Edda Cattani

Angeli Custodi e Nuovi Angeli

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Premessa

 

 

 

In questi giorni particolari in cui gli innocenti subiscono violenza e muoiono, spesso dimenticati; gli ammalati soffrono e non trovano soccorso, la fame e la miseria vengono ignorate quando non ci riguardano … offro questo mio contributo dal profondo silenzio di un Dio Crocifisso.

 

Oggi in particolare la offro alle Mamme degli Angeli che hanno manifestato a Roma per il riconoscimento dell'Omicidio stradale e che ho definito MAMME CORAGGIO: a Croce Castiglia e a tutti i Gruppi sorti in Italia e ai giovani mancati in questi giorni nel "ponte del 1° Maggio. " Benedetti Voi che avete visto la LUCE! "

 

 

PARLIAMO DI ANGELI  allora, con tutta la fede e il rispetto che essi meritano lungo le vie impervie del nostro cammino.

 

Un'anima non è mai senza la scorta degli Angeli, questi spiriti illuminati sanno benissimo che l'anima nostra ha più valore che non tutto il mondo.

San Bernardo di Chiaravalle

 

Noi tutti siamo stati affidati da Dio ad un Angelo custode a cui, ogni nuovo giorno, dovremmo chiedere consiglio, forza spirituale e saggezza. Ogni sera dovremmo poi ringraziarlo per tutte le volte in cui ci ha aiutato anche senza che noi ne fossimo consapevoli.

L'Angelo Custode, se rettamente invocato, circonda tosto la casa con amore, protezione e benedizioni. Gli Angeli Custodi apportano più quiete, armonia e spiritualità nella nostra casa: dicono che noi abbiamo eretto una quasi insormontabile barriera di rumore e di materialismo, tra il nostro mondo ed il loro. Una breve preghiera per la Divina ed angelica protezione della casa, dei bambini, dei vecchi e degli ammalati, ripetuta giornalmente, assicurerà i loro privilegi e darà alla casa un' atmosfera di bellezza e di pace.

 

 

 

 

Relazione

 

 

 

 

Di questi tempi sentire parlare di Angeli è diventata ormai una consuetudine, vorrei dire quasi una moda. Se ne occupano i media, la stampa specializzata,  la televisione con programmi specifici, in cui si trasmettono episodi di vita che hanno come protagonista un essere spirituale che ha contribuito a salvare una situazione al limite. I primi filmati su angeli custodi e soccorritori sono stati narrati da persone che vivono negli Stati Uniti, una terra in cui la gente sembra essere incline  a credere nella autenticità  di simili argomenti.

 

I filmati sono ben rappresentati da gradevoli attori ( Ghost ne è la riprova) e da bambini-simbolo-pubblicità che, all’insegna di una società che vuole tutti belli, felici e sani, commuovono l’uditorio disponibile ad immaginare una realtà bella in cui le funzioni angeliche vengono attribuite a particolari circostanze dove i sogni premonitori ci salvano dai pericoli e animali, persone care (trapassate e non) che ci hanno voluto bene riescono a raggiungerci facilmente e a risolvere i nostri problemi.

 

 

 

Tutto questo è confortevole e, dal momento che la TV spazzatura solitamente ci propina ben altro, come immagini esasperate e violente, quando assistiamo a racconti a lieto fine, soprattutto se il tutto è accompagnato da effetti speciali, con sottofondo musicale tipo-New Age e alone di mistero, l’auditel sale a notevoli livelli.

 

 

Storie più o meno garbate accarezzano i nostri sogni attraverso i mass-media per dirci che l’angelo della fortuna può cambiare la nostra vita con una vincita strepitosa e l’angelo del nostro segno zodiacale può regalarci un ambo, un terno o farci incontrare il grande amore. A questo punto si passa agli eccessi o ai paradossi linguistici.

 

 

Sono chiamati «angeli della notte» i  giovani che escono dalle discoteche frastornati dal fumo e dal rumore della musica tecno, con i capelli verdi, gialli, rossi e blu e la testa piena di vuote illusioni, in una società che non li aiuta, non dà loro lavoro e non li comprende. Il richiamo della moda fatta di spot  sempre più incalzanti, li invita a crescere in serie, tutti uguali come i polli in batteria, ad adottare tatuaggi e pearcing, ad indossare pantaloni griffati, a cercare il brivido del rischio e della velocità, fino a correre superando ogni barriera e precauzione per finire schiantati contro un albero o una guardarail.

 

 

 

Questi aspetti parziali fanno parte del ben più vasto panorama figurativo fatto di immagini illusorie, che accontentano fatue esigenze, ma sono anche indice di un malessere generale che vuole avere tutto a portata di mano mentre l’uomo odierno, nel suo delirio di onnipotenza, vorrebbe tutto raggiungere, compresa una realtà-altra a fronte di quella spesso frustrante e squallida in cui ci troviamo a vivere il quotidiano. Ma il superjet per avventurarsi oltre l’atmosfera delle vie inesplorate dell’universo cosmico non è alla portata di tutti e il raggiungibile finora conosciuto è solo in grado di darci qualche passeggera emozione.

 

 

 

Peraltro nulla  vieta di pensare all’intervento di presenze soprannaturali nel nostro cammino  e la religione ci insegna che un fedele custode ci è stato messo al fianco fin dalla nascita. Ognuno di noi può aver qualcosa da dire al riguardo! Quante volte abbiamo superato terribili momenti o siamo usciti da sgradevoli esperienze che ci hanno fatto esclamare: «Mio Dio, come posso avercela fatta!» Chi ha fede crede nell’aiuto di creature celesti, o dei Santi (pensiamo agli ex voto per grazia ricevuta); perciò nulla di nuovo all’infuori del fatto che, finché non ti capita l’evento grave che ti aiuta a riflettere, non ci si pensa più di tanto, convinti che i casi nostri  non facciano notizia.

 

 

 

Quando si viene toccati da una tragedia immane come quella della perdita improvvisa ed imprevista di una persona a noi immensamente cara, specie se è una piccola, giovane creatura, si va alla ricerca di qualsiasi segno tangibile e tutto ciò che è patrimonio della cultura religiosa e laica può dare conferma agli indizi di accadimenti che una volta trascuravamo e che ora sembrano divenire così importanti. Anche le persone che ci avvicinano dopo la nostra tragedia, credenti e non, provano un grande imbarazzo e misurando le parole non trovano di meglio da dire, per consolarci un po’: «Ora hai un angelo, lassù, in Paradiso!».

 

 

 

Noi rispondiamo che ne siamo convinti anche se la lacerazione che abbiamo e la nostra povera umanità, fatta di esperienze legate alla materialità del vedere, del toccare, dell’accarezzare i nostri Cari, del dare loro un bacio, del chiedere come stanno, non si accontenta di vaghi incoraggiamenti… Inoltre se condividiamo questo pensiero e siamo certi che corrisponda a verità, quando proviamo ad esaminare i termini di questa affermazione restiamo, comunque, disorientati e senza certezza alcuna.

 

 

 

Cominciamo da questo «lassù». Ognuno di noi capisce quanto sia vago quel «lassù». Dove è finita quella creatura che fino a qualche istante prima occupava uno spazio nel tempo della mia vita? Accettato che lo spirito abbia la possibilità di volatilizzarsi e di acquistare rinnovate capacità, dal momento che viviamo in una dimensione strutturata secondo le regole dello spazio e del tempo, qual è, o meglio, dov’è il luogo che chiamiamo «lassù»?

 

 

 

Ritengo giusto e (chi sono io poi per dire il contrario?) che la pietà popolare abbia voluto collocare in qualche sito non dell’etere, ma dell’universo quella che dovrebbe essere la dimensione dell’eterna beatitudine. Dagli albori della storia l’uomo ha guardato al cielo con timore reverenziale, innalzando a un Dio che si pensa «nell’alto dei cieli» le sue suppliche.

 

 

 

La scienza astronomica, oggi, va addirittura a cercare cosa vi sia al di là dei buchi neri dell’universo e tende a sospettare che, all’interno di questi, possa trovarsi addirittura un mondo rovesciato. Le stesse testimonianze che alcuni medici hanno raccolto da pazienti in punto di morte ed il «tunnel» che essi dicono di avere visto, farebbero pensare ad una sorta di imbuto da cui saremmo risucchiati per venire poi a ritrovarci, insieme ai nostri cari che ci hanno preceduto, in una splendida dimora con prati verdi,  colline in fiore, profumi e musiche ed esseri di Luce pronti a farci da guida.

 

 

 

Questa condizione, una specie di Eden che accarezza la nostra fantasia e che sembra lenire un poco l’esacerbante dolore e gli interrogativi senza risposta che sconvolgono tutti i nostri sentimenti quando ci troviamo nella condizione  di sofferenza da lutto, indubbiamente non può essere definita in termini tanto banali, ma è legata al modo di concepire  degli uomini.

 

 

 

La mia considerazione potrà apparire un po’ azzardata, ma questa ipotesi sui «buchi neri» mi lascia alquanto perplessa e, nella mia modesta cultura mi sento di dire che ho guardato il passaggio dell’ultimo eclisse con un attimo di tremore. Il cammino degli astri, le possibili conseguenze di una catastrofe cosmica, la terra che si fa buia, la caduta di un asteroide, gli eventi e i flagelli previsti per il 2012 saranno cose semplici per gli astrofisici, ma a me fanno pensare a qualcosa di non riconducibile alla nostra volontà e non controllabile dall’uomo.

 

 

 

Possiamo ammettere che, a meno che non si sia imbottiti di dottrine meccanicistiche, tutto l’universo visibile o immaginabile, con le leggi che lo governano, al di là dell’esplosione del bing-bang, non può essere nato dal «caso», ma debba far parte di un grande disegno ingegneristico che solo uno straordinario Autore può avere approntato.

 

 

 

L’ipotesi di cercare in esso lo spazio, il luogo, il modo di essere della nostra sopravvivenza mi lascia abbastanza confusa, per non dire scettica  o indifferente. Quel grande uomo e Papa che presto salirà alla gloria degli altari, Giovanni Paolo II, ha di recente dichiarato che il Paradiso non è un luogo e non è collocabile in una dimensione ma che, piuttosto, è una condizione dell’essere.

 

 

 

A questo punto poi, parlando di esseri spirituali a noi vicini, che ci aiutano a risolvere i nostri problemi, aggiungo ancora e mi domando, a costo di far cadere un castelletto di  immagini che possiamo aver costruito a difesa del dubbio e dell’angoscia, se pensiamo proprio che  i nostri figli passati a quella che possiamo definire «altra dimensione» siano, di colpo, divenuti simili agli angeli della Rivelazione cristiana.

 

 

 

Al di là del fatto che fossero tutti bravi, belli, generosi e sensibili, possiamo veramente  credere che tutto quello che li caratterizzava in vita, come piccoli capricci, manchevolezze, difettucci anche minimi siano di colpo scomparsi e spazzati via per trasformare le nostre creature così peculiari nelle loro manifestazioni, nei loro rapporti con noi con le loro paure, le loro spavalderie, i loro sogni in pura, perfetta e  risplendente spiritualità propria di quegli esseri del creato che non hanno mai conosciuto l’umana condizione? Per quello che mi riguarda un  figlio così lo sentirei troppo staccato da me, quasi morto un’altra volta e quasi non saprei definirlo «mio figlio».

 

 

 

Mi sono iscritta recentemente ad un social network quale è face book ed ho trovato decine di fratelli che hanno condiviso con me le loro pagine per parlare dei loro figli venuti a mancare innanzi tempo e in diverse circostanze. I discorsi che si scambiano sono per lo più i medesimi:” Come si chiama il tuo Angelo?… oppure… “Sono la mamma di un angelo chiamato…ecc.”.

 

 

 

Per chi si aspettava da me un discorso di ben altro genere può capire che non è mia intenzione parlare degli angeli richiamando citazioni teologiche, aspetti magici o visualizzazioni artistiche, ma vorrei fare un discorso costruttivo, da mamma con i piedi per terra, per giungere tutte insieme a riconoscere e capire cosa ne sia adesso dei  nostri figli, cosa vogliono da noi e cosa debbano fare le mamme di coloro che si definiscono, badate bene, perché lo dicono loro, «Nuovi Angeli»  per essere veramente degne dei loro figli.

