Edda Cattani

«Non dimenticate i bimbi scomparsi»

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«Non dimenticate i bimbi scomparsi»

In Italia 718 casi irrisolti in soli nove mesi

 

Appello di Telefono Azzurro nella Giornata internazionale dedicata ai minori spariti.

Solo una minoranza di casi fa notizia. Purtroppo. Bambini inghiottiti dal nulla, e spesso mai ritrovati. Roma, come molte altre capitali, partecipa alla Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, in programma mercoledì 25 maggio. Un’iniziativa lanciata nel 1983 a New York per ricordare il piccolo Ethan Patz, rapito il 25 maggio del 1979.
A Roma, Telefono Azzurro ha organizzato un convegno – «Bambini scomparsi. Un fenomeno da conoscere e interpretare. Quali dimensioni, quale prevenzione e quali interventi?» – ospitato nella biblioteca del Senato «Giovanni Spadolini». I dati sono allarmanti anche in Italia. Tra il primo gennaio e il 30 settembre 2010, i minori italiani o stranieri scomparsi (e mai ritrovati) sono 718, secondo i dati riferiti dal commissario straordinario per le persone scomparse, Michele Penta.

AMNESTY INTERNATIONAL – E nel ventennale della ratifica dell’Italia della Convenzione sui diritti dell’infanzia, il 27 maggio 2011, sono in uscita le prime tre pubblicazioni della collana i Quadernoni di Amnesty, quaderni da leggere e colorare che insegnano ai bambini i loro diritti giocando. I quadernoni, editi da Notes edizioni, tornano in libreria in un’edizione riveduta e corretta: il numero 1, «per scoprire cosa sono i diritti dei bambini», è rivolto ai bambini di 6 e 7 anni, mentre il 2 è dedicato alla «scoperta degli altri intorno a noi» e si rivolge ai piccoli di 7 e 8 anni. Il Quadernone 3 di Amnesty, «storie fantastiche e fatti reali sulle bambine e i bambini del mondo», è invece rivolto ai bambini di 9-10 anni.

 

Voglio ripetervi quanto già sapete bene: voi siete i prediletti del Papa. Questa cosa l’ho detta tante volte a bambini come voi, di ogni Nazione.

Nella grande famiglia, che è la Chiesa cattolica, composta di tanti membri piccoli e grandi, i bambini sono i figli più cari. Sapete perché?

Perché in voi si rispecchia più pura, più limpida, più trasparente l’immagine di Dio, il nostro Padre celeste, che ci ha creati per amore.

E poi voi siete i piccoli amici di Gesù: cioè del Figlio eterno del Padre che si è fatto uomo, uno come noi, per la nostra salvezza: si è fatto bambino, uno come voi, per portare nel mondo i doni dell’amore, della bontà, della pace.

 

 

Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.

Se chiudesse gli occhi cadrebbero.

Solo il suo stupore li mantiene sospesi, la sua piccola mano li innalza, il suo cuore li muove e li allontana.

Senza un bambino appiccicato ai vetri, alle alte ringhiere di una terrazza adulta, gli aeroporti morirebbero d’orrore.

Un bambino non potrà mai pronunciare la parola “aeronautica”, ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.

Un bambino non saprà calcolare le distanze, ma è lui la garanzia del ritorno.

Ogni aeroporto deve avere un bambino incollato ai vetri, accanto agli altoparlanti, dovunque si acquatti la paura.

 Grazie a lui durerà meno lacrime il rientro di tutti, dorrà meno baci l’addio delle madri e le hostess potranno prescindere da avvisi insulsi.

Un aeroplano per aria … sono molti bambini che guardano l’orizzonte.

Alexis Diaz Pimienta  “ Occhi di bambino”

 

 

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N.D.E. Testimonianze

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Dalle amiche di FB

Loredana Valente: Nell'anno 1996..Una mattina, mi sono alzata per svegliare le mie bambine che dovevano andare a scuola… Nell'uscire la mia stanza e raggiungere la loro… sono stata colta da un malore… Un fortissimo dolore al basso ventre…. Non ho fatto in tempo ad arrivare nella stanzetta delle mie bambine.. che sono svenuta….!! Dopo parecchio tempo sentivo le urla delle mie figlie che gridavano…. " Mamma Svegliati" e piangevano a dirotto…!!! Mi sono svegliata e trovata per terra…!!! La più piccola disse… Mamma mia… mi hai fatto spaventare…!!! Avevi gli occhi all'insù…. Mentre la più grande…(15 anni)… chiamò subito la guardia medica,… vennero subito sentendo piangere la bimba al telefono..!! Il medico mi misurò subito la pressione ed era 40 la minima – e -50 la massima… Mi dissero sig.ra è un collasso… Le piccola scese a chiamare l'amica che abitava al piano inferiore.. salì e mi misero in cucina seduta….!!! Beh'…. lì… ho visto una luce gialla e piano piano entravo in questo tunnel… Sì.. dico bene… Un tunnel lunghissimo color giallo oro… e..in fondo … il volto di GESU' CRISTO…!!! Dissi alla mia amica … Cecilia…!!! IO SONO MORTA… "STO IN PARADISO"… Ma che dici mi disse…!! Tu sei qui affianco a me.. seduta in cucina..!!! Così.. piano piano mi ripresi…!!.. Il giorno dopo fecero una trasmissione in televisione.. e.. parlarono proprio cosa si vede quando entri in coma.. Lo chiamarono… IL TUNNEL DELLA VITA… Mamma mia.. dissi… Lo stesso mio caso di ieri….. Quindi io non sapevo cosa fosse il "TUNNEL DELLA VITA".. Mai sentito in vita mia… !!! Quindi Amiche ed amici miei…Quello che ho visto è stato " BELLISSIMO.." STUPENDO "…. Ora sì che so il significato di quella parola…!!! ……………………..

 

N. D. E. TESTIMONIANZE

                              

Dopo l’esperienza del Convegno di Cattolica in cui Paola Giovetti ha raccontato alcune vicende presenti nel suo libro,  Alessio Tavecchio ospite del Convegno di Padova ha esposto ai presenti in modo semplice e spontaneo la sua “avventura”: l'incidente motociclistico. Questoaccadimento, drammatico dal punto di vista umano, gli ha rivelato il mistero della vita spingendolo a varcare quella soglia che chiamiamo morte, ma che invece gli si è rivelata come un passaggio della coscienza a un livello diverso da quello conosciuto nella dimensione fisica.

       

Near Death Experience può essere tradotto in italiano con "esperienza in punto di morte" o "esperienza di pre-morte", ma l'acronimo NDE è il termine più diffuso e riconosciuto per indicare questo tipo di esperienze. Le NDE classiche sono costituite da racconti o testimonianze di eventi "vissuti" da persone che si sono trovate, per un periodo più o meno breve o lungo, in uno stato di potenziale morte clinica riconosciuta, rispetto al quale sono state poi riportate in vita. Gli eventi narrati dovrebbero coincidere col periodo della morte clinica, anche se vengono avanzati dubbi al riguardo.

 

Durante gli ultimi 40 anni vari ricercatori hanno approfondito ed arricchito le conoscenze su questa nuovo campo di studi nato nell'ambito della tanatologia. Tra i pionieri figurano medici come Raymond Moody, Michael Sabom, Melvin Morse, psichiatri e psicologi come Elizabeth Kübler-Ross, Kenneth Ring, Peter Fenwick, Phyllis Atwater e molti altri. Da un'indagine Gallup del 1982 risultava che nei soli Stati Uniti circa 8 milioni di persone adulte avevano avuto una NDE. Sondaggi successivi hanno elevato tale cifra a quasi 12 milioni. Da uno studio pubblicato nel 2001 dal Dott. van Lommel è risultato che su 344 pazienti riportati in vita negli ospedali olandesi dopo un arresto cardiaco, circa il 18% era andato soggetto ad una NDE.

Le NDE hanno quasi sempre un profondo impatto su coloro che ne fanno esperienza, anche per quanto riguarda la loro vita successiva. Molti "sperimentatori" infatti tornano indietro con un bagaglio di esperienze e di convinzioni interiori sui principi che riguardano lo spirito ed il significato dell'esistenza umana, e ricominciano a vivere con una visione del mondo e del proprio impegno nella vita che in alcuni casi risulta completamente diversa da quella che avevano prima di "morire".

Molte di queste testimonianze sono pervase da un'aura numinosa per la presenza di un'energia la cui orgine viene percepita come divina, un'energia che si manifesta sotto forma di luce e di un amore immenso ed incondizionato. Ho pensato di dare evidenza alle testimonianze di NDE perché sono tante e provengono da milioni di esseri umani, donne e uomini che le hanno raccontate liberamente, talvolta superando il timore di non essere creduti o di venir derisi. Gli effetti di una NDE comprendono la drastica riduzione del timore della morte, la comprensione del significato dell'amore e l'incremento della capacità di amare senza condizioni e senza personalizzare l'amore, il sentimento che tutto l'esistente è un'unica entità e che la vita ha un significato profondo ed uno scopo, l'acccettazione e la compassione per gli altri esseri umani e l'accrescimento dell'interesse per lo spirito e per la sua evoluzione. Chi è passato attraverso quest'esperienza, in genere tende ad essere più incline ad una spiritualità universale, anziché assumere un atteggiamento "religioso" nel senso convenzionale del termine, e molti ne tornano convinti del fatto di essere "spiriti" temporaneamente ingabbiati in un corpo fisico.

