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Nel nome della Speranza

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Nel nome della Speranza

(Anna nella vera VITA)

 

 

Aleggiava sopra di noi questa mattina….bianca colomba nell’aria satura di effluvi di lilium candidi e di rose immacolate.. come lei …prima sposa, poi madre, ma anche figlia, sorella, amica, compagna e … soprattutto creatura unica e irripetibile come solo lei è stata e tuttora è!

Volti attoniti, labbra strette ed occhi umidi a chiedersi il perché di quella bara in mezzo alla chiesa… di quei giovanetti intorno all’altare accompagnati dai loro professori, dei canti con le chitarre che invitavano alla speranza e alla pace di Dio.

Anna era lì, spalla a spalla, occhi negli occhi dei suoi bimbi, la mano stretta nella mano del suo sposo, vicina ancor più di prima…intenta ad asciugare le lacrime di mamma e papà, ad incoraggiare Luca, a tenere la schiena dritta di Chiara, la sorella indomita che l’ha assistita fino all’ultimo.

Un’ondata di ricordi mi veniva alla mente in quel mare di folla e pensavo a lei con i capelli in parte e il fermaglio, il suo grembiulino con il fiocco di scolaretta e a quelle grandi aule nell’edificio di quartiere in cui avevo insegnato per tanti anni.

Non era una bimba come le altre la piccola Anna, affidata amorevolmente, alla mia guida di giovane maestra… Conoscevo la famiglia avendo avuto fra i miei allievi anche il fratello Luca… ma questa creatura, dai grandi occhi di cerbiatta aveva qualcosa di particolare… un’essenza che la distingueva dagli allievi della piccola comunità.

Sempre ordinata, puntuale, precisa, riservata e silenziosa… sapeva donare, senza nulla chiedere… Immediata nell’intuire quanto veniva spiegato. Era senz’altro la migliore in tutto ma con estrema umiltà, dimostrava un’innata riconoscenza quasi quanto le veniva dato fosse un dono gratuito. Mai una richiesta di delucidazione, mai un commento per un’ingiustizia subita (e ben sappiamo come i bambini siano soliti pretendere oltre il dovuto….), mai una lagnanza.

 

L’ho vista attraversare la mia vita nel periodo più felice della famiglia, piccolo uccellino implume, quasi un sorso di acqua pura, una bianca nuvola di aria pulita, una farfalla bianca in attesa di spiccare il volo…. Poi la mia esistenza tormentata dalla dipartita di Andrea, mi avevano consentito di rimanere stranamente in contatto indiretto con i parenti, per aver la giovane sorella Chiara fra i miei insegnanti, nel nuovo incarico direttivo, che mi aveva allontanato dalle precedenti relazioni. 

Tutto questo fino al giorno che me la sono trovata davanti, nella scuola del mio nipotino: “Si ricorda di me signora Cattani?”…Anna?…una donna ormai, madre di due bambini nello stesso edificio …poi mia figlia mi avvertì: un male incurabile aveva attraversato quell’isola felice… ma il sorriso e gli occhi di quella creatura erano quelli di sempre. Mi feci coraggio e chiamai la madre al telefono…C’era tanta speranza nelle parole che ci scambiammo…Anna era determinata e avrebbe superato tutto…non poteva essere altrimenti…

La vita mi ha insegnato che la fede senza l’Amore è inutile, che la religione cristiana ha tanti testimoni … ma quando ne hai davanti uno, non serve guardare a chi ha costruito cattedrali o moschee, né a chi ha organizzato cerimonie e pellegrinaggi … perché quell’essere manifesta la Vita, il pane spezzato, l’Eucaristia con il suo messaggio rivoluzionario: “Questo è il mio corpo fatto pane perché anche tu ti faccia pane sulla mensa degli uomini…!!”

In questi lunghi anni di sofferenza Anna è stato questo… manifestazione di autentica fede, di fortezza e di speranza come virtù del credo che ha sempre professato. L’ha dichiarato il suo sposo quando, nel saluto finale, ha parlato della tenerezza che si sono scambiati nella loro intimità, entrambi decisi a portare avanti i principi che avevano condiviso nella realizzazione della loro famigliola e per il bene dei loro piccoli.

E’ mancata proprio la notte di San Giovanni, quasi a voler dare l’ultimo saluto a chi l’ha accompagnata da vicino in questo difficile percorso, quasi a voler enunciare che continuerà a vivere accanto a lui, a noi tutti… perché nel nuovo respiro l’uomo, ogni uomo, potrà vivere la vita, quella vita che si apre il varco attraverso tutte le morti, e avanza, potente e gioiosa, finché rimarrà una morte da oltrepassare. Anna ci dice che Cristo, il Vivente, è nel Padre, che gli uomini viventi sono nel Figlio e il Figlio è in loro nella sconfinata gioia di aver ritrovato la loro vera natura di figli dell’unico Padre. I “viventi” che sembrano averci lasciato, rimangono sempre, fecondati dalle parole-seme del Figlio e continueranno ad amarci con il loro amore illimitato com’é l’amore del Padre. Vivranno; non parleranno della vita, vivranno!

La pagina evangelica della domenica parla di Simeone che quando Maria presenta il suo bambino al tempio, non pronuncia le distratte parole di un rito, ma quelle efficaci e vitali dello Spirito, per mezzo del quale Dio viene benedetto: “Ora lascia, Signore, il tuo servo in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza che hai preparato davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le nazioni e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc 2,29-32). E la pace, che gli angeli avevano annunciato per tutti gli uomini amati dal Signore (Lc 2,14), non è più una promessa per il futuro, ma una realtà presente, vissuta pienamente da Simeone, ed ora da Anna, perché là dove c’è lo Spirito c’è la pace (Gal 5,22). 

Ti penso così Anna, piccola bimba e grande donna… esempio per tutti noi… grazia da vivere nella comune Speranza come virtù di fede. Tu ci hai lasciato un’eredità difficilmente dimenticabile… ora proteggi i tuoi figli, il tuo sposo, i tuoi parenti e tutti noi che abbiamo avuto la Benedizione di conoscerti e ti abbiamo amato tanto per quello che eri ed ancora sei!

 

Edda CattaniNel nome della Speranza
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Newsletter n.17

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Newsletter n.17 del 24 dicembre 2013

 

 

 AUGURI A TUTTI AMICI !

Auguri Figlio mio… Auguri a tutti i nostri Cari!

 

 

 

 

Quest’anno incamminiamoci a questa ricorrenza con l’augurio di Fra Benito:

.. se vuoi correggere il tuo amico – dice un proverbio africano – prima cammina sette giorni con le sue scarpe .. dobbiamo accettare gli occhi tristi della debolezza .. fa bene anche ai nostri passi… .. perché quella debolezza povera, che è in ognuno di noi, ha bisogno di silenzi e accoglienza .. e il cuore sussurra che sa vivere solo di tenerezza ..

 .. a chi lotta contro il muro delle ombre .. e sogna mani che guariscono ferite .. e sguardi di angeli che mettono ordine al respiro …

Ed eccoci ancora qua, anche in questo Natale che sento un po’ diverso dagli altri. Sarà il nuovo clima creatosi nella nostra Associazione che riprenderà a pieno ritmo i suoi incontri già a partire da Gennaio…un ritorno, finalmente in una sede adeguata e con la promozione di tutti gli aiuti e con le iniziative che voi avete sempre richiesto.

Ringrazio le mie nuove collaboratrici preziose, coordinate dalla splendida Giuliana Vial che anche nell’ultimo nostro Convegno annuale tenutosi a Padova, mi ha sostituito con la sua presenza competente e illuminante. Infatti, per me, che da anni ne supporto la fatica è stata una passeggiata… Gli edotti relatori, le Mamme Carismatiche,  Carluccio Bonesso, e Paola Giovetti grande amica, il grande Franco Copes, le persone ospiti, come Venera Siracusa, José Gianini e soprattutto il Prof. Guido Sgaravatti che, con estrema umiltà ha partecipato alla nostra umile iniziativa, hanno reso questa giornata unica e indimenticabile. Il mio GRAZIE a tutti!!!

 

 

 

Ricordo che la nostra Associazione, come ONLUS devolverà il ricavato eccedente ai Bambini diabetici dell’Angola, assistiti da Suor Lucia, delle Suore Salesie, che verrà presto in Italia per ritirare le fiale di insulina che abbiamo raccolto.

 

Questo ultimo mese poi è stato allietato ed ha risentito del mio viaggio nella Via dei Presepi e fra le bellezze della città di Napoli.

" Il presepe che noi facciamo e che è un'immagine del nostro mondo,  porta il riflesso delle guerre, della fame, delle sofferenze, della solitudine, del lavoro umano. Ma tutto questo è fatto per mettervi al centro Gesù, perché il figlio di Dio non può essere collocato da parte, lontano da noi, ma sta dentro ogni piega della nostra esistenza. " Carlo Maria Martini

 

 

 

 

E’ stato ritornare all’infanzia, il conoscere una realtà unica nel suo genere ed estremamente affine al mio sentire. I vari incontri privati con le Madri della terra dei Veleni, con le Mamme di Sorrento e con il Gruppo dell’Associazione Solange Valente, mi hanno letteralmente riempito il cuore di commozione e rinnovato la Speranza nella condivisione che, da un grande dolore, si può risalire ad un cammino di Fede autentica.

 

MOLTO CI SEMBRA TOLTO, MA ALTRETTANTO GRATUITAMENTE CI VIENE DATO… ANCHE SE ORA NON NE COMPRENDIAMO IL MOTIVO…

Una grande partecipazione, una tenera freschezza mi hanno fatto sentire sempre più vicina ad un Dio d’Amore che non abbandona e che cerca, in ogni istante di porgerci note di conforto!

