fosse per loro presentimento di una buona vita,
a consolazione vostra e mia, e di tutta la Chiesa.

                                                                       (Papa Giovanni Paolo II)

Un abbraccio di Luce a tutti. Con questi Auguri formiamo una catena d’amore e restiamo uniti!

Edda Cattani

 

 

 

 

 

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Edda CattaniNewsletter n.13
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“Ti voglio bene” 1^ P.

3 comments

Grazie Mentore!

Aggiornare un articolo quando tutto è concluso può aver senso? Sì ne ha perché la sofferenza fa maturare sentimenti e percorrenze … allarga il cuore e la mente, fa vedere oltre l’orizzonte. Voglio partire dal Vangelo di questa “Domenica 29a per annum” perché indica il cammino da attraversare: “La sofferenza è una dimensione di senso della vita che il cristiano incontra. Essa non è voluta da Dio, ma è una realtà che appartiene all’esistenza come la gioia e la serenità. Ogni volta che la vita ci presenta un calice da bere, noi non ci possiamo rifiutare di assaporarlo fino in fondo. Abbiamo solo due possibilità: o lo rendiamo inutile, impiegandoci sul lamento di come siamo «disgraziati»; oppure possiamo assumerlo, offrendolo a Dio come partecipazione al dolore del mondo redento nel sangue di Cristo. Ogni sofferenza regalata alla Trinità è un atto di condivisione con quell’umanità schiacciata e senza forze che aspetta da noi un piccolo sostegno per stare in piedi.” (Mons.Paolo Farinella)

Non è facile accettare questo assioma che si allontana dalla logica del “potere” , dell’approvazione, dell’elogio, del successo… ma chi segue Cristo è forse un pazzo in quanto quale uomo tende a rifuggire da tutto per seguirlo? E’ molto più facile abbandonarsi alle fatue ricerche del piacere, del lusso, delle droghe di vario genere (non vi è solo  marijuana o cocaina …) piuttosto che seguire l’«uomo dei dolori» che «offrirà se stesso in sacrificio di riparazione”  e si propone come “servo”. Già… essere al servizio degli altri è molto più ricevere di quanto si riesca a donare.

Ricordo il giorno in cui sono andata in pensione e mi hanno onorata in un grande Oratorio del 1100 alla presenza delle autorità e di oltre un centinaio di rappresentanze della scuola, delle famiglie, dei miei docenti e collaboratori… C’era anche Mentore,  in fondo al pubblico accanto alle mie figlie, che ormai portava addosso i primi sintomi della malattia che l’avrebbe portato ben presto all’inabilità totale. In quei momenti di “gloria” io pensavo a loro e ringraziavo Dio di avermi dato la possibilità di manifestare tutto l’amore che avevo dentro. Quando si ha questa consapevolezza tutta la fastosità di questo mondo diviene alquanto inadeguata se la paragoniamo alla felicità del “ricevere donando”.

 

Il passo evangelico ci richiama dunque ad uno stile di vita che ribalta ciò che la realtà moderna ci offre e i potenti pretendono. E’ la logica delle beatitudini e del Magnificat che diventano programmi di atteggiamento personale e sociale. E’ un vivere guardando non tanto ai luccichii delle vetrine ma considerare chi sta oltre e molto di quanto appare non se lo può permettere. Penso che in questo periodo di crisi che attraversa parallelamente la politica, la comunità ecclesiale e tutta la nostra quotidianità si debba tornare all’essenziale ai piedi della croce e partire dal presupposto che il «bene comune» si radica nel concetto di comunione, che è l’opposto contrario dell’interesse di parte o peggio ancora individuale.

Mentore così la pensava e me l’ha insegnato!

 

“ Ti voglio bene “

Una sposa, una madre riflette sull’”amore”

nel  finire di una calda estate

 

 

Sono di ritorno da “Casa Madre Teresa” dove, anche quest’oggi, il mio amato Sposo ha avuto l’ennesima crisi respiratoria che lo porta vicino alla soglia di quel mondo invisibile ove, da tempo, dopo tanta sofferenza, desidera approdare. Ho approfittato della pausa pomeridiana per assistere alla Messa che si celebra nella cappella del Centro ed ho rivolto, come al solito la mia struggente invocazione: “Signore, si faccia come Tu vuoi, ma che avvenga presto!” Mi trovavo nell’ultimo banco, genuflessa con il capo tra le mani, attorniata da tanti poveri ammalati che assistevano con me al rito dell’Eucarestia. Nel momento in cui il sacerdote ha rivolto a tutti noi le parole: “Scambiatevi un segno di pace!” ho alzato gli occhi per porgere la mano a chi mi era vicino ed ho visto una piccola signora, con due occhi amorevoli che mi ha preso entrambe le mani, poi si è protesa per abbracciarmi e mi ha sussurrato: “Ti voglio bene!”. Ecco l’indefinibile miracolo dell’amore: una anziana ammalata, con poche possibilità di eloquio, con l’aspetto di chi è solo e non ha nessuno a cui rivolgersi, sembra comprendere il mio dolore e mi dice: “Ti voglio bene!” Quante persone incontrate per strada quest’oggi, al centro commerciale, o che mi hanno telefonato per vari motivi, si sono premurate di capire cosa possa esservi dietro il mio volto, da tempo sempre impassibile, per poi dirmi : “Ti voglio bene”?

Sono tornata in camera di mio marito con il volto rigato di lacrime e mi sono lasciata andare ad un pianto irrefrenabile, mentre lui mi guardava attonito, senza parole per dirgli ancora una volta: ”Aiutami Mentore, chiedilo ad Andrea di aiutarmi perché da sola non gliela faccio!” In quell’istante ho visto una luce sprigionarsi intorno alla sagoma di quella povera creatura rattrappita e diffondere intorno un’aura protettiva, quasi a volerci proteggere, uniti insieme ancora una volta.

  

 

 

Mi sono chiesta e mi chiedo tuttora: possibile che si debba andare per le strade a mendicare una briciola d’amore quando tutto il nostro essere chiama, chiede, vuole “amore”.

Ha scritto qualcuno: "Nessun essere umano può vivere a lungo, in condizioni normali, senza sperimentare un minimo di solidarietà, di amicizia, di affetto, di amore. Anche le più semplici funzioni esigono, per prosperare, l'alimento dell'amore e della speranza. Quando tali sentimenti esistono, si può continuare a vivere anche in un polmone di acciaio e quando scompaiono anche il mondo stesso diventa poco meglio di un polmone di acciaio".

Queste espressioni, di significato così profondo, denotano che l'uomo non può vivere senza una esperienza emotiva gratificante, in tutto l'arco della sua esistenza.