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che le NDE possano essere prodotte dall'attività cerebrale (in particolare da forme di attività che si produrrebbero nel nel cervello morente). Ma il dottor Peter Fenwick, neuropsichiatra inglese impegnato nel campo delle ricerche sulle NDE, pensa che tali ipotesi non reggano alla prova dei fatti. Il dottor Fenwick così descrive lo stato del cervello durante una NDE: «Il cervello non sta funzionando, non è là, è fuori gioco, può anche essere leso… Eppure queste esperienze, chiarissime, si verificano… Quando il cervello smette di funzionare, normalmente si ha uno stato di incoscienza. Per esempio, se voi avete uno svenimento, cadete al suolo senza sapere cosa sta accadendo, perché il cervello non funziona. I sistemi della memoria sono particolarmente sensibili all'incoscienza, e così non potrete ricordare nulla. Eppure, dopo una di queste NDE, i ricordi sono chiarissimi e lucidi… Questo è un vero rebus per la scienza. Non ho ancora trovato una sola spiegazione scientifica che possa dar conto di questi fatti».

In questa sezione sono riportate alcune testimonianze di NDE, tra le tante che provengono da milioni di esseri umani, donne e uomini che le hanno raccontate liberamente, talvolta superando il timore di non essere creduti o di venir derisi. Cliccando sui nomi della pulsantiera di destra si accede alle singole esperienze.

Nell'occuparmi di esperienze come le NDE il mio scopo non è quello di dimostrare l'esistenza di una vita dopo la morte – cosa che comunque non escludo – ma piuttosto di evidenziare un messaggio, un insieme di informazioni, relative ad una condizione che per molti aspetti appare diversa, quasi antitetica rispetto a quella umana. Per esempio, in molte di queste esperienze compare un essere luminoso che irradia amore, un amore di un'intensità che va oltre qualsiasi esperienza umana, un amore incondizionato che infonde sicurezza, immensa felicità e senso di appartenenza, un amore che fa sentire finalmente a casa. Un altro aspetto che si verifica di frequente è la revisione della propria vita in compagnia di questo essere di luce. Non vi è la sensazione di essere da lui giudicati, e meno che mai condannati. Vi prevale invece un senso di comprensione e di conforto, non disgiunto in qualche caso da un benevolo umorismo. Semmai è il soggetto stesso che, nel percepire quanto vi è stato di disarmonico nella propria vita, soprattutto in relazione alle sofferenze causate agli altri dai nostri atti, sente con rammarico l'inadeguatezza della propria capacità di controllare in modo positivo una condizione così difficile quale è quella dell'incarnazione.

Nella loro maggioranza, le esperienze narrate da chi è passato attraverso una NDE non vengono percepite come fantasie o avventure oniriche, ma hanno lo spessore e l'impatto di un vissuto reale, che non di rado presenta una qualità della realtà percepita come superiore a quella del nostro normale stato di veglia. Anche la registrazione nella memoria di tali eventi risulta profonda e duratura, almeno pari, se non superiore, a quella degli episodi della nostra vita che hanno determinato il maggior coinvolgimento emotivo e di significato. Pertanto, sempre alla luce dell'importanza dell'elaborazione e della trasmissione dell'informazione, possiamo affermare che tramite le NDE ci perviene un messaggio informativo da non sottovalutare. A mio avviso la questione se tale messaggio sia in tutti i casi di NDE un'elaborazione dovuta all'attività del cervello, come sostengono alcuni ricercatori, oppure venga trasmesso in qualche caso anche in assenza di attività cerebrale, come sostengono altri, pur essendo molto importante, non è essenziale.

In alcuni casi la sospensione delle funzioni vitali è stata determinata da esigenze di tecnica chirurgica strettamente controllata, che non dovrebbero lasciare dubbi sulla verifica delle condizioni di sospensione del funzionamento del cervello (per esempio, lunghi periodi di (encefalogramma piatto). Le testimonianze delle esperienze vissute dalle persone le cui funzioni vitali si trovavano in quello stato inducono alcuni ricercatori ad ipotizzare che la corrispondenza coscienza=stato mentale=attività cerebrale in alcune circostanze possa venir meno.

Coloro che sostengono la tesi che in ogni caso le NDE devono essere prodotte dall'attività del cervello, appartengono a due categorie: o si richiamano al fatto che, senza eccezioni, qualsiasi forma di consapevolezza e qualsiasi elemento di informazione ricevuto dagli esseri umani deve passare attraverso l'attività cerebrale – il che si risolve in una negazione a priori di altre alternative – oppure cercano di provare che le NDE non si verificano in condizioni di EEG piatto (pur se così potrebbe sembrare) ma prima o dopo tali stati, e che l'attività cerebrale anche in condizioni di ridotta efficienza può consentire il prodursi di tutte le esperienze delle NDE e la loro memorizzazione. I primi sostengono (logicamente, in base ai loro presupposti) che l'onere della dimostrazione del fatto che le NDE potrebbero non dipendere dall'attività cerebrale sia tutto a carico di chi sostiene tale tesi, mentre i secondi ritengono di aver dimostrato che le NDE sono prodotte dal cervello.

Per conto mio, ritengo che allo stato attuale le conoscenze scientifiche sul modo in cui il cervello elabora l'informazione – e soprattutto un tipo di informazione come quella presente in diverse NDE – siano insufficienti per poter trattare l'argomento con adeguata sicurezza, nonostante i recenti sviluppi delle neuroscienze: preferisco pertanto sospendere il giudizio. Credo inoltre che, quand'anche fosse dimostrato che le NDE siano in ogni caso un prodotto dell'attività cerebrale, questa specie di "canto del cigno" del cervello costituirebbe comunque un'esperienza della massima importanza, dato che può comportare fenomeni come l'uscita dal tempo e dallo spazio, la ricezione di informazioni appaganti e confortanti sul significato della vita, il coinvolgimento emotivamente intenso ed estatico in un'onda d'amore infinito ed onnicomprensivo, che possono essere considerati come significativi in relazione ad un possibile stato di transizione della consapevolezza. È inoltre mia convinzione che le NDE più significative abbiano una qualità del tutto diversa da quella delle esperienze ottenibili mediante l'uso di sostanze psicoattive.

Penso che vada sempre tenuta presente l'impostazione logica della teoria dell'informazione, in base alla quale l'informazione stessa, comunque elaborata, ha sempre un destinatario che deve essere in grado di decodificarla. Tutti gli sforzi della scienza sono orientati in questa direzione. Se così non fosse tutto l'universo sarebbe "assurdo" e qualsiasi nostro sforzo verso la sua conoscenza sarebbe vano (tesi che alcuni filosofi hanno sostenuto). Se noi non avessimo la facoltà di decodificare l'informazione presente nell'universo, la nostra condizione umana sarebbe quella di vittime, prive di difesa, di un'illusione, di un imbroglio colossale senza vie di uscita (una posizione simile a quella della maya della filosofia indiana). Ma proprio l'esistenza della possibilità di decodificare l'informazione ha come premessa inevitabile il fatto che essa sia stata codificata e trasmessa, anche tramite l'elaborazione compiuta dal cervello, generazione dopo generazione. In relazione all'informazione, dobbiamo sempre ipotizzare, per coerenza logica, una sorgente, un sistema di trasmissione e di elaborazione, ed un destinatario: in caso contrario, non vi potrebbe essere "significato" nella decodifica dell'informazione stessa.

Se il cervello è lo strumento di trasmissione e di elaborazione dell'informazione di cui disponiamo nella nostra dimensione fisica, non mi sembra che ci siano elementi nelle attuali conoscenze scientifiche che consentano di escludere la possibilità dell'esistenza di altri sistemi di trasmissione ed elaborazione dell'informazione in dimensioni diverse. La stessa fisica, non solo non esclude, ma anzi afferma la possibile esistenza di universi "paralleli" distinti da quello in cui viviamo, ma con esso coesistenti. Questo non significa che la morte debba di necessità implicare una transizione dall'uno all'altro di questi universi, ma può darsi che la coscienza possa disporre di sintonie diverse.

Quest'articolo di Paola Giovetti offre un quadro sintetico della storia delle ricerche nel campo delle NDE. In quest'altro articolo, sulle esperienze indotte da sostanze psicotrope, si esaminano testimonianze di esperienze prodotte dall'uso di allucinogeni (psilocibina) per metterle a confronto con le NDE.

 

 

 

 

Edda CattaniN.D.E. Testimonianze
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Le apparizioni a Medjugorie

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I messaggi della Madonna a Medjugorie

 

24 giugno 1981

 

Il Podbrdo è il luogo delle prime apparizioni 

 

Ore 18 circa: ha inizio l'avvenimento del secolo.

La Madonna si e' fermata a Medjugorje.

Sei giovani della parrocchia di Medjugorje, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic (questi ultimi due solo in questo giorno), vedono sulla collina Crnica (nella frazione di Biakovici, una delle quattro che formano il villaggio di Medjugorje), nel luogo chiamato Podbrdo, un'apparizione, una figura bianca con un bambino nelle braccia. Sorpresi e spaventati, non si avvicinano ad essa.

Il giorno dopo alla stessa ora, il 25/06/1981, quattro di loro, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic ed Ivan Dragicevic, si sentono fortemente attirati verso il posto dove, il giorno precedente, hanno visto quella che hanno riconosciuto come la Madonna. Marija Pavlovic e Jakov Colo li raggiungono. Il gruppo dei veggenti di Medjugorje e' cosi formato. Pregano con la Madonna e parlano con essa. Da questo giorno hanno le apparizioni quotidiane, insieme o separatamente. Milka Pavlovic ed Ivan Ivankovic non hanno mai piu visto la Vergine.

Le apparizioni non sono legate a Medjugorje, ma alle persone: dovunque esse camminino per il mondo, li cammina anche Maria. 

 

Questa straordinaria immagine è stata scattata, durante un'apparizione della S.Vergine ai veggenti di Medjugorie. E' una testimonianza sconvolgente del come la Madonna voglia dare prova della Sua presenza. 