Molte cose in sospeso e una gradevole atmosfera mi faranno tornare a Napoli e a Sorrento il mese prossimo… e spero di rinnovare le medesime emozioni.

Gli allievi del Conservatorio di Napoli

 

 

Abbiamo poi avuto un’esperienza unica e meravigliosa: Il CONCERTO DI NATALE: SABATO 14 Dicembre nella nostra sede "Antonianum" – Prato della Valle – Padova promossa dall'Associazione Culturale ONLUS "Ilaria Rambaldi" dell'Avv.Maria Grazia Piccinini. E’ stata la Corale Novantanove de L'Aquila diretta dal M°Ettore Maria Del Romano che ci ha proposto uno splendido repertorio di musiche in preparazione spirituale alla grande Festa della Natività di Gesù! Ringraziamo prima di tutto Ilaria e i nostri Ragazzi di Luce, l'amica Maria Grazia, i coristi e tutti i partecipanti con cui ci siamo augurati un Sereno Natale 2013!

 

 

Da ultimo voglio rinnovarvi gli auguri con i più diseredati… i poveri bambini ammalati dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù – l'"ospedale del Papa" dal 1924 di proprietà della Santa Sede. La visita di Papa Francesco è stata un'immersione in una delle esperienze più toccanti, la sofferenza dei bambini, per portare in vista del Natale un segno di speranza, di conforto, di incoraggiamento. Quasi tre ore nei reparti a contatto con i piccoli pazienti e i familiari, preferendo non avere nessun altro intorno a sé, dispensando ai bambini ricoverati, uno ad uno, baci, carezze, gesti di tenerezza.

 

Ed ora non ultimo… un grande abbraccio alla nostra amica, sorella, compagna di cammino CINZIA RONCUCCI che, dopo una lunga e assillante malattia ha raggiunto la figlia Valentina, nel cuore del Padre celeste. Un grande esempio di donna, di “Mamma Coraggio” che le madri di FB non potranno facilmente dimenticare.

 

Continua la riedizione del libro di  Padre Alberto Maggi che, ancora una volta, vi consiglio di leggere:

 CHI NON MUORE SI RIVEDE – EDIZIONE GARZANTI

 

 

Quanti lavoratori nascosti, segreti, ci sono nella vigna di Dio! E il Vangelo si diffonderà a partire da tutte le piccole vigne nascoste, dove ciascuno si impegna a rendere meno arida la terra, meno soli gli uomini e meno contraddittorio il proprio cuore.  Ermes Ronchi 

 

 

Mi giunge dalla cara Venera Siracusa…" Se il vento non spazzasse tutto ciò che trova l'aria per voi diventerebbe spessa irrespirabile . Ma lui giunge per pulire e spazza via portando da una porte all'altra ogni vostro dolore o pensiero. La neve candida scende e rende pace nei cuori , mentre la pioggia lava dopo la tempesta di vento . Ci sono momenti difficili da affrontare , momenti pieni di dolore , e di fatiche . In voi non sempre giunge il momento bello , lo chiudete , lo sigillate come fosse un tesoro da non far vedere. Custodito gelosamente , come quasi a esserne gelosi che qualcuno possa portarlo via. Condividete ogni vostro pensiero rendetelo vivo e fate saper a chi no sa che un tempo abbiamo sorriso e no pianto . Gioite di ciò che il giorno regala , tendete la vostra mano , non lasciate che la catena dell'amore si spezzi , siate voi i primi a urlare a tutti un lieto giorno. Non dovete vivere chiusi in ricci pronti a pungere a chi cerca una carezza o un sorriso. Non dovete sempre mettere dinnanzi a voi insidie create per recare disarmonia . Nella notte del Santo Natale accendente tutti una candela fate sapere a noi tutti che siete guariti da un dolore.

 che non conosce medicina se non quella dell 'amore , l'unica i in assoluto . Pace a voi tutti Pace e Amore… “

Accenderemo tutti questo lumino alla finestra, fin dalle ore 21, come hodetto più volte e sarà tutto pane spezzato!

Rinnovo il mio augurio e salutiamoci con le parole di Madre Teresa di Calcutta:

 

E' Natale ogni volta

che sorridi a un fratello

e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta…

che rimani in silenzio

per ascoltare l’altro.

E’ Natale ogni volta

che non accetti quei principi

che relegano gli oppressi

ai margini della società.

E’ Natale ogni volta

che speri con quelli che disperano

nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta

che riconosci con umiltà

i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta

che permetti al Signore

di rinascere per donarlo agli altri.

 

 

 Buone Feste cari amici…che sia un Natale di gioia, di salute, di pace e d’amore!!!

 

 

 

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Edda CattaniNewsletter n.17
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Spontaneità e tenerezza

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Spontaneità e tenerezza

ANCHE QUI E' NATALE!

 

La visita di papa Francesco all'ospedale pediatrico Bambino Gesù – l'"ospedale del Papa" lo chiamano a Roma essendo dal 1924 di proprietà della Santa Sede – è stata un'immersione in una delle esperienze più toccanti, la… sofferenza dei bambini, per portare in vista del Natale un segno di speranza, di conforto, di incoraggiamento. Quasi tre ore nei reparti a contatto con i piccoli pazienti e i familiari, preferendo non avere nessun altro intorno a sé, dispensando ai bambini ricoverati, uno ad uno, baci, carezze, gesti di tenerezza.

 

 

 

Fin dalle sue prime espressioni, la cerimonia d’insediamento di papa Francesco conferma che i suoi gesti e le sue parole non erano casuali ma ben meditate: presentandosi come semplice vescovo di Roma e spogliandosi di ogni esteriorità regale, Jorge Mario Bergoglio persegue il disegno ecumenico della riunione con tutte le chiese che mal sopportano una pratica gerarchica del ministero petrino.

 

Ma anche questa mattina da un’intervista al responsabile a Roma della Chiesa ebraica, sono giunte malcelate critiche al rito cattolico in cui si prega per “redimere” coloro che non sono convinti della venuta messianica. Diceva pertanto il rabbino che nessuno di loro chiede di essere “redento” in quanto la loro convinzione non li porta all’accettazione che Gesù Cristo sia il Figlio di Jahvè perciò che qualcuno sia morto e risorto per noi dopo l’ignominia della croce.

 

Ciò nonostante il Papa argentino si presenta con l’umiltà del “servizio” e non potendo che avvalersi di quanto gliene viene come eredità da una Chiesa che è stata più separatista che conciliare chiama tutti, indistintamente “fratelli e sorelle” salutandoli con un familiare “buonasera”!

 

E’ partito dal giorno dell’investitura  con l’assumere il nome di Francesco, il beato della povertà e della vita praticata in “perfetta letizia” ed ha continuato richiamando la  figura di San Giuseppe con la missione che Dio gli ha affidato, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; una custodia che ha voluto definire come estesa alla Chiesa tutta.

 

Ha poi ripetuto: “Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende.”

 

“Giuseppe è “custode” perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge…”

 

 

Da queste parole in premessa,  ciò che più ha colpito di questo uomo venuto “dall’altra parte del mondo” è la semplicità con cui si pone nei riguardi dell’altro, di coloro che ci hanno insegnato a chiamare “prossimo” e che lui definisce “tutto il popolo di Dio” con il richiamo ad   accogliere  “con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nei giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!”.

 

Solo chi “serve con amore” può custodire!

 

E noi serviamo con amore?… perché se “servizio” e “amore”  sono legate a doppia mandata come la buccia al frutto c’è da chiedersi quanto ne abbiamo capito noi.

 

E’ bello, addirittura commovente, vedere un uomo che scende dalla “papa mobile” e si avvicina al bambino, al tetraplegico per abbracciarlo. Noi stessi abbiamo imparato a salutarci con un abbraccio … La nuova cultura laica del “benessere” invita ad avere rapporti tangibili nelle manifestazioni affettive.

 

Io fui turbata anni fa, quando ad un convegno il relatore chiese ai presenti: “prima di iniziare  voglio dire a tutti “abbracciatevi”… Mi guardai intorno, pensando a chi avrei dovuto rivolgermi … ad una donna che mi stava vicina con il fazzoletto in mano, al ragazzo davanti a me, al signore attempato dal cipiglio severo … Eh sì, perché noi vorremmo sceglierci chi abbracciare.

 

Sembra facile dire “ti voglio bene” e poi girare le spalle perché “sono stanco e non mi torna comodo e poi mi hai spossato con tutte le tue lamentele …” Sembra facile scegliere chi amare …  come e quando e chi … amare.

 

In questo periodo della modernità sembra veramente che più che la civiltà ci sia spazio per l’inciviltà, in quanto spesso quando si ama si è possessivi, si tiene conto dell’oggetto, non della persona e poi quando non la si vuole più la si sopprime… Mai, come in questi giorni si era parlato di omicidi sulle donne e ne è stato coniato un termine: “femminicidio”, mentre i delitti della storia sulle donne (v. Edordo VIII e Anna Bolena) rimangono documenti attestanti l’orrore di una eliminazione non dovuta, di un amore malato.

 

Alla base di tutto (e ne abbiamo parlato varie volte) c’è un profondo egoismo, il tenere conto solo di quando l’amore ci fa stare bene: io ti prendo per quanto mi dai  e sta a me decidere per quanto tempo.

 

Si dice che l'amore vero è quello altruista, disinteressato, che desidera solo il bene dell'altro; ma esiste davvero un amore del genere?