 

 

Coloro che per devoto pellegrinaggio o per diletto avessero la ventura di recarsi a Padova, oltre a visitare il Santuario di colui che tutti chiamano IL SANTO in cui sono raccolte le reliquie di Antonio da Lisbona, potrebbero ammirare le vestigia della città medievale e gli affreschi di Giotto e di Giusto de’ Menabuoi, rappresentanti angeli musicanti. Ne è ricca la nota Cappella degli Scrovegni e, accanto alla cattedrale, il Battistero. In quella gloria di oro fino e di smalti si individua la cultura popolare così ricca di una pietà legata alla tradizione religiosa, indicativa dello sfarzo delle corti nobiliari, simili alla corte celeste in cui gli alti dignitari appaiono in ricche vesti, nell’adorazione di un Dio maestoso e statico.

 

 

 

Alessandra, la nostra maggiore, ha coronato la sua laurea con una tesi sugli aspetti pittorici del trecento ed ha raccolto le belle immagini affrescate in un volume ricco di approfondimenti sul loro significato. Nelle raffigurazioni si ripetono sembianze di angeli che suonano la tromba indice del giudizio a cui saremo chiamati con la fine dei tempi. Le foto riproduttive, unitamente ad immagini di carattere religioso, hanno accompagnato il tempo della mia solitudine e dei ricordi  avvicinando il mio animo al mistero della morte, del destino dell’uomo e di ciò che  è imperscrutabile.

 

 

 

Quando Andrea è partito al nostro sguardo lasciandoci nel più vuoto annichilimento ed in uno scoramento facile da comprendersi, in un  momento di veglia, prossima al riposo, fui raggiunta da una frase che suonò nitida al mio orecchio: «Sono io mamma, quell’angelo che suona la tromba!» Pensai all’angelo del Battistero e l’immagine parve lenire il quadro disastrato delle mie sensazioni.

 

 

 

Qualche tempo dopo, una sera, al crepuscolo, mentre erano presenti gli amici di Andrea che erano soliti, nei primi tempi, venire a farci visita e trattenersi nella sua stanza per ascoltare musica, come quando lui era ancora presente, all’improvviso, dalla finestra un suono dolce ed acuto ad un tempo, proveniente non sappiamo da dove, ci raggiunse facendoci sobbalzare per la meraviglia. Era un suono di tromba che sembrava d’argento, dalla nota costante e intensa che raggiungeva frontalmente la finestra di quel locale quasi a voler richiamare l’attenzione di tutti i presenti. Scesero i vicini a controllare le auto del giardino, ma nessuna di esse era dotata di allarme e, oltre la nostra abitazione, vi è  la campagna priva di strade e di rumori. Una vicina ebbe a dire: «Madona, ghe ze i spiriti!» riferendosi alla straordinarietà dell’accadimento, ma Mentore ed io, ascoltammo rapiti in un angolo del terrazzo finché dicemmo: »Ora basta, Andrea, abbiamo capito che sei tu.» In quell’istante ogni suono tacque.

 

 

 

Un «angelo che suona la tromba», un angelo mio figlio! A quel tempo l’avrei desiderato in ben altro modo il figlio mio… magari vestito con quei bei maglioni sgargianti, come i suoi amici, intento ad ascoltare le musiche di Michael Jackson o Freddy Mercuri, il solista dei Queen dalla voce angelica mancato poco dopo di lui; oppure lo vorrei pensare nella sua bella divisa da ufficiale in cui aveva appena messo le prime stellette.

 

 

Ma quale angelo, e con quale volto? Fin dall’infanzia abbiamo visto angeli con le ali, dai volti di paffuti bambinelli; angeli bianchi, angeli negri; angeli adulti con l’armatura e la spada minacciosa e angeli piccoli come putti dalle teste ricciolute. Quale pittore, quale poeta, quale artista non si è cimentato nel cercare di rappresentare queste creature celesti di cui si è parlato a volte a proposito, inserendoli in contesti religiosi e,  a volte un po’ a sproposito caricandoli di aspetti magici legati all’occultismo e alla cultura esoterica?

 

 

Mio figlio così positivo e razionale, così umano e bello nelle sue sembianze che sembravano accomunare forza e precisione delle simmetrie, baldanza e dolcezza ad un tempo? «Come sei adesso, figlio mio?» «Di più di più di prima… tanto!»

 

 

 

Nei primi tempi, quando fummo avvicinati, per cause a noi non ancora note, da persone provate dalla nostra stessa esperienza, sentimmo raccontarci, in perfetta buona fede, avventure fantastiche e ipotizzare paradisi immaginari in cui i nostri Cari vivono, ci aspettano e ci raggiungono. Se ci si attende da me che io, solo perché ho qualche anno di più di esperienza di altri, fornisca la ricetta che assicura il passaporto per l’aldilà, una sorta di carta di credito per il luogo dove si trovano i nostri Cari, mi spiace deludere, ma non mi è possibile farlo.

 

 

 

 

Vorrei esporre, piuttosto, un discorso importante, ma veramente importante, non solo per me, ma per tutti. Alla fine si potrà giudicare se era veramente importante. Quanto ho detto non è una novità. E’ accaduto a tutti di andare in brodo di giuggiole per aver visto o sentito riportare determinate cose… poi, ripensandoci bene, la stessa storia non ci è andata più giù.

 

 

E’ un po’, se mi è concesso il paragone, come l’arte di crescere un «bonsai». Avete presente quell’alberello nano, frutto della cultura nipponica, nato dai floricoltori la cui grande soddisfazione è di «rendere con tecniche naturali più naturale un soggetto innaturale»? Il merito dei giapponesi non è, infatti, tanto quello di darci un albero in miniatura, ma idealizzare una pianta con la sensibilità, l’arte, la creatività propria del bonsaista.

 

 

 

Anche a me è parso tutto riconducibile a tecniche, quando sentii raccontare di facile percorso, che qualcuno ci avrebbe dato una mano, di poter parlare per scrittura ispirata, di aspettare per poi fare quello che mio figlio mi avrebbe detto, della possibilità di ritrovarmi dotata di facoltà medianiche, e ancora di pensare che lui mi avrebbe aspettata per stare un po’ con me e un altro po’ sarebbe andato per un’altra strada ad impersonificare un’altra esistenza purificatrice.

 

 

 

Ognuno è padrone di pensarla come meglio crede, ma io sto cercando di spiegare perché non mi piace più l’arte di fare il «bonsai» e anche perché l’attrazione che all’inizio ho provato per alcune affermazioni non mi sostenne più. Il rapporto privilegiato che, fin dal primo momento, ciascuna madre provata dalla perdita di un figlio, giunge ad instaurare con lui, non può essere simile all’opera del giardiniere che, a furia di studiare tecniche e lavorare di fantasia, giunge a menomare una pianta, destinata ad essere rigogliosa, ad estendersi nel cielo azzurro, capace di ossigenare, di accogliere altre creature, di affondare le sue radici e di trasformarsi in fertile humus, fino a ridurla a un nanerottolo dalla strana, contorta forma.

 

 

 

E’ come se io costringessi mio figlio, spirito immortale, che si libra nell’infinito, dotato di capacità straordinarie, a diventare l’oggetto che ho in mente io, a seguirmi in quello che io, nella mia povera realtà, vorrei che facesse e dicesse, a furia di artifici e di elucubrazioni mentali.

 

 

 

Vediamo fin d’ora di fare una scelta, soprattutto se siamo qui per la prima volta, e facciamola non verso il basso, ma verso l’alto. Vediamo di pensare non per brevi e limitati percorsi, fatti di lacrimevoli storielle, ma indirizziamoci verso spazi e dimensioni planetarie. Pensiamo di volere imbrigliare l’aquilone? Vogliamo guardare l’eclisse ad occhio nudo e non attraverso il velo della nostra lente affumicata? Questo atteggiamento impoverirebbe la nostra esperienza e ci allontanerebbe da quello che ci preme di più: la possibilità di migliorare noi stessi e di seguire, con le nostre opere, quell’essere a noi tanto caro.

 

 

 

Nella campagna, in un lungo capannone privo di finestre vivono e crescono forsennatamente migliaia e migliaia di piccoli pulcini, che ingrassano con mezzi scientifici ultrarapidi. La luce elettrica uniforme e sempre uguale è più efficace dei raggi varianti del sole. Così questi volatili passeranno dalla gabbia artificiale al fuoco del girarrosto senza vedere il sole. Chi vive fuori da quel padiglione scientifico vorrebbe gridare: «Sapete voi che non c’è solo la luce artificiale ma c’è anche il sole?»

 

 

Non facciamo come i gallinacei che ignorano la presenza del sole perché non l’hanno mai visto. Non somigliamo ai materialisti che tutto vorrebbero spiegare, come i pagani, attraverso aridi meccanicismi o sterili favole contornate da aspetti magici.

 

 

Come al problema del male non possiamo trovare una soluzione logica e del tutto chiara, così, alla realtà spirituale che coinvolge e persegue tutta la nostra esistenza, non possiamo trovare una soluzione logica. Possiamo però accendere qualche luce che illumini il nostro cammino e ci aiuti ad attraversare il tunnel del mistero, anche se non a spiegarlo come un’equazione geometrica.

 

 

 

Nella nostra realtà sociale, contrassegnata dal materialismo, dall’egoismo, dall’interesse economico, s’intrecciano due aspetti denotativi: da un lato il diritto dell’uomo a vivere nel piacere e dall’altro a volere dare ragione del panorama mai sufficientemente conosciuto della sofferenza e del dolore.

 

 

 

Con il farsi strada della convinzione che l’uomo sia padrone assoluto della vita stessa, dal momento che la bioingegneria genetica sembra avere risolto il problema della riproduzione e quindi della creazione, prende atto la pretesa di poterla gestire, cioè concluderla quando si voglia.

 

 

Ma il nascere, il vivere, il morire e quello che ci attende dopo la morte è cosa di Dio. Soprattutto il dolore è un mistero nell’intimo di ciascuno di noi, ed è un mistero alla luce della fede cristiana. La vita è sacra perché lo è la persona che Dio ha creato a Sua immagine e somiglianza. L’uomo ne è amministratore libero e responsabile, perciò il valore vita fa parte della stessa dignità umana. Il capitolo quarto del libro della Genesi, cioè del primo libro dell’Antico Testamento, ci dice che Eva, diventata madre per la prima volta, esprime la sua gioia con queste parole: «Ho comperato un uomo dal Signore».

 

 

 

Come ogni donna anch’io posso dire di avere comperato da Dio i miei figli. Ho fatto un patto con Dio di solidarietà e di amore e mi sono impegnata a crescerli nel Suo progetto, perché a Lui sapevo che ne avrei dovuto rendere conto. Ma ognuno ha una propria esperienza e nel conto dei miei anni non vi era quello di dovere restituire due figli innanzi tempo.

 

 

 Se Dio, dunque, è creatore e Padre, come  proclama  la Chiesa, perché questo Padre ci ha fatto così, perché ha permesso il nostro strazio, perché ci ha separato dalle nostre creature?

 

 

La nostra mente non può attraversare il velo se non attraverso la virtù della speranza, virtù tipica dell’uomo in cammino, del pellegrino che non è ancora giunto alla visione.

 

 

 

Nella ventiquattresima Domenica del tempo ordinario, si legge una pagina del Vangelo che esalta la cultura del perdono. Il Vangelo narra di un signore che condona ad un debitore una cifra inverosimilmente esorbitante: diecimila talenti (qualcosa come 55 milioni di lire italiane oro!).  Il debitore ha anch’egli un credito verso un collega: cento denari, in pratica la paga di un operaio per circa tre mesi di lavoro.