Messaggio del 25 gennaio 2011

Cari figli! Anche oggi sono con voi e vi guardo, vi benedico e non perdo la speranza che questo mondo cambierà in bene e che la pace regnerà nei cuori degli uomini. La gioia regnerà nel mondo perché vi siete aperti alla mia chiamata e all’amore di Dio. Lo Spirito Santo cambia la moltitudine di coloro che hanno detto si. Perciò desidero dirvi: grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 febbraio 2011

Cari figli, la natura si risveglia e sugli alberi si vedono le prime gemme che porteranno un bellissimo fiore e frutto. Desidero che anche voi, figlioli, lavoriate sulla vostra conversione e che siate coloro che testimoniano con la propria vita, così che il vostro esempio sia il segno e l’esortazione alla conversione per gli altri. Io sono con voi e davanti a mio Figlio Gesù intercedo per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 marzo 2011

Cari figli, oggi in modo particolare desidero invitarvi alla conversione. Da oggi inizi una vita nuova nel vostro cuore. Figli, desidero vedere il vostro “si” e che la vostra vita sia il vivere con gioia la volontà di Dio in ogni momento della vostra vita. Oggi in modo particolare Io vi benedico con la mia benedizione materna di pace, d’amore e d’unione nel mio cuore e nel cuore del mio figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 aprile 2011

Cari figli, come la natura dà i colori più belli dell'anno, così anch'io vi invito a testimoniare con la vostra vita e ad aiutare gli altri ad avvicinarsi al mio Cuore Immacolato perché la fiamma dell'amore verso l'Altissimo germogli nei loro cuori. Io sono con voi e prego incessantemente per voi perché la vostra vita sia il riflesso del paradiso qui sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 maggio 2011

Cari figli, la mia preghiera oggi è per tutti voi che cercate la grazia della conversione. Bussate alla porta del mio cuore ma senza speranza e senza preghiera, nel peccato e senza il sacramento della riconciliazione con Dio. Lasciate il peccato e decidetevi figlioli, per la santità. Soltanto così posso aiutarvi, esaudire le vostre preghiere e intercedere davanti all’Altissimo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

 

Messaggio da Medjugorje del 2 Giugno 2011

Cari figli, mentre vi invito alla preghiera per coloro che non hanno conosciuto l’amore di Dio, se guardaste nei vostri cuori capireste che parlo di molti di voi. Con cuore aperto domandatevi sinceramente se desiderate il Dio Vivente o volete metterlo da parte e vivere secondo il vostro volere. Guardatevi intorno, figli miei, e osservate dove va il mondo che pensa di fare tutto senza il Padre e che vaga nella tenebra della prova. Io vi offro la luce della Verità e lo Spirito Santo. Sono con voi secondo il piano di Dio per aiutarvi affinché nei vostri cuori vinca mio Figlio, la Sua Croce e Risurrezione. Come Madre desidero e prego per la vostra unione con mio Figlio e con la sua opera. Io sono qui, decidetevi! Vi ringrazio!

Messaggio dato a Mirjana Dragicevic

Message, February 2, 2010  – Apparizione a Mirjana

 

Cari figli, con amore materno oggi vi invito ad essere un faro per tutte le anime che vagano nella tenebra della non conoscenza dell’amore di Dio. Per poter illuminare più fortemente possibile ed attirare quante più anime possibili, non permettete che le falsità che escono dalle vostre bocche facciano tacere la vostra coscienza. Siate perfetti! Io vi guido con mano materna, con mano d’amore. Vi ringrazio."
  

PAOLO BROSIO: MI SONO CONVERTITO A MEDJUGORJE. ORA VOGLIO RESTITUIRE A DIO QUELLO CHE MI HA DATO

(16 dicembre 2009 a "Mattino Cinque")

 

 Oggi Paolo Brosio, giornalista e uomo di spettacolo è esplicito: " grazie a Medjugorje ho ritrovato la fede e mi sono convertito, oggi sono un’altra persona, mi sento vivo". Non è che io fossi ateo. Ma il mio era un cattolicesimo rituale, vuoto, anche stanco. Quello classico, ereditato dalla famiglia, messa di prima comunione, a Natale, Pasqua, e basta. Insomma, ero insoddisfatto del mio stile di vita, non piacevo a Cristo", né a me stesso". In più, due situazioni personali gravi ne avevano minato fede e certezze: " vero. Ho passato anni difficili. Prima la scomparsa di mio padre al quale ero molto legato,poi la separazione da mia moglie Gretel, molto dolorosa. Ero ridotto male". Grazie a quattro valenti e santi sacerdoti, Brosio si è avvicinato al pianeta Medjugorje: …… " devo a questi bravi preti se, prima sui libri, poi in pratica, ho conosciuto la realtà di Medjugorje". Sono stato a febbraio e sono tornato diverso, trasformato. Oggi credo davvero e voglio fare del bene. Devo dire che a Medjugorje la Madonna mi ha fatto avvicinare a Suo Figlio. La mia vita, grazie alla preghiera e al Santo Rosario è cambiata, si è stabilizzata sia in senso emotivo ed etico, che professionale.  Nel Rosario e nell’Avemaria ho trovato la mia bussola. Ora voglio restituire a Dio quello che mi ha dato". In concreto intendo aiutare e lo ho promesso a Gesù, una struttura di suor Cornelia, presente a Medjugorje che si occupa di bambini orfani e di anziani, l’alfa e l’omega, la fine e l’inizio della nostra vita". "… a maggio, con tutta probabilità, organizzerò da Pisa un volo Charter per Medjugorje, e oltre alla quota di iscrizione, da fissare, vi sarà un contributo da destinare appunto alla struttura di accoglienza per orfani ed anziani di suor Cornelia".  I particolari non sono ancora del tutto noti, ma chi volesse saperne di più potrà contattare la Onlus di Brosio a Milano denominata Fondatori Olimpiadi del Cuore al telefono               02 48 18 123       , un bella e nobile iniziativa che vi segnaliamo e che merita ogni favore. Dice ancora Brosio: " credo che sia giusto dire: la mia, a Medjugorje, è stata davvero una conversione fulminante, ho compreso la bellezza della fede, l’importanza dei sacramenti e dell’aiuto fraterno. Credo che questa esperienza vada divulgata e fatta conoscere. La Madonna ci parla, ci invita alla pace e alla solidarietà". Brosio non lo dice apertamente, lo rivelerà a giorni, ma nelle foto scattate vi è qualche segno strano: " preferisco mantenere prudenza, può darsi che sia un difetto di luminosità della macchina fotografica. Ma dagli scatti fatti nella Chiesa emergono inspiegabili macchie luminose difficilmente spiegabili. Ora non ne parlo, lo farò solo dopo attento studio tecnico per non dare appigli ai soliti scettici e denigratori. Una cosa è certa: a Medjugorje la mia vita è cambiata e mi sono convertito".

 
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La medaglia miracolosa

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QUALCHE CENNO SULLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

 

da "Un piccolo libro di fede"

È stato detto che la Medaglia miracolosa è un "piccolo libro di fede" e un "piccolo trattato di mariologia".

Perché? Perché basta esaminare con attenzione la medaglina così com'è, e leggervi le grandi verità che esprime nel suo disegno la potenza e la misericordia di Maria Madre Divina, Immacolata, Mediatrice, Corredentrice e Regina. Ricordiamo la prima apparizione a S. Caterina? La Madonna predice le sciagure dei suoi figli, e piange su di essi fino a non poter più parlare. La sua tenerezza materna e la sua premura affettuosa appaiono davvero commoventi. Ella è partecipe dei travagli in cui si dibattono e si perdono i figli. Promette la sua speciale protezione, e, infine, annuncia a Suor Caterina una missione particolare che intende affidarle per aiutare gli uomini a salvarsi e a ottenere grazie.

Il primo significato del dono della Medaglia miracolosa è proprio questo: la Madre tenerissima vede i figli tra i pericoli e offre loro un mezzo di grazia che li scampi dal male e li richiami al bene.

Per questo la medaglina è un dono della Celeste Madre, è un dono di grazia materna. E tutte le grazie che la medaglina ha ottenuto e otterrà portano questo sigillo della premura materna che la Madonna ha verso di noi suoi figli.

Moribondi risanati, peccatori convertiti, soldati che scampano la morte, tumori scomparsi, tentazioni fugate, pericoli sventati, aiuti insperati e mille e mille altre grazie, fanno della Medaglia miracolosa il segno concreto della cura tenerissima che la Mamma Celeste ha per le anime e i corpi degli uomini. Chi non ne ha fatto l'esperienza, la faccia. E non resterà certamente deluso.

Ed ora trascriviamo questa "Curiosità interessante"

dal Il Corriere della Sera 14.7.2003


a firma di Vittorio Messori

Che sia una di quelle ironiche «astuzie della Storia» di cui parlava Hegel?

Di certo, il caso è curioso. In effetti, giovedì 10 luglio, a Bruxelles, con solenne cerimonia è stata presentata la bozza definitiva della Costituzione d’Europa. E’ quella nel cui preambolo non si è fatto il nome del Cristianesimo, provocando le ben note polemiche e la protesta della Santa Sede.

Ma questa stessa Costituzione, nel definire i propri simboli, ribadisce solennemente che la bandiera europea è azzurra con dodici stelle disposte a cerchio.

Ebbene: sia i colori, che i simboli, che la loro disposizione in tondo, vengono direttamente dalla devozione mariana, sono un segno esplicito di omaggio alla Vergine. Le stelle, in effetti, sono quelle dell’Apocalisse al dodicesimo capitolo: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Quella Donna misteriosa, per la tradizione cristiana, è la madre di Gesù. Anche i colori derivano da quel culto: l’azzurro del cielo e il bianco della purezza verginale. Nel disegno originario, infatti, le stelle erano d’argento e solo in seguito hanno preso il colore dell’oro.

Insomma: anche se ben pochi lo sanno, la bandiera che sventola su tutti gli edifici pubblici dell’Unione (e il cerchio di stelle che sovrasta l’iniziale dello Stato sulle targhe di ogni automobile europea) sono l’invenzione di un pittore che si ispirò alla sua fervente devozione mariana.