 

Se siamo sinceri riguardo a noi stessi e ai nostri sentimenti e osserviamo il comportamento altrui, le cose di solito stanno diversamente. Certo che vogliamo il bene dell'altro, ma deve essere un bene condiviso con noi.

 

Quale complessità negli equilibri umani! E una volta che ci si è appropriati degli affetti, rimaniamo distrutti perdendoli…

 

 

Vivo quotidianamente l’esperienza delle Mamme di FB e rimango costernata nel riscontrare, a volte, che il dolore si muta in aspra disamina dell’abbandono, quasi che ciascuno di noi fosse padrone della vita e della morte.

“Perché mi hai lasciato? Sapevi in quale stato mi sarei trovata!” Il credere nella sopravvivenza non fa venire meno il teorema del possesso: io avevo diritto di averti per tutta la vita!

 

Il timore di essere abbandonati appartiene a ognuno di noi. La persona che sa convivere con questo timore riesce a gestirlo e a non farsi influenzare nell’ambito della sua vita relazionale. Ma per molti questa paura non è facile da condurre: alcune persone sono affette in modo patologico dalla sindrome dell’abbandono che condiziona gravemente  la loro vita affettiva.

 

L’uomo nasce solo, già quando si sviluppa in grembo alla madre, coltiva dentro a sé quel desiderio di espandersi, di venir fuori, e tende la mano al mondo per essere condotto… Cosa fa meglio allora se si nasce già con questa dipendenza dall’altro?

 

L’amore vero ritorna quello del Vangelo: “Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri”. (Luca 12,1-7)

 

“Amare non significa solo dedicarsi interamente, con una generosità completa, né consacrarsi corpo ed anima senza condizioni ad attività in favore del prossimo, ma, prima di tutto, fare opera di intelligenza, chiedendoci con amore e con un sentimento profondo di rispetto degli uomini nostri fratelli, qual è il miglior bene che noi possiamo offrire loro, non solo, certamente nella prospettiva temporale ma in quella del destino spirituale.” (René Voillaume)

 

A questo dà risposta l’abbraccio di Papa Francesco che richiama alla tenerezza fraterna, quella che fa dimenticare chi io sia, quanto ti abbia dato o ti stia dando ma si dona nell’assoluta dedizione incondizionata all’altro per dargli solo amore senza nulla chiedere.

 

Questa posizione richiede sacrificio, pone domande alla nostra coscienza e ci fa esprimere con semplicità ed umiltà nei riguardi degli altri, fa sentire pieno l’amore di un Padre che nulla chiede se non di essere amato.

 

Un cammino nuovo per l’uomo e per la Chiesa. Ammanicati ad orpelli ed apparati di ogni genere siamo più inclini ad andarcele a cercare le difficoltà che a vedere le cose con la semplicità dei fanciulli ma ce la si può fare.

 

 

Allora quando vediamo una persona sola, un ammalato, un “povero diavolo” che chiede l'elemosina ci viene da dire "abbandonato da Dio e dagli uomini". Niente di più sbagliato. Quanti di noi si sono sentiti abbandonati dalle persone, amici che non ci sono nel momento del bisogno, figli che escono di casa e non fanno più nemmeno una telefonata, mogli o mariti che si separano e fuggono dalle loro responsabilità.

Nessuno però è abbandonato da Dio, Egli, diceva Madre Teresa, ha il nostro nome scritto sul palmo della Sua mano e non si dimentica di nessuno.

 

Le madri, i padri provati da lutti gravi, i sofferenti per distacchi, i bambini dati in affidamento, i vecchi che nessuno vuole … sembrano abbandonati da tutti anche dalle istituzioni…, ma Dio non li dimentica, anche se l'uomo tende ad escluderli dalla propria vista, vorrebbe tenerli nascosti come si tiene la spazzatura rinchiusa in cucina quando viene un ospite.

 

Ma i fratelli non sono spazzatura, sono cibo per la nostra anima. Dobbiamo far sì che tutti noi, ma proprio tutti, con atteggiamento di estrema semplicità doniamo tenerezza all’altro facendo sentire che siamo lì, davanti a loro, pronti ad accoglierli, comprenderli, abbracciarli.

 

Nell´Omelia del 19 Marzo il Santo Padre ci ha invitati a non avere paura della tenerezza! Ma cosa significa il termine “Tenerezza”? Significa essere sempre vicino a chi ci sta accanto, guardarlo negli occhi con semplicità e lealtà, non significa pietà, significa amare l’altro con occhi puliti, con gli occhi dell´anima…!

 

Non si può essere teneri verso qualcuno se prima non siamo teneri con noi stessi! Solo se siamo puliti dentro allora la nostra tenerezza brillerà sugli altri come il raggio di sole che entra in una stanza buia. Tenerezza significa essere sempre pronti ad amare gli altri, significa essere fratelli, e Papa Francesco ce lo ha dimostrato!

Edda CattaniSpontaneità e tenerezza
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Concerto di Natale

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Concerto di Natale

Il 14 dicembre u.s. abbiamo avuto il piacere e l’onore di ospitare la Corale Novantanove diretta dal Maestro Ettore Maria del Romano. L’iniziativa nasce dalla collaborazione con l’Associazione Ilaria Rambaldi Onlus la cui Presidente Avv. Maria Grazia Piccinini l’ha proposta alla nostra attenzione per uno scambio di solidarietà fraterna.  Il concerto è stato molto gradito e il vasto repertorio grandemente apprezzato dal pubblico presente; soprattutto il brano “Signore delle Cime” che proponiamo in diversa edizione ha commosso fortemente tutti gli ascoltatori, già sensibilizzati dalla lettura della missiva che inseriamo:

 

 

Carissimi,

a nome dell'Associazione che rappresento, Vi dò il benvenuto e vi ringrazio di essere qui per il ns. Concerto di Natale, che quest'anno si svolge a Padova.

Un grazie particolarmente sentito, va ad Edda Cattani ed al suo staff, che hanno organizzato questo evento e che con questo loro lavoro hanno inteso aiutare la Associazione Maria Rambaldi ONLUS e ricordare Ilaria.

Vi chiederete cosa fa l'Associazione Maria Rambaldi ONLUS e come opera…

Ebbene la nostra, è un'associazione nata dopo il terremoto del 6 Aprile 2009, ed è nata per ricordare Ilaria Rambaldi, una delle vittime del terremoto d'Abruzzo e per reagire in modo costruttivo e concreto ad un dolore lacerante e distruttivo, che avrebbe portato solo alla sterilità del mio animo, che oltre ad essere Presidente di questa Associazione, sono anche e prima di tutto, la mamma di Ilaria.

 

 

L'associazione è nata da un mio desiderio, come mamma di Ilaria, e dalla considerazione cui sono giunta alcuni mesi dopo la sua partenza, che il dolore che io sentivo, e sento, così forte e cupo, potesse servire agli altri e trasformarsi in energia positiva e luminosa, per indicare una nuova via, un nuovo percorso.

E' stato così che l'Associazione è nata per dedicarsi alla diffusione della cultura della prevenzione, della difesa dell'ambiente e del rispetto del territorio e delle regole. Come ben sapete, spesso, la natura viene accusata di aver procurato danni e vittime, ma in realtà, è solo l'uomo con le sue costruzioni malfatte, col suo abusare dei fiumi, dei laghi, del terreno non consolidato, dei dirupi, a causare danni e lutti a stesso.

So che non è un discorso facile ed a molti di voi, questo discorso appare lontano ed estraneo. Lo so perché anch'io ero come voi e sentivo parlare di queste cose con lontananza e distrazione.

Invece, se le norme fossero state rispettate, se non si fosse costruito su terreno inedificabile, se i costruttori avessero costruito secondo la regola dell'arte, Ilaria sarebbe ancora qui.

Ilaria non c'è più e con lei tanti ragazzi, andati via in quel terremoto, solo di universitari se ne contano 55, perché l'avidità, la cupidigia, la stupidità, hanno creduto di avere la meglio sulla natura e sulla onestà.

Vi chiedo di aprirvi a questo discorso e di farlo da oggi, senza aspettare di pagare un prezzo, per cambiare l'atteggiamento verso la Prevenzione.

Siamo in territorio sismico, siamo tutti soggetti ad un rischio. Siamo in un territorio disastrato a livello idrogeologico a causa dell'incuria e del malaffare, dell'ignoranza e della superficialità da parte di chi ci amministra e di chi opera in materia di costruzioni e di pianificazione del territorio.

L'associazione che rappresento, vuole combattere tutto questo proponendosi la sensibilizzazione dei cittadini, verso il problema della prevenzione, per rompere un muro di indifferenza ed apatia che porta al ripetersi ossessivo e sempre uguale di lutti e tragedie , contro le quali, DOPO, non si può fare nulla, ma contro le quali si può fare tanto, fino ad abbassare o azzerare il rischio, se si opera PRIMA:

Questa è la ns. MISSION, il Ns. SCOPO e questa la BATTAGLIA che combattiamo tutti i giorni. Non è una battaglia facile, perché l'apatia e gli interessi di alcuni, sono ancora troppo forti, ma noi ci rivolgiamo alla base, a tutti i padri e le madri di famiglia, ai ragazzi, ai bambini che, crescendo porteranno in sé il seme di questo messaggio e di questa educazione.

Per Ilaria, non si può fare che questa battaglia, per voi tutti, che siete qui stasera, per i Vs. cari e per tutti coloro che noi raggiungiamo con il ns. messaggio ed anche per coloro che non riusciamo a raggiungere, noi lottiamo tutti i giorni, per cambiare l'atteggiamento e l'approccio a questo problema.