 E' la psicologia umanistica a studiare i bisogni fondamentali, le motivazioni ideali, i bisogni estetici. Se nella realtà che ci circonda l'analisi appare complessa proprio perché non possiamo scindere l'uomo: la sua ricerca e curiosità lo portano a desiderare la bellezza, la giustizia, l'ordine quali espressioni dell'amore, e ad un tempo lo invitano a rispondere alle esigenze fondamentali e insopprimibili che sono il soddisfacimento delle tendenze biologiche quali la fame e la sete, l'appagamento degli appetiti.

E'quest'ultima, una realtà istintuale che spesso sembra avere il sopravvento e che richiama una immagine falsata dell'amore. E' un far prevalere l'ego (freudiano) insito in ciascun essere che si definisce persona. Ma in questa separazione vi è uno spiraglio minimo, non distinguibile, quasi impercettibile che accomuna l'uomo all'animale.

 

Facciamo un esempio:

Nel cespuglio, davanti alla mia abitazione, una gattina randagia ha partorito tre cuccioli. Li cura, li allatta e li difende ogniqualvolta si avvicina qualcuno a lei non noto. Ho cominciato a portarle un po' di latte, poi a coprirla con un nailon ed ora posso accarezzare i piccoli che mi riconoscono: hanno compreso che da me possono ricevere solo un beneficio.

Quale differenza fra questa creatura viva, intelligente, tanto simile nei comportamenti alla donna e al suo bambino! Eppure se la priviamo delle sue creature, dopo qualche giorno di ricerca la gatta continuerà la sua vita errabonda, senza cercare i suoi figli e partorirà di nuovo lasciando altri animaletti morire schiacciati sulle strade.

Tanto simile a me… come mio figlio dilaniato da una macchina, in mezzo ad una strada e… il mio pianto senza fine.

Dove sta la differenza?

La matrice istintuale che caratterizza il comportamento dell'animale e su cui tutti gli studiosi concordano, lo porta ad agire con una specificità di comportamenti finalizzati alla sopravvivenza della specie. L'animale dà risposte ai bisogni primari del suo organismo e compie tutti quegli atti primari che ritroviamo anche nell'uomo: così la gatta, come la sua specie vuole allatta e protegge i piccoli.

 

 

Per l'uomo le cose si complicano. Anch'egli ha una disposizione psicofisiologica che determina in lui l'azione che risponde ad uno stimolo. Ma l'uomo a differenza dell'animale è capace di reazioni affettive complesse. L'emozione che è considerata, anche comunemente, come una reazione affettiva di particolare intensità, sorge sì all'improvviso e può anche non lasciare traccia, ma a volte diviene sentimento intensamente vissuto di cui l'uomo prende coscienza.

E' la trasformazione profonda dell'essere che supera la parte istintuale, irrazionale in quanto mette in gioco tutte le altre facoltà: quali l'immaginazione, la creatività, la fantasia, la progettualità, che diviene "scelta di vita".

Ecco la differenza.

 

 

Abbiamo detto all'inizio che l'uomo "per tutta la vita" non può vivere senza punti fermi di stabilità emotiva. Il nostro approccio allo studio delle relazioni affettive ci consente di rintracciare interessanti variazioni a quella sinfonia che è la vita amorosa. Perciò continuiamo col dire che tutti gli studiosi sono concordi nell'affermare che l'Io si struttura, si integra e si organizza, in modo durevole, sin dai primi anni di vita.

Bowlby, lo psichiatra etologo che ha formulato la teoria dell'attaccamento, sostiene che il bambino richiede la presenza della madre perché la sente forte e lo rassicura.

Questa richiesta di protezione è riconducibile agli albori della nostra specie quando occorreva difendersi dai predatori e dagli animali feroci.

Aggiungo una piccola distensiva parentesi: il mio bambino tornò a casa dall’asilo con la sua bella poesia, che non ho mai dimenticato, per la festa della mamma:

 

Il mio bene
(Lina Schwarz)

Ti voglio bene mamma … come il mare!
Non basta: come il cielo! No, più ancora.

Mamma, ci penso già quasi da un’ora,
eppur quel nome non so trovare.
Il nome di una cosa grande grande
che ci sta dentro il bene che ti voglio.
Una balena, forse, o un capodoglio.
Oh, mamma, non mi far tante domande.
So che quando ritorno dalla scuola
i gradini li faccio a rompicollo
per l’impazienza di saltarti al collo,
e il cuoricino, puf, mi balza in gola.
Ti voglio bene quando sei vicina
e quando non ci sei: quando mi abbracci:
ti voglio bene anche se mi sculacci.
Sei soddisfatta, adesso, o no, mammina?

L'amore del bambino perciò verso la madre è una sorta di richiesta di sicurezza. La reazione positiva della madre che gli dà risposta, è sensibile alle sue proteste e sincronizza i suoi comportamenti con quelli del piccolo, lo rende tranquillo.

Ecco come la sinfonia amorosa si muta in "attaccamento sicuro" che è legato ai meccanismi di interiezione, di proiezione e alla rappresentazione fantastica dei primi oggetti di amore.

La mancanza di un sano equilibrio affettivo porta ad una serie di conseguenze negative che possono dar luogo al disordine fisico e morale, all'aggressività, al marasma, alla morte. Pensiamo ai bambini depressi nelle tendopoli, nei paesi sottosviluppati, ma anche quelli che passano da un genitore all'altro, a quelli violentati, abbandonati, costretti all'accattonaggio.

 

Ma l’evoluzione dell’amore e la capacità di amare, segno rivelatore della persona matura è un processo terminale, non un punto di partenza, è una conquista, non si insegna non si trasmette, ma occorre che l'uomo trovi in se stesso l'indomabile aspirazione a trascendere la propria natura finita e a liberarsi dall'egoismo per vivere un'esperienza universale.

Capire l'amore vuol dire vivere esperienze spirituali in una società educante, nella cui opera siamo tutti coinvolti, capace di interpretare e soddisfare tutti i bisogni dell'uomo.

E' chiaro l'anelito alla rifondazione di un mondo che vorremmo più giusto, cioè rifondato secondo la nostra ottica, che tenga conto delle nostre aspirazioni; in definitiva che ci voglia il "bene" che vogliamo noi, per noi.

 

Questo articolo non avrebbe senso se non fosse stato scritto per dire a ciascuno di voi "Ti voglio bene!"

(continua 2^ P.)

 

 

 

Edda Cattani“Ti voglio bene” 1^ P.
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Amore umano e “Sacro” 2^P.