E’ una storia di cui circolano versioni diverse, ma che abbiamo ricostruito con esattezza già nel 1995, in un’inchiesta per il mensile di Famiglia cristiana , Jesus . La vicenda, dunque, inizia nel 1949 quando, a Strasburgo, fu istituito un primo «Consiglio d’Europa», un organismo poco più che simbolico e privo di poteri politici effettivi, incaricato di «porre le basi per un’auspicata federazione del Continente». L’anno dopo, anche per giustificare con qualche iniziativa la sua esistenza, quel Consiglio bandì un concorso d’idee, aperto a tutti gli artisti europei, per una bandiera comune. Alla gara partecipò pure Arsène Heitz, un allora giovane e poco noto designer che al tempo della nostra inchiesta era ancora vivo e lucido, pur se ultra novantenne. Heitz, come moltissimi cattolici, portava al collo la cosiddetta «Medaglia Miracolosa», coniata in seguito alle visioni, nel 1830, a Parigi, di santa Catherine Labouré. Questa religiosa rivelò di avere avuto incarico dalla Madonna stessa di far coniare e di diffondere una medaglia dove campeggiassero le dodici stelle dell’Apocalisse e l’invocazione: «Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te». La devozione si diffuse a tal punto nell’intero mondo cattolico da fare di quella «Medaglia Miracolosa» uno degli oggetti più diffusi, con molte centinaia di milioni di esemplari. Ne aveva al collo una di latta e legata con uno spago anche santa Bernadette Soubirous quando, l’11 febbraio del 1858, ebbe la prima apparizione della Signora, che apparve vestita proprio di bianco e di azzurro.

Ebbene, Arsène Heitz non era soltanto uno degli innumerevoli cattolici ad avere su di sé quella Medaglia nata da un’apparizione, ma nutriva una speciale venerazione per l’Immacolata. Dunque, pensò di costruire il suo disegno con le stelle disposte in circolo, come nella Medaglia, su uno sfondo di azzurro mariano. Il bozzetto, con sua sorpresa, vinse il concorso, la cui commissione giudicatrice era presieduta da un belga di religione ebraica, responsabile dell’ufficio stampa del Consiglio, Paul M. G. Lévy, che non conosceva le origini del simbolo, ma fu probabilmente colpito positivamente dai colori. In effetti, l’azzurro e il bianco (le stelle, lo dicevamo, non erano gialle ma bianche nel bozzetto originale) erano i colori della bandiera del neonato Stato d’Israele. Quel vessillo sventolò la prima volta nel 1891, a Boston, sulla sede della «Società Educativa Israelitica» e si ispirava allo scialle a strisce usato dagli ebrei per la preghiera. Nel 1897, alla Conferenza di Basilea, fu adottato come simbolo dell’Organizzazione Sionista Mondiale, divenendo poi nel 1948 la bandiera della repubblica di Israele.

In una prospettiva di fede è felicemente simbolica questa unione di richiami cristiani ed ebraici: la donna di Nazareth, in effetti, è la «Figlia di Sion» per eccellenza, è il legame tra Antico e Nuovo Testamento, è colei nel cui corpo si realizza l’attesa messianica. Anche il numero delle stelle sembra collegare strettamente le due fedi: dodici sono i figli di Giacobbe e le tribù di Israele e dodici gli apostoli di Gesù. Dunque, il giudeo-cristianesimo che ha costruito il Continente unito in uno stendardo.

Sta di fatto che alcuni anni dopo la conclusione del concorso d’idee, nel 1955, il bozzetto di Heitz fu adottato ufficialmente come bandiera della nuova Europa. Tra l’altro, a conferma dell’ispirazione biblica e al contempo devozionale del simbolo, il pittore riuscì a far passare una sua tesi, che fu fatta propria dal Consiglio d’Europa. Ci furono critiche, infatti, visto che gli Stati membri erano all’epoca soltanto sei: perché, allora, dodici stelle? La nuova bandiera non doveva rifarsi al sistema della Old Glory, lo stendardo degli Usa, dove ad ogni Stato federato corrisponde una stella? Arsène Heitz riuscì a convincere i responsabili del Consiglio: pur non rivelando la fonte religiosa della sua ispirazione per non creare contrasti, sostenne che il dodici era, per la sapienza antica, «un simbolo di pienezza» e non doveva essere mutato neanche se i membri avessero superato quel numero. Come difatti avvenne e come ora è stato stabilito definitivamente dalla nuova Costituzione. Quel numero di astri che, profetizza l’Apocalisse, fanno corona sul capo della «Donna vestita di sole» non sarà mai mutato.


Per finire con un particolare che può essere motivo di riflessione per qualche credente: la seduta solenne durante la quale la bandiera fu adottata si tenne, lo dicevamo, nel 1955, in un giorno non scelto appositamente ma determinato solo dagli impegni politici dei capi di Stato. Quel giorno, però, era un 8 dicembre, quando cioè la Chiesa celebra la festa della Immacolata Concezione, la realtà di fede prefigurata da quella Medaglia cui la bandiera era ispirata. Un caso, certo, per molti. Ma forse, per altri, il segno discreto ma preciso di una realtà «altra», in cui ha un significato che per almeno mille anni, sino alla lacerazione della Riforma, proprio Maria sia stata venerata da tutto il Continente come «Regina d’Europa».

 

 

Edda CattaniLa medaglia miracolosa
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Ogni Figlio è “parola”

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Ogni Figlio è “parola”

 

 

 

Giorni tristi per le numerose vicende passate attraverso i mass media che hanno colpito giovani vite: adolescenti rapite e orribilmente massacrate, bimbi innocenti raggiunti da eventi nefasti, ragazzi volati in gruppo, in seguito a terribili incidenti … E poi la guerra e i massacri che inviano alle nostre coste migliaia di rifugiati; alcuni soccombono senza raggiungere la riva … resti umani … carne “macellata” …. figli di mamme!  Oggi guardavo in TV donne di colore con in mano le foto dei loro figli che vanno cercando nei “campi profughi” e che forse non hanno mai raggiunto l’Italia.

 

Dalle città distrutte della Libia, alle macerie afghane, vengono alla luce tanti fatti, testimonianza di un dramma umano che non ha precedenti con l’efferatezza dell’odio che esiste da sempre fra gli uomini e che la Genesi attribuisce a Caino, quale detentore del primo assassinio dei figli di Adamo.

 

Nel testo sacro Dio stesso introduce il concetto e il termine di “peccato”, forse perché non poteva dire “reato”, in quanto non vi erano ancora i comandamenti ma anche perché il termine “peccato” connota una forza antitetica al sentimento dell’amore.

 

La vita umana è il fondamento di tutti i beni, la sorgente e la condizione necessaria perché ogni uomo possa espletare, in assoluta parità, le proprie scelte di comunione sociale. Oltre a questo, chi crede intuisce un mistero sacro di origine divina e sa che ogni uomo viene da Dio e a Dio ritorna, nell’ora da Lui voluta, padrone della vita e della morte. Perciò l’omicidio è un attentato contro Dio stesso.

 

Ritornando ai recenti episodi, mentre l’occhio degli spettatori assistono attoniti a questi incredibili disastri, un cronista, di una TV di stato, interrompeva lo scorrimento degli edifici cadenti per soffermare le telecamere sulla immagine di una madre, in ginocchio, che teneva in braccio il figlio ferito. Una vicenda politica e un quadro umano della disperazione: una storia piccola, personale, ma pregna di un dolore indicibile.

 

  

 

Mi ha fatto pensare questa immagine, nella sua apparente inadeguatezza, ma grande simbolo della realtà del nostro quotidiano vivere. Ho rivisto, una alla volta l’efferatezza di tanti crimini, le stragi e le violenze sui bambini, alle tante morti per turpi storie, alle giovani vittime della strada e alla giustizia degli uomini che non aiuta a comprendere e a perdonare.

 

E’ questo il tempo della pietà, della “pietas” come “compassione” “patire insieme” e la solidarietà che si sente dichiarare in questi giorni, l’attesa del 2012 come anno del cambiamento, da parte delle grandi potenze, dei politici e della gente comune, lascia sperare in una trasformazione del vivere quotidiano e, forse, me lo auguro, di una nuova era della storia, quella che la Madonna aveva dichiarato, nelle sue apparizioni, avrebbe dovuto caratterizzare questo terzo millennio.

 

 

La “pietas” è anche silenzio davanti ad una grande tragedia, quella che tocca gli affetti più sacri, quella delle foto ostentate, delle parole sommesse, dell’immobilismo dello sguardo, dell’impotenza davanti all’ineluttabile.

 

 

Ben a ragione i grandi artisti hanno intitolato le loro opere indicative del Cristo morto alla “Pietà”. Chi ha avuto la ventura di recarsi in S.Pietro, ha sostato sicuramente davanti al primo altare di destra per ammirare il capolavoro di Michelangelo. Quella madre con il capo chino, in mesta contemplazione del Figlio adagiato sulle sue braccia è simile alle tante madri in attesa dietro alle macerie, a quella che abbiamo visto stringere fra le braccia il figlio ferito, alle madri della speranza che si muovono con l’effige del figlio sul petto e la foto fra le mani.

 

 

Una madre… colei che dà la vita… e che assiste all’avvio di quel legame così dipendente, irripetibile, unico. Morte e vita, dunque, agli antipodi, estremi di un filo nel cui centro è lei, la madre.

 

 

Non è necessario appartenere a una chiesa, essere biologi o fisici per considerare come unico e sacro il legame che unisce madre e figlio fin dal concepimento. Un giornalista ha osato scrivere: “Non è necessario per la donna sapere in quale momento un piccolo ovulo è diventato, nel suo grembo, un essere umano”.

 

 

Un giorno, dopo tre settimane, alcune cellule si mettono a “pulsare”. Dapprima separatamente. Poi tutte insieme, allo stesso ritmo, instancabili. Un cuore comincia a battere, e non smetterà più fino alla morte.