Ad esempio, noi abbiamo preso, altre popolazioni che, a differenza di noi, hanno imparato ed imparano dalle esperienze negative. Ad esempio i Giapponesi, i Neo Zelandesi, che vivono in territori molto difficili, ma che vi convivono senza correre i rischi che corriamo noi.

Aiutateci dunque a cambiare la mentalità corrente, cambiando voi stessi per primi, e sosteneteci a raggiungere questi obiettivi !

Grazie infinite per l'attenzione e la partecipazione.

Associazione Ilaria Rambaldi ONLUS   II Presidente  Avv. Maria Grazia PICCININI

 

Edda CattaniConcerto di Natale
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Scienza e Fede: Padova 2013

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Scienza e Fede: Padova 2013

 

 

 

Una giornata nebbiosa e tante persone iscritte ad un piccolo convegno per fare andare a briglie sciolte la “speranza”! Oltre vent’anni di esperienza dovrebbero essere servite per fare dell’offerta una gradevole abitudine. Ma non è così… si teme sempre di non essere all’altezza perché questi incontri non sono come quelli che solitamente vengono messi fra gli “eventi”. Qui c’è la storia di tanti dolori, di occasioni mancate, di fili spezzati … a volte di una fede smarrita. Come si fa allora a contenersi, a non farsi un esame di coscienza per dire a tutti che non c’è nulla da proporre se non qualche modesta voce per fare aprire la cassaforte del cuore, anche quando questa è chiusa a doppia mandata.

 

Non ci sono esempi da proporre, solo “condivisione” della sofferenza, perché sì so cosa essa sia, so quanto ci è stato chiesto, so quale fardello abbiamo sulle spalle, ma non per questo mi sento migliore di altri, anzi mi metto ultima fra gli “ultimi”. Una “testimone” questo sono perché se molto mi è stato tolto, altrettanto se non di più mi è stato dato.

 

Ora poi siamo diventati una ONLUS e portiamo avanti ancora una volta, la nostra beneficienza, inviata quest’anno ai bambini dell’Angola… i piccoli diabetici di Sr. Lucia delle Suore Salesie che, ogni anno viene a Padova per raccogliere anche il nostro piccolo contributo.

 

Dopo questa necessaria premessa, come non ricordare i primi grandi convegni tenuti ad Abano Terme…. Tre giorni di ricerca psichica all’insegna sempre della tematica che le raccoglie tutte SCIENZA e FEDE, grandi indirizzi che hanno sempre caratterizzato i nostri seminari di studio sulla ricerca psichica. Li promuovemmo quando ancora non c’era nulla né in Veneto né in altre parti d’Italia… vorrei dire che, con Carla Castagnini che poi è andata avanti fino a costruire il “Centro Culturale L’Albero”, siamo state le prime ad uscire allo scoperto, nate da una costola del Movimento della Speranza di Cattolica. Fu il Prof. Liverziani a sollecitarci a farlo, dicendoci che ci avrebbe aiutato ad organizzare questi eventi e mai mancò la sua presenza fino al 1998 quando compimmo l’ultima nostra esperienza, ritenendola ormai troppo gravosa da gestire. Avevamo accolto in sedi prestigiose personaggi di fama internazionale quali il fisico Senkowsky, i coniugi Harsch, la guaritrice Maggie Lebrun… ma anche grosse personalità quali Vittorio Messori, di P. Heinrich Pfeiffer ed altri…

 

Ed eccoci oggi qui, anzi, eccomi qui, dopo che Mentore mi ha lasciata sola a portare avanti questa vicenda che lui, con tanta disponibilità e amore aveva curato. Eccomi allora, accompagnata dalle figure amiche di Giuliana Vial, di Daniela, Dora, Lorella, Chiara, Nicoletta e dall’impareggiabile Luciano Fassina, a reggere questa fatica, anche per una sola giornata, in un luogo modesto, quale la sede dell’Antonianum retto dai Padri Gesuiti, e a gestire questa piccola “iniziativa” che diviene una preparazione al Santo Natale, in un clima di solidarietà e di Fede!

  

L’introduzione è dedicata alla nostra ACSSS e dopo subito una testimone dei nostri RAGAZZI : la Mamma di Marina che è venuta accompagnata dalla cara Amica Venera di Torino.

 

L’amico Franco Copes che ci ha raggiunto già dalla sera precedente, ci dona momenti di grande sensitività trasmessa agli astanti con inferenze particolari.

 

 

 

Continua il Prof. Carluccio Bonesso, figura amica conosciuta a Cattolica che parla di “scienza delle emozioni” e viene ascoltato con grande interesse.

 

Arriva l’amica di sempre, Paola Giovetti che ci propone l’ultimo Beato, proclamato da Papa Francesco: “Beato Rolando Rivi” un Santo dei nostri giorni.

 

 

 

Un’altra Mamma attende la nostra condivisione con la sua esperienza pluriennale nel Movimento della Speranza, quale “mamma dei tre”.

 

 

Infine abbiamo l’onore di chiudere con la presenza di un rappresentante autorevole della cultura padovana: il Prof. Guido Sgaravatti con “Il divino che è in noi”.

 

Tanti gli interventi, le domande, la partecipazione attiva che termina con la celebrazione eucaristica e da sempre la Mamma di Carlo che suona dolcemente l’Ave Maria di De André per commuovere tutti noi.

 

Grazie amici, grazie a tutti voi, siete stati coraggiosi a raggiungerci così numerosi in una giornata di freddo e gelo… avremmo voluto darvi ancora di più…

 

GRAZIE a tutti coloro che tanto hanno fatto tanto per la riuscita di questo evento e … a tutti, tutti i nostri Cari e a TE, ANDREA e a TE MENTORE!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniScienza e Fede: Padova 2013
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Compagni e Bambini nel Cielo

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…e nel ricordo dei nostri Cari… rivediamo

 

Grazie!

 

 

Dai "Messaggi Ispirati" di Lina de Filippo

 

Un Angelo che parla per tutti noi



Siamo tutti nell'Universo Infinito, non la separazione fisica ci ha portato a concludere un viaggio, ma di continuarlo, come Esseri di Luce, come Energie, come Amore Incondizionato dal Creato.

 

 

Tu amica abbraccia per tutti noi.
Dì loro che qui noi stiamo bene, muoviamo la consapevolezza di voi tutti, sorreggiamo voi quando siete afflitti e stanchi.
Non esuliamo la venuta con le parole, ma anche con piccole cose, le sensazioni che voi percepite. La carezza. L'abbraccio.

 

 

La Pace che tante volte mettiamo nei vostri cuori. Ancora la vita si mostrerà a voi, che venuti siete per fare esperienza. Abbiamo contentezza nel dirvi che ora noi siamo accanto a voi, se mostrasse il cielo a voi il nostro Creatore, vedreste cose infinite e meravigliose, cose che non potete neppure immaginare con la creazione della mente, è qui che noi facciamo ritorno, è qui che quando abbandoniamo il vestito di carne veniamo ad aggiungerci all'Infinito.

 

 

 

 

Come possiamo mai abbandonarvi? Mai ci allontaneremo da voi, mai i pensieri si distrarranno da voi, poiché ciò che ci unisce è l'AMORE. Con volontà di Fede, credete in noi che ancorati siamo a voi. Giungete alle certezze vostre attraversando quella sponda, che vi ricorda chi eravamo. Ora Purezza respiriamo, accettate l'aiuto che noi portiamo e disponibili saremo per aiutarvi nel passaggio per l'elevazione.
Come tutti attendete i nostri messaggi.
Anche noi attendiamo le vostre consapevolezze.
Come voi attendete i segni.
Anche noi attendiamo i vostri segni di benessere, pace e armonia.
Come voi avrete la certezza.
Allora noi voleremo nell'Infinita Tranquillità, dove possiamo gioire, cantare e ballare la vostra rinascita.

 


Amicizia portiamo verso tutti coloro che ringraziamo ci invitano a presentarci.
Anche l'esistenza di Noi è cosa certa, non abbiate dubbi, ma la consapevole certezza di una vita senza mai una fine poiché l'anima immortale è. Smuoviamo l'esistenza umana che si atrofizza, che non cedimenti abbia. Confine è l'aldilà? Quello credete!!. Ma non confine è per noi che, non essere sempre presenti nella vostra realtà. Confido in quest'energia che vi lascerà il nostro dire, che si associa a tanti di voi:
Voi tanti siete e noi tanti siamo, ma uniti per portare la voce della Pace a voi.
Abbiamo con questo finito.
Vi abbracciamo tutti e che tutti abbraccino la volontà di VIVERE, considerandoci affacciati nella vostra realtà.
Vi saluto e ringrazio la nostra portatrice di parole a diffondere il nostro pensiero.

Compagni nel Cielo

 



Bambini del Cielo

Siamo i bambini che corriamo felici , vediamo la vostra vita difficile da portare avanti dolci mamme, vediamo che a volte siete talmente distrutte dal dolore, da non riuscire a comprendere la nostra venuta a voi, intenzione nostra è manifestarvi a voi, non vedete quella manina tesa, pronta a pochi centimetri da voi…che vi vuol sollevare…portarvi su in Alto…avvolgendovi nel Mantello d'Amore che ci è in dono da una Madre Celeste.

Copriamo il vostro capo e vi regaliamo abbracci e soffi divini.

Allargate le braccia e noi entreremo nei vostri cuori, cullandoli dolcemente e con una delicatezza che solo un Angelo può dare.

Abbondano le nostre carezze nell'animo vostro, non è che separandoci da voi..ci siamo allontanati, siamo solo in una forma diversa.

 

 

Abbiamo lasciato il bozzolo e come farfalle voliamo, liberi, sopra ogni nuvola siamo.