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Ritengo di dovere aggiornare anche questa pagina per un’analisi che è bene proporre dopo gli episodi di violenza perpretati sulle donne da uomini privi di scrupoli, che alla ricerca di una loro affermazione ritengono di dovere “possedere” , distruggere, annullare… una moglie, una fidanzata, un’amica…. Dov’è la realtà dell’amore?

Anche questo come il rispetto, la delicatezza, la condivisione si imparano vivendo in famiglia un rapporto corretto… ed ancora…

Grazie Mentore!

 

Continua la nostra analisi sull’”amore”

2^ Parte : dall'amore al progetto di vita

Abbiamo visto come si giustifica il desiderio di dare risposta alla nostra esigenza di “amore”perché quando le cose non vanno secondo questa attesa subentra lo scoramento, lo svilimento, il vuoto e, al limite, l'ossessività del ritorno, il rigetto, l'odio che può sfociare in incontrollabili episodi di violenza.

Come nasce un amore?

Accade, anche nelle normali circostanze, che il nostro orizzonte esistenziale venga illuminato da un bagliore nuovo che mette in moto le nostre più profonde emozioni. Tra la folla di uguali e/o di differenti individuiamo un punto di riferimento che si fa presente come essere indubitamente unico, straordinario e provocatorio insieme. Il tutto avviene e ci stimola a vivere pienamente la straordinarietà dell'evento e a farci sentire a nostra volta unici, singolari e meravigliosi per l'altro.

 

 

Nell'innamoramento si ha uno sprigionamento di necessità precedentemente sopite, mentre trovano via libera delle potenzialità espressive prima mai sospettate. I corpi dei fautori acquistano una levità, una forza, un'armonia, nuovi odori, nuova vitalità, capacità fisiche e psichiche insospettate. Possiamo indicarne innumerevoli sfaccettature:

Pensiamo all'amore idealizzato dai poeti, come Dante o Petrarca, capaci di dar vita a versi sublimi.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

 

Ma pensiamo pure all'arte di Tiziano, di Raffaello che si esprimono nel decantare con le immagini sublimi della donna o della Santa Vergine il loro amore per la bellezza e l'armonia.

Troviamo analogie in altri campi dell'esistere come l'attenzione amorosa di quanti si affidano al sacro per soddisfare un'urgenza interiore che, a volte, raggiunge l'estasi e viene per lo più descritta come l'esplosione di una intensissima luce. Ricordiamo, ancora, Maria di Magdala che piangendo cerca dove sia Gesù che non trova nel sepolcro e riconoscendolo nel giardiniere lo chiama incredula ed estatica: "Signore".

 

 

Guardiamo Paolo sulla via di Damasco, abbagliato dalla scoperta del suo Dio: "Io sono colui che tu perseguiti!" Ed è il mutamento, lo sconvolgimento dell'esistenza tutta.

Ma torniamo al quotidiano dove innumerevoli immagini si presentano alle nostre menti. Anche se la cronaca di ogni giorno ci riporta episodi di inaudita violenza, tanti sono gli esempi che possiamo citare e che ci fanno riconoscere fin dove possa arrivare l'amore umano.

Sono esempi:

il giovane innamorato che non sta più nella pelle quando il suo sguardo si confonde con quello della sua amata; l'uomo anziano che porge la mano tremante alla compagna della sua vita; il medico che ha deciso di dedicare il suo tempo nella ricerca del bene per l'umanità e ancora il missionario, il sacerdote, l'educatore, il volontario.

 

Quanti personaggi hanno superato l'atteggiamento di un amore egoistico, fine a se stesso, per divenire apostoli di un amore universale rivolto agli uomini tutti senza distinzione di razza o di colore e quindi amore per le cose, per la natura, per la creazione tutta di cui si sentono parte, per vivere l'esistenza come inesauribile dono di se stessi.

Dall’amore al “Sacro”

Dove ha origine questo sentimento che trova forme espressive così elevate, che abbraccia campi così differenziati? L'insegnamento più grande dell'amore vero ci viene dal Vangelo. Da quando il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si è fatto uomo per amor nostro, offrendo la Sua vita al Padre; da quando ha raccontato la parabola del buon samaritano; da quando ha detto ai suoi: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Giovanni 15,12) è sempre stata l'ora della carità tanto che Gesù ci ha detto:

"Da questo sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13,35). Vi sono perciò tanti esempi riconducibili all'amore divino. E fra questi, le più commoventi, le più sentite storie di intensa connotazione affettiva riguardano l'amore genitoriale che ci porta a provare la bellezza della procreazione. Quando si conosce l'amore verso l'altro con la necessità di costruire la "casa", nasce quell'esigenza che la cultura popolare esalta con delicate espressioni: i veneti dicono "mettere un putin in cuna".

 

 

E con il progetto, i genitori chiedono a Dio quell'aiuto che certo riguarda la vita tutta, ma che assume maggior chiarezza quando si faccia riferimento all'esperienza della generazione. La decisione degli sposi di mettere al mondo un figlio è strettamente legata al valore che si attribuisce alla vita e il diventare madre e padre è un atto di amore gratuito che, in quanto tale, non sceglie, ma accoglie e custodisce ciò che riceve. Tra l'uomo e la sua compagna c'è ormai un altro e la sua attesa ha la stessa forma di Dio e del futuro benedetto che Egli promette.

C'è un salmo dedicato tutto alla proclamazione di questa legge che suggerisce, esaltandolo, il nesso tra il dono di un figlio e quel dono più generale che è per l'uomo la virtù della speranza. "Se il Signore non costruisce la casa , invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Ecco, dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo" (Sal 127, 1-3).

Il correre della vita umana, l'affannarsi alla conquista dei beni materiali, sia esso il pane, la casa, i vestiti, è come rotto dal dono gratuito che ci viene da Dio: i figli sono appunto "il dono del Signore". Queste nostre creature, lo sappiamo bene noi genitori rattristati dalla pena di averli, per così dire, persi al nostro sguardo, garantiscono infatti quella "sicurezza" che nessuna cosa al mondo potrebbe sostituire.

 

 

"Come frecce in mano a un eroe – proclama infatti il salmo (v.4) – sono i figli della giovinezza." Il figlio è perciò espressione dell'amore umano e divino ad un tempo: atto d'amore divino per averlo ricevuto, atto d'amore umano per averlo desiderato. Il figlio è il perpetuarsi di noi stessi, è la pianificazione dell'avvenire, è mettere i paletti intorno alla nostra "casa".

Salvo il fatto che questa nostra proprietà l'abbiamo avuta in affittanza. Il proprietario può richiedercelo quando ne abbia necessità anche se, nel frattempo avremo dissodato il terreno e le pianticelle, frutto del nostro amore, avranno dato ottima resa.