 

 

Dipendente, e destinato ad esserlo ancora per anni, dalla vita e dalla volontà della madre, l’ovulo fecondato è tuttavia autonomo. Ci troviamo già di fronte a un figlio d’uomo ben distinto, a un individuo. Questo è il parere unanime degli studiosi.

 

 

 

 

 

 

Sentiamo cosa racconta Edelmann:

 

“All’improvviso, abbiamo trattenuto il respiro: il cuore del bambino batteva. Era là, davanti ai nostri occhi, palpitante nel suo scrigno di carne color anemone, illuminato in trasparenza dai nostri apparecchi. Quel bambino, appena più grande di una virgola su un foglio di carta, era già un uomo in potenza”. A due mesi, il feto misura tre centimetri; ci starebbe comodamente nel cavo di una mano. “Ma è già quasi completo, mani, piedi, testa, organi, cervello, tutto è al suo posto e non farà altro che crescere. Guardate più da vicino, potrete distinguere le linee della mano e leggervi il futuro. Guardate ancora più da vicino con un comune microscopio, e potrete decifrare le sue impronte digitali. Ci sono già tutti i dati che figureranno sulla sua carta d’identità. L’incredibile Pollicino, l’uomo grande come il pollice di una mano, esiste realmente”.

 

Ogni donna che diventa madre mette al mondo il suo bambino attraverso questa ed altre fasi che si concludono con quella più dolorosa del parto, ma se gli altri, avvalendosi delle moderne strumentazioni, ne hanno una visione esteriore, sia pure affascinante, la madre vive dall’interno tutti gli aspetti del concepimento e della sua crescita. La donna nutre, accarezza, parla con quel piccolo essere prima di chiunque altro e in lui riversa tutto il suo amore.

 

Simile a Maria, madre di Dio, rimane complice ed è partecipe dell’atto meraviglioso e divino della nascita, come afferma il Consiglio episcopale per la XXI giornata per la vita, l’essere umano che si affaccia alla terra  è “parola” detta da Dio. “PAROLA”, perciò è un essere portatore di significato che va oltre il percorso terreno in quanto disegno di Dio, da Lui voluto, da Lui donato. Ricordiamo perciò Maria che “contempla” Gesù nel miracolo dell’incarnazione e pensiamo che ogni figlio che nasce è un riflesso di questi, un’eco della Parola eterna “In principio era il  Verbo… tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto” (Gv 1,1 – 3.4).

 

Nel testo giovanneo che riscopre il valore della parola di Yhavé, il Logos-Dio, principio fondamentale della realtà cosmica, bene Supremo che genera il Figlio “Lux”, salvezza per tutti gli uomini, emerge quel carattere creativo della parola che oggi noi scopriamo e approfondiamo.

 

Il tentativo di S.Agostino di correlare la conoscenza delle cose che si acquisiscono attraverso le parole nel parallelismo verba-res indica che la verità è già dentro l’uomo unita intimamente al verbum divino, e i “signa” le parole, aiutano solo a scoprirla. Persino l’atto educativo, quello dell’insegnare è esprimere “signa”, cioè cogliere l’essenza della realtà (De Magistro 40).

 

Ecco allora che l’atto educativo è dominante nel creare l’intelligenza. Afferma Eccles, premio Nobel della neurofisiologia, autore di “Evoluzione cerebrale, evoluzione culturale e coscienza” : “ Si può affermare del tutto categoricamente che i cervelli si formano tramite i complessi processi che risultano dal patrimonio genetico e da tutte le istruzioni secondarie che ne derivano durante la vita fetale”… Nel mondo esperienziale “…sta, quindi, l’unicità personale che ciascuno di noi conosce solo relativamente a se stesso. Questa unicità si è realizzata in noi, in ciascuno di noi nel corso della nostra vita. E’ qualcosa di cui siamo a conoscenza soltanto entro noi stessi. Possiamo parlarne ad altri se lo desideriamo, ma gli altri non possono avere alcuna esperienza del nostro mondo. Esso è riservato a noi”.

 

 

 

 

     A questo punto possiamo dire che fede e scienza si congiungono: l’essere singolare e irripetibile, come parola detta da Dio è, per le scienze biologiche, la neurofisiologia e la filosofia personalistica, un essere unico che diviene, attraverso la conoscenza e l’educazione una persona completa capace di vivere un’esistenza con capacità di amare, sentire, valutare in modo unico e singolare. Idea falsa e distorta è quella di coloro che credono di disporre di essa, di manipolarla o di eliminarla.

 

Ora possiamo trarre tutte le conclusioni che vogliamo: quel Figlio che abbiamo concepito, cresciuto ed amato è stato creato ad immagine di Dio stesso ed in Lui solo può trovare la sua beatitudine. Ripetiamo dunque: Dio che si è fatto PAROLA  e ha preso carne nel grembo di Sua madre, la Madonna, e, per Cristo ed in Cristo mi ha dato questo mio Figlio come PAROLA sua, di Dio stesso, in me e per me.

 

 

Abbiamo percorso un lungo cammino per giungere ad affermare quanto mirabile sia il disegno voluto da Dio per tutti noi e per i Figli nostri che, nel corso dei tanti messaggi, confermano la meravigliosa realtà dell’esistenza.

 

      

 

 

 

 

Ricordo il mio primo intervento, a Cattolica, quando riportai uno dei primi messaggi del nostro Andrea:“Senti come l’universo parla” e, mentre cercavo, nella mia pochezza, di commentare la vastità di questo concetto, pian piano, fin da allora, cercavo di addentrarmi nel significato profondo dell’essere. Da quel tempo quanti contenuti sono entrati a far parte della mia mente, concetti che mai avrei pensato di potere ritenere ed esprimere, studiare e discutere nella loro verità estremamente appagante.

 

Ben a ragione, la comunicazione, “Se tu sapessi con chi sono, non piangeresti!” vuol farmi comprendere quanto fosse vuota la mia distorta idea di possesso della vita che mio Figlio ha iniziato nel mio grembo, vivendo in intima simbiosi con me. Come pensare di poterlo tenere imbrigliato con le mie lamentazioni?

 

Ho visto un libro esposto, dal titolo: “I rinati” ed ho pensato che se voglio veramente non arrestarmi, non arenarmi nella mia stretta personale, debbo guardare in alto. Mio Figlio, bene prezioso a me donato, mi chiede di essere ascoltato; è una parola che viene a tutti, che si prende cura della mia vita e di quella degli altri: delle sue sorelle, dei parenti, degli amici… passato, presente, avvenire sono tutt’uno per chi ha valicato i limitati confini dell’esistenza terrena. Per noi tutto questo è importante: siamo qui per questo, per imparare a rinascere!

 

Non siamo soli a vivere, a gioire, a soffrire; una grande speranza si intuisce dall’individuazione di una realtà cosmica in continuo divenire unitamente ai nostri Cari che si manifestano a noi con fenomeni straordinari. Ed è consolante per noi umani, ancora partecipi della realtà terrena, poter costatare che non solo essi sono vivi più che mai, ma che hanno mantenuto intatta la loro peculiare individualità.

 

Se, nel momento della disperazione, possiamo aver pensato che, per un atto arbitrario, quell’essere da noi tanto amato, a cui avevamo dato tutta la nostra attenzione, ha irrimediabilmente perduto tutto il beneficio ricevuto, abbiamo sbagliato! Noi genitori abbiamo rappresentato uno strumento prezioso per la sua crescita di cui conserva indelebilmente il marchio profondo.

 

La parola di mio Figlio mi torna perciò ancora familiare, per il suo accento, le sue attenzioni, la sua rinnovata disponibilità di cui mi dà testimonianza in plurime occasioni, è parola di Dio stesso che si fa amore per me.

 

Un grande compito ci è stato dato: quel Figlio che pensavamo di avere perduto per sempre, che non stringiamo più fra le nostre braccia carnali, è un essere immortale che si libra nell’infinità. Fra le migliaia di migliaia di miliardi di esseri che si sono succedute nel corso della storia degli uomini, egli è persona unica, distinta e tutt’uno con i suoi genitori. E’ quindi da dividere con lui, incondizionatamente la realtà che vive e che ci vuol comunicare, è parola da ascoltare e dono da accogliere, ancora una volta con amore.

 

Se avremo compreso tutto questo la nostra vita tornerà ad essere un percorso bello da continuare e i nostri progetti che credevamo interrotti acquisteranno un senso.

 

 

Mi ritrovo per concludere con le parole di Kirk Kilgour –

  

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi, ed Egli mi rese debole per conservarmi nell’umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese, ed Egli mi ha dato il dolore per comprendere meglio.

Gli domandai la ricchezza per possedere tutto, e mi ha lasciato povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me ed Egli mi ha dato l’umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci furono esaudite.

Sii lodato o Signore: fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io.

 

  

 

 

 

 

 

Edda CattaniOgni Figlio è “parola”
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B.Giovanni Paolo II°: testimonianze

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Il Beato Giovanni Paolo II e la Calabria

                                                       di Domenico Caruso

 

 

 Il primo maggio 2011 anch'io provai una grande gioia, avendo potuto partecipare all'emozione universale per la beatificazione di Giovanni Paolo II.

 Sento, quindi, la necessità di rendere la mia personale testimonianza ed esprimere un modesto pensiero di gratitudine al  "Grande" che con la sua presenza nel 1984 onorò la Calabria.

 Ancor prima di visitare la Regione, egli manifestò il suo legame con Paola, patria del Santo Fraticello che a somiglianza del Redentore amò il prossimo più di se stesso.

 Nella pubblicazione "Storia e folklore calabrese" del luglio 1988 dedicai cinque pagine all’autentico Apostolo delle Genti che, dopo la sua venuta a Reggio, ci convocò a Roma. Successivamente, il 12 giugno 1988 – concludendo il XXI Congresso Eucaristico Nazionale nel nostro capoluogo di provincia,  si interessò ancora una volta dei gravi ed annosi problemi meridionali.