I giardini del Cielo sono immensi.

I fiori di mille colori

Armonia regna tra gli animali del Creato, non più bestie feroci mangiano carne, ma mangiano il fieno, accanto ad ognuno di esso c'è un bambino che gioca.

Gli uccelli cantano melodie d'Amore.

I fiumi e il mare abbracciano le loro creature che ci vivono.

La Purezza e l'Armonia regna in tutti gli Elementi.

Non come voi fate che distruggete gli equilibri vitali, per poter vivere sereni e compiacere al Buon DIO, lavorate per Esso affinché nei secoli futuri, poterlo donare a nuove Energie che riscenderanno lì.

La Miriade di Stelle che vedete, non è che un piccolo frammento dell'Universo.

Non ricordi né avete, quando si giunge sulla Terra, ma la vostra Anima ricordi contiene, rivolgetevi ad Essa con Amore e Grazia ed Essa vi riporterà al ricordo di ciò che avete lasciato.

Ognuno di Voi, ha il proprio Dono, quello scrigno segreto che contiene la scintilla Divina è Lucente, è capace di fare miracoli….a voi sono state consegnate le Chiavi per aprirlo…quindi abbandonatevi è la trasformazione arriverà.

 

Mai pensate di essere abbandonati, come può un buon pastore come Dio, abbandonare le sue pecorelle, alcune sono smarrite, insicure, con passi incerti camminano, ma Lui le riporterà sane e salve all'ovile.

L'Amore è una realtà che conoscete tutti, pensate che questo Amore è lo stesso vestito che indossate, addobbato di tutto ciò con cui avete fatto, vestite quindi la vostra Anima di Pace, di Gioia, di Armonia e passeggiate nella vostra mente, lasciando quel corpo fisico, noi bambini ben lo sappiamo fare, diventate bambini nell'anima.

Sono mille le cose che vorremmo comunicare a voi tutti, a coloro che leggeranno, speranze abbiamo affinché voi trovate la chiave e il vostro bambino interiore.

Abbracci e baci dispensiamo a tutti voi……è ora di ritornare bambini, vi salutiamo in coro. Su i Cuori è che Pace sposi l'Anima e l'Amore.

 

Edda CattaniCompagni e Bambini nel Cielo
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Pillole di Speranza

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Pillole di Speranza

 

 

 

 

Poiché Tu sei infinito, o Signore, e noi invece siamo finiti, ci dai più di quanto non possiamo desiderare. La misura dei nostri desideri non equivale mai alla misura con cui tu sai, puoi e vuoi colmarci e saziarci. 

 

Santa Caterina da Siena

 

 E’ sempre una gioia quando mi giunge l’invito di Maria, Mamma di Vera per poter partecipare agli incontri di Padre Roberto, riservati ai genitori che hanno perso giovani figli, nella Cappellina all’interno del Convento dei Frati cappuccini. Quest’oggi poi, 16 ottobre, ricorreva una circostanza particolare: la Giornata di studio organizzata nel 30° anniversario della canonizzazione di san Leopoldo Mandic, a conclusione dell’Anno della fede.

Autorità di grande spessore erano presenti nell’auditorium del complesso … dal Vescovo a studiosi che, alla luce dell’esperienza di padre Leopoldo, religioso e sacerdote, figlio di san Francesco e frate cappuccino, stavano riflettendo su quanto afferma l’Esortazione Vita consacrata: «La Chiesa ha sempre visto nella professione dei consigli evangelici una via privilegiata verso la santità …e il particolare impegno di coloro che la abbracciano.”

 

 

Argomento complesso … con i tempi che corrono … Ormai però tutti rispondono: “… ma adesso c’è Papa Francesco!”… e in effetti un grande mutamento è in atto …

Anche il nostro gruppetto, alcuni reduci da un viaggio lungo e faticoso, era in fermento … Chi tornava dalla conferenza, chi scambiava convenevoli, chi si faceva riconoscere … e Padre Roberto al Centro, con la sua grande umanità e disponibilità non si risparmiava in amorevolezza, saluti e cordialità di ogni genere  … Erano presenti per la prima volta, anche genitori di Ferrara, alcuni conoscenti del movimento della Speranza e appartenenti al nostro gruppo padovano. Si sono fatti commenti, si è parlato del senso della nostra vita, delle attese e, soprattutto, si è veramente buttato il cuore “oltre la siepe del dolore” per lasciare spazio alla “speranza”.

Il sacerdote ripete con Papa Francesco… per favore: mai con la faccia di "peperoncino in aceto", mai! …ma con la gioia che viene da Gesù.

 

Nell’istante in cui ci si accosta a quella piccolissima oasi dove rifulge un roveto ardente, con il tabernacolo al centro, si crea un’atmosfera unica e profonda che pervade l’animo inducendolo ad un interiore coinvolgimento. Le parole di Padre Roberto, la musica in sottofondo, i piedi nudi che lasciano intendere una spoliazione totale da ogni vicenda esteriore, lasciano spazio ad una esclusiva rilassatezza, ad una forma di totale abbandono, quasi ci si trovasse in una culla fra le braccia del Padre d’Amore.

E’ uno stato di Grazia, un evento peculiare, che il sacerdote introduce con la lettura di una poesia nel libro dei Chassidim, gli interpreti della Sacra Scrittura, del 1600, 1700, 1800. La raccolta è di Martin Buber, un maestro rabbino. Questa poesia è rivolta a Dio ed è intitolata "Tu":

''Dovunque io vada. Tu

dovunque io sosti. Tu

solo Tu, ancor Tu, sempre Tu

         Tu Tu  Tu       

Se mi va bene, Tu

se sono in pena, Tu

solo Tu, ancor Tu, sempre Tu

Tu, Tu, Tu

Cielo, Tu, Terra Tu

Sopra, Tu, sotto, Tu

            Dove mi giro, dovunque miro ,

solo Tu, ancor Tu, sempre Tu, Tu, Tu, Tu,".

 

Saper vivere in contatto con Lui, mettendo Lui al Centro … Vivere "per Cristo, con Cristo in Cristo…"… Che bello! "Perdersi" nel Tu …

 

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore,    

esulta la mia anima:

anche il mio corpo riposa al sicuro,                              

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita

gioia piena nella tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.

 

 

Guardate questo Crocefisso, dice il celebrante … è quello che affascinò San Francesco fino ad estasiarlo… egli aveva sempre Gesù negli occhi, nelle mani…: era davvero molto occupato con Gesù. Gesù portava sempre nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra.

 

Il silenzio è inframezzato da tenui singulti, le mani si stringono in una lacerante supplica, il clima generale è di astrazione totale dalla realtà. La si potrebbe chiamare “alchimia” degli animi che si incontrano e si comprendono e insieme iniziano il cammino dello spezzare il pane.

 

Ma prima di tutto imposizione delle mani per ricevere il dono dello Spirito Santo: acqua, fuoco, vento… salvezza… E’ qualcosa che ti entra dentro, che lascia un segno indelebile e non ti lascia più! E ancora con Papa Francesco:

 

"La fede non è una cosa decorativa, ornamentale, non è decorare la vita con un po' di religione", ha detto oggi Papa Francesco. "Come si fa con la panna che decora la torta. No!"

LE LETTURE PROPOSTE DA PADRE ROBERTO

PERCHE'?

  • Senza di Lui si corre il rischio di scavare cisterne screpolate che non possono contenere acqua … Geremia 2: 12 Stupitene, o cieli; inorridite come non mai. Oracolo del Signore. 13 Perché il mio popolo ha commesso due iniquità:   essi  hanno   abbandonato   me,sorgente   di acqua   viva,   per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l'acqua.

 

  • Chi non raccoglie con Lui disperde …;   chi non raccoglie con me, disperde. Luca 11,14-23 Chi rimane in Lui porta molto frutto …:Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla … (Gv 15,1-
  • C'è il rischio di dimenticarsi ….

Il RIMPROVERO che Dio ha rivolto al suo popolo è stato proprio questo: Israele sì è dimenticato del Signore, della sua Parola. I profeti non si stancavano dì dire:

  • Ma guardati e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno viste: non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli. Dt 4,9

12 Guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile, … Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome. Dt.6,12

E' questa la situazione descritta con amarezza da Dt 32,9-18:

9 Perché porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe è sua eredità. 10 Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitarì. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. 11 Come un'aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali, 12 II Signore lo guidò da solo, non c'era con lui alcun dio straniero. 13 Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna; gli fece succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia; 14 crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina di frumento e sangue dì uva, che bevevi spumeggiante. 15 Giacobbe ha mangiato e si è saziato, ~ sì, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza. 16 Lo hanno fatto ingelosire con dei stranieri… 18 La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!

  • Geremia 2 32 Si dimentica forse una vergine dei suoi ornamenti, una sposa della sua cintura? Eppure il mio popolo mi ha dimenticato per giorni innumerevoli. 33 Come sai ben scegliere la tua via in cerca di amore!
  • E il profeta Baruc cap.4,8: 8 Avete dimenticato chi vi ha allevati, il Dio eterno, avete afflitto colei che vi ha nutriti, Gerusalemme.
  • EZECHIELE accusa Israele di aver dimenticato il Signore(23,35): 35 Perciò dice il Signore Dio: "Poiché tu mi hai dimenticato e mi hai voltato le spalle, sconterai dunque la tua disonestà e le tue dissolutezze! ".
  • IL Profeta OSEA ripete la stessa accusa: (8,14): 14 Israele ha dimenticato il suo creatore, si è costruito palazzi; Giuda ha moltipllcato le sue fortezze.
  • E poi ancora nel cap.13,6: 4 Eppure io sono il Signore tuo Dio fin dal paese d'Egitto, non devi conoscere altro Dio fuori di me, non c'è salvatore fuori di me. 5 lo ti ho protetto nel deserto, in quell'arida terra. 6 Nel loro pascolo si sono saziati, si sono saziati e il loro cuore si è inorgoglito, per questo mi hanno dimenticato.