(v. continua 3^ parte)

 

Edda CattaniAmore umano e “Sacro” 2^P.
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Testimoni dell’ invisibile 3^ P.

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E… aggiornando anche questo articolo debbo fare risaltare che ora non ho solo un angelo che mi assiste e QUANDO SI PARLA DI SEGNI!

17 ottobre: secondo mese da quando Mentore ha raggiunto Andrea. Mi ha sempre raccomandato di fare la Comunione, quello che il piccolo Simone chiama "il panino di Gesù". La mattina sono uscita ed ho trovato l'unico parcheggio libero dietro al Duomo. Aprendo lo sportello per scendere … cosa c'era lì a terra… dove nessuno mai l'avrebbe lasciato? Un panino!!!

Grazie Mentore!

Testimoni dell’ invisibile

Continua la nostra analisi sull’”amore”

3^ Parte : l’amore degli Angeli

 

La nostra analisi in quest’aria estiva, afosa e a volte insopportabile, continua con la serenità che vogliamo dare al grande tema dell’“amore”. Ho visto richiami di ogni genere nella mia bacheca di Facebook ed ho avvertito l’oppressione immane del dolore a fronte dell’interruzione di una vita. Ma se l’amore ha il suo sbocco naturale nell’espandersi, nel creare condivisione, nell’unirci non solo spiritualmente, come non avvertire distacchi repentini, come dare giustificazione della malattia, della sofferenza, della morte?

Infatti non c’è giustificazione. Proviamo ad andare avanti:

Ci troviamo a Shanti Nagar la "Città della pace", a Calcutta, nell'opera di Madre Teresa, che pare riassumere tutto l'amore predicato in venti secoli di cristianesimo. Hanno raccolto un moribondo, divorato da tremende piaghe maleodoranti. Quando lo portano in casa le due suore incaricate di lavarlo cominciano a vacillare. Madre Teresa si avvicina a quel povero relitto. Una delle giovani religiose allarga le braccia e dice: "What can I do?", Che cosa posso fare? E lei, come ad affermare una ricetta valida in ogni situazione, risponde perentoria: "Love him!" Amalo!

 

Ma se non vogliamo andare indietro nel tempo, con noti aneddoti, posso raccontarvi quanto mi è accaduto circa un’ora fa …  Ero al capezzale del mio Sposo a Casa Madre Teresa, quando ho sentito qualcuno lamentarsi; si trattava di una delle ospiti che veniva condotta in bagno. Mi è venuto spontaneo salutarla come sempre ed avvicinarmi per accarezzarle i capelli e darle un bacio; sono subito stata avvertita dall’operatore: “Guardi che si sporca, ha appena vomitato!” Non ho fatto caso al consiglio, all’odore, alla pasta verde che gocciolava dalle labbra di questa povera creatura; ho sentito in me il richiamo: “Amala!” ed ho dato seguito a ciò che mi veniva dal cuore.

 

Continuiamo:

 

Luisa è una mamma che circonda di cure il suo bambino privo di ogni attrattiva naturale, colpito da paralisi e da idiozia. Se insisti col dirle di ricoverarlo in un istituto, che tanto perde tempo, lei ti dirà che lui la capisce e che le esprime il suo affetto. Infatti, avviene il miracolo: il piccolo ebete sembra avere un breve sorriso e la sua mano, colpita da atrofia, si contrae quasi a voler trattenere le dita materne che lo sfiorano amorevolmente.

 Con questi tre esempi abbiamo visto solo tre situazioni in cui si parla di "amore", di "bene", di "relazioni affettive". Sembrano termini analoghi, ma le modalità con le quali gli esseri "viventi" si rapportano con i loro simili, abbracciano, in verità aspetti molto complessi.

Nella realtà quotidiana, attraverso i mass media siamo bombardati da immagini che dichiarano l'amore:

 – per il proprio corpo: avere una bella costituzione fisica, curare il proprio aspetto, circondarsi di belle cose, possedere tanto denaro…

– per la propria immagine : avere relazioni efficaci, comunicare facilmente, ottenere quanto si desidera, avere capacità di convinzione…

 – per i legami personali : avere figli belli e sani, un compagno disponibile, degli amici, delle persone che ci stimano… Sono questi gli aspetti formali dell'amore comunemente inteso che rappresenta l'esistenza di un ambiente per così dire "normale".

Ecco a giustificare il tutto “la famiglia ideale: quella del Mulino bianco”. E’ l’esempio che tante di noi hanno sognato ed hanno, come abbiamo visto, concretamente realizzato, finché una brusca interruzione, una malattia, un incidente, una catastrofe naturale … ha spezzato il “paradiso” che avevamo creato, mattone su mattone, magari correndo sempre e lamentandoci per le troppe cose da portare a termine, per il lavoro, per chi non capiva il nostro sforzo e la nostra fatica …

 

 Come? Così “di botto”? Ma che ne è stato di quello che era “mio”? Con chi posso prendermela, dove cerco un colpevole …  Beh, meglio prendermela con Dio … Trascrivo questo commento preso da FB in cui una madre grida la sua disperazione per il figlio morto suicida:

"… è successa una cosa terribile..nemmeno dopo morti si ha pace..sono distrutta..ancora una volta per un errore mio figlio dovrà soffrire..per colpa delle mie lacrime..sono disperata….non credo più in nulla..Dio si è accanito in vita contro mio figlio e adesso anche dopo morto..vorrei sapere perché …solo il perché … Dio è così infame!!!"

Ma quale colpa ha Dio?

Nella nostra analisi dell'amore, vediamo di fare un passo avanti e di pensare con fiducia che Dio "Padre nostro", come Gesù ci invita a chiamarlo, un giorno ci ha donato questi figli ed, in seguito, con un disegno che sfugge alla nostra comprensione, li ha impiegati in un progetto. Questo sappiamo, poiché Dio stesso, nella sua immensa bontà ha permesso che tornassero a noi con modalità diciamo "non consuete, non normali". Per questo definiamo questo “ paranormale” in quanto le forme con cui essi si rivelano sono, per così dire, "insolite", non note, inusuali; seguono canali diversi dalla comune conoscenza.

 

Eppure perché non ricordare che nelle scritture, nei vangeli vi sono stati episodi che ci aiutano a sperare in un grande disegno, ben più alto che mente umana possa concepire.

Vediamolo insieme.