 Nel discorso del 1° giugno 1985 il Pontefice affermò: «Voglio sperare, che voi non mancherete di rileggere la storia religiosa della vostra Regione, che ha accolto il messaggio cristiano fin dal primo secolo, alla luce splendente dei Santi calabresi che hanno forgiato generazioni di cristiani secondo lo spirito del Vangelo e della Croce di Gesù Cristo. Come non rievocare alcune figure emblematiche che ebbi occasione di venerare nel corso della mia visita: S. Nilo e S. Bartolomeo, illustri rappresentanti del Monachesimo Cenobitico; S. Bruno, che diede impulso in Calabria al Monachesimo Certosino, fondando quella splendida Certosa, che ancora porto davanti al mio sguardo; S. Francesco di Paola, il Santo dell’umiltà e della carità, sempre vicino al cuore della gente!

Gli alti esempi di questi Santi luminosi e sempre attuali devono costituire uno stimolo costante per quella animazione cristiana e sociale della Calabria, oggi non meno dei tempi passati, bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l’impegno per una rinascita spirituale».

 Ed ancora, così ribadì il concetto: «Ma, i Santi calabresi, soprattutto San Francesco di Paola, non hanno disatteso l’impegno sociale, anzi non hanno lasciato occasione per porsi a servizio e a sollievo dei poveri, dei deboli, dei malati. Oggi il problema sociale, che tocca la Calabria, va sotto il nome più vasto di "questione meridionale". Si tratta dei problemi riguardanti le differenti condizioni di vita delle popolazioni meridionali e quelle più specificamente calabresi, gli aspetti relativi alla vita morale e religiosa, ed alla coerenza nei comportamenti privati e pubblici, le preoccupazioni sociali relative alla disoccupazione, specialmente quella giovanile e intellettuale, ed il problema di fondo di un più vasto ed omogeneo sviluppo economico, che riguarda non solo la Calabria ma tutte le Regioni del Mezzogiorno d’Italia».

 Seguì l’analisi degli impegni, che ogni buon cattolico avrebbe dovuto assolvere per la nostra rinascita, e che si sarebbero concretizzati nel pieno rispetto dell’uomo: un chiaro esempio egli lo dimostrò con la sua condotta personale.

  A prescindere da ogni singolare coincidenza e certo che sia stato un premio divino, devo constatare che Karol Wojtyla tornò alla Casa del Padre proprio il 2 aprile, ricorrenza di S. Francesco di Paola!

 Ad attenderlo in Cielo vi era perciò, fra i tanti Beati, il nostro taumaturgo che durante la sua lunga vita fu al servizio dei poveri e dei lavoratori a quei tempi vittime delle angherie dei baroni locali. (Mi si conceda di aggiungere una nota personale: la devozione per il Santo portò anche me a coronare il sogno d’amore, nel 1963, presso il suggestivo Santuario di Paola).

 Le mie occasioni d’incontro e le corrispondenze col "Grande" Papa furono diverse, ma mi soffermo a due momenti significativi.

 L’amore filiale verso la Madonna di Giovanni Paolo II («Totus Tuus ego sum, Maria, et omnia mea tua sunt!») fu così profondo da consacrarLe l’anno 1987, al fine di ricondurre al Suo Cuore Immacolato di Madre il mondo inquieto.

 Anch'io, sensibilizzato dall’eccezionale evento e perché mi sono sempre sentito vicino alla Santa Vergine, (la mia data di nascita, avvenuta nel 1933 a S. Martino di Taurianova – R.C. – anno di giubileo straordinario, coincide con il giorno memorabile dell’Incarnazione del Signore), inviai al Sommo Pontefice copia del mio lavoro «Maria nel Vangelo e nella pietà popolare calabrese».

 La risposta non si fece attendere.

 Il 14 marzo 1987, l’Assessore Mons. G. B. Re della Segreteria di Stato del Vaticano mi comunicò: «E’ pervenuta al Santo Padre la cortese lettera che Ella, con delicato pensiero, Gli ha indirizzato in data 2.03.1987, a cui era unita in dono una sua apprezzata pubblicazione. Sua Santità mi incarica di manifestarLe sinceramente riconoscenza per il gentile omaggio e per i sentimenti di filiale venerazione che l’hanno suggerito, mentre di cuore Le impartisce la Benedizione Apostolica, propiziatrice della divina assistenza su di Lei e sui familiari».

 Nell’estremo messaggio ai fedeli del marzo 2005, in cui si ricorda che "è l’amore che dona la pace", il Papa sottolineò: «La solennità liturgica dell’Annunciazione ci spinge a contemplare con gli occhi di Maria l’immenso mistero di questo amore misericordioso che scaturisce dal Cuore di Cristo. Aiutati da Lei possiamo comprendere il senso vero della gioia pasquale, che si fonda su questa certezza: Colui che la Vergine ha portato nel suo grembo, che ha patito ed è morto per noi, è veramente risorto. Alleluia!». E sulla sua semplice bara di cipresso l’8 aprile 2005 venne impressa la sigla mariana.

 La presenza del Papa – nel 1990 – fra le miserie e le ingiustizie partenopee, nonché la sua coraggiosa denuncia della carenza di strutture e di servizi pubblici, stimolò i miei alunni a svolgere spontaneamente un proficuo lavoro di gruppo. Al termine scrissero al Vicario di Cristo: «Santo Padre, siamo gli alunni di 5^ A della scuola elementare di S. Martino, in provincia di Reggio Calabria, e desideriamo esprimere la nostra riconoscenza per la Vostra nuova visita nel Meridione.

 I problemi di Napoli sono gli stessi nostri problemi, frutto di un secolare abbandono, di contrasti, ipocrisia ed incomprensione.

 La loro soluzione si presenta molto difficile poiché è compito essenziale dello Stato modificare il sistema di operare nel rispetto dei diritti di ogni cittadino.

 Diversamente pure chi compie il proprio dovere finirà con l’essere umiliato e sfruttato.

 Noi crediamo nella grande autorità della Vostra parola che potrà scuotere gli animi tiepidi e l’indifferenza generale, invitando tutti a collaborare alla rinascita della nostra tormentata società.

 Le marce per la pace e le strette di mano senza un perdono sincero ed un’autentica testimonianza di fede, si riducono a pure formalità.

 I nostri giovani migliori sono costretti ad abbandonare la Terra d’origine, anche dopo una vita dedicata agli studi, per le ingiustizie sociali e le raccomandazioni che favoriscono chi s’impone con la violenza e chi è legato ai carri politici.

 Soltanto il pieno rispetto dell’uomo e un’effettiva e onesta occupazione potranno riscattarci dai soprusi e dalla barbarie.

 Noi non vogliamo alcuna forma di assistenzialismo, ma chiediamo la valorizzazione della tenace laboriosità della nostra gente.

 Gradiremmo che fedeli e religiosi diffondessero meglio l’esempio sublime dei Santi calabresi, come S. Francesco di Paola e i Servi di Dio don Francesco Mottola e Padre Gaetano Catanoso, nonché di quanti hanno sacrificato la loro esistenza per l’amore del prossimo.

 Certi che il buon seme da Voi generosamente sparso troverà un terreno pronto ad accoglierlo e che produrrà quindi copiosi frutti, chiediamo l’Apostolica Benedizione».

 La lettera fu anche pubblicata dal mensile del Consiglio Regionale: "Calabria" (Anno XVIII – N.S. – Dicembre 1990).

 Il 29 novembre 1990 l’Assessore Mons. C. Sepe della Segreteria di Stato del Vaticano rispose: «Cari alunni, il Santo Padre ha accolto con sincero gradimento la lettera che Gli avete indirizzato il 16 novembre corrente, per esprimergli sentimenti di devoto affetto.

 Nel manifestarvi la Sua riconoscenza per tale attestato di ossequio, Egli augura a ciascuno di voi prosperità e gioia nel quotidiano esercizio dell’amore verso Dio e verso il prossimo, e di cuore vi impartisce la Benedizione Apostolica, che volentieri estende ai vostri familiari, all’insegnante ed a tutte le persone che vi sono care.

 Anch’io vi invio il mio saluto, auspicando ogni bene nel Signore».

 I problemi del passato sono ancora di viva attualità!

 Se – dunque – anche noi calabresi ci mobilitammo sempre per rendere omaggio al Santo Papa, ciò rappresentò un atto di riconoscenza da tutti condiviso.

 

                                                                                     Domenico Caruso

                                                      S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)

 

 

 

 

 

Gent/ma
Dott. Edda Cattani

Ho molto apprezzato il suo servizio su Giovanni Paolo II.
Conosco già la sua preparazione, avendo partecipato ai Convegni della
"Speranza" di Cattolica.
Poiché anch'io mi sento onorato d'aver incontrato il Beato Wojtyla, le
invio una testimonianza da pubblicare.
Grazie e deferenti saluti.
    Domenico Caruso

 

Edda CattaniB.Giovanni Paolo II°: testimonianze
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Ricominciare il meglio di te

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Ricominciare il meglio di te

Se sei stanco e la strada ti sembra lunga,
se ti accorgi che hai sbagliato strada,
Non lasciarti portare dai giorni e dai tempi, Ricomincia.

Se la vita ti sembra troppo assurda,
Se sei deluso da troppe cose e da troppe persone
Non cercare di capire il perché, Ricomincia.

Se hai provato ad amare ed essere utile,
Se hai conosciuto la povertà dei tuoi limiti,
Non lasciar là un impegno assolto a metà, Ricomincia.

Se gli altri ti guardano con rimprovero,
Se sono delusi di te, irritati,
Non ribellarti, non domandar loro nulla, Ricomincia.