 

 

Qual è il valore di questa esasperata opposizione numerica? La risposta è semplice se si esaminano i due volti: quello del padrone e quello del debitore. Nel primo si intravede la figura di Dio; solo Dio può contrarre debiti così sproporzionati e così ingenti perché, diversamente dagli uomini, Dio è molto più tollerante. Nel volto del debitore si intuiscono i nostri lineamenti. I nostri crediti sono microscopici rispetto a quelli che Dio potrebbe vantare verso di noi.

 

 

 

La condizione di debito e credito, vista da questa ottica, appare azzerare la scontata disposizione del Dio-Re, padrone misericordioso e creditore  e dell’uomo meschino e gretto nei confronti dei fratelli. 

 

 

 

«Ebbene sì, Dio Padre misericordioso, non vale forse la vita di mio Figlio molto di più di 55 milioni di lire italiane oro? E allora, mio Dio, Tu che ti sei fatto uomo simile a me, sappi che io ho bisogno di capire e poiché non posso farlo mi è necessario dirti che per sentirmi in pace, per placare il tumulto del mio sdegno e della mia rivolta, debbo chiederti PERDONO.

 

 

 

TI chiedo PERDONO,  Dio mio, Padre di misericordia perché so che Tu non hai voluto la morte di mio Figlio, ma l’hai permessa senza muovere un dito. Avresti potuto evitarla, ma non l’hai fatto. IO TI chiedo PERDONO proprio perché non Ti capisco.

 

 

 

TI chiedo PERDONO perché non so quale sia la ragione di questa perdita; non conosco i motivi della sua dipartita; non immagino la condizione della sua nuova esistenza. Io sono un creditore da cento denari, che ho sbagliato tutto e non ho saputo perdonare, ma io non ero Dio, non avevo conoscenza degli impegni forti della sofferenza, quelli che si pagano in oro.

 

 

 

TI chiedo PERDONO DIO E ORA POSSO ANCHE DIRTI GRAZIE perché con il dolore hai affinato la mia sensibilità, mi hai reso più umana e disponibile, mi hai fatto comprendere la relatività della mia esistenza e della vita degli uomini tutta.

 

 

TI RINGRAZIO per avermi dato la possibilità’ di farti questo dono, mio Dio e mio Re, un dono prezioso di oro fino, il più prezioso che io potessi farti.

 

 

 

Ed ora, Dio mio, mio Re, Padre tenero e di Misericordia, Dio Padre e Madre ad un tempo, dimmi, mio Signore, ora che sai che sono io che l’ho dato a Te, cosa ne fai Tu del mio dono, cosa vuoi da me e da mio figlio? Cosa ne fai Padre buono di tanti bambini, di tanti giovani, sterminati dalle guerre, mancati per terribili malattie, per droga, per circostanze impreviste ed improvvise, per incidenti sulle strade…?»

 

 

 

Sono troppi, sono tanti. Non chiedo ai governi la risposta. Trovo ridicola e meschina l’addebitare al caso, alla meccanizzazione, alla «volontà» di Dio, la dipartita di tante giovani esistenze. La grande verità del Corpo Mistico di Cristo ci apre orizzonti stupendi. Nulla dei nostri Cari va perduto e attraverso le nostre storie umane che si intersecano e si arricchiscono, in Cristo nessuno è solo a patire.

 

 

 

 

 

Ma anche Cristo, il derelitto, il Poverello, il Crocefisso non è solo. In una rinnovata Pentecoste, come il Dio della Creazione si è servito di Raffaele, di Michele gli splendidi arcangeli, come ha inviato lo Spirito Santo sugli Apostoli nel Cenacolo perché si preparassero a predicare la Buona Novella, così penso ad un Dio di Misericordia, circondato da uno stuolo di Anime partite innanzi tempo al nostro sguardo che si definiscono, Nuovi Angeli  che, insieme a noi, come Figli ricreati dall’amore, ci preparano un programma di riconciliazione nel passaggio del Millennio.

 

 

 

Non sono angioletti con le alucce, non figure eteree smaterializzate, ma splendide creature nella giovane esaltazione della loro bellezza. Essi ci chiamano, si fanno sentire, ci proteggono e  implorano per l’umanità derelitta il sentiero della pace per quella che sarà la dimensione della nostra vera e reale rinascita.

 

 

 

A questo punto non posso fare a meno di citare la denominazione che, per i nostri amati figlioli, ha creato lo stesso P.Zaccaria Bertoldo, il fraticello nostro assistente spirituale, venutoci a mancare un paio di anni fa e che nei primi tempi, come più volte si era scritto, venivano chiamati “Figli di Luce”. Io stessa sapevo di un’evoluzione di questi nuovi gruppi di ragazzi mancati per incidenti o, comunque in giovanissima età, al punto da farsi riconoscere sempre come “Ragazzi”. Vediamo come ce li ha definiti P.Zaccaria:

 

 

 Da ciò la denominazione da noi data special­mente ai giovani rapiti alle loro mamme,di "RAGAZZI DI LUCE" o meglio ancora, di "NUOVI ANGELI". "Essi sono, come dice stupendamente il prof. GOMERRO, nel dinamismo di Dio". (E un teologo che parla).

Ciò vuol dire che essi, i NUOVI ANGELI, cooperano e partecipano, o meglio, Dio li chiama a partecipare alla sua missione salvifica. Ora cos'è tutto questo (compreso il conforto che. recano alle mamme desolate) se non quella missione di aiuto a comprendere e salire ver­so Dio di cui s'è detto e di cui ci parlano i nostri amici di lassù? Il Card. Tonini, in una trasmissione TV, ha accolto questa idea; noi viviamo l'insegnamento della Chiesa nella realtà del­la Comunione dei Santi, dove sono inseriti anche i nostri cari Giovani, i nostri Nuovi Angeli di luce e conforto.

 

Concludendo, i nostri Figli, i Nuovi Angeli, si aspettano dalle Loro Mamme, le Mamme della Speranza, che ognuna di noi trovi la forza e il coraggio di  seguirli, ognuna come può, alla sua maniera. Abbiamo tutte la stessa dignità, ma siamo strutturate in modo radicalmente diverso, così come ciascuno ha un suo bene da fare e un suo male da evitare. Sappiamo che i nostri Figli ci tengono per mano, ma nessuna di noi è esonerata dall’impegno e dallo sforzo quotidiano. La vita sarà sempre fatta di ombre e luci, di scogli da superare più o meno facili, ma comune è la partecipazione e gratificante il cammino perché troveremo la gioia e il conforto di sentirci ancora utili.

 

 

 

L’alto traguardo è un rapporto serio con Dio, il Dio di tutti i popoli, di tutte le nazioni e di tutte le religioni. Guardiamoci dal pensare che il male dipenda dal Dna: i nostri Figli sono di ogni colore. Vincitori e vinti si abbracciano e si tengono per mano nella dimensione della Luce. Il credente sa che essere fratelli significa tornare alla fede con la semplicità dei fanciulli e che, se saremo pronti,  ci attende una nuova era di solidarietà e giustizia.

 

 

«Non più lacrime mamma. Coraggio papà, fatti coraggio!» Sì, Figlio mio, Figli nostri, Angeli di Dio, Ragazzi di Luce, siamo con voi, vicini a voi … !

 

 

In attesa di riunirci per l’eternità!

 

 

Edda Cattani

 

 

 

 

 

                                          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniAngeli Custodi e Nuovi Angeli
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Il pianto degli agnelli

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da "La coscienza degli animali"

Credo sia opportuno pubblicare anche questo…

 

 

La coscienza degli
animali

 

 

 La Pasqua si avvicina. Gli scaffali dei supermercati sono un trionfo di uova di cioccolata di ogni dimensione, di colombe con tutte le possibili varianti — con uvetta, senza uvetta, ricoperte di cioccolata, con lo zabaione — per accontentare i gusti più stravaganti. Da qualche anno poi, alle più tradizionali colombe, si sono affiancati dolci a forma di campane e di agnelli, anche questi in svariate versioni. Per chi vive in campagna, e ha lo sguardo abituato ad osservare ciò che succede nella realtà circostante, la Pasqua è quel momento in cui le gemme sui rami iniziano a ingrossarsi e i peschi e gli albicocchi, spesso temerariamente, schiudono i loro fiori. Le prime lucertole si svegliano e il loro fruscio si sente in prossimità dei muretti mentre le uova dei rospi, avvolte a migliaia da una lunga collana gelatinosa, ondeggiano tra le piante dei laghetti. Nel sottobosco spuntano le primule, le violette, i crochi, le pervinche e il mesto pigolio invernale degli uccelli si trasforma nella grande sinfonia che prelude al corteggiamento.

 


Il periodo che precede la Pasqua è il periodo in cui la vita si muove nuovamente verso la sua pienezza e, con questa sua forza oggi così poco compresa, spinge anche noi a rinnovarci, ad abbracciare con una nuova visione lo scorrere incerto della vita. Anche molti animali partecipano a questo rinnovamento. La maggior parte dei capretti e degli agnelli nascono con la luna piena di febbraio e, dopo i primi giorni di timidezza trascorsi zampettando dietro l'ombra rassicurante della madre, si lanciano in corse scatenate con i coetanei del gregge. Chi non ha mai visto gli agnellini giocare, non avrà mai un'immagine chiara della gioia che può pervadere la vita. Si inseguono in gruppi, sterzano, cambiano direzione, saltellano sulle zampe anteriori e posteriori, se c'è un punto più alto nel pascolo, una roccia, un tronco abbattuto, un fontanile, fanno a gara a saltarvi sopra e questo per loro è il massimo divertimento, e poi di nuovo riprendono a rincorrersi, ogni tanto si affrontano e si caricano a testate, simulando l'età adulta. Poi le madri li richiamano, e allora è tutto un correre, un raggiungere con misteriosa abilità, tra la folla del gregge, la propria genitrice, uno spingere con testa, un vibrare di codine soddisfatte.

 

Sul pascolo scende allora il tenero silenzio della poppata. Ma poi un giorno, poco prima della Pasqua, mentre gli agnellini pan di spagna sorridono invitanti sui banchi dei supermercati, nelle campagne arrivano i furgoni e caricano i piccoli delle pecore e delle capre. La gioia se ne va dai pascoli e subentrano gli strazianti belati delle madri che per tre giorni corrono incredule da un lato all'altro chiamando a gran voce le loro creature con le mammelle gonfie di latte. Poi, dopo tanta agitazione, sulle campagne scende il silenzio e i pascoli tornano ad essere delle distese brulle in cui i corvi zampettano tra le madri svuotate dal dolore. Intanto gli agnellini, avvolti nel cellophan, sono arrivati nei banconi dei supermercati: interi, a pezzi, o solo la testa, che pare sia una prelibatezza. Non posso non sussultare quando vedo, schiacciati dalla pellicola, quegli occhi opachi e quei dentini che già strappavano la prima erba.

 

 

 


L'altro giorno mi ha chiamato un'amica che lavora vicino al mattatoio. «Mi sono messa i tappi, ma non serve a niente. Vengono scaricati ogni giorno, a centinaia, e urlano con voci da bambini, disperate, rauche, in preda al terrore, ma, a parte me, nessuno sembra farci caso. In fondo ogni anno è così. È la vita, è la tradizione, è Pasqua e questo è il rumore della Pasqua». Già, perché la Pasqua è soprattutto un pranzo tradizionale, una mangiata di quelle che si fanno di rado, con l'abbacchio trionfante in mezzo alla tavola, un abbacchio ridotto a prelibatezza culinaria, a segno di una cultura gastronomica mai tradita, spogliato da ogni valenza che superi il tratto gastrointestinale. Ma in quei belati, in quelle urla, in quella vita che è pura innocenza, non è forse celata la domanda più profonda sul senso dell'esistere? Perché la morte irrompe e devasta, senza guardare in faccia nessuno. Nella nostra società così asettica e così impregnata di onnipotenza, lo dimentichiamo un po' troppo spesso, ma dimenticare l'ingombrante presenza della morte vuol dire abdicare, fin da principio, al senso della vita. Quando la morte scende su uno dei miei animali, gli altri fanno dei lunghi giri per non avvicinarsi al corpo, per non guardarlo e, per qualche giorno, il loro comportamento cambia, diventa stranamente assente, come se qualcosa, al loro interno, all'improvviso avesse cominciato a vibrare in modo diverso.