Queste care, giovani, bellissime creature, buone, affettuose e generose si definiscono Nuovi Angeli e noi non abbiamo alcun motivo per mettere in dubbio la loro affermazione. Di rimando, non possiamo avere dubbi sulla realtà che l'umanità stia attraversando un momento storico molto particolare. Mai come ora si è parlato di svolta del terzo millennio, di soglia di un'Età Nuova, di necessità di rinnovamento dello Spirito. E sempre più l'uomo, oppresso dal caos della stessa civiltà da lui costruita, sente il desiderio del Sacro, del soprannaturale e china la testa davanti a un Dio che già nel passato, come raccontano le Scritture, ha avuto modo di aiutarlo attraverso creature del tutto speciali: gli Angeli.

Tutta la Bibbia, sia l'Antico sia il Nuovo Testamento, fanno spesso menzione degli Angeli. La cultura moderna sembra incontrare difficoltà a credere nell'esistenza di questi esseri che spesso sono stati descritti in maniera antropomorfica, troppo fantasiosa e alle volte addirittura infantile. La fede negli angeli apre al cristiano un immenso orizzonte, al di là del nostro mondo umano.

 Vediamo nelle stesse scritture cosa dice di sé uno degli Angeli più noti, che appare addirittura in forma umana, dotato di incommensurabile bellezza. Raffaele, arcangelo, appartenente a quella schiera di spiriti celesti tanto vicini all'umanità, si mostra a Tobia e Sara per far loro da guida e dice loro qual è il suo compito. Ascoltiamo il suo insegnamento: " Sappiate dunque che, quando tu e Sara eravate in preghiera, io presentavo l'attestato della vostra preghiera davanti alla gloria del Signore. Così anche quando tu seppellivi i morti. Allora io sono stato inviato per aiutare la tua fede, ma Dio mi ha inviato anche per guarire te e Sara. Io sono Raffaele e sto alla presenza della maestà del Signore. Quando ero con voi, io non stavo con voi per mia iniziativa, ma per volontà di Dio: Lui dovete benedire sempre. Io ritorno a Colui che mi ha mandato." (Tobia 12,12-19) Da queste parole di Raffaele riceviamo una completa dottrina sugli angeli.

 

Chi è un angelo?

– l'angelo è un mediatore tra Dio e gli uomini;

– egli presenta a Dio le preghiere degli uomini e le loro opere buone;

– è un inviato di Dio per soccorrerci nelle prove e per guarirci;

– invita alla lode di Dio;

– augura la pace, la salute fisica e spirituale.

L'amore ha tante facce e chi dunque può proibirmi di pensare che "mio figlio" questi figli di Luce, questi ragazzi che si definiscono Nuovi Angeli, non possano assolvere i medesimi compiti di cui parla l'arcangelo? Queste creature, a noi tanto vicine carnalmente, che abbiamo curato con tanto amore e fatto crescere nel nostro giardino senza pensare ad una loro precoce dipartita dal nostro sguardo, non hanno mai cessato di amarci e ricambiano la dedizione che abbiamo avuto nei loro confronti con tutte le attenzioni delle creature superiori.

Ora sì che possiamo affermare di avere un angelo al nostro fianco, un angelo a cui possiamo dare ancora tutto il nostro amore. Abbiamo amato quel figlio per le sue forme gradevoli, per le sue tenerezze, per le sue espressioni… niente è venuto meno, ma si è decuplicato. Crediamolo veramente, sentiamolo a noi vicino nel suo desiderio di comunicarci la sua presenza, tangibilmente, nella nostra fatica di ogni giorno e amiamolo ancora di più oggi, anche se il nostro amore per un figlio carnale si trasformerà via via in amore per uno spirito immortale.

  

La via vera dell'amore s'intreccia con quella della nostra sofferenza. La grande verità del corpo mistico di Cristo ci apre orizzonti stupendi. Nulla è andato perduto; non siamo soli a patire o a far festa. Attraverso Cristo le nostre storie umane, la nostra vita e quella dei nostri Angeli si intrecciano e si arricchiscono. Se abbiamo compreso veramente le tante facce dell'amore saremo veri samaritani: nella fiducia che la vita è preziosa nella gioia come nel dolore.

… finalmente insieme…

 

Scrive Leon Bloy: "Il paradiso non è domani, non è dopodomani, ma oggi quando si è poveri e crocefissi." 

 

 

 

 

Edda CattaniTestimoni dell’ invisibile 3^ P.
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La visita a San Leopoldo

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Una giornata particolare

Potrei dire che sono “particolari” tutte le mie giornate e che ogni circostanza sembra essere segnata da un preciso disegno. Dopo l’incontro di Cattolica ho avuto modo di avvicinare la mamme di Vera, una nostra conoscenza amica che più volte è intervenuta con il suo “gruppo” di Udine ai nostri incontri. Debbo premettere che Maria e la stessa dolce figura di “Vera” hanno spesso cosparso del loro profumo le nostre iniziative. Questa piccola creatura sembra inserirsi nella mia quotidianità come amorevole, delicata presenza, sempre portatrice di amore e di pace. A lei debbo la conoscenza di persone “speciali” nella mia storia ed anche i “segni” esistenziali che sa trasmettere con il suo “Volo Libera”.

Vengo alla mattina del 6 dicembre in cui il gruppo di Udine, coordinato da Maria, ha deciso di raggiungere in devoto pellegrinaggio il Santuario di San Leopoldo a Padova. Non sapevo di questo incontro e nemmeno come esso sarebbe avvenuto … sapevo solo che Maria mi aveva chiamato e che io dovevo andare. Quel Santuario per me rappresentava la storia di un mio passato ormai lontano, quando con mio marito ed i bimbi si andava a vedere il presepe “dai cappuccini”. Era questa un’allegra forma di convivialità francescana che lasciava in noi una piacevole sensazione di mistica presenza.

Padre Leopoldo non era ancora il “santo” e a Padova, l’unico con tale appellativo, rimaneva Sant’Antonio, ma il nome del fraticello andato via in odore di santità diveniva sempre più coinvolgente. Il ritrovarmi ora davanti all’evidente splendore di questa umile chiesetta e di tutto il contesto, mi ha lasciato piacevolmente emozionata.

Ma lascio la parola alla stessa Maria che l’ha vissuta in diretta:

 

Dopo tanti tentativi andati a vuoto nel tempo, finalmente ce l’abbiamo fatta a passare una giornata in convento, sotto le “cure “ di Padre Roberto, al  San Leopoldo a Padova.

 Era infatti un progetto ventilato più volte, anche perché questo uomo di Dio, aveva espresso a Dario e a me il desiderio di dedicare  un incontro a quanti  come noi, percorrono la strada  della condivisione e della crescita, dopo il grande dolore per la  dipartita  di un figlio o comunque di persone care.