Perché l'albero germoglia di nuovo dimenticando l'inverno,
Il ramo fiorisce senza domandare perché,
E l'uccello fa il suo nido senza pensare all'autunno,
Perché la vita è speranza e sempre ricomincia…

Anonimo

 

Li pubblico per chi, come me, deve sempre ricominciare… quando non riesco a trovare la forza del gioire cristiano… In questi giorni quanto dolore nelle pagine di FB… dolori delle madri, ma anche dei papà che piangono una vita spezzata. Sentiamo il papà di Lene con quali termini strazianti parla della figlia adorata:

  

La fine dell'innocenza   … ricordi quando i giorni erano lunghi e piacevoli ai bordi del nostro mare? il tempo era blu e nuvole non correvano, mamma e papà sarebbero stati felici per sempre in questa favola d'amore poi il sole volò via e la fine della mia innocenza arrivò. e questa favola ci ha avvelenati come in una storia senza principe azzurro mentre il Dottore spiegava pacato le ragioni per cui tu eri volata via, e papà si sentiva a pezzi come un ramo secco ai bordi di un sentiero, era la fine dell'innocenza. Era bellissimo quando su questa terra ci amavamo come bambini su altalene piene di fiori, i cieli erano il nostro limite.. ora quei cieli ci minacciano con nuvole di pioggia e la fine del nostro sogno è arrivato senza scorte e senza avvisi. Ho pregato e pregammo nelle chiese perchè il mondo ti desse una possibilità ma le preghiere mute son salite in un cielo senza stelle a cercare di scaldare i nostri vuoti esistenziali. cosi papà ha smesso di sognare, queste nuvole non sono state soffiate via dal libeccio. l'innocenza degli amori e dei desideri si è fermata. gli odori della primavera non portano nuove gioie e neanche nuovi sogni restiamo qui a guardarci io e la mamma come se il mondo fosse una scatola di immensa assenza tutta nera nera i nostri occhi tornano ai tuoi sorrisi, ma l'eco si è spento assorbito dai rumori della terra caduta sulla tua tomba cosa mai puo restarci tra le mani chiuse per la rabbia? neanche l'acqua puo lavare via il dolore niente e nulla ha più sapori; vento e sole pioggia e freddo indifferenti scivolano sui nostri corpi immersi in una distanza insormontabile e così io e tua mamma ci guardiamo ed abbiamo occhi solo per i tuoi sorrisi che oramai non ci sono più Quanto lunga sarà questa strada e quanti viaggi ancora a venire in un mondo dove tutta l'allegria è scivolata via perchè questa, la tua gioia i tuoi sorrisi, i tuoi capelli le tue guance e le manine piccole e rotonde questa era la mia innocenza.. con te potevo credere nel mondo, con te potevo credere all'amore ed ora dopo che tutto il nostro meglio si è dissipato tra le nebbie di un mattino di pasqua su un lago verde cristallo.. ora dopo che gli occhi di tua madre si sono velati di gentili rughe di tristezza e capelli non volano piu sui suoi occhi azzurri come i tuoi ora che il lago ha ingoiato i mie ultimi sogni, ora seduto ai bordi di un'alba lontana come mille universi ora mi accorgo che con te ho perso anche tutta la mia innocenza.

 

 

 

 

Ieri sera  a Casa Madre Teresa il sacerdote rifletteva con gli ospiti sui motivi che richiamano la nostra gioia proprio perché l'autenticità della Resurrezione lascia grande spazio alla speranza. Poi ancora di ritorno a casa, mi giungeva un messaggio di rara bellezza nella fede:

 

 

E’ proprio quest’evidente consapevolezza che apre il mio passo alla speranza, che dà forza al mio braccio quando afferro e tengo stretta la mano degli amici nell’affrontare insieme le difficoltà dell’andare. E’ questa notte oscura che mi dà la gioia di voler procedere più spedito verso la Casa del Padre, seguendo lo Spirito del Buon Pastore, sapendo che il Regno é già tra noi. Qui e lì, dove ci attendono i nostri sogni più profondi e più veri, la nostra essenza finalmente ritrovata." (P.V.)

A questo era allegato il seguente testo di cui, richiamandone la lettura attenta, prendo lo stralcio che apre il mio cuore ad una nuova meditazione:

 GAUDETE IN DOMINO

 ESORTAZIONE APOSTOLICA
DI SUA SANTITÀ
PAOLO VI

…… La risurrezione di Gesù è il sigillo posto dal Padre sul valore del sacrificio del suo Figlio; è la prova della fedeltà del Padre, secondo il voto formulato da Gesù prima di entrare nella sua passione: «Padre, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te» (37). D'ora innanzi, Gesù è per sempre vivente nella gloria del Padre, ed è per questo che i discepoli furono stabiliti in una gioia inestinguibile nel vedere il Signore, la sera di Pasqua.
Ne deriva che, quaggiù, la gioia del Regno portato a compimento non può scaturire che dalla celebrazione congiunta della morte e della risurrezione del Signore. È il paradosso della condizione cristiana, che illumina singolarmente quello della condizione umana: né la prova né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore, e di condividere la sua gloria. Per questo il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell'esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la sua strada come a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze. Come lo annunciava il profeta: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (38). L'Exultet pasquale canta un mistero realizzato al di là delle speranze profetiche: nell'annuncio gioioso della risurrezione, la pena stessa dell'uomo si trova trasfigurata, mentre la pienezza della gioia sgorga dalla vittoria del Crocifisso, dal suo Cuore trafitto, dal suo Corpo glorificato, e rischiara le tenebre delle anime: Et nox illuminatio mea in deliciis meis (39).
La gioia pasquale non è solamente quella di una trasfigurazione possibile: essa è quella della nuova Presenza del Cristo Risorto, che largisce ai suoi lo Spirito Santo, affinché esso rimanga con loro. In tal modo lo Spirito Paraclito è donato alla Chiesa come principio inesauribile della sua gioia di sposa del Cristo glorificato. Egli richiama alla sua memoria, mediante il ministero di grazia e di verità esercitato dai successori degli Apostoli, l'insegnamento stesso del Signore. Egli suscita in essa la vita divina e l'apostolato, E il cristiano sa che questo Spirito non sarà mai spento nel corso della storia. La sorgente di speranza manifestata nella Pentecoste non si esaurirà.
Lo Spirito che procede dal Padre e dal Figlio, dei quali egli è il reciproco amore vivente, è dunque comunicato d'ora innanzi al Popolo della nuova Alleanza, e ad ogni anima disponibile alla sua azione intima. Egli fa di noi la sua abitazione: dulcis hospes animae (40). Insieme con lui, il cuore dell'uomo è abitato dal Padre e dal Figlio (41). Lo Spirito Santo suscita in esso una preghiera filiale, che sgorga dal più profondo dell'anima e si esprime nella lode, nel ringraziamento, nella riparazione e nella supplica, Allora noi possiamo gustare la gioia propriamente spirituale, che è un frutto dello Spirito Santo (42): essa consiste nel fatto che lo spirito umano trova riposo e un'intima soddisfazione nel possesso di Dio Trinità, conosciuto mediante la fede e amato con la carità che viene da lui. Una tale gioia caratterizza, a partire di qui, tutte le virtù cristiane. Le umili gioie umane, che sono nella nostra vita come i semi di una realtà più alta, vengono trasfigurate. Questa gioia, quaggiù, includerà sempre in qualche misura la dolorosa prova della donna nel parto, e un certo abbandono apparente, simile a quello dell'orfano: pianti e lamenti, mentre il mondo ostenterà una soddisfazione maligna. Ma la tristezza dei discepoli, che è secondo Dio e non secondo il mondo, sarà prontamente mutata in una gioia spirituale, che nessuno potrà loro togliere
(43).
Tale è la legge fondamentale dell'esistenza cristiana, e massimamente della vita apostolica. Questa, poiché è animata da un amore urgente del Signore e dei fratelli, si manifesta necessariamente sotto il segno del sacrificio pasquale, e per amore va incontro alla morte, e attraverso la morte alla vita e all'amore. Donde la condizione del cristiano, e in primo luogo dell'apostolo, che deve diventare il «modello del gregge» (44) e associarsi liberamente alla passione del Redentore.

 

 

 

 

 

Edda CattaniRicominciare il meglio di te
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Una settimana di Passione

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Il cielo stellato sopra di me,
e la legge morale in me (Kant)

 

 

In questa  settimana che precede la Pasqua, ho vissuto la mia Passione. E' partita per l'eterna dimora una "sorella nella sofferenza" ospite di Madre Teresa di Calcutta; anche lei, come il mio amato sposo ormai immagine del Cristo, con il solo dono della comprensione degli eventi, che, per i parenti, diviene ancor più dolorosa. Durante la cerimonia religiosa ho vissuto quello che mi attende, non so quando, ma inevitabile. Ora Gianna riposa finalmente e vede il caro Marino che non l'ha mai abbandonata, guardare il vuoto in cerca di Lei. "Tu, mi diceva, avrai sofferto più di me quando hai perso il tuo Andrea, ma io soffro tanto, credimi!" Gli ho risposto: "No caro, la sofferenza dipende dalla qualità dell'amore. Più che si ama, altrettanto si soffre… e io ne so ben qualcosa"!

 

Preghiamo Gesù come il buon ladrone!

 

 

Restiamo umani: l’eredità di Vittorio Arrigoni
 

 

 

L'italiano ucciso dagli estremisti islamici di un gruppo salafita è stato salutato da centinaia di persone che si sono ritrovate per l’ultimo saluto all’attivista per la pace. La bara del 36enne è stata avvolta con una bandiera palestinese e trasportata dall'ospedale Shifa di Gaza in processione lungo la strada che conduce a Rafah. In molti hanno esposto cartelli con il motto di Arrigoni “Restiamo umani”. Alla cerimonia agenti delle forze di sicurezza e della polizia di Hamas. “Chi non ha mai voluto mio figlio da vivo, non l'avrà neanche da morto”, aveva detto Egidia Beretta, madre di Vittorio e sindaco di Bulciago, affermando di voler evitare che la salma del figlio passasse attraverso il territorio di Israele. Dopo la cerimonia il corpo di Arrigoni è stato trasferito al di là del confine con l'Egitto verso il Cairo, da dove verrà riportato in Italia su volere dei familiari. Il feretro è giunto in Italia con un volo Alitalia.  