 

 

 

 

La contemplazione della morte non può non provocare un profondo senso di timore, timore per quell'occhio brillante che improvvisamente diventa opaco, per quel vivo tepore che si trasforma in fredda rigidità. È per questa ragione che tutte le culture dell'uomo hanno sviluppato dei rituali di macellazione per rendere questo passaggio meno temibile — temibile per l'animale, ma temibile soprattutto per noi, temibile per la potenza evocativa racchiusa nel sangue che scorre.
Ma in una società come la nostra, totalmente profana, in cui nulla è più sacro e gli unici timori concessi sono legati alla materia, la catena di morte del macello non è che una realtà tra le altre. Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate, abbandonate, dei perseguitati, di tutte quelle voci che invano gridano verso il cielo. È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva.

 

 

Sdraiati sul comodo divano della teodicea, continuiamo a ripetere che Dio non può esistere perché permette il male degli innocenti e questo assunto ci placa, ci quieta, ci mette dalla parte della ragione, proteggendoci dall'insonnia delle notti e dall'angoscia straziante del dolore del mondo. Quanti orrori — e quanti errori — derivano da quest'immagine di Dio onnipotente, da quest'idea di un Dio con la barba, seduto su una nuvola, parente stretto di Zeus, con i fulmini in mano, pronto a scagliarli sugli empi della terra. L'onnipotenza di questa società ipertecnologica, non deriva forse proprio da questo? Dio non è onnipotente, come ci aveva promesso, e dunque diventa nostro compito assumerci l'onnipotenza, raddrizzare le cose storte in cose dritte, creare il paradiso in terra, un paradiso in cui la giustizia finalmente trionfa, grazie alle nostre leggi. Il paradiso in terra però, come già abbondantemente ci hanno mostrato le tragedie del Novecento, ben presto si trasforma nel suo opposto perché, quando l'uomo crede di agire unicamente secondo i principi assoluti della ragione, sta già srotolando un reticolato e prepara potenti luci al neon per illuminare ogni angolo della prigione.
Forse il pianto delle migliaia di agnelli immolati per routine consumistica in questi giorni non è che il pianto di tutti i milioni di vite innocenti che ogni giorno in modi diversi, da che mondo è mondo, vengono stritolate dal male. E quel pianto che si alza verso il cielo senza ottenere risposta, ci suggerisce forse che il passaggio, la vera liberazione — la vera Pasqua — è proprio questa. Sapere che Dio non è onnipotente, ma, come Agnello, condivide la stessa nostra disperata fragilità. E solo su quest'idea — sull'idea che condividiamo la fragilità, che le tue lacrime sono le mie e le Sue sono le nostre — si può immaginare un mondo che non scricchioli più sotto il delirio dell'onnipotenza ma che si incammini nella costruzione di una vera umanità.

 

 

Edda CattaniIl pianto degli agnelli
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Da Bellaria Convention

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18° Convegno di Ricerche Parapsichiche e Bioenergetiche

“ Il Mistero dell’Esistenza umana, dalla mente all’interiorità.”

Bellaria (Rimini)

Partecipante:  Maria Pizzolitto Lui – Mamma di Vera –

Autrice di “Io volo Libera”    “Ad un passo da te” Ed. Segno

Quattro belle giornate di sole hanno accompagnato il convegno di Bellaria nel suo diciottesimo anno (qualcuno ha ricordato che quest’anno il convegno è diventato maggiorenne) e come sempre ha regalato ai partecipanti momenti di intenso interesse e di grandi emozioni ,  per la profondità degli argomenti trattati.

Il benessere psicofisico e la consapevolezza interiore e spirituale, come sempre sono stati i temi centrali, arricchiti di sempre nuove ricerche, di nuove tecniche per  raggiungere quegli stati d’animo ottimali di vita  a cui spesso non pensiamo  e non immaginiamo che si possa raggiungere, per stare bene.

E l’Amore con la A maiuscola ha fatto  da padrone, con tutte le sue sfumature. Dobbiamo imparare ad amarci di più  per meglio amare gli altri. Arrivare a star bene con noi  stessi per far star bene gli altri, sviluppando il potere  divino che c’è in noi, collegandoci e  attingendo all’energia universale, dando spazio alle emozioni  positive e costruttive. Allargare gli orizzonti della consapevolezza per avere una visuale più ampia di ciò che siamo e  di ciò che potremmo  essere,  facendo crescere la nostra coscienza.

“Sii il cambiamento che  vorresti vedere nel mondo” è stato detto! E gli strumenti li abbiamo tutti, sta ad ognuno di noi scegliere la strada che più gli aggrada per migliorare se stesso.

 Quella strada che  stiamo  percorrendo verso una meta ben precisa,  consapevoli  che dentro di noi troviamo tutte le risposte e le energie  per meglio camminare in modo armonico,  verso quell’aldilà che è già dentro di noi. “La morte è solo al di là del tuo campo visivo attuale”, ha detto Igor Sibaldi , nella sua relazione : Il nostro aldilà personale.  

Il Dott. Moody , che tutti ben conosciamo per aver raccontato , nei suoi numerosi libri, le esperienze di pre-morte)ha toccato il tema dell’oltre vita, parlando della “ morte condivisa.”  Ha spiegato come anche le persone che assistono un loro caro riescano,  spesso,  ad essere partecipi di esperienze straordinarie ed inspiegabili, che aprono nuovi orizzonti sulla vita oltre la morte e che aiutano a superare con maggior serenità la perdita di una persona amata. Inoltre,  può insegnare molto a chi resta.

E per tutti i genitori, che come noi hanno un figlio in Cielo, (ma non voglio escludere anche tutti i nostri cari), queste parole risuonano come note musicali, odorano  come profumi portati dal vento, luccicano  come raggi di sole in mezzo alle nuvole…

 

Schegge di Eternità

 Raymond Moody, autore del bestseller La vita oltre la vita, raccoglie in questo libro le esperienze straordinarie di quanti si sono trovati al capezzale di una persona in punto di morte o, semplicemente, hanno vissuto da lontano la perdita di una persona cara. Costoro, in molti casi, hanno apparizioni o fanno sogni, che pur nella diversità, hanno alcuni elementi comuni: spesso vedono una luce calda e abbagliante, la loro dimensione dello spazio viene completamente stravolta, e sperimentano una proiezione extracorporea; condividono alcuni episodi della vita della persona appena deceduta e scorgono esseri o luoghi ultraterreni, immersi in una specie di nebbia….

 

 

Riflessioni

di Edda Cattani

Partecipare ad un convegno con l’animo ben disposto è un viaggio meraviglioso: pieno di scoperte, di miglioramenti, di sensibilità, di consapevolezza e di rafforzamento della nostra capacità di cooperare alla creazione. In esso sono state trasmesse delle tecniche basilari che si possono utilizzare su se stessi e sugli altri. Più siamo in grado di aiutare gli altri, avendo risolto i conflitti ed i blocchi che ci ancorano alle nostre paure, ai nostri dolori, ai ceppi che ci avvolgono in un avanzare e retrocedere continuo, più saremo in grado di ricevere al meglio doni nella nostra vita.

Ho incontrato persone stupende bloccate dall’ansia di qualcosa di sconosciuto, che dopo un breve colloquio o contatto, tornavano a nuova vita, con spirito diverso, con l’animo deciso e la volontà di volere affrontare la realtà quotidiana con occhi nuovi. “Vino nuovo in otri vecchi” Ci siamo riconosciuti nell’abbraccio, nello spezzare il pane della condivisione, come Cristo con i discepoli di Emmaus e… ci siamo amati.

Per questo motivo, quando si ritorna ci si propone di andare oltre: andare oltre la nostra paura, andare oltre le preoccupazioni, andare oltre ciò che i nostri occhi miopi ci suggeriscono essere il nostro bene.

Riempiamo i nostri momenti della giornata con la capacità di essere utili agli altri e riempiremo la nostra vita ed il nostro mondo di vera ricchezza.

 

        Diciamo perciò:

     Il luogo più sacro abita nel nostro cuore, dove nascono i sogni e

      dormono i segreti.

 

                            

                Leoonard Jacobson

              L’Amore è la fragranza del tuo essere            

 

       E l’abbraccio esprime tutta la fragranza del tuo Amore.

 

Edda CattaniDa Bellaria Convention
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Relazioni Convegni 2012

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Dalla nostra Cara Amica Adriana Scaficchia presente a Roma al Convegno del CONVIVIO 1012 pubblichiamo la prima relazione di quest'anno.

Relazione del 24-25-26 Febbraio 2012 del Convivio di Roma .

    Seminario del Convivio di Roma , febbraio  24-25- 26 – 2012.

 

Relazione di  Giorgio  :

         Il Cerchio Verde  ha partecipato  al convivio romano“Il mondo spirituale e la vita eterna” ha portato le proprie esperienze  e l’informazione sulla trans-comunicazione strumentale metafonica ,  accettato  come sempre con simpatia e affetto.  La partecipazione  e l’affluenza  sono state  molto intense coinvolgendo  persone motivate  a causa di un lutto. Tutto  si è svolto in un’atmosfera di  emozione  e di spiritualità , con grande rispetto per la  radicata fede   in qualcosa di noi  che vive dopo la morte fisica .  

         Adriana , Lino e io , Giorgio marito di Adriana , che ho sostituito provvisoriamente  la cara  amica  Ida   mamma di Monica , ci siamo adoperati molto per aiutare alla buona riuscita del nostro incontro e siamo stati aiutati dall’improvvisata  e fraterna collaborazione di una cara mamma , Giustina  e di una giovane figlia , Mara e poi da un’altra mamma ancora Francesca , che  hanno trascritto i meravigliosi messaggi ottenuti con la metafonia  in tempo reale . Adriana come sempre ha gestito  la pratica e gli ascolti  delle voci , Lino ha seguito principalmente i papà orfani dei loro figli .I meravigliosi messaggi  ascoltati hanno coinvolto  con emozione tutti i presenti .

          Dico meravigliosi messaggi per il loro contenuto altamente spirituale e per i consigli di vita colmi di  speranza che hanno il potere di lenire il pensiero tormentato  dal dolore per chi fisicamente non è più presente .Nelle  mamme , papà, mogli e altre persone  straziate per il dolore , per  la fede riposta in una nuova luce di speranza il volto si rasserena in un’atmosfera fraterna soprattutto  per il contenuto dei messaggi e delle risposte sempre razionali alle domande  poste  che “ hanno soddisfatto” le aspettative dei presenti ritenendole  personali  e  riconoscendo  nei dettagli il proprio congiunto .

          Non dimentico di ringraziare  a nome di Adriana e Lino i genitori della cara Giulia , che hanno voluto onorarci invitandoci a casa loro per una serata serena  e per  il piacere di stare  bene assieme qualche ora .

Sicuramente il seminario si è concluso nel migliore dei modi con i partecipanti , arricchiti  tutti  di un sentimento spirituale sempre più profondo .Colgo l’occasione per ringraziare Mariano Mandolini : ho avuto il  piacere di conoscere una persona molto  sensibile e dinamica .

        Concludo questa mia ,dicendo : tutto rientra nella naturalità delle cose ,  quando si è sorretti dall’amore ,  e la manifestazione delle voci dell’al di là , decisamente  è da apprezzare  per l’importanza  con cui si rivela  spontanea in natura . Le voci  dei nostri cari estinti sono capaci di aiutarci a superare il delirio della disperazione , con la loro evoluzione stessa .

     Segue  la mia relazione letta in sala congressi …

 

 

 

 

13- Seminario Romano del Convivio – Il mondo spirituale e la vita eterna .

Febbraio 24.25.26.   2012.