Quindi, sabato 6 ottobre, un gruppetto di venti persone si sono trovate a vivere questa esperienza che alcuni non avevano mai fatto. Alle dieci del mattino siamo stati  accolti dal nostro Padre Roberto, che dopo averci offerto un caffè, ci ha invitato a fare un giro nel convento, dove in particolare ci ha fatto conoscere la figura di San Leopoldo Mandic.

 Poi, entrati scalzi in una cappellina ricavata in una stanzetta della sua “dependance”, un luogo che gli è stato riservato per i suoi numerosi incontri, abbiamo assistito ad una Santa Messa un po’ speciale.  Prima di iniziare la liturgia, ognuno di noi si è presentato ed un po’ raccontato. Sarà stato per  il nostro stare stretti in un piccolo spazio, i  bellissimi canti accompagnati con la chitarra da un giovane frate, ma soprattutto  la partecipazione  con cui Padre Roberto ha condotto la Messa, che  tutti noi ci siamo sentiti avvolti in un’atmosfera d’amore e di intensa commozione.

 Il  celebrante  ha letto un significativo brano del vangelo che il Signore gli aveva ispirato per noi, ha detto che era  certo  della presenza dei nostri cari durante la celebrazione, che  ad  uno ad uno sono stati ricordati. Poi, da una ciotolina colma di biglietti appositamente preparati, ognuno ha preso il suo a caso, e  ha letto e fatto proprio il messaggio che vi era scritto. Il momento della comunione è stato particolarmente bello  e sentito, poiché siamo andati a prenderci  l ‘eucaristia , dopo averla intinta nel vino,  per chi desiderava. 

 A fine Messa, con l’animo in pace, ci siamo dedicati al  momento conviviale  ed abbiamo gustato  i numerosi piatti e specialità che avevamo portato da casa e,…  non è mancato proprio niente (se non la frutta di Lucia, a casa con l’infuenza). Devo dire che i cibi sono stati  ben presentati e apprezzati (ce la caviamo come cuoche!). Il pranzo ha messo allegria a cui ha contribuito Padre Roberto con un paio di immancabili barzellette.

Che dire ancora? Che abbiamo espresso il desiderio di ritrovarci a fare nuovamente questa esperienza prima di Natale. Per chi desiderasse ripeterla e per coloro che non erano presenti, Padre Roberto ci ha già dato la prossima data che sarà sabato 1^ dicembre.

A titolo personale aggiungo che, ho visto i  volti dei partecipanti prima commossi e poi radiosi. Credo che siamo tornati a casa molto arricchiti…anche se il nostro caro frate ha ribadito  che è Lui che si ritiene arricchito con noi e che è stato contento di aver condiviso sofferenza …e poi  gioia.

La cappellina ove è stata celebrata la Santa Messa

era piena di "presenze"

IL SANTO DELLA RICONCILIAZIONE

E DELL'ECUMENISMO SPIRITUALE

San Leopoldo Mandic nacque a Castelnuovo d'Istria nel 1866 da una nobile famiglia della Dalmazia.
Nel 1882 entrò in Seminario (Seminario Serafico di Udine) e quindi si iscrisse alla facoltà di teologia di Venezia per poi consacrarsi interamente a Dio una volta terminati gli studi.

Nel 1890 fu ordinato sacerdote a Venezia,nella Basilica della Madonna della Salute.
Padre Leopoldo visse alcuni anni a Fiume e a Zara impegnandosi nel tentativo di riunire le Chiese Orientali alla Chiesa Cattolica. Per questo suo ardente apostolato viene chiamato"il Santo dell'Ecumenismo Spirituale".

San Leopoldo fu sopra ogni cosa "il Santo della Riconciliazione",straordinaria figura di ministro del Perdono,instancabile confessore a Padova, in quella che era divenuta la sua città di adozione.

Il Santo visse a Padova per ben trentaquattro anni,amato e stimato da tutti,consigliere spirituale e confessore sempre pronto ad ascoltare i penitenti con tanto amore e umana comprensione.
Il confessionale di Padre Leopoldo era in una piccola stanza, gelida in inverno. Davanti alla porticina stavano sempre molte persone alle quali il Santo dedicò tanto tempo della sua vita.
Il suo amore per le anime fu davvero grande.

Egli morì il 30 luglio 1942. Le sue spoglie mortali riposano nel Santuario di Padova,nella Cappella accanto alla celletta confessionale.
La tomba,aperta dopo ventiquattro anni, ne rivelò il corpo completamente intatto.
Fu beatificato da Paolo VI nel 1976 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1983.

Il Santuario di San Leopoldo Mandic è in Piazzale S.Croce 44 a Padova.

Edda CattaniLa visita a San Leopoldo
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Vivo uno…Vivi Tutti!

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Vivo uno…Vivi Tutti!

Ci siamo trovate a parlare su Skype… eravamo in sei alla ricerca dei nostri Ragazzi e le prime parole sono state: “ Il solo fine del Gruppo attiva la colonna: Vivo Uno…Vivi Tutti!”

Buon Compleanno Andrea!

Ed eccomi a parlare di nascita: Andrea venne alla Luce il 7 ottobre, festa della SS.ma Vergine del Rosario… A lei dedicai la vita di quel figlio adorato e tanto atteso. Rappresentava per noi il futuro della nostra famiglia, l'appoggio per suo padre, il sostegno per le sorelle, la speranza per me… E lo è stato… Oggi egli mi dice:"I compleanni servono per fare festa…hai visto mamma come il tempo passa?"! E' vero figlio mio…passa… passa ma non passerai mai tu ed i tuoi splendidi 22 anni che rimarranno per sempre! 

LA MADONNA DI POMPEI

Vergine del S. Rosario

 

La Madonna del Rosario ha un culto molto antico, risale all’epoca dell’istituzione dei domenicani (XII secolo), i quali ne furono i maggiori propagatori. La devozione della recita del rosario, chiamato anche salterio, ebbe larga diffusione per la facilità con cui si poteva pregare; fu chiamato il vangelo dei poveri, che in massima parte non sapevano leggere, perché faceva in modo di poter pregare e nello stesso tempo meditare i misteri cristiani senza la necessità di leggere su un testo.
Alla protezione della Vergine del S. Rosario, fu attribuita la vittoria della flotta cristiana sui turchi musulmani, avvenuta a Lepanto nel 1571. A seguito di ciò il papa s. Pio V (1504-1572), istituì dal 1572 la festa del Santo Rosario, alla prima domenica di ottobre, che poi dal 1913 è stata spostata al 7 ottobre.