 

 

 

 

 

 

             

   

  

      Si coglie la "povertà", i  fallimenti … un senso di impotenza e sconforto …

 

 

 

 

 

      «Gettate la rete sul lato destro della barca e troverete» … Lui chiede fede, abbandono … a ricominciare … a gettare la propria vita sulla sua Parola … a cogliere i segni della sua presenza … (li scopre solo chi ama …): «Ho Kyrios estin! È il Signore!»

Ecco l'immagine della nostra vita feriale: questo "fare", lavorare, affaticarsi con l'impressione e la certezza del fallimento … Questo pregare e non crescere … delle mani vuote … con la propria nudità come Pietro che nella sua nudità si getta in mare …

 

Ecco, tutto è compiuto, consumato…Cristo vero Corpo e vero Sangue è dentro di noi… non ci resta che tenerlo stretto nel nostro cuore per poi spanderlo all’esterno, fra la gente, nelle nostre case e nelle comunità.

 

Concludo con quanto ho estratto dagli appunti donatami alla fine della cerimonia, da Padre Roberto:

 

 

 

 

 

 

 

     

 

UNA TESTIMONE   Madeleine Delbrel

Madeleine Delbrel 1904 -1964) è stata una mistica francese, assistente sociale e poetessa. A diciassette anni Madeleine professò un ateismo radicale e profondo, al punto da scrivere: «Dio è morto… viva la morte».

L'incontro con alcuni amici cristiani e in particolare l'ingresso nei domenicani del ragazzo che amava, l'hanno spinta a prendere in considerazione la possibilità dell'esistenza di Dio. Questo passo, fondato sulla riflessione e sulla preghiera, la condusse alla conversione, a un incontro con Dio che da quel giorno – 1924 – ha occupato tutto l'orizzonte della sua vita. La sua causa di beatificazione è stata introdotta a Roma nel 1994.

Nella mia comunità

Signore aiutami ad amare,

ad essere come il filo

di un vestito. Esso tiene insieme

i vari pezzi e nessuno lo vede se non il sarto

che ce l'ha messo.

Tu Signore mio sarto,

sarto della comunità,

rendimi capace di

essere nel mondo

servendo con umiltà,

perché se il filo si vede tutto è

riuscito male. Rendimi amore in questa

tua Chiesa, perché

è l'amore che tiene

insieme i vari pezzi.

 

La passione, la nostra passione, sì, noi l'attendiamo.

Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo

viverla con una certa grandezza.

Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che

ne scocchi l'ora.

Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover

essere consumati. Come un filo di lana tagliato

dalle forbici, così dobbiamo essere separati. Come un giovane

animale che viene sgozzato, così dobbiamo essere uccisi.

La passione, noi l'attendiamo. Noi l'attendiamo, ed essa non viene.

 

Vengono, invece, le pazienze.

Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno

lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria,

di ucciderci senza la nostra gloria.

Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:

sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,

è l'autobus che passa affollato,

 Il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,

   I bambini che imbrogliano tutto.                                                       

Sono gl'invitati che nostro marito porta in casa

e quell'amico che, proprio lui, non viene;

è il telefono che si scatena;

quelli che noi amiamo e non ci amano più;

è la voglia di tacere e il dover parlare,

è la voglia di parlare e la necessità di tacere;

è voler uscire quando si è chiusi

è rimanere in casa quando bisogna uscire;

è il marito al quale vorremmo appoggiarci

e che diventa il più fragile dei bambini;

è il disgusto della nostra parte quotidiana,

è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.

 

Così vengono le nostro pazienze,

in ranghi serrati o in fila indiana,

e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.

E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando –

per dare la nostra vita – un'occasione che ne valga la pena.

Perché abbiamo dimenticato che come ci sono rami

che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che

i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.

Perché abbiamo dimenticato che se ci son fili di lana

tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno

per giorno si consumano sul dorso di quelli che l'indossano.

Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso:

ce ne sono di sgranati da un capo all'altro della vita.

E' la passione delle pazienze.

 

E in un'altra parte: trampolini per l'estasi,

II gomitolo di cotone per rammendare, la lettera da scrivere,

il bambino da alzare, il marito da rasserenare,

la porta da aprire, il microfono da staccare,

l'emicrania da sopportare:

altrettanti trampolini per l'estasi,

altrettanti ponti per passare dalla nostra povertà,

dalla nostra cattiva volontà alla riva serena dei tuo beneplacito.

 

Terminiamo  con una sua preghiera:

 

Facci vivere la vita non come una partita a scacchi dove tutto è calcolo

 non come una gara dove tutto è arduo

non come un problema da romperci la testa

 non come un debito da pagare

 

 

Ed ora si torna a casa, dove ricomincia la nostra ferialità, ma  più sereni e gioiosi… da convertiti… e non ci si converte forse, ogni giorno?

 

Grazie Padre Roberto, grazie Maria, Grazie Gesù!!!

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniPillole di Speranza
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L’aiuto degli Angeli!

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Storie personali sull’aiuto degli Angeli

Iniziamo una nuova pagina con il racconto delle nostre storie. Invitiamo ad inviarcele perché ci danno conforto e fanno bene al cuore.

Maria Grazia    mamma di Ilaria  01 luglio alle ore 16.40

 

 

Ciao Edda, come va? spero bene…Ti scrivo perché ho bisogno di raccontare a qualcuno che possa cogliere la vera essenza di quello che mi è capitato ieri.
Sono viva per miracolo…oppure per intervento certo di Ilaria.Ti racconto.
Ieri sono andata a fare una causa penale, a Pescara, dove ho finito intorno alle 18,30. Finisco e sono felicissima, perché ho avuto una vittoria strepitosa. Fuori diluvia, man mano che procedo verso Lanciano, il temporale si sposta avanti a me. Arrivo a Lanciano, le strade sono bagnate e viscide. Prendo una scorciatoia che faccio sempre per arrivare in studio. E' stretta e tortuosa, ma comoda, anche se spesso vi capitano incidenti, proprio perché tortuosa, curve chiuse, un po’ stretta… La strada era più viscida del solito, perché l'acqua aveva trasportato della fanghiglia sull'asfalto e pertanto andavo anche piano… Ad un certo punto in prossimità di una circa, la macchina se ne va per i fatti suoi…non la governavo più, una macchina veniva sull'altra carreggiata…mi sono vista già contro la macchina in questione, ma la mia auto, si è bloccata bruscamente e poi come se avesse ricevuto una spinta orizzontale, è stata spinta dentro la mia carreggiata, dove dopo un attimo di stupore, ho ricominciato a camminare, senza che nemmeno il motore si spegnesse…..
Edda credimi….non ho avuto nemmeno il tempo di aver paura, tutto si è svolto rapidamente, ma una cosa è certa, io non ho né potevo fare manovre in orizzontale che facessero fare un saltello alla macchina e la ributtassero nella carreggiata giusta….
Ieri Ilaria mi ha dato una spinta a continuare a vivere…in senso materiale stavolta… segno tangibile che il mio percorso non è finito e che quindi vuol dire che mi devo dare da fare forse anche di più di come faccio, per aiutare quelli che si rivolgono a me per chiedere aiuto….
Solo questo Edda. Volevo che lo sapessi, ti considero un po’ come una sorella e quindi ho voluto dirtelo. Ti abbraccio. Maria Grazia

 

 

 

 Le Mamme sognano…

Franca   3 luglio 2011                                       Mamma di Stefano       

  Ragazze, io ho sognato il mio Stefano il 29 settembre (la notte degli angeli)…era venuto a salutarmi, dicendomi che era con un suo amico e che anche lui era andato a salutare la sua mamma…di non piangere che non serve a niente…però mi …sembrava dispiaciuto e sentivo che aveva tanta nostalgia di noi della casa dei suoi amici…insomma la vita….però mi ha detto che hanno tantissimo lavoro e che non hanno tempo per altro…ma che stanno bene….infatti doveva scappare perché doveva andare a accogliere delle persone con il suo amico…..

Quella notte il 29 settembre 2010 dopo 3 giorni di coma per un incidente stradale è morta Giorgia Vellone..è stata un suo amoretto da ragazzino si sono conosciuti in spiaggia e poi frequentati all'università come amici per anni….chissà se… tutta la sua premura era proprio lei….ho raccontato al parroco il mio sogno e lui mi ha detto che quella è la notte degli angeli…e quel lavoro li…lo fanno solo gli angeli…..questa è l'unica che mi consola…anche se il sogno ha una forte componente umana….ci voglio credere….  

 

Le Mamme hanno le prove…

Ornella la Mamma di Niki

 

Ora vi faccio vedere una cosa ….Vi premetto che io sono una persona estremamente razionale ….lo avrete sicuramente capito…però una sera mi stavo disperando di pianti …stavo facendo l'azzeramento alla cassa del negozio e fra i singhiozzi mi scivolano di mano questi 10 euro….li raccolgo e mi si gela il sangue…la scrittura …proprio quella di Niki…guardate …perché è caduto solo questo pezzo?????