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         Il terzo millennio porta con sè invenzioni e infinite scoperte , la continua ricerca sempre più approfondita degli uomini di scienza , ha rivelato dimensioni nascoste  di un mondo infinitamente piccolo . Il futuro ci riserva molte piacevoli sorprese e la tecnologia e la grande comunicazione  sempre più appropriate , sanno mettersi al nostro servizio non solo per garantire  un livello di  qualità della vita ,ma  per compenetrare ogni fenomenologia  che si genera spontaneamente in natura . Con queste poche righe iniziali ho voluto premettere  che la scienza ufficiale  con i suoi mezzi e possibilità può risalire alla causa dell’effetto .

         Semplicemente  sto parlando della fenomenologia delle “voci dell’al di là”, un evento di una eccezionalità  sorprendente che non si può sottovalutare : non si tratta solo di forma , ma di contenuto ed è un grosso progetto che si affaccia all’orizzonte di una società  che per quanto incredula vuole credere in questo evento   . L’esperienza e i risultati ottenuti fino ad oggi , hanno consentito di realizzare una casistica di testimonianze non indifferenti .

          Personalmente ho molta fiducia in questo evento e lo posso dire perché credo fermamente nella “metafonia voci dell’al di là “dato che conosco quello che sono e quello che possono dare a chi si dispera per la dipartita di un congiunto . L’obiettivo del Cerchio Verde  è di stimolare  l’osservatore ad avere fiducia nelle “voci “ dette paranormali, e una volta acquisita questa fiducia  senza remore scomparirà ogni dubbio  e  rimarrà il riconoscimento dell’autenticità del fatto , portando conoscenze impensabili che fanno scaturire nell’uomo una determinata convinzione , ipotizzando con ragione  elementi affini alla sopravvivenza .

          Tutti i giorni la cronaca ci informa di tragedie e lutti che  lasciano i famigliari nella disperazione  in una sorta di alterazione psicologica che non trova pace . Non esistono parole , abbracci di conforto  a tanto dolore , però con la pratica metafonica  è possibile ritrovare o per lo meno sentire e colloquiare con il proprio caro scomparso . Nella vita quotidiana con molta difficoltà ci si proietta su concetti trascendentali , spirituali  che ritengo utili  per la volontà determinata  di riuscire negli ascolti “metafonici “ che dimostrano chiaramente l’utilità nel recupero dell’equilibrio psicologico  di chi si dispera e piange  per la morte di un proprio caro .

         Quando c’è viva partecipazione , forte è l’interesse di conversare sulle nozioni di “filosofia spirituale “ e  , malgrado gli esitanti interrogativi  che tutti noi ci poniamo , non possiamo fare a meno di compenetrare la “realtà spirituale”. Ritengo che la filosofia spirituale  sia un complemento necessario  in questa ricerca , in quanto si lega  con la manifestazione  delle voci dell’al di là , rendendo le stesse sempre più credibili  ed accettabili  per quanto  siano discusse .

          Qualche resistenza esterna non manca mai  sulla realtà di questo evento , se ci sono polemiche si fanno per cattiva informazione , in cui viene ignorata la spontaneità di come si manifestano le “ voci” ,e questo  indicizza un criterio sterile che nega la realtà .

 Per noi del  Cerchio Verde , il pensiero corre sull’onda Marconiana  di messaggi sempre più comprensibili in cui spesso si identifica l’interlocutore . Si realizza una dinamica fra l’essenza e  il mondo fisico energetico e l’interiorità dell’uomo . La scienza in atto oggi sta a dimostrare  sempre più l’unità esistente  fra il micro e macro  e ultra cosmo in un quid di energie universali in nuove scoperte che  superano i limiti che sembravano in valicabili .

           L’eco del lavoro di chi si adopera  in questa ricerca sulle voci dell’al di là con la pratica metafonica , raggiunge  centri culturali di capoluoghi nazionali , con estrema serietà e profonda convinzione  , soprattutto per la fondatezza  dei messaggi intelligenti  che ci pervengono,  ed è evidente che essi  attestano questa genuina realtà che testimonia  un evento stupefacente .

          Non abbiamo da insegnare nulla a nessuno , se mai  offriamo la conoscenza  della nostra esperienza  su questa manifestazione naturale  che ancora molte persone ignorano , ma coloro che hanno imparato  ad autogestire la pratica metafonica con l’intento di sentire quel fil di voce del caro estinto , rivivono quel sentimento creduto perduto , ritrovando un po’ di serenità e pace dopo tanto dolore . 

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            I miei omaggi a tutti , con affetto .       Giorgio Penzo      Cerchio Verde . 02-03-2012

 

Edda CattaniRelazioni Convegni 2012
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L’amore è pellegrino

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L’AMORE  E’  PELLEGRINO

  

 

Sull’altare del B. Giovanni Paolo II°

    

 

 

 

 

Chi ha avuto la ventura di leggere l’invito al Seminario del Convivio, su FB o in questo sito, per ritrovarci a Roma a fine febbraio, ha potuto vedere il discreto messaggio che ho lanciato per questa occasione, nello spirito dei “convegni della speranza”.

 

In verità c’era qualcosa di più dietro la mia partecipazione e il mio viaggio a Roma. Avevo sentito viva questa esigenza, già da qualche anno, quando, il mio piccolo Simone si era improvvisamente risvegliato dopo un lungo periodo di degenza in neurologia pediatrica, a seguito di una preghiera di guarigione rivolta al Beato Giovanni Paolo II°. L’avevamo promesso questo viaggio, più e più volte, con tutta la famiglia, come atto di riconoscenza mai abbandonata, anche se le condizioni di salute di mio marito e le varie circostanze non avevano permesso finora di mantenere fede al voto.

 

Mi ha sempre affascinato il viaggio a Roma, ogni qual volta mi ci sono recata: da giovanetta incontrando Pio XII°, il Pastor Angelicus davanti a cui caddi in ginocchio estatica mentre benediceva la folla in Piazza San Pietro. Poi via via ad ogni cambiamento “di papa” era una nuova emozione… Ma questa volta era la mia famiglia ad esserne coinvolta, la mia vita di madre, con la perdita di Andrea, di tutte le Madri amiche e sorelle, delle sofferenze di questo ultimo grande pontefice che ha portato sulle sue spalle viva ed alta la Croce di Cristo Signore.

 

Con Lui la stessa malattia del mio sposo, la stessa tormentata inquietudine, lo stesso calvario, la stessa terribile e incurabile sofferenza e con esse la vicenda di Simone… Simone piccolo e fragile… Simone come i piccoli che Gesù amava, che il Papa prediligeva e un coma che non lasciava spazio alle speranze.

 

 

 

Una preghiera e un grido straziante avevano trovato risposta: “Guarito!” e Simone aveva aperto gli occhi. Ed ora ero qui, davanti a questo altare, finalmente a dire “Grazie! Padre Santo, grazie per aver ascoltato la mia supplica, grazie per tutti i bambini che tu vorrai proteggere e che, nel mondo soffrono ancora!” Una preghiera mi era stata consegnata da una mano amica:

PREGHIERA PER LE CREATURE DIVERSAMENTE ABILI

 

Vieni Padre da questi fiorellini pestati,

non appena affacciati alla vita.

Vieni con le tue Sante Mani in loro soccorso.

Ricompatta il terreno sfalciato.

Se c’è qualche foglia spezzata,

un petalo in bilico nel vuoto,

portalo pur via,

anche se il vedere le Tue Mani operose

nelle Mani di chi verrà in aiuto,

ci spegnerà nel dolore ogni parola e pensiero.

Ma ricomponi, o Padre, la bellezza di questi figli.

Fa’ che restino dritti in tutte le albe

del loro cammino.

Portano al cielo questi occhi così limpidi

che si stagliano su una carne

già maciullata da lividi e sangue.

Vedi, son gli stessi occhi di Tuo Figlio.

Amen

 

 

 

 

 

L’ho letta attentamente, appoggiata ad una colonna, guardando emozionata il grande altare e la lapide bianca; poi ho telefonato a Simone: “Dimmi, cosa debbo chiedere al Papa buono?” “Che mi faccia diventare un campione!” ha risposto il mio piccolo con la sua vocetta cantilenante mentre gli occhi mi brillavano per l’emozione. Stringendo il mio cappotto ho racchiuso nel cuore tutte le sofferenze che mi portavo appresso, tutte le consegne ricevute e sono entrata al di là della balaustra. Volevo rimanere lì semplicemente sostando per ascoltare in quel filo invisibile che si crea nella preghiera silenziosa, l’emozione che non si può controllare e che non ha parole. In quella contemplazione di note mi sono trattenuta finchè un raggio di sole improvviso ha squarciato la penombra di un cielo ombroso e si è proiettato sull’altare trasformandosi in un cuore e una coroncina di stelle ai piedi del Cristo… Poco per volta tanti e tanti volti di donne, bambini, giovani, anziani… si formavano sul marmo, sul pavimento, intorno come in un film… Avrei voluto fotografarli, ma era proibito farlo e poi a me bastava; io sapevo che con me c’era tutta la Gerusalemme Celeste.

 

Poco dopo una campanella chiamava alla celebrazione eucaristica all’altare maggiore sotto la maestosità della Gloria del Bernini ed io, ancor più piccola mi racchiudevo in me stessa per accogliere nel mio cuore Gesù in Comunione con tutti i nostri Cari ed Andrea, certamente presente a racchiudermi in un guscio dorato per proteggermi come una conchiglia.

 

Grazie Giovanni Paolo II°, Grazie Andrea, Grazie Paradiso!

 

Edda CattaniL’amore è pellegrino
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Misericordias Domini

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Misericordias Domini

 

Era il 1961 ed io vivevo una delle più belle esperienze della mia vita: giovinetta con grandi ansie spirituali, mi beavo di quel conforto del cuore che mi faceva sentire completamente abbandonata nelle mani di Gesù e di Maria. Abitavo in un luogo capace di rispondere alle mie attese giacchè si trattava di un convento dove venivano accolte, per una seria riflessione, giovani desiderose di incontrarsi con Dio. La sera, dopo le intense giornate lavorative, ci si recava, in assoluto silenzio, in fila, con il cero in mano ed un velo bianco in testa, lungo l’immenso corridoio, fino a raggiungere una grande statua della Madonna, illuminata da una corona di stelle e circondata, come in un giardino, da tante piante e fiori di ogni genere. Fra quei fiori deponevo il mio cuore in adorante visione di una realtà “altra” piena di amore, di dolci profumi, di musica, di bontà e di speranza. Un canto che veniva intonato e che mi affascinava era un inno noto alla liturgia, derivante da un Salmo: “Misericordias Domini in aeternum cantabo (canterò in eterno le Misericordie del Signore). In quell’atmosfera surreale formulai le mie prime promesse, mai dimenticate ed un patto per la mia vita futura assunse la modalità dell’impegno che cercai di trasmettere sempre ai miei figli, quando diventai giovane madre.

L’entusiasmo per la vita, vissuta come un dono era veramente lo spirito con cui tutta l’esistenza del mio Andrea si dipanò: amore per i suoi simili, per la giustizia, per la bellezza in genere, per la musica, per le persone in difficoltà e per la preghiera. Era giovane soldato che mi diceva “Mamma non ti preoccupare, le dico ogni sera le mie preghierine” e nel suo portafogli trovammo l’immaginetta consunta per l’uso, con la scritta:

 

“Signore Dio degli eserciti, guarda benigno a noi che abbiamo lasciato le nostre famiglie per servire l’Italia!”.

La mia vita, dunque, è stata dedita all’ascolto, al lavoro, alla speranza in un Dio di Misericordia, anche dopo l’evento infausto che ha colpito la nostra famiglia. Poi l’incontro con il Movimento della Speranza e il desiderio di veder sorgere tante associazioni, compresa la nostra A.C.S.S.S. in grado di accogliere tanti disperati ed aiutarli a riconoscere nei disegni imperscrutabili del Signore un cammino da percorrere, non dimenticando che la vita è gioia, è un inno a quel Dio di Misericordia.