 

 

 

 

 

 

Il 7 ottobre 2003 il mondo cattolico si è inginocchiato con Giovanni Paolo II ai piedi dell’immagine della Vergine di Pompei per implorare la pace. Dinanzi alla venerata icona mariana si sgrana un Rosario universale che risuona come alta, vibrante supplica di pace; è una giornata mariana radiosa, che corona il cammino spirituale dell’Anno del Rosario. Intorno alla maestosa facciata del Tempio di Pompei – che poco più di un secolo fa il beato Bartolo Longo (1841-1926) volle erigere proprio come monumento alla pace – il popolo dei devoti di Maria ha il volto dell’umanità peregrinante ed il cuore della Chiesa orante. Il terzo millennio con il suo fardello di drammi e di speranze, fa tappa a Pompei; sosta in quella Valle divenuta singolare ponte tra le antiche vestigia pagane e le straordinarie opere di una fede fattasi cemento di una nuova civiltà. Il 7 ottobre 2003, accanto all’icona della Madonna di Pompei c’è il Papa del Totus tuus; egli si unisce alla folla orante con la meditazione dei “suoi” misteri della luce, quasi per proiettare la luce di Cristo sui conflitti, le tensioni e i drammi dei cinque Continenti. Ogni Ave Maria, inoltre, ha il respiro di un grido dolente e la forza e l’anelito di speranza.

 

 

Il Rosario, non è solo impetrazione e proiezione della luce di Cristo sul mondo e fra gli uomini vessati da conflitti e tensioni, ma è anche straordinario compendio dell’Evangelo. L’uomo e la donna del tempo post-moderno hanno bisogno di respirare a pieni polmoni il buon profumo di Cristo per disintossicarsi, ritemprarsi ed ossigenarsi della genuina bellezza e bontà del Mistero! Nella sintassi evangelica del Regno, respirare, contemplare, assimilare, percorrere, conoscere, amare, sono verbi di “movimento”, cioè d’impegno martoriale; conducono, mediante l’opera silenziosa ed efficace dello Spirito, a Cristo, e Cristo conduce al Padre, origine, senso e meta della nostra fede. Questa sintassi evangelica è stata scrupolosamente esperita da Maria di Nazareth, vera discepola-maestra di vita cristiana.

Edda CattaniVivo uno…Vivi Tutti!
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P. Zaccaria e i “Nuovi Angeli”

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Erano i primi anni novanta ed io e Mentore eravamo alle nostre iniziali esperienze, dopo la dipartita di Andrea avvenuta nel ’91. Era stato organizzato dal Convivio presieduto dal Prof. Filippo Liverziani, alla Domus Pacis di Roma, uno dei convegni sulla sopravvivenza rivolto ai genitori “orfani dei figli”, a cui intervennero i più significativi esponenti del Movimento della Speranza.
Fu in quella occasione, in quell’ambiente “magico” e ovattato, immerso nel verde, che si crearono legami e conoscenze che sarebbero perdurati nel tempo e avrebbero fatto consolidare lo spirito religioso e comunitario proprio dei nostri congressi. Un fraticello dell’o.f.m. sedeva sul palco vicino ad una donna, Emma Capanna, che seppi essere la mamma di Alessandra, una giovane da poco mancata, per la quale aveva scritto un libro contenente i suoi meravigliosi messaggi. La prefazione al testo era di Padre Zaccaria Bertoldo, il religioso che parlò con tanta semplicità di possibilità di contatti fra vivi e defunti, soprattutto fra madri e figli trapassati. Fu una cosa a dir poco strabiliante perché l’anziano monaco toglieva ogni dubbio che solitamente assale i genitori dopo un lutto così lacerante e, con grande convinzione, metteva “aldiqua” e “aldilà” sullo stesso piano, uniti dal filo invisibile e indissolubile dell’amore.

 


Non era un frate qualsiasi Padre Zaccaria perché sia pure dietro un’apparenza modesta diceva verità profonde e riportava citazioni che non lasciavano alcun dubbio sulla Sua reale, ampia preparazione e conoscenza delle tematiche trattate. Seppi allora dei molteplici incarichi, anche di segretariato con elevati prelati, che egli aveva espletato prima di ritirarsi nel Monastero di San Bernardino a Verona e questo era dimostrato anche dal fatto che numerosi confratelli venivano ad incontrarlo, con viva deferenza, ogniqualvolta egli era ospite di una delle tante associazioni che organizzano incontri congressuali.

Nacque allora fra me e lui, per bontà Sua o meglio, per grazia di Dio, una solidale amicizia che non si limitava agli appuntamenti negli annuali convegni; egli mi telefonava sovente e non si spazientiva quando, per i miei numerosi impegni, non potevo essere disponibile. Allora mi scriveva con la Sua grafia tremolante inviandomi il Suo saluto e la Sua benedizione accompagnata sempre da parole di delicata comprensione verso il mio lavoro, le mie fatiche familiari e il mio impegno con la nostra associazione. L’avevo avuto ospite, infatti, molte volte, nei nostri Seminari ad Abano Terme ed una volta, per la nostra A.C.S.S.S. ha concelebrato la Santa Messa nella Basilica del Santo di Padova.
Quello che mi ha sempre commosso e colpito è stato il Suo interessamento verso i miei modesti interventi di cui voleva la copia scritta, per poi mandarmene una Sua chiedendomi un parere.

Rimasi addolorata quando fu ricoverato al Monastero di Saccolongo, lui, così presente… in una sedia a rotelle… Il conforto mi veniva dato però quando avevo la possibilità di recarmi a fargli visita la mattina, in quanto il luogo si trova sulla strada che porta al mio territorio di lavoro. Allora ci siamo conosciuti ancor più approfonditamente, mentre lo conducevo a passeggio per i lunghi corridoi di quel silente e dolce luogo di pace. Poi sembrò guarire ed ancora partecipò, nel dicembre scorso, al nostro annuale convegno ove celebrò la S.Messa per il mio nipotino, il piccolo Simone gravemente ammalato di cui tenne stretta in mano la fotografia durante tutto il rito eucaristico. Ci lasciammo così e le Sue ferme parole mi parvero ancor più rassicuranti e convincenti del solito… forse già si preparava al grande viaggio…

Ora, ad un mese dalle esequie in cui una vasta assemblea ha reso l’estremo saluto alle Sue spoglie, desidero partecipare a tutti il Suo pensiero sui grandi temi da noi affrontati e che ho stralciato da una relazione agli atti del nostro Congresso, che Lui stesso mi ha consegnato e messa a disposizione per essere pubblicizzata.