 

quando la vita si attacca

pubblicata da Lene Farinato il giorno venerdì 8 luglio 2011 alle ore 8.44
 
 
 

ci si siede sul ciglio della strada ad aspettare e la morte si accovaccia accanto a te ed inizia a pizzicarti e continua a dirti non puoi farcela, vedi, stai cadendo a pezzi… io ti ho saccheggiato, rubato,invaso e distrutto la vita ed ora questa vita ti sta stretta stretta e non ti molla..  e ieri sono andato al cimitero, e prima dall'avvocato e poi da mia madre in ospedale e sulla strada del ritorno mi sono fermato a guardare la barca perché avevo fatto un sogno la sera prima e volevo controllare.. un pullman mi sorpassa sulla statale di Como direzione menaggio mentre metto la freccia per uscire a cernobbio, mi fermo, parlo con un amico, controllo la barca salviamo una gabbianella che era rimasta ferita e guardo l'orologio.. è tardi penso, e poi spero che il pullman sia già arrivato, risalgo in macchina e parto all'altezza di laglio, una coda interminabile, suppongo che ci sia un incidente, i vigili del fuoco iniziano ad arrivare, dico a Barbara.. "meglio mangiare qualcosa e quando la strada si libera andiamo" e lei mi risponde perché non andiamo via mendrisio cosi arriviamo prima, io non so per quale motivo gli dico di no, parcheggiamo e mangiamo sono le 19.00 quando arriviamo al ristorante.. aspettiamo alcuni minuti e poi ci fanno accomodare, mangiamo ed andiamo via… arrivati al fatidico incrocio la protezione civile ci informa che una frana ha bloccato un pullman di turisti sulla strada per Brienno e che probabilmente fino all'indomani la statale sarà impraticabile, allora faccio retromarcia e mi avvio in direzione mendrisio superata la frontiera svizzera arriviamo in autostrada coda interminabile.. immaginiamo che sia dovuto al traffico dei turisti tedeschi in rientro, mi fermo alla stazione di servizio per comprare sigarette e andare in bagno e mi informano che una frana ha colpito l'autostrada per mendrisio.. arriviamo a casa alle due di notte… e mentre viaggiavo pensavo… pensavo alle parole dell'avvocato, alle parole di Barbara.. alla mia bambina… e pensavo… questa vita mi tiene stretto.. e mi chiedevo perché… come mai mi tocca vivere cosi tanto.. è stata una questione di pochi minuti eravamo dietro il pullman che è rimasto bloccato dalle due frane.. chissà forse sarei scivolato nell'acqua del lago ed avrei rivisto la mia bimba.. e poi pensavo ancora… in direzione mendrisio la frana ha sbottato tra le 18e 30 e le 19.00 chissà.. forse se avessi preso la via del ritorno senza fermarmi a mangiare per vivere sarei scivolato nell'acqua del lago di lugano per incontrare la mia bimba.. ed invece…. indenne.. ma la cosa che più mi ha lasciato basito è stato il fatto che mentre cercavo di ritornare a casa via mendrisio la macchina ha iniziato a fare i capricci.. rallentando tutte le spie si accendevano e si spegnevano, le luci della retromarcia rimanevano stranamente accese cosi quelle degli stop ed il sistema di sicurezza faceva rallentare l'auto costringendomi a fermarmi ripetutamente… ho evitato incidenti, smottamenti, frane e quant'altro.. mi è rimasto da pensare che dall'altra parte non hanno voglia di me.. almeno per oggi.. mi tocca vivere ancora e ricordare la mia bimba.. ti voglio bene il tuo papà per sempre

 

 

Le Mamme scrivono testi poetici

SOLE  DI  1° AGOSTO ….

Laura Mamma di Marian

   

 

 

Quando nel ciel spunta una stella e sulla terra sboccia un fiore…di sicuro al mondo è nata una bimba ….tra profumi e stelle vaganti ecco che cresce …una donna  che al mondo si fa forte ,orgogliosa ,coraggiosa  e se vogliamo ambiziosa ….Il suo cuor…e un mosaico ,la sua mente un mistero….Tu che ami ,piangi e non ti arrendi mai…!..Poi.. dentro di te una vita esplode …ecco l universo si mobilita di gioia….infinita… perché nel mondo l’ amore si moltiplica….Il tuo fiore…coltivato con amore Mariarita ..   Tu la nostra bambina dimenticata ..prigioniera di preconcetti ,di falsi credo.. degli insegnamenti insensati , dei pregiudizi …Ti rendiamo il più prezioso dei doni :il sorriso. L’ anima di bambina ferita trafitta da mille spine, rinchiusa nella buia stanza della nostra incomprensione …hai aperto la finestra dei sogni ….schiudendo le ali x volare nei cieli tersi di una vita migliore .Nel silenzio di un giorno qualsiasi ….irrompono sirene ,tam .tam, luci ,foto, grida , pianti ,corse ….e poi fine.       Da Angelo nostro….. insieme con gli Angeli  sulle nuvole sei volata ,così da un attimo di soffio di vita all’ attimo dopo con ali spezzate ti sei precipitata verso quella direzione che non avrà fine ,disperdendoti nell’ immenso di quel mondo celeste che ti apparterà.  Ci guarderai dal balcone stellato e come altalena la luna …appoggiata ti cullerai … Arcobaleno di luce , vestita di colori, volerai nell’ infinito….sognante come eri di solito. Io mamma tua sai che non amo le bugie ma ti amo perché tu sei vera ….. sei il nostro sole di 1° Agosto nostro ……….il tuo ricordo , nostro il tuo amore , nostro il tuo sorriso , la tua consolazione , i tuoi occhi azzurri non li dimenticheremo mai mai mai anzi li abbiamo impressi nei nostri . La mia bambolina preferita …….la mia farfalla ……….mi hai lasciato …ci hai lasciato……..la tua Libellula…..

Edda CattaniL’aiuto degli Angeli!
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Per non dargliela vinta!

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Per non dargliela vinta:

mia figlia vittima della violenza.

(Di Giovanna Ferrari)

Ogni anno a Cattolica si parla di un argomento forte di carattere sociale e si invita un rappresentante a testimoniare la propria esperienza in merito. Lo scorso anno si parlò delle “Vittime della strada” con Croce Castiglia mamma di Matteo, l’anno precedente dei “Ragazzi del terremoto d’Abruzzo” con Maria Grazia Piccinini mamma di Ilaria e quest’anno si è deciso di parlare del femminicidio. L’abbiamo fatto con Giovanna Ferrari mamma di Giulia.

 

 

L’11 febbraio 2009 Giulia veniva assassinata dal marito. Un delitto atroce, inspiegabile, assurdo che sconvolse e lacerò il tessuto di un’intera esistenza ordita intorno agli affetti e ai valori della famiglia. La madre ha scritto un libro che vuole essere innanzitutto un ricordo oggettivo della figura e della personalità della giovane donna brutalmente uccisa e ulteriormente “brutalizzata” dalle infamanti distorsioni della sua immagine, operata, a scopi difensivi, dal suo assassino.
a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.
È, inoltre, una rigorosa ricostruzione, in base agli atti processuali, del delitto e del conseguente procedimento giudiziario, da cui esce una chiara “denuncia alla violenza” operata dalla giustizia ai danni della vittima e, più in generale, della donna.a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana. a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.
a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.

A Giulia Galiotto è stata dedicata la puntata del 22.10.2011 della trasmissione "Amore Criminale" di

Sul palco era presente Giovanna, madre di Giulia, in platea il marito… Davanti ad un uditorio attonito abbiamo inteso parole terribili… un racconto che nessuno di noi vorrebbe mai dovere ascoltare da persone amiche… Eppure questa piccola donna, con voce incisiva e determinazione porta avanti la sua battaglia in nome della figlia trucidata da colui a cui aveva giurato amore eterno.

 

Qualche giorno prima  si era tenuto l’ennesimo processo è stata confermata la condanna a 19 anni e 4 mesi per M.M. ma purtroppo la Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi della procura generale, che chiedeva fosse riconosciuta la premeditazione.

La mamma ha definito  «di uno squallore tremendo» quello consumatosi in Cassazione, dichiarando anche:

«Per noi si è consumata una vera e proprie discriminazione che non ha permesso di fare giustizia – ha spiegato Giovanna Ferrari, da anni in prima linea contro la violenza sulle donne – Le testimonianze, le prove e le situazioni in questo processo sono state valutate sulla base di pregiudizi e discriminazioni di genere e non abbiamo intenzione di accettarlo. Vogliamo che emerga con chiarezza cosa in questo processo ci si è rifiutati di vedere e cosa non è stato fatto o è stato fatto male. Andremo avanti, lo dobbiamo non soltanto a nostra figlia Giulia, ma a tutte le altre donne che ogni giorno subiscono violenza in una società che paga carissimo il prezzo del maschio dominante. Ora Marco Manzini potrà usufruire di sconti di pena, noi la nostra pena ce la vivremo ogni giorno fino alla morte. Non è così che si rende giustizia alle vittime e alle famiglie delle vittime. Non è così che deve essere e noi non ci rassegniamo a che sia così».

 

 

Il dramma del femminicidio irrompe nelle nostre case da qualche tempo, attraverso i mass media e proprio nel modo che meno te l’aspetti. Direi che è sorprendente i termini nei quali ci assale e ci viene proposto… Si tratta non solo dell’industriale, dello sportivo, del giornalista, diciamo della persona “perbene” ma è anche il povero diavolo che sembra non avere alcuna colpa se non quella di avere imboccato il sentiero del male… perché perfino l’amore si ammala. E allora viene da chiedersi se tutti noi viviamo una condizione nella quale quando meno te l’aspetti, ti ritrovi carnefice o vittima di un amore “malato”. Del resto chi non ha mai sofferto per amore? Ci ritroviamo ad essere circuiti da chi amore non sa dare e allora l’amore può rovesciarsi nel suo epilogo contrario, nel tragico antitetico, nella morte dell’amata, nella fine di un lungo sogno attraverso l’incubo di pochi, insanguinanti e orribili secondi.