Questo lo spirito con il quale siamo nati… Condizione ideale, per tutti noi, sarebbe ritrovarsi in un luogo di raccoglimento, magari con la guida di un sacerdote, per parlare di fede ma anche di fenomenologia per rendere ancor più tangibile la nostra speranza. Purtroppo questo non è sempre facile: pochi sono i sacerdoti preparati a parlare di cose che giudicano “strane” se non di dominio del demonio. Allora sono tante le persone che non sanno dove andare e aspettano un convegno in cui si parli delle problematiche che ci affannano  e degli studi che parlano di episodi non riconosciuti dalla comune scienza e che lasciano tanto conforto senza volerli disgiungere dalla pratica del credo religioso. Speriamo vi siano sempre più sacerdoti coraggiosi e gruppi di genitori generosi che non si soffermino al piccolo messaggio, ma abbiano il desiderio di compiere “grandi opere”.

Alcuni li abbiamo individuati; cerchiamo di pensare che ad ognuno di noi è richiesto questo impegno e che tutti possiamo farcela. A questo scopo stiamo approntando il convegno di settembre del nostro Movimento e che, all’insegna della continuità nel rinnovamento, vedrà schierate tante iniziative di cui daremo conto nei vari appuntamenti.

 

 

 

 

Sto partendo per Roma e al Convegno del Convivio renderò la mia testimonianza di “Quando il Divino si manifesta” nella speranza di poter partecipare la mia fede e la speranza mai venute a mancare in questo percorso d’amore.

E’ tempo di Quaresima. Questo momento di silenzio con l’invito che Dio ci rivolge è molto importante. Noi cammineremo verso la Pasqua per quaranta giorni. Quaranta giorni per trasformarci, per diventare capaci di comprendere il suo amore nell’assenza di rumore e del frastuono che ha riempito le giornate del pazzo “carnevale”.

Leggiamo il vangelo di Matteo (6,1-6.16-18) : “…quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. 

Ecco dunque il percorso: il digiuno, come mortificazione per astenersi dalle cose futili; la preghiera, per chiedere a Dio di aiutarci a compiere il nostro dovere di ogni giorno; il silenzio per trovare nella nostra giornata un momento di riflessione e pensare alle cose che contano nella vita.

In uno dei tanti messaggi Andrea ci dice: “… fate tutto zitti, zitti…” La semplicità delle brevi frasi che ci giungono sono sempre un invito alla riservatezza, alla partecipazione del cuore, al silenzio interiore. Senza queste peculiari connotazioni non vi può essere comunicazione con i nostri Cari dell’Oltre; per questo noi dobbiamo anche dimenticarci del nostro dolore per non farne il solo scopo della nostra vita. L’evento tragico che ci ha colpito non può annullare la nostra vita al punto da ritenere che essa non meriti di essere vissuta nella pienezza e nella scoperta di cose sempre più belle che avremo modo di apprezzare.  Ricordo di avere assistito ad una conferenza di uno studioso di Padova medioevale e di avere sentito dire: “… noi siamo abituati a passare per le strade e a guardare dove mettiamo i piedi…cosa più che mai giusta… ma se alzassimo lo sguardo ci assalirebbe una meravigliosa visione di splendidi cornicioni, di torricini, di balconi, di cupole che si stagliano nel cielo invitandoci a ringraziare l’Onnipotente per le grandezze che abbiamo saputo creare per glorificarlo.

Riscopriamo in questa quaresima la bellezza dell’amore che ci sembra di avere perduto e pensiamo che quel corpo che è scomparso sotto una pietra tombale è destinato a risorgere glorioso e più bello di prima.

I primi giorni del mio amaro peregrinare nella casa vuota dove, fino a qualche giorno prima, echeggiavano canti e risa dei miei figli,  ripensavo al corpo statuario di quel figlio, bello nella sua esuberante giovinezza e gli chiedevo fra le lacrime: “Come sei ora, figlio mio, eri tanto bello!” una voce esile, ma decisa mi rispose: “Di più, di più di prima, mamma!”

Ecco la completezza del messaggio cristiano: IO RISORGERO’  questo mio corpo vedrà il Salvatore! Certamente dovremo passare attraverso la quaresima che, anche nella sua spoglia contrizione assume il grande significato dell’attesa.  

 

 

 

Leggo in una rivista cattolica:

Viviamo in un paese di oscurità

Ho attraversato la frontiera, Signore, e sono passato nel paese di oscurità!

nella regione dove mi sono stabilito sboccia il piacere di ostentare la disonestà di fronte agli altri;

 la bontà non ha posto; la menzogna è un costume e la maschera della falsità una pratica quotidiana.

si tratta di dominare e guardare dall'alto. Le parole di dolcezza non hanno corso.

Sono diffuse solo parole offensive. Qui ognuno trascorre il suo tempo a riempire soltanto la propria borsa anche se per questo bisogna vuotare quella del vicino. qui non esiste prossimo:

non esiste che se stesso da accontentare prima di tutto. E quali mani, in questo paese,

si tendono per cogliere la limpidezza che tu, Signore, moltiplichi instancabilmente?

pietà di me, signore, sono smarrito: fammi tornare nel paese del vangelo!

 

 

È un richiamo alla verità, al voler essere veri, autentici dinanzi a Dio; è un richiamo molto opportuno e molto giusto. Non si vedrebbe come ci si possa convertire a Dio se non si comincia da un profondo atto di one­stà e di verità interiore. Gesù nel Vangelo pone così questo problema di verità: non cercare – ci dice – la tua dignità e la tua grandezza specchiandoti nel giudizio degli al­tri, nella loro lode, compiacendoti della loro ammirazione. Cerca la tua dignità e la tua grandezza specchiandoti nel giudizio di Dio, e lì troverai la tua verità, perché solo Dio ti giudica nel modo ve­ro, nel modo autentico e ti dà dunque la dignità della sua approvazione e della sua lode. E’ una scelta fondamentale da fare, anche perché i nostri atteggiamenti umani sono sempre sul filo del rasoio a questo proposito: cercare la nostra dignità negli altri, oppure cercare la nostra dignità profonda nell'incontro segreto e sconvolgente con Dio. Gesù rimproverò a questo proposito tutti coloro che facevano opere buone per essere lodati dagli uomini, e commentò: « Avete già ricevuto la vo­stra ricompensa ».

 

           E’ tempo di vivere

Da ora e per quaranta giorni, che vivere diventi la nostra urgenza quotidiana!

Prima di tutto andare alla sorgente del Vangelo e immergersi nella sua frescura,

rimanere in silenzio per cogliere la quiete e la calma che rendono capaci di afferrare

 le gioie tremule disposte sul nostro cammino, distribuite e condivise, perché ciò che siamo e che abbiamo ci è stato dato perché facciamo crescere la felicità dei nostri Cari.

Siamo consapevoli che il Padre ci porta sulle sue braccia,

e che comunica la sua divina potenza di trionfare sulla morte

che ha incrociato la luce dei nostri giorni.

 

 

 

"Tornate a me e vivrete, dice il Signore"

Signore, voglio tornare a Te, perché Tu solo puoi darmi gioia e conforto, perché tu sei la mia gioia e la mia vita ed io…

Misericordias Domini in aeternum cantabo!

 

 

 

Edda CattaniMisericordias Domini
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La luce e la morte

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La Luce e la morte

(ancora una testimonianza ad indicare la sopravvivenza e

un'altra dimensione dopo la morte fisica)

 

La storia di un ragazzo del Texas sta commuovendo l’America. Lui, Ben Breedlove, è morto il giorno di Natale per un attacco di cuore, provocato da una malformazione che lo ha perseguitato tutta la vita. Il video che ha lasciato come testimonianza, però, è diventato un fenomeno e un’ispirazione, e lo hanno già visto mezzo milione di persone su Internet.

Ben aveva 18 anni e viveva ad Austin. Era nato affetto da cardiomiopatia ipertrofica, una condizione in cui una parte del cuore è più spessa delle altre, impedendo il battito regolare. Frequentava la Westlake High School ed era molto attivo su YouTube, dove gestiva due canali piuttosto popolari, «BreedloveTV» e «OurAdvice4You». Il 18 dicembre, per ragioni che la sua famiglia ancora non conosce, ha deciso di registrare un nuovo video. In sostanza la storia della sua vita e della sua lotta per sfuggire alla morte, raccontata attraverso una serie di cartoncini scritti e mostrati in silenzio alla telecamera.

«Salve, io sono Ben Breedlove», comincia lui con un sorriso. Spiega la sua malattia e dice che ha «imbrogliato la morte tre volte». La prima quando a 4 anni era stato colpito da un attacco. Mentre lo portavano in ospedale aveva avuto una visione: «C’era questa grande luce splendente sopra di me. Non potevo capire cosa fosse perché era così abbagliante. Dissi a mia madre: “Guarda la luce”, e la indicai. Lei rispose che non vedeva nulla. Non c’erano luci nella stanza. Io non potevo toglierle gli occhi da dosso. E non potevo evitare di sorridere. Non avevo alcuna preoccupazione, come se tutto il resto non esistesse. Non riesco neppure a descrivere quanto fosse pacifico. Io non dimenticherò MAI la sensazione di quel giorno».

Dopo il primo attacco Ben si era rimesso e aveva vissuto relativamente bene fino al 2007, quando il cuore era tornato a dargli problemi. Il 3 maggio 2009 i medici gli avevano impiantato un pacemaker. L’estate scorsa, poi, era arrivata la seconda occasione in cui aveva «imbrogliato la morte». Si era dovuto operare alle tonsille, ma era andato in arresto cardiaco: «E’ un miracolo che mi abbiano salvato. Avevo paura di morire, ma sono COSÌ felice che non sia successo».

Il terzo incontro ravvicinato con la morte è stato il 6 dicembre scorso. Ben si trovava a scuola ed era svenuto. Aveva sentito gli infermieri che cercavano di rianimarlo, ma dicevano che non aveva più battito: «Ho pensato, stavolta ci siamo. Sto morendo». Poi la stessa visione pacifica di quando aveva 4 anni, stavolta in una stanza bianca: «Indossavo un bel vestito, e con me c’era il mio rapper favorito, Kid Cudi. Mi guardai allo specchio ed ero ORGOGLIOSO di me, di tutta la mia vita. Era la MIGLIORE sensazione. Poi Kid Cudi mi ha detto: “Vai”. Subito dopo mi sono svegliato. Non avrei mai voluto lasciare quel posto. Avrei desiderato non svegliarmi MAI». Il video si chiude con due cartelli: «Credete negli angeli o in Dio? Io sì». Una settimana dopo, la sera di Natale, Ben è morto.

da Paolo Mastrofilli – inviato a New York

Edda CattaniLa luce e la morte
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Convegno Padova 2011

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A.C.S.S.S.

Convegno  annuale sul tema  “Fede e Scienza”

Padova – Sabato 3 dicembre 2011

Relazione di Maria Pizzolitto Mamma di Vera

Una  calda sala,  gremita di persone,  ha accolto  il ventesimo convegno annuale dell’  associazione, in memoria  del 20° anniversario della  “nascita in Cielo “ di Andrea Cattani,  “Figlio di Luce”,  alla cui memoria si rifà puntualmente  questo incontro.. E sempre il ricordo  di  Andrea si unisce a quella di tutti i “Figli di Luce ” delle mamme  e dei papà presenti.

E’ stato  un momento molto emozionante,  in cui abbiamo  sentito  tutti i nostri ragazzi ed i nostri cari,  più che mai partecipi di questo nostro incontro, alle soglie del Natale che accompagna la venuta di nostro Signore. 

L’atmosfera avvolgente, i brani musicali mirati, hanno creato lo stato d’animo perfetto che ha permesso ad ogni relatore di esprimere al meglio quanto aveva da dire.

 Dopo il benvenuto di Padre Bois, l’assistente spirituale che segue il gruppo, la Signora Cattani ha aperto i lavori, augurando ad ognuno di sentirsi partecipi di una grande famiglia , in un momento di condivisione e di crescita interiore.

 

E’ proprio vero…è questa la sensazione che si crea, quando tante persone, fresche di dolore, o comunque  abbattute nell’animo,  possono trovare in coloro che relazionano e che testimoniano , pillole di speranza  che generano nuova forza .