A noi madri, così sconvolte dalla possibilità di rivedere i nostri figli solo dopo la fine dei tempi, come da sempre ci è stato insegnato egli, parlava della nostra risurrezione immediata, dopo la morte fisica:

“Il Catechismo al N.1022 dice: ”Ogni uomo o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre". E al N° 997 si dice:"Con la morte, il corpo dello uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato". "La risurrezione della carne, dice il N°990, significa che dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma anche i nostri corpi mortali riprenderanno vita (Rom.8,11)".
Nei Numeri 1038 e 1040 si parla del giudizio finale:"La risurrezione di tutti i morti, dei giusti e degli ingiusti, precederà il giudizio finale…che avverrà al momento del ritorno glorioso del Cristo"»cioè nella sua parusia.
Ciò significa che la sopravvivenza, cioè la vita dopo la morte coincide con la escatologia, salvo il processo di evoluzione o purificazione da ciò che ci separa dalla pienezza di vita con Dio.

 


A questa dotta esposizione escatologica aggiungeva gli approfondimenti che aveva fatto a contatto con le nostre esperienze:
Quindi possiamo convenire con il Dr.Masi (pg.8 "Rivista;.; II, 2,'95) che scrive:"La parapsicologia sopravviventistica la pensa esattamente allo stesso modo. Eravamo in qualche difficoltà quando si pensava alla risurrezione dei morti, al giudizio finale come qualcosa da venire non subito alla morte ma alla fine dei tempi. Alla fine dei tempi dovrebbe essere invece il rivestirsi della gloria finale, l'essere cioè nella pienezza di tale gloria con tutti gli altri".

Quando poi ci si addentrava nel grande tema della Comunione dei Santi che ha connotato il sorgere e l’evolversi del nostro Movimento egli dichiarava esplicitamente la posizione della Chiesa, sgombrando il campo da interpretazioni restrittive e da vuoti sbarramenti:
Chiarito, in base al Catechismo, il fatto della nostra sopravvivenza subito dopo la nostra morte, sorge allora una domanda; "rimangono il legame, l'unione nel ricordo e nell'amore,il colloquio tra noi che siamo ancora sulla terra ("i viandanti") e "loro" che sono già dall'altra parte?
La posizione della Chiesa,anche qui, e affermativa e si concretizza nel concetti di "Comunione dei Santi"e di Chiesa come totalità nei tre stadi di Chiesa vivente sulla terra, di Chiesa purgante dei defunti, e di Chiesa trionfante di quelli che si trovano nella gloria di Dio.
Tutto ciò è confermato nel Catechismo della Chiesa. A1 N° 1024 dice: "Questa comunione di vita e di amore con la SS. Trinità, con la Vergine Maria, gli Angeli e tutti i beati è chiamata «il cielo'". e al N. 1025 "Vivere in cielo è essere con Cristo. Gli eletti vivono in Lui, ma conservando la loro vera identità, il loro proprio nome". Importanti soprattutto i N.ri 1029;"Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione". Nel N. 1027:" Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo, supera ogni possibilità di comprensione e descrizione. La Scrittura ce ne parla con
immagini : vita, luce, pace,, banchetto di nozze, casa del Padre….".

E nuovamente per creare il ponte con le scienze che stiamo trattando:
La parapsicologia sopravviventistica che studia la fenomenologie di questa continuazione di rapporto e colloquio, non appare quindi su posizioni conflittuali né inconciliabili col magistero ecclesiale. Lo stesso teologo prof. Collo nel convegno di Torino ha ammesso che il colloquio o il comunicare con i propri cari in Cristo non è escluso dalla Chiesa e può aver luogo con il consenso di Dio.
Pertanto questa fenomenologie e questi "colloqui" (di cui abbiamo molte testimonianze) ci offrono alcuni concetti generali sul modo di essere di questa sopravvivenza e dell'ambiente in cui si svolge. Si parla infatti, generalmente, di un mondo di luce, di gioia, di missione per aiutare gli altri.

A questo punto non posso fare a meno di citare la denominazione che ha creato lo stesso P.Zaccaria per i nostri amati figlioli e che nei primi tempi, come più volte si era scritto, venivano chiamati “Figli di Luce”. Io stessa sapevo di un’evoluzione di questi nuovi gruppi di ragazzi mancati per incidenti o, comunque in giovanissima età, al punto da farsi riconoscere sempre come “Ragazzi”. Vediamo come ce li ha definiti P.Zaccaria:
Da ciò la denominazione da noi data specialmente ai giovani rapiti alle loro mamme,di "RAGAZZI DI LUCE" o meglio ancora, di "NUOVI ANGELI". "Essi sono, come dice stupendamente il prof. GOMERRO, nel dinamismo di Dio". (E’ un teologo che parla).
Ciò vuol dire che essi, i NUOVI ANGELI, cooperano e partecipano, o meglio, Dio li chiama a partecipare alla sua missione salvifica. Ora cos'è tutto questo (compreso il conforto che. recano alle mamme desolate) se non quella missione di aiuto a comprendere e salire verso Dio di cui s'è detto e di cui ci parlano i nostri amici di lassù? Il Card. Tonini, in una trasmissione TV, ha accolto questa idea.

 


Il coraggio di questo fraticello era grande poi quando riteneva ingiuste le critiche poste al nostro Movimento di cui egli conosceva gli sviluppi, i gruppi regionali, le associazioni ed anche i protagonisti:

E allora ci domandiamo, con quale coraggio (o spudoratezza) alcuni chiamano quelli del "Movimento della Speranza" una setta!?! Noi non siamo una setta ma viviamo l'insegnamento della Chiesa nella realtà della Comunione dei Santi, dove sono inseriti anche i nostri cari Giovani, i nostri Nuovi Angeli di luce e conforto.

Caro, dolce, tenero Padre Zaccaria, anche tu te ne sei andato e mi piace avvicinarti al grande Papa Giovanni Paolo II° perché entrambi avete amato i ragazzi, quelli che Lui chiamava “Papa Boys”! Qualcosa vi contraddistingue e vi accomuna per la presenza in entrambi di coloro che Egli ha definito “Sentinelle del mattino”. I “papa boys” sono anche i tuoi “Ragazzi di Luce” “Nuovi Angeli” che ti avranno accolto al tuo ingresso nella Terra Promessa. Questi giovani non ti hanno abbandonato mai perché tu sei stato la fiaccola delle loro madri derelitte. Padre buono ti saranno venuti incontro con in testa la cara Alessandra, la prima tua creatura di questo infinito esercito di anime benedette con i loro canti, le loro grida, il loro abbigliamento colorato e te li sarai portati appresso nel luogo dove ora vivi il tuo meritato premio dopo una vita dedita al conforto e alla Speranza.

Ad maiora! Grazie, rimani vicino a noi e aspettaci!  Arrivederci Padre Zaccaria!

 

Edda CattaniP. Zaccaria e i “Nuovi Angeli”
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