E allora la città si risveglia incredula, i vicini si chiedono come abbia potuto essere accaduto un fatto tanto inaudito, inconcepibile… Sì, anche questo il femminicidio purtroppo contempla. Non soltanto la statistica nazionale di una donna uccisa ogni due/tre giorni, in media, da un uomo, ma anche la realtà che sono finite le isole felici. Se succede quanto è successo a Giulia, se è successo in un ambiente cosidetto “sano”, vuol dire che può succedere ovunque. Neanche la famiglia di Giovanna, gente perbene ha potuto evitare la violenza, la follia, la viltà del male.

L’11 febbraio 2009 Giulia viene assassinata dal marito. Un delitto atroce, inspiegabile, assurdo che sconvolge e lacera il tessuto di un’intera esistenza ordita intorno agli affetti e ai valori della famiglia. Questo libro, vuole essere innanzitutto un ricordo oggettivo della figura e della personalità della giovane donna barbaramente uccisa e ulteriormente “brutalizzata” dalle infamanti distorsioni della sua immagine, operata, a scopi difensivi, dal suo assassino. È, inoltre, una rigorosa ricostruzione, in base agli atti processuali, del delitto e del conseguente procedimento giudiziario, da cui esce una chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna. Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.

Edda CattaniPer non dargliela vinta!
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Sconfiggere la morte

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Sconfiggere la morte

 

(intervista ad Alberto Maggi a cura di Franco Marcoaldi

in “la Repubblica” del 27 settembre 2013)

 

Alberto Maggi ha visto la morte da vicino. Ma poiché, oltre che frate, raffinato teologo e religioso spesso accusato di “eresia”, è un uomo spiritoso, il titolo del libro che dà conto di quell’esperienza, uscito da poco per Garzanti, suona: Chi non muore si rivede. «Avevo appena ultimato un saggio sull’ultima beatitudine. La morte come pienezza di vita, ma sentivo che mancava qualcosa. Poi sono stato ricoverato d’urgenza per una dissezione dell’aorta: tre interventi devastanti, settantacinque giorni con un piede di qua e uno di là. È stato allora che ho capito cosa mi mancava: l’esperienza diretta e positiva del morire. E ho anche capito perché San Francesco la chiami sorella morte:

perché la morte non è una nemica che ti toglie la vita, ma una sorella che ti introduce a quella nuova e definitiva.

 

Nei giorni in cui ero ricoverato nel reparto di terapia intensiva, con stupore mi sono accorto che le andavo incontro con curiosità, senza paura, con il sorriso sulle labbra. Oltretutto percepivo con nettezza la presenza fisica dei miei morti, di coloro che mi avevano preceduto e ora venivano a visitarmi… Chissà perché quando qualcuno muore gli si augura l’eterno riposo, come se si trattasse di una condanna all’ergastolo. Io penso invece che chi muore continua a essere parte attiva dell’azione creatrice del Padre».

Fatto sta che oggi si persegue tutt’altro sogno, quello di una tendenziale immortalità garantita dalle biotecnologie.

«È una novità che mette in difficoltà anche la Chiesa, chiamata ad approfondire il senso del sacro.

Perché se è sacra la vita dell’uomo, anche quando si riduce alla sopravvivenza di una pura massa biologica, allora è giusto procrastinare quella vita all’infinito, utilizzando tutti gli strumenti della scienza medica. Se invece ad essere sacro è l’uomo, bisognerà garantirgli una fine dignitosa… Io non capisco questa smania di accanirsi su un vecchio, portarlo in ospedale, intervenire a tutti i costi, anche in prossimità del capolinea. Si potrà prolungare la sua esistenza ancora per un po’, ma in compenso lo si sottrae alla condivisione familiare di quel passaggio decisivo rappresentato dalla morte.

 

Quante volte mi capita di venire chiamato in ospedale per l’estremo saluto e assistere alla seguente commedia. I parenti mi implorano: la prego, non gli dica niente. Crede di avere soltanto un’ulcera.

E il morente, perfettamente consapevole del suo stato, a sua volta mi chiede di rassicurare i familiari perché non sono pronti alla sua dipartita. Quando io ero piccolo, il vero tabù era rappresentato dal sesso. Ora invece è la morte il tabù. È scomparsa qualunque dimestichezza con la pratica mortuaria, delegata alle pompe funebri, e gli annunci funebri escogitano ogni escamotage pur di non affrontare il punto: il tal dei tali si è spento, ci ha lasciati, è tornato alla casa del padre. Mai una volta che si scriva semplicemente: è morto».

Per un credente questo passaggio dovrebbe essere reso più facile dalla credenza nella

resurrezione dei morti.

 

«Io veramente credo alla resurrezione dei vivi. La resurrezione dei morti è un concetto giudaico. Ma già con i primi cristiani cambia tutto, come mostra San Paolo nelle sue lettere: “Noi che siamo già resuscitati”, “noi che sediamo nei cieli”. Gesù ci offre una vita capace di superare anche la morte.

Ecco perché i primi evangelisti usano il termine greco zoe. Mentre bios indica la vita biologica, che ha un inizio, uno sviluppo e, per quanto ci dispiaccia, un disfacimento finale, la vita interiore (zoe) ringiovanisce di giorno in giorno. Da qui le parole folli e meravigliose del Cristo: chi crede in me, non morirà mai».

E allora l’Apocalisse, il giudizio universale, la fine dei giorni?

«Gesù, polemizzando con i Sadducei, afferma che Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi. E non resuscita i morti, ma comunica ai vivi una qualità di vita che scavalca la morte stessa. Questa è la buona novella. Quando qualcuno muore e il prete dice ai parenti: un giorno il vostro caro risorgerà, questa parola non suona affatto come consolatoria, ma incrementa la disperazione. Quando risorgerà?, si chiedono. Tra un mese, un anno, un secolo? Ma alla sorella di Lazzaro, Gesù dice: io sono la resurrezione, non io sarò. E aggiunge: chi ha vissuto credendo in me, anche se muore continua a vivere. Gesù non ci ha liberati dalla paura della morte, ma dalla morte stessa».

Non è una visione del cristianesimo un po’ troppo gioiosa, consolatoria?

«Tutta questa gioia però passa attraverso la croce, non ti viene regalata dall’alto. Quando stavo male, le persone pie — che sono sempre le più pericolose — mi dicevano: offri le tue sofferenze al Signore. Io non ho offerto a lui nessuna sofferenza, semmai era lui che mi diceva: accoglimi nella tua malattia. Era lui che scendeva verso di me per aiutami a superare i miei momenti di disperazione».

 

Torniamo al nostro tema. Per un lunghissimo periodo il freno principale all’effrazione del limite era rappresentato proprio dal terrore di incorrere nel peccato di superbia, di credersi onnipotenti come Dio.

«Questo secondo l’immagine tradizionale della religione, che presuppone un Dio che punisce e castiga. Per scribi e farisei è sacra la Legge, per Gesù invece è sacro l’uomo. Per i primi il peccato era una trasgressione della Legge e un’offesa a Dio, per Gesù il peccato è ciò che offende l’uomo ».

 

Ecco che salta fuori Maggi l’eretico, che vede nella religione un ostacolo che si frappone alla vera fede.

«La religione ha inventato la paura di Dio per meglio dominare le persone e mantenere posizioni di potere acquisite. Per religione si intende tutto ciò che l’uomo fa per Dio, per fede tutto ciò che Dio fa per l’uomo. Con Gesù invece Dio è all’inizio e il traguardo finale è l’uomo. Per questo ogni volta che Gesù si trova in conflitto tra l’osservanza della legge divina e il bene dell’uomo, sceglie sempre la seconda. Al contrario dei sacerdoti. Facendo il bene dell’uomo, si è certi di fare il bene di Dio, mentre quante volte invece, pensando di fare il bene di Dio, si è fatto del male all’uomo».

 

Se non è più il terrore di commettere peccato a fare da freno alla nostra hybris, cos’altro spinge un cristiano a riconoscere la bontà del limite?

«Il tuo bene è il mio limite. La mia libertà è infinita; nessuno può limitarla, neppure il Cristo, perché quella libertà è racchiusa nello scrigno della mia coscienza. Sono io a circoscriverla. Per il tuo bene, per la tua felicità. È così che l’apparente perdita diventa guadagno. Lo dicono bene i Vangeli: si possiede soltanto quello che si dà».

Mi sbaglierò, ma è proprio la parola limite che non si attaglia al suo vocabolario.

 

«Preferisco il termine pienezza. La parola limite ha una connotazione claustrofobica. La pienezza mi invita a respirare. Ogni mattina che mi sveglio, io mi trovo di fronte all’immensità dell’amore di Dio e cerco di coglierne un frammento, per poi restituirlo al prossimo. A partire, certo, dal mio limite. San Paolo usa a riguardo una bellissima espressione: abbiamo a disposizione un tesoro inestimabile e lo conserviamo in vasi da quattro soldi. Questa è la nostra condizione: una ricchezza immensa, a fronte della nostra umana fragilità e debolezza. Che però non necessariamente è negativa. Perché sarà il mio limite a farmi comprendere anche il tuo. E di nuovo ecco la rivoluzione

di Gesù. Nell’Antico Testamento il Signore dice: siate santi come io sono santo. Gesù invece non invita alla santità, dice: siate compassionevoli come il Padre è compassionevole. La santità allontana dagli uomini comuni, la compassione invece ci unisce».

Edda CattaniSconfiggere la morte
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