Relatori di spicco si sono succeduti durante l’arco della giornata, senza che l’interesse venisse mai meno, poiché eravamo tutti li, assetati di  sapere,  di aggiungere nuove conoscenze per le nostre anime, per il nostro cammino….

MIRIAM MAGLIONE  Il cerchio della vita e i Bambini dell’arcobaleno.

 

MARIA PIZZOLITTO LUI

Ad un passo da te… in attesa dell’incontro.

  MARIA PIZZOLITTO LUI Ad un passo da te… in attesa dell’incontro. 

PAOLA GIOVETTI N.D.E. Esperienze di pre-morte

 

 

RICCARDO DI NAPOLI

Cosa accade dopo il trapasso? Voci dalla Dimensione di Luce ce lo raccontano

 

 

 NICO VELADIANO L’evoluzione dell’Uomo secondo l’insegnamento etico-filosofico del CF77

  

 

 

 

  LUIGI ZUMPANO La forza dell’amore nel contatto con il mondo spirituale  

L’atmosfera natalizia, il momento conviviale che ha permesso uno scambio fra i partecipanti, l’organizzazione eccellente che si avvale di uno staff di persone disponibili e amabili, hanno dato il tocco finale per la buona riuscita del  convegno.

     P.GABRIELE GASTALDELLO Metodi meditativi per avvicinarci ai nostri Cari dell’Oltre.     

 

C’è bisogno di incontri come questi… Viviamo un momento tenebroso, che ci auguriamo sia di passaggio  e di insegnamento. Vogliamo vedere la Luce in fondo al tunnel. Questo mondo ne ha tanto bisogno…

 

 

  Ringraziamo il Sig. Fassina Luciano e Signora, la sig. Chiara Argenti e Consorte Brunetto, la sorella, la Sig. Elisabetta Doria, la Sig. Nicoletta Zaggia, Bernardetta Dorighet e tutti coloro che si sono prodigati in qualche modo per la buona riuscita di questo convegno.  

 

 

Edda CattaniConvegno Padova 2011
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I bambini dell’arcobaleno

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L' A.C.S.S.S. ha le sue splendide pubblicazioni

Questo lavoro è di Miriam Maglione che ha tenuto una relazione al convegno dell'A.C.S.S.S.

I bambini arcobaleno e il cerchio della vita

 

Vivere quotidianamente con i bambini è guardare il mondo con occhi diversi. Loro, i bambini, hanno il grande dono di dare significati differenti alla nostra vita. Rallenta e ascolta. Ascolta l’in-canto, il canto interiore. Il canto le cui vibrazioni proiettano nell’armonia universale.
categoria Narrativa

Prezzo
€ 20,00

Via E. Fermi, 80/1 – Fraz. Feletto Umberto
33010 – Tavagnacco (UD)
Tel. 0432 575179   0432 575179    – Fax 0432 575589
info@edizionisegno.it

Presentazione

di Edda  Cattani    Ex Dirigente Scolastico  Psicologa e Pedagogista

Presidente Nazionale del "Movimento della Speranza

Presentare Miriam Maglione e parlare di lei è per me un piacere perché so di avere la capacità di poter guardare in un libro aperto. Definirla “scrittrice, poetessa, musicista” mi riesce facile, perché l’ho avuta al mio fianco in ben oltre un ventennio di dirigenza scolastica. Miriam è un'insegnante che ama tutte le cose belle e sa come valorizzarle e realizzarle; ma Miriam ama soprattutto i bambini e con loro mette in atto meravigliosi progetti didattici  che consolidano l’attività di scoperta e divengono contenuti importanti da utilizzare al meglio.

In questo libro troviamo uno spaccato di vita di Miriam e vediamo quanto questa sia compenetrata dalla presenza dei bambini, la meravigliosa risorsa per chi sa cogliere in loro quello che lei definisce "incanto".

Ecco allora prendere vita il progetto “Gli angeli visti dai bambini!!!” e la trasformazione che  questi hanno avuto nel loro immaginifico.

 L’angelo è l’anima del mondo, a detta di molti poeti; per altri è l’anima popolare; per altri ancora è l’insieme di ogni credenza e ogni fede; è l’immagine speculare del divino, secondo gli studiosi delle tradizioni orali e delle favole ….

La vita di Miriam è una favola infatti, a volte con parti drammatiche, ma il mondo delle favole  è il suo mondo,  un modo per sognare, per andare oltre.. per   entrare dentro  il  sé profondo.

Miriam racconta le sue scoperte che le cambiano la vita, che ci aiutano a pensare, che ci portano in quell’incanto di cui ci parla e ci aiutano a crescere e a vivere.

Miriam dice infatti che “…. le favole sono anche per gli adulti …” Ovunque ci si giri si possono vedere, scoprire, ammirare, acquistare motivi  di riflessione. Sul cambiamento dei bambini poi, questi meravigliosi esseri, “cuccioli d’uomo” Miriam riesce a vederne ogni sfaccettatura e ne spiega la concezione con cui essi vengono definiti “Bambini dell’arcobaleno”.       

Dal punto di vista della visione moderna del mondo non sarà per tutti facile prendere sul serio l’idea degli angeli, delle musiche, dei colori , della magia delle pietre o altro..  Ma sono idee, le idee di Miriam che, leggendola persistono così a lungo e continuano a riaffacciarsi continuamente, tanto da farci pensare che debbono pur essere qualcosa di importante per noi.

Padova, 5 giugno 2011

 

Miriam Maglione è un'insegnante che ama soprattutto i bambini e con loro realizza meravigliose attività di scoperta che divengono documenti importanti per i contenuti proposti. I bambini sono una meravigliosa risorsa per chi sa cogliere in loro quello che Miriam definisce "incanto".

 

Angeli e bambini (1) VIDEOCLIP

 

Gli angeli visti dai bambini!!!…e la trasformazione che  hanno avuto nel loro immaginifico

 L’angelo è l’anima del mondo, a detta di molti poeti; per altri è l’anima popolare; per altri ancora è l’insieme di ogni credenza e ogni fede; è l’immagine speculare del divino, secondo gli studiosi delle tradizioni orali e delle favole….Le favole  sono un modo per sognare, per andare oltre.. per   entrare dentro  il  sé profondo….le favole sono anche per gli adulti… Ovunque ci si giri si possono vedere, scoprire, ammirare, acquistare gli angeli…Anche di questi meravigliosi esseri l’uomo ha organizzato un bussines       

Dal punto di vista della visione moderna del mondo non sembra facile prendere sul serio l’idea degli angeli custodi o altro.. Ma è un’idea che persiste così a lungo, che continua a riaffacciarsi continuamente, che deve pur dire qualcosa di importante per i bambini e per noi!!1

 COME FARLO?

Di qui l’idea di guardarci intorno in modo diverso, con occhi diversi, cercando di far parlare il cuore, guardare, sentire con gli occhi del cuore… ed il cuore sussurra….

Ed ecco i bambini alla ricerca dell’angelo

Con loro è una ricerca con la musica, che viaggia da 29 anni e che si è snodata in un crescendo di immagini, di colori, di parole, di danze e movimenti, di frasi, di racconti, di favole,poesie…

La musica è diventata un veicolo per comunicare e interloquire silenziosamente con il loro “ sentire” con il loro io più profondo.

Intesa come ARTE , la musica è diventata un mezzo per far affiorare reminescenze arcaiche, ancestrali, che sembrano state incise dentro di loro e dentro di noi , ancor prima della nascita……

Quando propongo loro attività di disegno, o viaggi, o racconti, o poesie, ascoltare la musica ad occhi aperti e a occhi chiusi, mi guardano dapprima un po’ perplessi, ma poi provano come un senso di attrazione verso la persona , forse di un’altra generazione, un extraterrestre forse, ma che probabilmente emana un certo fascino..forse per il “ qualcosa di nuovo”….Ed è meravigliosa la loro capacità di andare “ oltre”: oltre il muro di infrastrutture che l’adulto ( come il gigante egoista di Oscar Wilde) nel corso della vita si è costruito con “i sassi che non diventano gomma”

Ciò che vi propongo è la sintesi di una ricerca didattica sull’angelo custode e sugli angeli.

Nell’ età della scuola dell’Infanzia ( 3- 5 anni) si sviluppa la consapevolezza di sé attraverso il gioco, cose e oggetti esterni, favole, filastrocche, che consentono di inserirsi e camminare nel mondo.

Si sono proposti quindi racconti e preghiere – filastrocche, ormai in disuso, per poter immaginare o meglio re- immaginare, sentire, l’angelo attraverso il suono delle parole dell’insegnante. ( Diap 2)

 E’ un panorama vasto e differenziato in cui i bambini hanno espresso il sé interiore con un input( la voce) per sentire.

 I popoli primitivi mitizzavano  ciò che osservavano nei processi della natura. Cioè con una descrizione immaginativa della realtà il noto è messo in  rapporto con l’ignoto, in non conosciuto, per mezzo di un sistema di corrispondenza E ‘ così che sono nate le leggende di attività  angeliche associate alla luna, al sole, alle stelle, e al tempo atmosferico.

 Le storie saranno state fantasiose, ma per far sì che le persone potessero vivere con i processi inesorabili della vita era necessario personalizzare il fenomeno e questo antico metodo di umanizzare gli elementi( L’Angelo del sole, della luna, dei venti o quat’altro…)li aiutò a divenire consapevoli che c’era qualcosa lassù come la benefica sollecitudine di Dio per la natura e per gli uomini  Le storie di incontri con gli angeli sono sempre colorate dalla personalità dell’osservatore, ed è così che dev’ essere. La dimensione personale ha molto a che fare con le forme angeliche…In effetti la creazione personale dei miti e lo sviluppo di una varietà di forme angeliche personali rendono possibile il collegamento con  una gamma di energie spirituali necessarie per la vita.

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniI bambini dell’arcobaleno
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XX° Anniversario Andrea

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Andrea Figlio Amatissimo

 

Il papà di Andrea, era molto devoto di San Giuseppe e vorrei dire che come lui adorava il figlio donatogli dal Signore. Quando Andrea venne a mancare al nostro sguardo, fu il primo a sognarlo: raccontò di trovarsi in una stazione dove Andrea sarebbe dovuto partire per sempre ed egli, con una stretta al cuore, lo incoraggiò: “Vai Andrea, vai, non ti preoccupare … Papà è sempre con te!”  … e così fu … perché Andrea gli donò una comunicazione continua e costante. Anche ora, nel suo letto di dolore, sono convinta che lo vede e che gli è accanto sempre!

 

 

 

 Queen – Who Wants To Live Forever è la canzone che Andrea ascoltava in macchina la sera della sua partenza: Chi vuole vivere per sempre…

Pubblico questa Relazione fatta da Mentore al Convegno del CONVIVIO a Roma prima dell'aggravarsi della sua malattia. E' un devoto omaggio a mio marito e ad Andrea:

 

 

 

 Ringrazio la Presidenza che ci dà la possibilità di significare a voi, per quanto mi sarà possibile, la testimonianza e convinzione di una esperienza che riempie la nostra giornata dall' evento che divise il corso della nostra vita, come quella di nostro figlio.

Vi parlo al plurale, ma non è un plurale "maiestatis"; questo è motivato dal fatto che la realtà degli avvenimenti ben circostanziati e riscontrabili capitano simultaneamente a me e a mia mo­glie  sia pure differenziati dallo stesso comportamento che,  quand’era presente fisicamente nostro figlio aveva con noi.

Sono il papà di Andrea – Andrea Cattani – e la mamma è qui in sala – Andrea ha nome nostro figlio, Andrea come tanti altri giovani figli per i quali sembra essere stato tessu­to con il nome, un comune disegno.