Vik firmava i suoi messaggi con la frase “Restiamo umani”. Il suo libro, che descrive in dettaglio le sue esperienze a Gaza, era intitolato anch’esso “Restiamo umani”. Mary Hughes Thompson ha condiviso  alcuni messaggi di posta elettronica che Arrigoni le aveva mandato. “Riesco a malapena a sopportare di rileggerli”, ha scritto. Questo è un estratto di uno di essi:

“Comunque finiremo la missione … sarà una vittoria. Per i diritti umani, per la libertà. Se l’assedio non verrà fisicamente spezzato, si spezzerà l’assedio dell’indifferenza, dell’abbandono. E tu sai molto bene quanto questo gesto sia importante per la gente di Gaza. Detto questo, ovviamente siamo in attesa al porto! Con centinaia di palestinesi e compagni dell’ISM, vi verremo incontro navigando, come la prima volta, ricordi? Tutti le barche disponibili navigheranno verso Gaza per salutarvi. Scusa per il mio pessimo inglese … abbraccio grande … Restiamo umani. Tuo Vik ”

 ONORE A TE GIOVANE EROE! 

 

Edda CattaniUna settimana di Passione
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Newsletter n.8

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Newsletter n.8  del 11 Giugno 2011

          Domani è Pentecoste, una festività importante che commenteremo nel nostro sito aggiungendo riflessioni personali.

       

 Spirito di Vita

Vieni Spirito Santo 

                                

 Cari Amici Navigatori del cyberspazio, è un piacere ritrovarvi per condividere con voi eventi e confortanti manifestazioni.

Ringrazio tutti coloro che collaborano  inviando commenti, articoli e email. Un grande contributo ci viene dalla grande famiglia di Facebook, dove le mamme ed i Papà pubblicano struggenti riflessioni. Negli ultimi giorni abbiamo avuto : 5.170 Visualizzazioni di pagine che si aggiungono alle migliaia già esistenti!

Oggi chiudiamo la nostra Associazione con l'ultimo incontro dell'anno sociale; vorrei dire che è stata un'annata propizia: non è mancata la partecipazione sia agli incontri molto variegati del II° sabato in Via Rinaldi, dove una calda atmosfera, permette qualsiasi tipo di intervento inerente gli argomenti che ci interessano, sia all'incontro dell'ultimo sabato del mese che è accompagnato dalla presenza del sacerdote e che termina con una Messa, molto partecipata, in ricordo dei nostri Cari.

Terminiamo anche con l'invio di 2 libri alla Casa Editrice "Segno": uno è della nostra cara amica Miriam, e l'altro di Manuela la messaggera degli Angeli. Non appena verrano pubblicati li metteremo a disposizione. Di questo siamo molto soddisfatti!

Fra le nostre letture estive consigliamo due libri freschi di stampa, appena giunti:

Sono i messaggi di Beatrice Malerba, raccolti dalla mamma Maria Stella Candela: bellissimi pensieri che motivano la speranza e la nostra fede.

Concludendo le nostre valutazioni, commentiamo favorevolmente i convegni che sono stati seguiti da un vasto pubblico, con buone modalità organizzative e ottimi relatori; ricordiamo Roma, Bellaria, Riccione e altre iniziative locali, sempre molto seguite. Più volte abbiamo detto che queste sono occasioni splendide per intrecciare amichevoli rapporti di conforto con coloro che vivono la nostra condizione, ma sono soprattutto motivo di approfondimento e studio. Le discipline trattate non si improvvisano e, anche se i nostri Cari ci guidano, non abbiamo una "scienza infusa". Dobbiamo studiare e per questo non mancano autori validi e, per chi ha il dono della fede, dobbiamo pregare… questo non basta mai, non lo si improvvisa… è una regola che dobbiamo darci.

Ed ora, come i bambini, dopo questa cornicetta, mettiamo proprio loro… i nostri bambini, quelli vicini, quelli lontani, quelli che hanno bisogno del nostro aiuto… Dedichiamo ai nipoti, ai parenti e ai bambini che nessuno ama un po' del nostro tempo… L'estate è lunga e dona buoni frutti .

Ma non trascuriamo gli anziani, gli ammalati, quelli che non hanno più parvenze umane e che sono stati parte importante nella nostra vita… oppure ci sono passati accanto nel loro splendore ed ora nessuno guarda più…

Ed ancora… non dimentichiamo i nostri amici animali; non lasciamoli senza cibo, senz'acqua, all'angolo di una strada. Il vederli abbandonati è la più triste delle espressioni della mancanza di umanità. Non facciamoci superare da loro nel dare affetto e fiducia!

 

A questo punto, con l'augurarvi buona salute e giorni di caldo riposo, invito a guardare il programma del Convegno di Cattolica, in alto nella Home, nella pagina Convegni. Avete tutto il tempo per approfondirlo, cercare i relatori sul web, e pensare che questa bella motivazione di crescita rappresenta un evento importante per settembre… a vacanze ultimate.

Un regalo e un augurio per voi, con un grande abbraccio di Luce!     Edda Cattani

MAGIA DELLA VITA

In un campo ho veduto una ghianda:
sembrava così morta, inutile.
E in primavera ho visto quella ghianda
mettere radici e innalzarsi,
giovane quercia verso il sole.
Un miracolo, potresti dire:
eppure questo miracolo si produce
mille migliaia di volte
nel sonno di ogni autunno
e nella passione di ogni primavera.
Perchè non dovrebbe prodursi 
nel cuore dell'uomo?

Kahlil Gibran "Gesu' figlio dell'uomo"

 

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La gioia del “perdono”

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Alla riscoperta del   «sacramento del perdono»

Oggi i miei piccoli Simone e Tommaso hanno ricevuto il primo Sacramento che si impartisce ai bambini: la Confessione.

Spiegare ai bimbi cosa sia il peccato e cosa significhi confessarsi non è cosa facile, tanto più in una società ove l'infanzia è sottoposta ad ogni sorta di bombardamento mediatico di dubbio contenuto… Eppure fare avvertire loro che anche una leggera manchevolezza può recare danno a qualcuno o anche a se stessi, è già iniziare a piccoli passi la loro formazione che diventerà un processo di crescita. 

Il mio ricordo attraverso il tempo è volato al giorno in cui anche Andrea ha ricevuto il Sacramento del perdono e ai nostri scrupoli sopraggiunti in seguito per la sua partenza imprevista ed improvvisa… Sapevamo comunque che la sua fede aveva un solido fondamento tanto che, ormai ufficiale dell'esercito, diceva a suo padre: "Stai tranquillo papà perchè ogni sera dico le mie preghiere". Gliel'abbiamo trovata nel taschino della giacca la "preghiera del soldato" ed i suoi amici ci hanno riferito che quando passavano in gruppo davanti ad un capitello non mancava mai di farsi il segno della Croce.

Ecco perchè confido in un Dio amorevole che accoglie queste giovani creature non ancora contaminate dai vizi e dalle inquietudini che tormentano l'esistenza degli uomini e li fa partecipi di una realtà di Luce pari a quella degli Angeli.

Dopo l'evento, Mentore assisteva ogni messa pregando per la serenità di Andrea ed un giorno, in quel tempo così doloroso, si recò come al solito a fare la comunione dicendo in cuor suo:"Signore, se mio figlio, come tutti i giovani, può avere mancato per qualche sua debolezza, perdonalo e accetta questa mia condivisione del Tuo Corpo, come se fosse lui presente qui, al posto mio!"

Avevamo partecipato al nostro primo seminario del "Movimento della Speranza" ed avevamo saputo della possibilità di registrare le voci dei nostri Cari scomparsi, come aveva dichiarato a Papa Pio XII° lo stesso Padre Gemelli. Mentore convinto del fenomeno, aveva comprato un piccolo registratore che teneva nel taschino della giacca e quel giorno, prima di ricevere l'ostia consacrata, l'aveva attivato per poi staccarlo tornando al proprio posto, nel banco della chiesa. Giunto a casa lo sentii chiamarmi con agitazione ed entrambi udimmo registrate queste parole, dopo quelle del sacerdote "… mi sono comunicato con te!". Così quel figlio tanto amato aveva partecipato al Sacramento ricevuto da suo padre e ne dava testimonianza con la sua stessa voce.

 

Questa giornata è anche stata allietata da una ricorrenza che si è festeggiata a:

 Sassello per la beatificazione di Chiara Luce Badano

 

 

Sassello. E’ stata festeggiata oggi a Sassello la beatificazione di Chiara ‘Luce’ Badano, la ragazza che nel 1990 morì all’età di 19 anni dopo che le era stato diagnosticato un osteosarcoma. Nell’occasione, è stata celebrata una messa solenne, trasmessa sia su Rete 4 che su Radio Maria.

La beatificazione di Chiara arrivò a settembre scorso ed oggi il paese dell’entroterra savonese è diventato meta di migliaia di pellegrini arrivati da tutte le regioni d’Italia, ma anche di molti stranieri che hanno conosciuto Chiara attraverso il movimento dei Focolari ed hanno voluto andare a visitare i luoghi in cui visse. All’eucarestia celebrata nella chiesa della Santissima Trinità dal parroco, don Albino Bazzano, anche i genitori della ragazza. Il parroco durante l’omelia ha ricordato commosso la vita della giovane beatificata l’anno scorso in Vaticano. “Chiara Luce è un dono di Dio – ha detto don Bazzano – è un dono per i suoi genitori che l’hanno avuta dopo 11 anni di matriminio. Lei ha illuminato con la sua presenza la nostra comunità. Con la sua sofferenza ha edificato la nostra comunita”.

 

«Amare, amare sempre, amare tutti. Alla fine di ogni giornata poter dire: "Ho sempre amato"»  (Chiara)

 

 

 

 

 

Edda CattaniLa gioia del “perdono”
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