Il nostro si presenta e si fa chiamare il  "tenente…" e come non comprendere il suo giusto orgoglio per il merito conquistato , frutto di impegno , di abnegazione, di fatica che gli ha consentito di vestire onorevolmente l'uniforme militare del­l'esercito italiano e di essere nominato Capo Servizi del Presi­dio della regione Nord-Est. In onore di quella che tuttora defi­nisce, con una nota di velata tenerezza , dall' altra dimensione, "Patria  mia" quasi a ricordo dell' abnegazione , della generosità e del coraggio esercitati per raggiungere qui in terra il suo ideale

Andrea se n’è andato una sera limpida del dicembre ‘91 , all' uscita dalla caserma, da trasportato  schian­tandosi contro un platano nel centro della città.

Tralasciando, per brevità, numerose mie proprie considerazioni dei primi momenti di smarrimento, si accese in noi più viva la fede racchiusa nella verità del dogma della Comunione dei Santi che ci suggerì la prima preghiera:

 

Sei passato dalla nostra casa Signore

e hai raccolto il fiore a Te gradito

Signore ti ringraziamo

di AVER LASCIATO PER VENTIDUE ANNI

il nostro Andrea alle nostre cure

e al nostro sguardo.

Aumenta in noi la fede nella sua

presenza e nella Tua volontà. A lui la tua Luce.

Premetto  che la  fede, la fiducia, la speranza e la volontà che fra noi e nostro figlio continuasse il dialogo così come era avvenuto nei ventidue anni trascorsi insieme, è stata la prima ancora cui ci siamo aggrappati fin dal primo momento con la voluta certezza che ciò avvenisse come dono di Dio per quella poca fede che avevamo sempre coltivato,  credendo nella promessa di Dio e nella Verità della Sua Rivelazione.

 

 

 

Ebbene , Andrea  dopo pochi giorni dalla sua partenza ci inviava segni di luce tali da non coltivare alcun dubbio sulla sua presenza:

L'allarme della sua macchina ferma in garage,disinserito, che si accendeva; era una tromba che suonava davanti alla finestra della sua camera per salutare gli amici venuti a trovar­ci, era il sovrapporsi della sua immagine sullo schermo televisivo che si è più volte ripetuta,inviando a suo padre un messaggio " "Vuoi capire che sarò tuo amico per sempre"!.L'accendersi improvvi­so del suo stereo  e del televisore,su un programma mai guardato. Ed altri che  conserviamo gelosamente nel nostro animo. Dopo questi segni  – materiali – è continuato il colloquio diretto dove Andrea si manifesta  con tutte le sue peculiari doti di carattere,il suo modo di fare,di esprimersi,le particolari attenzioni per le persone a lui care.

 

Fu a Baveno nel '92 che si presentò come “tenente” a Laura Paradiso chiedendo della sua mamma .

Eravamo andati ,esortati da nostra figlia Alessandra,col nostro peso di dolore  e inconsapevoli di tutto: non ci eravamo mai interessati ,per dirlo in parole correnti  del paranormale e delle sue manifestazioni ,d'altra parte  "ignoti nulla cupido"!

 

Ritornati a casa,come lui ci aveva comandato "andate a casa alla fonte berrete" lasciandoci con tanto di "saluto" (così diceva rientrando in casa,ogni sera, dal lavoro in caserma) mentre la mamma riceveva con la scrittura automatica i primi

messaggi di conforto e di certezza che colui che faceva muovere la penna appoggiata alla mano sinistra era Andrea:

 

"sono vivo, vivo, vivo

Andrea ,angelo di luce"

 

e altri messaggi di riconoscimento della sua presenza  reale e circostanziata da riferimenti vissuti dalla sua persona

il  papà riceve -su nastro magnetico,la prima ……rivelazione:

 

"il tuo bambino   SONO”

 

E’ indescrivibile la forza di questo sono – il sum  latino ch'è significato di esistenza(esistenza);ricordiamo le parole di Colui che disse "Ego sum qui sum:Io sono colui che E'" Si presentò con la sua carta d'identità: già ventiduenne,ogni qual volta gli si prospettavano le nostre difficoltà alle sue richieste, mi convin­ceva col dirmi: “non fai questo per il tuo bambino?”

Dopo questo,i messaggi sono tanti che per raccoglierli non basterebbe un volume di mille pagine.

Sono lì incisi in nastri magnetici, più o meno, ma tutti intelligi­bili,a testimoniare una realtà che trascende l'ansia della nostra volontà di conoscere,di comprendere il mistero di luce e di gioia che lo avvolge e che tenta di trasmettere a noi.

Alla mia domanda esplicita di quanto felice, la risposta è categorica  e immediata: "TANTO EELICE".

E poi si ripetono con insistenza  i messaggi della sua presenza “Sono con voi.. …più di prima……. più vicino di prima!”

Poi seguono i messaggi d'invito:



Alla fortezza: Papà coraggiofatti coraggio!

                          se tu sapessi con chi sono….non piangeresti!

 

 Alla sopravvivenza: E insistente il ripetere   "Vivo… sono vivo...

                ..io parlo con quelli che mi credono vivo

                      Vedo la luce, .anche quando c'è buio!

 

La sera del suo primo anniversario,mentre si commentavano in casa le parole del Sacerdote alla messa del mattino,celebrata nel Duomo dei Militari in Padova,sono state registrate chiaramente queste parole: "Si dice di Andrea che è tornato sulla terra… stamattina"

Mi assillava il pensiero che il nostro Andrea,a causa della sua improv­visa  dipartita non avesse avuto tempo e modo di chiedere a Dio perdono se in qualcosa avesse a Lui dispiaciuto e feci una particolare richiesta a Cristo.

Ero in chiesa alla SS.Messa domenicale. Al momento della Comunione mi alzai dal banco e accesi il registratore che uscendo di casa mi ero posto nella tasca interna della giacca. Tornato a casa ascoltai la registrazione: sovrapposte alle parole del parroco si ascoltano queste:

 

" Mi sono comunicato con te.”

E ancora: "Vi guardo attentamente negli occhi quando pregate!

 

 

"Nella patria ove verrai io sono RE"

Non posso nascondere la nostra sorpresa quando, presenti al conve­gno di Riccione nel 1993, la sorella del medium Roberto Setti,in una tavola rotonda,uscì "ex abrupto" con questa dichiarazione: di là loro si chiamano  "re" ;  una verifica incrociata?…..

E in seguito il presentarsi di diverse altre Entità tra le quali una che si qualifica Arno; poi mi chiamano per nome dandomi perfino del  'Signor'

 

"Perdonare , Signor Cattani, perdonare  (per ) fare la Comunione e rispondono alla domanda che da sempre è sulle nostre labbra :Dove sei Andrea?

"Andrea è benedetto

"Andrea ormai è qua"

A questo punto lasciateci credere non solo alla sopravvivenza ma alla vita eterna nella vera casa del padre quale tutta la Rivelazione annuncia e Cristo ci promette…….

e di lasciare alle sofisticate ipotesi degli studiosi il problema della "grande reincarnazione", come alle sottigliezze dei filosofi

la "piccola" reincarnazione riservata ai residui psichici. Nostro figlio Andrea ormai è "là".

E ci sia lecito usare due termini latini: L ' accidens di nostro figlio è qua,in una tomba,ancora alle nostre cure e affetto umano, ma la  "substantia" l'"essere", la "persona" è là con tutte le sue prerogative proprie  della persona nel suo totale significato filosofico-scientifico. E là operante un'ulteriore opera di perfe­zione,in cammino costante verso la beatifica visione di Dio.

"Andrea vola come aquila"…..

sempre nel primo nastro rovesciato dove troviamo conferma inconte­stabile di una misteriosa telefonata ricevuta da chi vi parla alla presenza di altre persone il 6 Genn.93 ; telefonata durata circa una decina di minuti,quasi tutti passati a contestare che non riuscivo a riconoscere la persona che al miopronto” afferma di essere "la Jolanda”… (mia sorella deceduta nel 1932 a 12 anni (spiegazione a voce).

II 27 Genn. 93 ,facciamo la prima esperienza del nastro rovesciato e l’entità Arno si premura di confermarmi: La Jolanda ti consola per telefono,la Jolanda prepara un secondo colloquio" …"buona giornata"…(secondo colloquio?)

Fatti tutti gli accertamenti e riscontri possibili non ci resta che convincerci della veridicità di questa transcomunicazione da parte di mia sorella giunta a noi come conferma (senz'altro voluta da nostro figlio ) della Sopravvivenza e dei messaggi:si istae et isti….cur  non ego?”

In attento esame di tutta la messaggistica proveniente da nostro figlio avvertiamo  una costante evoluzione di contenuti nei suoi colloqui con noi.

E' vero molti messaggipur in sé chiari e bene intelleggibili, rivelano una esistenza di vita  incomprensibile da parte nostra ,ma di una realtà  che non si configura in pure creazioni mentali,mentre rispondono a concetti concreti quali si riscontrano nel complesso di tutta la rivelazione divina.

Quante volte riflettiamo  sul significato di alcuni di questi messaggi ricevuti sia dal papà che dalla mamma e poi dobbiamo convincerci di quello che ci consiglia un'Entità nel quarto nastro rovesciato:…."la strada è in salita: forza alla fede!”

 

 

  

 

 

 

 

Abbiamo cercato sfogliando avanti e indietro- la lette­ratura scientifica per trovare il perché, il come ci fosse data questa comunicazione trascendentale. Ma non abbiamo trovato nella scienza e nelle sue meravigliose conquiste,che ipotesi,probabi1ià,quando non addirittura fantasiose creazioni della ragione umana pur di non ammettere l'ambito del mistero che l'Economia Divina ha posto non a pezza giustificativa di questa nostra intelligenza, ma quale faro luminoso a guida di un retto cammino r a z i o n a 1 e VERSO LA LUCE INFINITA.

        Togliamo alla ragione l'ambito del mistero e troveremo le più stravaganti deviazioni.

E' la fede nel mistero cosmico che ci assicura giungano a noi messaggi di nostro figlio Andrea non la credenza nel contenitore cosmico o nei residui psichici vaganti nell'universo; ancora nessuna intelligenza umana sa dirci il tutto della sua grandezza, della sua profondità e della sua entità.

Stavamo dibattendoci in questi interrogativi quando il nostro Andrea ci disse:

"Al di sopra della legge degli uomini vi ho convinto" E il fatto che questa comunione o comunicazione fra le due dimensioni (per usare termini correnti) terrestre e celeste la si riscontri da sempre e presso tutte le genti di ogni epoca, di ogni popolo e di ogni cultura ci conferma la sua origine trascendentale poiché in tutti troviamo il filone della Rivelazione col suo principio essenziale alla salvezza: Quod Deus est et remunerator sit: Che Dio esiste ed è rimuneratore".

Nell'evolversi della nostra testimonianza di comunione con il nostro Andrea riscontriamo una calda, appassionata parteci­pazione alla nostra vita: Sono con voi più di prima -ci ha assicurato- e lo manifesta nelle circostanze più particolari sia verso la mamma che il papà, come verso le sorelle: II giorno del mio compleanno:Papà tanti auguri!”

Vedo tutto quello che fai …Tra fuori il pane!

Via radio:  Ti mando un bacio,sei contento?

Verso la mamma è di  una tenerezza infinita: Mamma, mammina mia… riposati… non ti affaticare! Sono qui con te!

Il tempo  non è che lenisca,anche se accettato con fiducia nella Divina Provvidenza,il dolore dovuto alla sua mancanza fisica fra noi,lo portiamo con noi,ci segue come la nostra ombra. Nel terzo nastro rovesciato l'entità comunicante ce lo assicura "amare cordis" che noi interpretiamo : “con l'amarezza del cuore" camminerete verso la patria celeste.

Ammiriamo quei genitori che, come abbiamo avuto modo di sentire in questi convegni, hanno raggiunto la gioia interiore; noi questo stato di grazia non l'abbiamo ancora conquistato e pensiamo, come penso, che in me il dolore cesserà il giorno in cui rivedrò il mio Andrea venirmi incontro e dirmi “papà vieni con me!”

                                       

                                                    Mentore Cattani

Grazie

 

 

 

    

 

 

 

Edda CattaniXX° Anniversario Andrea
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